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giappone nihon nippon jappone japanIl Giappone un ladro di opere d'arte?

19 gennaio 2007

Il Giappone un ladro di opere d'arte?

Stando a notizie apparse sul Yomiuri Shinbun il 12 gennaio 2007, autorità italiane stanno investigando su antichità romane situate in musei giapponesi e si preparano nel chiederne la restituzione all'agenzia per gli affari culturali. Il governo italiano si prepara nel presentare una lista con oltre 100 opere ritenute rubate e che devono essere restituite.
I procuratori italiani confermano che un rivenditore d'arte giapponese di opere antiche è implicato nel contrabbando internazionale di opere d'arte. Si sospetta che il rivenditore abbia portato le opere rubate in Giappone.
I procuratori sono particolarmente interessati agli oggetti esposti al museo di Miho a Koka (prefettura di Shiga). Tra le 50 opere si trovano sculture e affreschi risalenti al periodo dell'antica Roma.
Si sospetta che il museo bbia acquistato tali opere da un sindacato internazionale per il traffico di opere d'arte rubate con base a Basel, Svizzera.
Il museo espone in gran parte oggetti di proprietà di privati e il museo stesso ha una reputazione di fare grossi acquisti nel mercato internazionale d'arte. I procuratori italiani sospettono che il rivenditore sia stato l'agente tra il museo e il commerciante delle opere rubate. Anche su quest'ultimo ci sono investigazioni da parte dei procuratori italiani.
Si è dell'idea che esista una rete di vendita per opere d'arte rubate. Si suppone che il rivenditore giapponese sia fortemente implicato in tale rete sin dagli anni '90.
Il governo italiano farà richiesta di restituzione delle opere rubate in base ad una Convenzione adottata nel 1970 che vieta e previene importazione illecita, esportazione o trasferimento di opere culturali. Il Giappone rattificò tale convenzione solo nel 2002 insospettando la vera intenzione del governo giapponese di cooperare con la comunità internazionale in modo decisivo e leale.
Il governo italiano ha chiesto a sei musei americani nel novembre del 2005, tra cui il J. Paul Getty Museum di Los Angeles e il Metropolitan Museum of Art di New York di restituire circa un centinaio di opere antiche. Al museo J. Paul Getty Museum di Los Angeles si chiedeva la restituzione di 46 opere. Il museo decise di restituirne 26 ma si rifiutò di restituire le rimanenti 20 rivendicando scarsità di prove che confermerebbero che tali opere siano effettivamente state rubate.
Hiroaki Katayama del museo Miho afferma che tutte le opere esposte nel museo sono arrivate tramite i giusti canali e non si pensa che possano essere state rubate da qualche parte. "Se il governo italiano ci chiederà di  restituire degli oggetti, speriamo che ci facciano vedere sostanziale evidenza".
La notizia di un Giappone sospettato di rubare oggetti antichi italiani è arrivata in un momento poco fortunato per un Giappone che negli ultimi anni cerca di imporsi come "guardiano" di beni culturali nei paesi stranieri. Il parlamento giapponese decretò l'estate scorsa una legge nuova che obbliga la nazione a promuovere attivamente la sua crociata per la conservazione dei beni culturali stranieri.
La nuova legge fu promossa al parlamento dal pittore Hirayama Ikuo in seguito alla distruzione di due staue giganti del sesto secolo raffiguranti il Buddha a Bamiyan, in Afghanistan, da parte dei talibani e il saccheggio del museo nazionale iracheno durante la confusione a causa dell'invasione americana nel 2003.
Con la nuova legge dal Giappone si aspetta che avanzi un'assistenza ufficiale allo sviluppo (ODA) per aiutare paesi a preservare e ripristinare le loro eredità culturali. Il Giappone è il secondo maggior contribuente ODA dopo gli Stati Uniti.
Questa legge è l'ultima di una serie di iniziative atte ad elevare lo status internazionale del Giappone. Nell'agenda diplomatica, l'assistenza giapponese per la preservazione e ripristino di importanti beni culturali all'estero divenne un punto importante per la prima volta verso la fine degli anni '80.
Durante una visita a Londa nel 1988 l'allora primo ministro Takeshita Noboru svelò la sua "iniziativa internazionale di cooperazione" che rafforzava gli scambi culturali internazionali, aumento di contributi ODA per peasi i via di sviluppo e nuovi contributi per la pace. L'iniziativa giapponese serviva a contrastare il sempre maggior criticismo verso un Giappone che non elargiva sufficenti contributi alla luce dell'enorme surplus commerciale.
Nonostante l'ottimo successo diplomatico sul fronte culturale, che culminò con l'elezione di Matsuura Koichiro (stato anche ambasciatore giapponese in Francia, paese in cui ha sede l' UNESCO) a direttore generale dell'UNESCO nel 1999, il Giappone è lontanissimo nella seria lotta al commercio illegale di beni culturali stranieri nel proprio paese. Come accennato poco sopra, solo nel 2002 il Giappone rattificò un trattato chiave per proibire traffico illecito di statue, quadri, manoscritti, libri e altri oggetti di valore storico e archeologico.
La Convenzione per proteggere beni culturali dal furto ed esportazione illecita fu adottata dall'Unesco  nel 1970 con entrata in vigore nel 1972.
Il Giappone piantò i suoi piedi per 30 anni e fu solo poco prima dell'elezione di Matsuura (che è ancora attuale direttore generale) che il Giappone iniziò a considerare amendamenti regolatori e legislativi neccessari per entrare a far parte del trattato del 1970.
La ratificazione puntava a sminuire le voci di un Giappone (assieme all'Inghilterra) come centro globale per il comercio illecito di beni culturali. E' largamente noto che molti beni culturali importanti rubati da paesi in cui ci sono agitazioni, tra cui l'Afghanistan e l'Iraq, vengono commenrciati in Giappone. I diversi anni di inerzia nei confronti del trattato contraddice chiaramente le professate intenzioni per la preservazione di beni culturali all'estero a meno che per il governo giapponese la migliore  preservazione di beni culturali può avvenire solo in Giappone.
Critiche affermano che il Giappone deve fare di più se vuole togliersi l'immagine di un paradiso del commercio illegale di beni culturali. Vi sono altri due trattati internazionali che il Giappone non ha ancora rafificato. Uno è la Convenzione del 1954 per la protezione di proprietà culturale nel caso di un conflitto a fuoco (conosciuta come Convenzione Hague) e la Convenzione UNIDROID sugli oggetti culturali rubati o illegalmente esportati.
La Convenzione Hague del 1954 vieta l'attacco armato su beni culturali con aree esse adiacenti e la costruzione di aree militari nelle vicinanze di tali beni culturali. Gruppi civili delle vecchie capitali di Kyoto e Nara, nonchè gruppi di sinistra (e il partito comunista giapponese) hanno ripetutamente chiesto che il governo ratifichi la Convenzione Hague del 1954 e il protocollo del 1999 che lega giuridicamente a proteggere aree e altri beni culturali.
Monumenti storici di Kyoto e Nara, il castello di Himeji, l'isola di Yakushima nella prefettura di Kagoshima, templi e sacrari a Nikko e il memorial alla pace di Hiroshima (Gembaku Dome) sono sulla lista dei patrimoni mondiali della UNESCO.
Nel frattempo il Giappone rimane in cattiva luce nei confronti dei paesi che hanno sofferto colonizzazione o invasione da parte dell'esercito imperiale giapponese prima e durante la seconda guerra mondiale. La questione sui veri proprietari di beni culturali e d'arte non è una questione del passato.
All'inizio del 2006, un monumento di due metri in pietra eretto nel 1707 per commemorare la vittoria sui giapponesi invasori comandati da Hideyoshi Toyotomi da parte del comandante militare Jeong Munbu e rubata nel 1905 dalla Corea del Nord durante la guerra russo-giapponese, fù riconsegnata alla Corea del Nord tramite la Corea Del Sud. Tale statua era stata tenuta al sacrario di Yasukuni dove sono iscritti circa 2.500.000 caduti della guerra assieme al primo ministro durante la seconda guerra mondiale Hideki Tojo e altri 13 criminali di guerra di classe A.
Alcuni esperti sud-coreani affermano che gli oggetti saccheggiati e attualmente situati in giro per il Giappone ammontano a circa 34.000. Questi furono saccheggiati durante due periodi distinti: durante l'invasione del 16-esimo secolo e durante la colonizzazione della penisola coreana dal 1910 al 1945.

Per sapere di più sui sistematici saccheggi di opere d'arte da parte del Giappone:
Gold Warriors di Sterling & Peggy Seagrave
Asian Loot di Charles C. McDougald

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