18 gennaio 2007
In una cultura così omogenea, strutturata e antica come quella giapponese, molte cose vengono viste come ovvie, cose che fanno parte delle esperienze e credenze comuni a tutto il paese. Questi aspetti culturali vengono chiamati atarimae , oppure "cosa normale e naturale" o "che ci si aspetta".
Queste conoscenze comuni, comportamenti, standards e aspettative aggiungono straordinaria coesione alla società giapponese. Questo rende il giapponese medio molto più predicabile che non uno straniero. Questo però non significa che per gli stranieri i giapponesi siano più facili da capire o che sia più facile andarci d'accordo.
Al contrario, proprio a causa di queste circostanze culturali, buona parte della comunicazione interpersonale in Giappone è indiretta, abbreviata o assente del tutto. Intenzioni e sentimenti possono spesso essere espressi e capiti senza usare la parola.
Capire i giapponesi, anche solo in parte, richiede considerevole conoscenza degli aspetti "invisibili" della cultura giapponese. La conoscenza della caratteristica "atarimae" dei giapponesi può essere più frustrante per un estraneo che non informativa o di aiuto in quanto gran parte di ciò che sta' dietro ad atarimae è basato maggiormente su fattori emozionali che non su ragionamenti pratici o obiettivi.
Siccome atarimae è talmente parte integrale della cultura giapponese non ci sono definizioni scritte o regole d'uso. L'abilità di capire è passata da generazione a generazione tramite osservazione ed imitazione.
Il silenzioso processo di assorbimento è un fattore chiave nel metodo tradizionale che unisce l'allievo al maestro
di insegnare e imparare le arti, lavori e business in generale. E' un processo di apprendimento di diversi anni e che prontamente dà frustrazioni agli occidentali che non riescono a vedere o sentire alcun progresso. Da nuovi impiegati giapponesi ci si aspetta che imparino il lavoro e quello che devono sapere senza doverglielo spiegare a parole. Occidentali usano invece chiedere il perche' e il come. I giapponesi normalmente rimangono silenziosi perchè fare domande viene visto come atteggiamento rude e chieder come significherebbe ammettere la propria ignoranza e ciò è una cosa che un giapponese medio cerca di evitare ad ogni costo.
Parlando in generale, questioni politiche e d'affari in cui si cade nella categoria atarimae non sembrano che cambieranno per accomodare la logica, razionalità o convenienza degli estranei. Eccezioni implica invabiabilmente adottare enormi pressioni sui giapponesi per costringerli a rinunciare ai propri shikitari o "modo di fare le cose".
Un modo per combattere la sindrome atarimae giapponese stà nel spiegare pazientamente e diplomaticamente che l'atarimae e il shikitari sono fenomeni che appartengono anche ad altre culture e che tutte le culture dovrebbero dimostrare una certa flessibilità in modo che atarimae non diventi una semplice scusa per fallimenti.
Aver a che fare con il fattore atarimae in Giappone è una difficile sfida. Come gli occidentali assumono automaticamente che logica, beneficio reciproco e lealtà basti per guadagnarsi il pane, i giapponesi tendono automaticamente a pensare che ogni rifiuto di accettare i propri termini da parte dello straniero è un risultato del fatto che lo straniero non capisce il modo giapponese di fare le cose. In altre parole, i giapponesi non neccessariamente mettono in dubbio il giusto o il sbagliato di nessuno, la loro tendenza stà nel assumere che il modo giapponese di fare le cose è l'unico modo perchè è il modo giapponese.
Tratto e adattato da: Japan's Cultural Code Words di Boyé Lafayette De Mente
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