Mentalita'
pre e post-bellica in Giappone
18 agosto 2003
Prendo ancora spunto dal Japan Times che il 17 agosto scrive
sulla situazione giapponese e come questa viene riportata
dai media. L'articolo e' firmato da Philip Brasor.
Si parte dal discorso del sindaco di Hiroshima Tadatoshi
Akiba durante la cerimonia per il 58-esimo anniversario
della bomba atomica.
Akiba critica gli Stati Uniti di "adorare le armi nucleari
come un dio", una dichiarazione che ovviamente viene
ripresa dai media con molta attenzione. Akiba vede in Bush
e il leader Nord-Coreano Kim Jong II come due personaggi
che vanno indietro... aggiunge inoltre che il Giappone
e' di fatto passato dalla mentalita' "post-bellica"
ad una "pre-bellica".
Questa distinzione non fu menzionata molto nei media esteri
ma i giapponesi hanno ben capito in che direzione si muovevano
le parole di Akiba.
Dalla fine della seconda guerra mondiale i giapponesi hanno
avuto l'impressione che non avrebbero piu' fatto parte in
una guerra... ne in questa vita, ne in una futura. Questa
e' una mentalita' "post-bellica". La versione
"pre-bellica" che Akiba cita e' una che non solo
accetta la guerra come una possibilita' ma una che la vede
come inevitabile.
La paura di Akiba si basa sulla violazione del taboo sul
nucleare. Alcuni giapponesi stanno discutendo seriamente
sulla possibilita' di possedere in un futuro armamenti nucleari.
Dall'altra parte c'e' la questione sul patriottismo, un
concetto che mai fu taboo come lo fu le armi nucleari.
In concomitanza con le basi delle leggi che regolavano l'educazione
scolastica, "patriottismo" era definito come negativo.
Di conseguenza gli insegnanti spiegavano il lato negativo
del patriottismo con esempi del tipo "obiettivi del
Giappone imperiale". Queste basi delle leggi sull'Educazione
furono prese di mira da alcuni politici perche' le ritenevano
responsabili dell'irresponsabilita' ed egocentrismo delle
generazioni di giapponesi nati dopo la seconda guerra mondiale.
"Individualismo" e' diventato negativo e il governo
ha emanato, diversi anni fa, delle leggi che obbligavano
le scuole ad impartire "amore per la Patria" con
l'obbligo per gli studenti di cantare "Kimigayo"
e di stare sull'attenti davanti alla bandiera.
Alcuni insegnanti furono licenziati, altri davano le dimissioni
e alcuni si presero addirittura la vita.
Pare che i giapponesi siano in una morsa, stretti tra sentimenti
post e pre-bellici. Il fatto che preoccupa maggiormente
non e' tanto che persone rivalutano i benefici di un esercito
o di un patriottismo automatico ma di farlo con l'ignoranza
su cosa militarismo e patriottismo significava quando questi
erano "normali" e facevano veramente parte della
vita quotidiana.
Nelle settimane scorse la NHK ha presentato dei documentari
sulla guerra a colori. Finora tutti i documentari erano
in bianco e nero ed erano di stampo propagandistico. Questo
dimostra che questi nuovi documentari sono stati ripresi
da stranieri o da giapponesi per uso personale. Le scene
sulle dimostrazioni di massa in appoggio per gli sforzi
bellici sono simili a quelli tanto amati nella Corea Del
Nord. Grazie ai colori e la mancanza di propaganda queste
scene sono piu' dirette. Questo realismo pero' da' la falsa
impressione che la storia riguarda solo il passato. Documentari
che parlano dell'imbargo americano per forzare i giapponesi
fuori dalla Cina e la situazione che vediamo oggi con la
corea Del Nord hanno molto in comune. Kim Jong II insiste
sull'assicurazione da parte americana sull'integrita' del
proprio Paese e che in caso contrario si procedera' alla
costruzione di arsenali atomiche.
Molti giapponesi non riescono a vedere questi parallelismi.
All'inizio di agosto il programma "TV Tackle"
della TV Asahi ha condotto delle interviste sulla strada
per chiedere ai giovani cosa sanno della seconda guerra
mondiale. La maggioranza non seppe in quali anni la guerra
ebbe luogo, e molti non seppero manco contro chi i giapponesi
combattevano. Tutta la questione sulla vittimicizzazione
e' la conseguenza di un sistema educativo che non e' riuscito
a far capire alle persone su *come* si e' arrivati alla
guerra. La situazione si aggrava a causa dei mass-media
che trovano piu' facile e drammaticamente d'effetto presentare
gli anni di guerra come un periodo di sacrifici e sofferenze.
Nel contempo trattano con superficialita' le forze economiche,
sociali e politiche che portarono alla guerra. Gli ultimi
eventi hanno dimostrato che queste forze sono tuttora presenti
in larga scala in alcune parti del mondo.
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