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AIl
termine "Gaijin" usato dai giapponesi e' discriminatorio?
Chi sono i Gaijin?
I primi occidentali che hanno messo piede in Giappone pare
fossero 3 commercianti portoghesi che vi furono portati con
la corrente dalla Cina all'isola di Tanega, 300 km a sud di
Kyushu, nel 1543.
Non si hanno notizie che i tre andassero oltre l'isola di
Tanega ma nonostante la loro presenza ebbe un notevole effetto
nella storia giapponese. quando le acque del mare si calmarono
e ripartivano per il loro viaggio lasciarono delle pistole,
tabacco e malattie veneree.
Ritornati a Macau i tre portoghesi parlarono di quest'isola
e di questo nuovo Paese e diversi altri commercianti e missionari
iniziarono la loro competizione per favori e concessioni nel
nuovo paese.
Senza sorpresa alcuna, l'occidentale di statura maggiore creo'
sensazione dovunque egli vada. a questo si aggiunge che raramente
si lavavano (alcuni non si lavavano affatto). L'idea che si
fecero i giapponesi e' ben prevedibile.
L'unica cosa alla quale i giapponesi riuscivano ad associare
gli occidentali era una figura mitologica che abitava su alcune
montagne: grandi, pelo rossastro e con la barba chiamati Tengu.
Creature che talvolta si avvicinavano ai villaggi catturando
bambini e donne. Il mito afferma che il Tengu mangiava i bambini
e fece con le donne quello che queste apparizioni facevano
in questi casi con femmine.
in poche parole i giapponesi etichettarono questi strani nuovi
arrivi come "ijin", ovvero barbari. I problemi causati
al Paese da questi "barbari" fece intraprendere
decisioni drastiche: eliminazione o espellere dal paese. Negli
anni 30 del 1600, nonostante lo shogunato continuo' a concedere
occasionali visite da commercianti cinesi, chiuse il paese
a tutti gli altri stranieri con poche eccezioni per commercianti
olandesi nella zona di Nagasaki.
Circa 225 anni dopo gli Stati uniti forzarono la riapertura
del paese per commercianti e missionari stranieri. Elementi
nazionalisti del paese cominciarono a chiamare questi gruppi
di straanieri "keto", barbari pelosi. Certi usarono
termini piu' amichevoli chiamando gli stranieri "gaikokujin",
persone di altri Paesi.
La prima comunita' di stranieri dopo la riapertura nella meta'
del '800 fu a Yokohama, circa 50 km. a sud di Yedo (Tokyo).
la comunita' era isolata da una muraglia.
Durante i primi giorni, giapponesi si avvicinarono alle entrate
per vedere le nuove creature. si racconta che gli stranieri
erano particolarmente attratti dalle donne del luogo... e
viceversa...
Fu fino alla fine della seconda guerra mondiale che stranieri
venirono piu' o meno ufficialmente, chiamati "gaijin",
un vecchio termine usato da giapponesi per indicare altri
giapponesi che non erano membri del loro gruppo.
Al giorno d'oggi la parola "gaijin" viene usata
indicando qualsiasi non-giapponese ma in generale si tratta
di non-asiatici.
Connotazioni dispregiative o meno di tale termine dipendono
dalle circostanze e da come viene usato.
Forme formali per tale termine possono essere "Gaikokujin"
oppure "Gaikoku no kata", persona straniera.
La parola gaijin e' indicativa di estremo etnocentrismo da
parte dei giapponesi. Quando sono fuori dal loro Paese, generalmente
usano chiamare i residenti locali gaijin e solo occasionalmente,
e spesso in modo divertente, si rendono conto di essere LORO
gli stranieri.
Distinguono con cura tra bianchi e neri. Una persona di colore
e' in primo luogo un "kokujin" poi eventualmente
gaijin.
Una considerazione: se una persona, bianca, non giapponese
e non asiatica viene chiamata "gaijin" allora il
chiamare per esempio gaijin un italiano in Italia non e' del
tutto sbagliato. Ripeto, sotto questo particolare punto di
vista. inoltre, a mio avviso, non c'e' relazione a nessun
elemento dispregiativo.
Che poi tale termine venga usato anche in modo dispregiativo
ho potuto constatarlo di persona ma spesso si aggiunge un
aggettivo come ad'esempio "henna" (henna gaijin). |
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