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benvenuti su JAPPONE.COMgiappone nihon nippon jappone japan
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giappone nihon nippon jappone japanIl problema AIDS in Giappone.

marzo 2003

La rivista "Kansai Time Out" di marzo parte da una frase di Kumamoto Yoshiaki (presidente di Association For Sexual Health Medicine) presente su The Japan Times nel giugno del 2002 per analizzare il problema AIDS in Giappone. Kumamoto esprimeva quanto segue: "Sara' un miracolo se il Giappone evitera' di diventare nel prossimo futuro una delle nazioni con maggiori problemi legati all' AIDS".
Il Giappone e' uno dei paesi con maggior problemi di crescita di AIDS nel mondo. In Giappone pare che ci sia un attitudine compiacente verso questa malattia dovuta in gran parte ad inefficienza del governo, mancanza di informazioni tramite i media e una bassa conoscenza del problema da parte della popolazione.
Tra i paesi sviluppati, il Giappone e' l'unico ad avere tassi d'infezione da HIV/AIDS in crescita.
Il Ministero della Sanita' stima che entro la fine dell'anno vi saranno 15.000 casi di HIV ed esperti medici predicono 50.000 casi entro il 2010. Le recenti statistiche del ministero sull'aumento di infezioni sono sorprendenti.
Tra il 1 luglio e il 30 settembre 2002 ci sono state 184 nuove infezioni da HIV e 100 casi di AIDS. Sono i dati piu' alti avuti fino ad'ora.
In tutto il 2002 sono 301 i nuovi casi di AIDS e 595 i casi di infezione da HIV.
Il gruppo piu' a rischio sono gli uomini e donne fino ai 30 anni. Qui si e' registrato un aumento del 40% di infezioni da HIV dall'ultimo anno.
E' ritenuto che i casi di infezione siano molto superiori alle statistiche ufficiali. Vergogna sociale, educazione sessuale minima o inefficiente nelle scuole e riluttanza da parte dei famigliari nel mettere la vera causa di decesso sui certificati, contribuisce a sminuire il pericolo.
Vi sono ulteriori segni che il Giappone e' a rischio piu' che mai da un'epidemia HIV/AIDS: gli aborti sono raddoppiati dal 1999 e tra le donne sotto i 20 anni si e' registrato un nuovo record per il sesto anno consecutivo.
Gravidanze interrotte da donne sotto i 19 anni nel cinquennio fino al 2001 sono salite del 34%; vendite di preservativi dal 1992 sono scese del 25% e vi e' stato un aumento del 20% di malattie veneree tra uomini e donne sotto i 24 anni.
Queste statistiche non evidenziano soltanto un aumento dell'attivita' sessuale tra i giovani ma anche che i giovani non prendono adeguate precauzioni per prevenire gravidanze non gradite e la diffusione di malattie veneree, incluse le HIV/AIDS.
I "sekusu-tomo" trend del sesso casuale tra i giovani nipponici, denunciato da Newsweek del settembre 2002, conferma quete attitudini. "Sex-tomo" oppure "sex-friends" sono gruppi con rotazione dei compagni di sesso.
Uno studio dell'Universita' di San Francisco e l'universita' di Hiroshima scopre ad esempio che il 43% di 602 teenagers a Shibuya (tra i 15 e 19 anni) dicono di avere 5 o piu' sex-partners contemporaneamente. Il 20% di giovani sedicenni interpellati in due prefetture rurali hanno risposto di avere almeno 5 partner.
Da un servizio apparso sul Mainichi Shinbun in agosto 2002, gli studi di due gruppi di ricerca giapponesi su scala molto maggiore, si scopre che oltre il 40% di studenti del terzo anno delle superiori (17-19 anni) hanno avuto relazioni sessuali almeno una volta. In media, questo gruppo ha avuto 2,4 partner/anno e solo il 10% dichiara di usare regolarmente il preservativo. L'attitudine prevalente tra i giovani e societa' in generale sembra essere quella di ignoranza e rifiuto. Vi e' un generale errore nel credere che in Giappone e' quasi assente il HIV e che il sesso senza protezione non comporta rischi per la propria salute.
Educatori e persone legate all'ambiente della salute, ben consapevoli delle combinazioni di ignoranza e allarmante crescita di aborto come metodo di "controllo delle nascite" nonche' delle infezioni di malattie veneree, credono che un'azione urgente non puo' che essere intrapresa il prima possibile.
Louise Haynes, direttore di JAPANetwork (Japan Aids Prevention Awareness Network), dice che il governo e i media debbano prendere la questione seriamente. "Se i casi di infezione crescono, questi potrebbero avere un effetto negativo sulla forza lavoro, l'economia e la cura medica nel futuro".
Il non riconoscere dell' HIV/AIDS nel Giappone e la mancanza di attenzione dei media sono motivo di preoccupazione. I media devono prendere un ruolo fondamentale nel disseminare informazioni riguardanti il HIV/AIDS tra il pubblico e molti tra questo hanno una concezione sbagliata rispetto questa malattia. Se tu non credi di essere a rischio non andrai mai a richiedere una brochure riguardante l' AIDS. Se mai vedi il problema discusso in TV o sui giornali, mai ne discuterai. Finche' il tutto viene tenuto nascosto, infezioni vorranno continuare a crescere. Se invece viene preso con maturita' e in modo responsabile, si potra' cercare di prevenire future infezioni.
Annunci pubblici come quelli sui media occidentali negli anni '80 si devono ancora vedere in Giappone. Vi sono comunque dei timidi segnali da parte dei media come lo spot pubblicitario della MHW dove il portiere della nazionale Narazaki Seigo guardando profondamente nella telecamera dice "Stop Aids."
Nel novembre del 2002, la fondazione per la prevenzione sull'AIDS (in collaborazione con HMW) fece un'inserzione nel manga "Shonen Weekly". Questo manga e' popolare tra i giovani maschietti e l'inserzione costa 1 milione di Yen e raccomanda l'uso del profilattico.
La percezione dell' HIV/AIDS da parte del pubblico giapponese ci indica di come si trova la situazione in questo momento. Da un'indagine commissionata dal "Cabinet Office" su 5000 giovani oltre i 15 anni si vede che c'e' il credo generale che il HIV/AIDS e' ancora un problema estraneo in Giappone. Le risposte sono motivo di seria preoccupazione: se oltre il 90% si dichiara consapevole del problema, il 75% risponde che non c'e' motivo di essere allarmati in future infezioni in quanto nessuno della propria famiglia o dei propri amici ha contratto il virus.
La maggioranza degli intervistati dichiarano che non si troverebbero a proprio agio lavorando assieme ad un sieropositivo e di questi il 34% danno come ragione la possibilita' di essere quindi a rischio infezione.
Quando chiesti su come il Giappone possa contribuire a combattere l'AIDS, piu' della meta' hanno risposto che il Giappone dovrebbe assistere gli stranieri sieropositivi o infetti dal virus dell'AIDS. Altri rispondono di aiutare ricerche all'estero e cooperare internazionalmente alle ricerche per una cura. Lascio a voi trarre delle conclusioni.
Sono risposte come queste comunque che preoccupano profondamente Ken Joseph Jr., fondatore di jhelp.com e la AIDS hotline. "La situazione e' veramente grave. Io credo che il numero di infezioni da HIV e AIDS siano di 10 o 20 volte superiore che quello dei dati ufficiali."
L'AIDS hotline e' un servizio telefonico con sede a Tokyo ed e' indirizzata agli stranieri che vivono in Giappone. Joseph crede che il governo cerca di dare l'impressione che l' HIV/AIDS riguarda solo gli stranieri in Giappone o quei giapponesi che hanno relazioni con stranieri. Ma, afferma Joseph, gli stranieri devono essere a conoscenza del rischio di contrarre il virus dai giapponesi stessi! Ogni anno il 10% dei giapponesi viaggiano all'estero. Nessun altro paese ha una percentuale cosi alta. Giovani donne sono costantemente in crescita nel avere relazioni sessuali all'estero e non hanno conoscenza sul rischio di portarsi dietro qualche malattia in Giappone. Non finiremo mai di stancarci nel raccomandare precauzioni con i giapponesi, continua Joseph.
La AIDS hotline riceve fondamentalmente chiamate da tutto il Giappone da 2 tipi di persone. Il primo gruppo sono persone in cerca di assistenza con il "test", dove andare oppure di quelli, una volta andatici hanno problemi con lo staff che chiede loro dati personali. "Non avete bisogno di dare il vostro nome, indirizzo o nazionalita'. Alcuni non conoscono i tuoi diritti e sono stati istruiti nel raccogliere dati statistici. Se dovesse succedere a te, chiamaci e noi chiameremo il centro medico o ospedale dando loro le informazioni necessarie riguardanti i tuoi diritti" dice Joseph.
Il secondo gruppo e' quello delle persone che hanno fatto "la cazzata la notte prima" e adesso pensano di avere l'AIDS. "Il maggior problema che abbiamo su questo gruppo e' che vanno su internet e trovano ogni genere di informazionic Non andate su internet ma parlatene con qualcuno!"
In Asia piu' si 7 milioni di persone sono infettate e al mondo si hanno ora 42 milioni di persone che vivono con l'AIDS. Il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan disse alla giornata dell'AIDS 2002: "Quando si tratta di combattere l'AIDS, il silenzio e' la morte".
Il Giappone non puo' piu' permettersi di essere silenzioso!

Ulteriori informazioni (in inglese)
http://www.sfgate.com/cgi-bin/article.cgi?f=/chronicle/archive/2003/03/17/MN76451.DTL&type=health

Spunti e fonti: "Kansai Time Out" numero 313 - marzo 2003

 

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