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benvenuti su JAPPONE.COMgiappone nihon nippon jappone japan
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giappone nihon nippon jappone japanLinguaggio samurai - tra miti e moda

13 febbraio 2008
di: Robert Demetz

Una delle cose che possono stupire un occidentale che arriva in Giappone è l’alto numero di film trasmessi alla televisione ogni giorno che narrano le prodezze, la vita e i miti legati alla classe guerriera del Giappone feudale. Il samurai non solo è sempre nel giusto, buono e decisamente forte ma soprattutto calmo e apparentemente colui che sa sopportare qualsiasi situazione con una compostezza esemplare.
In realtà il Giappone del periodo Edo (1603 - 1868) ha visto molti soprusi e una classe contadinamartoriata dalle tasse e dalle ingiustizie sociali. La povertà, ma anche ribellioni (vedi Herbert P. Bix) e della vita decisamente difficile anche per la classe dei bushi (guerrieri), specialmente tra i samurai di classe inferiore, spesso costretti a fare dei lavori "umili" per sopravvivere. Tra gli esempi lo stesso Fukusawa Yukichi, nato da una famiglia di samurai di secondo grado, che divenne poi la figura che vediamo sulla banconota da 10.000 yen. Samurai indebitati con i mercanti, la classe più bassa nella piramide sociale giapponese.
L’idea che il cinema e la televisione (ma anche manga e anime) cerca invece di dare è diversa, decisamente positiva, ammirevole e da “imitare”. Questo rispecchia perfettamente l’incapacità del Giappone di vedere e valutare la propria storia in modo obiettivo e basato sui fatti. Certo, è risaputo che il “vero” samurai seguiva il codice del guerriero, il codice bushido e quindi era per forze di cose _sempre_ e comunque nel giusto. Questo lo collocava in una posizione predominante, di potere assoluto… e per molti fonte di terrore.
Con la Restaurazione Meiji la classe dei bushi venne abolita e si ebbe la formazione dell’esercito con i coscritti. Contadini che fino ieri dovevano temere gli umori del samurai di turno, oggi hanno in mano un’arma e si possono immedesimare nei fino allora temuti samurai… fanno parte della classe guerriera ormai. E’ stato facile per il governo Meiji inculcare in tutti i valori bushido (creati ad arte) che più facevano comodo creando così una grande famiglia nazionale con a capo l’imperatore e, dietro le quinte, i potenti che guidavano le danze.
In pochi anni di educazione scolastica (sufficiente per conoscere a memoria i propri doveri e per essere meglio controllati ma insufficiente per il resto) , tutti i giapponesi chiamati alle armi avevano misteriosamente nelle proprie vene sangue samurai che scorreva. Chi poteva non vantarsi del fatto di essere diventato finalmente veramente qualcuno? Hugh Byas affermava nel suo libro che negli anni ‘20 il pubblico aveva dimenticato l’insolenza dei samurai e che “un nome, Bushido, la via del guerriero, fu inventato come codice di cavalleria e riscoperto dopo che lo stesso era stato dimenticato”. La storpiatura forzatamente data all’essenza bushido e i suoi valori ha portato il Giappone in una via che non poteva che portare alla completa distruzione della nazione.

Oggi invece si riscopre nuovamente la figura del samurai tra i giovani. Grazie (o a causa) ai media giapponesi di cui sopra parlavo e ai film hollywoodiani quali “The Last Samurai” oppure “Letters from Iwo-Jima“, il primo una fiction che molti, suppongo, hanno preso come un documentario sulla vera vita da samurai, e il secondo, un film di propaganda giapponese creato da Clint Eastwood.
Samurai” è diventato un termine “in” e di uso comune in Giappone. Oltre ai film alla televisione e ai teatri, i vari videogiochi e manga a tema vengono venduti come il pane e pare che una nuova rivista dedicata interamente alla “via del guerriero” sia uscita a inizio anno.
La rivista maschile Playboy afferma in quest’ultima edizione (2/18) di come sempre più persone non solo parlano di samurai e bushido ma si comportano pure come tali con tanto di linguaggio bushi.
Una cameriera che lavora ad Akihabara afferma nell’articolo che il 10% dei clienti parlano come dei samurai ma non si limitano solo in questo linguaggio spartano ma cercano anche di immedesimarsi nel loro comportamento marziale. Si suppone che un samurai sia un tipo forte e quiete e ci sono clienti che si siedono incrociando le braccia dicendo nulla. Dopo circa un’ora vanno alla cassa per pagare con i soldi già pronti senza mostrare il portafogli in quanto quest’ultimo non si conforma con la sua immagine. Nonoko, il nome della cameriera, aggiunge che le “ragazze otaku” ad Akihabara vanno matte per questi giovani.
Questo linguaggio “samurai” sembra entrare di gran moda in quanto può essere divertente usarlo e alcune parole rischiano di non uscire più dalle orecchie. Essendo un linguaggio da usare solo tra amici, questo può aiutare a creare unità di gruppo, di appartenenza.
I giovani giapponesi scoprono inoltre che è assolutamente immaturo scoraggiarsi davanti ai problemi e difficoltà. Perdere la pazienza e perdere la propria compostezza è l’opposto dei principi samurai. Sono le buone maniere, pazienza, calma e compostezza gli ingredienti giusti.
Dare l’impressione di sorridere e di accettare le cose come sono.
Un sito internet molto giovane (la registrazione del dominio risale a novembre scorso) che da’ la possibilità di inserire un testo in giapponese “standard” per poi vederselo tradotto in “giapponese samurai“ può essere usato dalla comunità virtuale. Il sito si chiama monjiro.net e vi consiglio una visita per provare le funzionalità. Su mixi, la maggiore comunità virtuale giapponese, il gruppo che parla solo in giapponese bushi ha sempre più membri di appartenenza.
Per alcuni esempi di linguaggio samurai vi rimando ad un post sul blog di Jappone.com.

 

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