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benvenuti su JAPPONE.COMgiappone nihon nippon jappone japan
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giappone nihon nippon jappone japanRapporto Doudou Diene - Missione Giappone - Riflessioni e commenti

31 marzo 2006

 

Parlando di Giappone giungono spesso all'orecchio temi legati alla presunta discriminazione dei giapponesi verso classi sociali (o gruppi di persone) ritenute inferiori. Tra questi i buraku, gli Ainu e gli abitanti di Okinawa. Sembra riconosciuta da realta' storica la nozione del Giappone discriminatorio verso altri paesi orientali, in particolar modo le ex-colonie e i territori occupati a partire dagli anni '30.
Recenti uscite di stampo xenofobo da parte di politici conservatori e gruppi di destra si aggiungono ad un'immagine del Giappone che sta' cambiando negli occhi dell'osservatore occidentale.

A tal proposito, e per verificare la situazione attuale, il relatore speciale per le discriminazioni e razzismo delle Nazioni Unite Doudou Diene intraprese una visita di nove giorni in Giappone.
Dal 3 al 11 luglio del 2005 Doudou Diene ebbe modo di incontrare diversi gruppi di persone nonche' politici e funzionari del governo.
Il rapporto (E/CN.4/2006/16/Add.2) e' stato consegnato alla Comissione sui Diritti Umani delle Nazioni Unite il 24 gennaio 2006. Il rapporto di 23 pagine e' stato applaudito dai gruppi anti-discriminazioni e razzismo e minoranze giapponesi ma ha raccolto anche certe critiche da coloro che si sono sentiti nel mirino di Doudou Diene, critiche spesso anonime. Queste ultime puntano il dito sul razzismo americano ed europeo aggiungendo che risolvano i loro problemi prima di guardare a quelli del Giappone.
Gia' in passato si hanno avute critiche verso il Giappone per l'incapacita' di trattare umanamente accettabile i discendenti delle ex-colonie asiatiche, per la negligenza nei confronti delle proprie minoranze in Hokkaido e altri luoghi e per le restrizioni verso gli immigrati e rifugiati. Ciononostante il tono del rapporto delle Nazioni Unite ha sorpreso molti. Il Giappone viene criticato con toni abbastanza duri per quanto riguarda la "profonda discriminazione" che il relatore sostiene non venga sufficientemente combattuta dal governo giapponese.
Il rapporto e' specialmente severo nel criticare il trattamento riservato ai discendenti coreani e cinesi (oltre un milione) che spesso si sentono spinti ai margini della societa' giapponese nonostante si stia ormai entrando nella terza e quarta generazione. Il rapporto chiede inoltre misure per proteggere i diritti delle minoranze degli Ainu e dei buraku ma anche del numero crescente di immigrati stranieri.
La maggior raccomandazione e' che il Giappone introduca legislazioni specifiche contro il razzismo per seguire la Convenzione Internazionale per l'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale che il Giappone firmo' nel 1995.
Le questioni alzate nel rapporto si chiedono quanto serie siano le discriminazioni verso le minoranze, immigrati e stranieri in generale. Quali potrebbero essere le giuste misure da intraprendere per ridurre questo fenomeno?
Ma quanto seriamente verra' preso questo rapporto e che impatto ha sulla classe dirigente? Il governo giapponese e' abbastanza sensibile alle percezioni che altri Paesi possano avere sulle mancanze domestiche e desidera non essere condannato da un'organizzazione ancora altamente rispettata in Giappone. Il portavoce dell'ufficio degli Esteri Chiba Akira, dopo una riunione nel marzo 2006 con rappresentanti delle minoranze coreane, Ainu, lavoratori stranieri per discutere sulle questioni delle discriminazioni afferma al quotidiano Asahi che il Giappone fara' il possibile, dove serve, per migliorare tutto cio' che riguarda i diritti umani. Che si tratti dell'ennesima facciata o l'inizio di un significante cambiamento del governo nel dare priorita' ai diritti degli immigrati solo il tempo ce lo potra' dire.

Sintesi del rapporto di Doudou Diene alle Nazioni Unite
Il rapporto inizia con l'introduzione in cui Diene specifica i luoghi visitati (Osaka, Kyoto, Tokyo, Hokkaido e prefettura di Aichi) e con chi si e' incontrato (in particolare la comunita' di buraku a Nishinari di Osaka, una scuola coreana a Kyoto, la comunita' coreana Utoro a Uji, i quartier generali della Buraku Liberation League a Tokyo, l'associazione Ainu di Hokkaido e la comunita' Ainu Niburani di Hokkaido, diversi rappresentanti di organizzazioni non governative "NGOs".

Il primo dei cinque punti riporta nozioni di storia e situazione demografica. Vengono prevemente descritti i contesti storici degli Ainu, gente di Okinawa, il sistema delle classi sociali e il passato coloniale. Un'accenno al sistema legale giapponese per quanto concerne i diritti umani. Il relatore basa le sue investigazioni su tre domande base:
1 - Vi e' razzismo, discriminazione razziale e xenofobia in Giappone?
2 - Se si, quali sono le sue manifestazioni?
3 - Quali sono le direzioni adottate dal governo per combattere contro questi fenomeni?

Il secondo punto si concentra sulle autorita' pubbliche e strategie legali. Alcune autorita' nazionali e locali riconoscono discriminazioni su certi gruppi mentre altre le minimizzano. In generale si e' identificato i seguenti gruppi come vittime di discriminazione: i Buraku, gli Ainu, i coreani, i cinesi e altri stranieri e i lavoratori immigrati. Di questi gruppi abbiamo un resoconto della situazione odierna.

Buraku - Nonostante una legge del 1969 (Misure speciali per progetti Dowa - Dowa e' il nome dato alla questione Buraku) la mentalita' disciminatoria persiste e la strategia del governo sta nel combattere questa mentalita' non solo per quanto concerne i buraku ma in relazione a tutti i gruppi soggetti a discriminazioni.
La prefettura di Osaka ha riconosciuto la profondita' del problema e ha messo tra le proprie priorita' l'eliminazione di tutte le discriminazioni. Nel 1985, in seguito allo scandalo delle "liste Buraku" nel 1975 con informazioni su localita' Buraku, nomi di famiglie ecc.. che venivano vendute a ditte e potenziali sposi/e a scopo discriminatorio, la prefettura di Osaka ha adottato un'ordinanza che per la prima volta in Giappone proibisce la vendita di tali liste. Nel 2000 la prefettura di Osaka ha condotto uno studio sulla situazione dei Buraku. Mentre da una parte si riscontra miglioramenti in relazione alle abitazioni e infrastrutture, il progresso non e' stato sufficente nel campo dell'educazione e del lavoro. Cio' vale anche per quanto concerne il cambiamento di mentalita' nelle persone non Buraku. Lo studio rivela che il 20% non desiderava accettare un matrimonio con un buraku e il 40% non desidera vivere in una localita' buraku.
Anche la prefettura di Kyoto considera la discriminazione contro persone buraku un punto chiave dei diritti umani. Il livello di educazione e di occupazione e' inferiore al resto della popolazione della prefettura. Ragazzi che frequentano le superiori e' del 20% piu' basso tra i buraku. Per quanto riguarda la prefettura di Tokyo si hanno delle comunita' minori rispetto a Osaka e Kyoto ma soffrono le stesse discriminazioni nel campo del lavoro e del matrimonio: un certo numero di aziende continuano ad usare le "liste Buraku".

Ainu - Il Ministero addetto alle questioni Ainu indica che ci sono 24.000 Ainu in Giappone. Il censimento include solamente coloro che si sono dichiarati Ainu mentre molti Ainu nascondono la propria identita' per evitare discriminazioni. Il ministero ha riconosciuto che tra il 17esimo e 19esimo secolo gli Ainu in Hokkaido furono costretti al lavoro forzato, privati delle loro risorse e dal praticare le loro attivita' tradizionali. Dopo la Restaurazione Meiji nel 1867, la moderna nazione giapponese inizio' a sfruttare il territorio di Hokkaido e adotto' una politica di assimilazione tanto che la societa' e cultura Ainu fu' fatalmente danneggiata. Questa condizione continuo' sino al 20esimo secolo. Nel 1997 fu promulgata una legge per la promozione della cultura Ainu.
La legge del 1997 si sofferma sulla cultura Ainu ma non entra nella promozione dei loro diritti umani. A questo riguardo il governo indica che la Costituzione garantisce uguaglianza davanti alla legge per tutti i giapponesi. Di conseguenza abbiamo che le domande da parte degli Ainu di essere ricinosciuti come gente indigena non possono essere soddisfatte, in quanto cio' infrangerebbe la Costituzione.

La gente di Okinawa - Il governo ha intrapreso una serie di azioni nei confronti di Okinawa tra cui "il piano per la promozione e sviluppo di Okinawa".

Coreani e altri stranieri - Ci sono circa 2 milioni di stranieri in Giappone tra cui 607.419 coreani. Il governo intende combattere le discriminazioni contro i coreani nel settore lavorativo nell'istruire i datori di lavoro su temi legati alla discriminazione, consulenza in caso di assunzioni discriminatorie e attivita' di sensibilizzazione di tutta la societa'.

Legislazione anti-discriminazione - Il Ministero alla Giustizia indica che razzismo e' proibito dall'articolo 14 della Costituzione. Nonostante cio' attualmente non esiste alcuna legge che da' la possibilita' alla gente di denunciare discriminazione razziale e ricevere riparazioni. Il ministero spiega che l'articolo 4 (a) e (b) del ICERD (International Convention on the Elimination of all forms of Racial Discrimination entrata in vigore nel 1969) chiede agi stati firmatari di punire la disseminazione di idee basate su superiorita' razziale o odio e incitamento alla discriminazione razziale. Il Giappone ha posto delle riserve su queste due provvigioni indicando che queste vorranno essere applicate fin quanto sono compatibili con il diritto della liberta' di assemblea, associazioni ed espressione. Il ministero indica inoltre che nonostante non ci sia una legge specifica, discriminazione razziale non e' tollerata in Giappone in quanto uguale protezione dinnanzi alla legge appare nella Costituzione.

Il terzo punto presenta il punto di vista delle parti interessate.

Buraku - La comunita' buraku afferma che discriminazioni nei loro confronti continuano ad esistere e sono addirittura in aumento. Le manifestazioni giornaliere includono graffiti, poster e messaggi internet che insultano le persone buraku. I datori di lavoro continuano a richiedere le origini dei richiedenti di impiego e non ci sono leggi specifiche che proibiscano questa pratica ad eccezione nelle prefetture di Osaka, Fukuoka, Kumamoto, Tokushima, Kagawa e Tottori. Da un recente sondaggio il 78% della popolazione di Osaka indica di vedere un matrimonio con un buraku problematico: cio' dimostra quanto profondo sia la mentalita' discriminatoria contro le persone buraku. Lo scoraggiamento di matrimoni e' uno dei maggior ostacoli per l'integrazione della gente buraku nel resto della societa' giapponese. Il caso del distretto di Nishinari di Osaka e' un'eccezione in Giappone. Da quando l'industria per la lavorazione del cuoio ha avuto successo, alcuni Buraku hanno raggiunto uno standard di vita considerevole e hanno lasciato il distretto. Allo stesso tempo molte persone non buraku arrivarono nel distretto per lavorare e pagare un affitto piu' basso. Nonostante cio' il distretto continua ad avere seri problemi. Da un sondaggio del 2000 una famiglia su cinque ha bisogno di sovvenzioni e il livello di educazione e' molto basso. Tra i giovani dai 15 ai 29 anni il 17 per cento e' senza lavoro.
In questo contesto i rappresentanti della comunita' di Nishinari chiedono sia una legge contro discriminazione (specialmente nel mondo del lavoro e nel matrimonio) che misure per cambiare la mentalita' discriminatoria. I leader del distretto aggiungono che razzismo e xenofobia sono strettamente legati all'ignoranza: i distretti vicini sono molto meno discriminatori che non quelli lontani. In conclusione si aggiunge che le donne Buraku soffrono di doppia discriminazione: perche' Buraku ma anche come donna, sia dentro che fuori dalla sua comunita'.

Ainu - La comunita' Ainu sente la discriminazione verso di se' molto forte. Da un sondaggio del 1999 condotto dal governo prefettuale di Hokkaido il 28,1 per cento delle persone intervistate affermano di aver subito discriminazione o di conoscere chi ne ha subito. Le situazioni dove discriminazioni si sono verificate sono nell'ordine: a scuola, per quanto riguarda il matrimonio e sul posto di lavoro. Il 16,1 per cento dei figli di Ainu vanno all'Universita' contro una media locale del 34,5%.
Discriminazione verso bambini a scuola e' un serio problema e talvolta il disprezzo che subiscono e' talmente insopportabile da indurli a lasciare la scuola. Questo influisce l'intera famiglia che talvolta e' costretta a traslocare in un'altra regione. Un'altra conseguenza e' che i bambini, che si vergognano della propria identita', cercano di assimilarsi nella cultura principale perdendo la propria di cultura e l'orgoglio su di essa. Molti adulti nascondono la propria identita' per paura di discriminazione nel trovare un lavoro e sistemazione.
Discriminazioni verso gli Ainu sono basati essenzialmente su vecchi pregiudizi e maltrattamenti. La legge "Natives Protection Law" del 1899 era intesa ad assimilare gli Ainu nell' assegnare loro terreni e trasformarli in contadini. Questa legge, che fu abrogata solo nel 1997, dava agli Ainu circa sei volte in meno rispetto al resto dei giapponesi che si trasferirono in Hokkaido. Al giorno d'oggi gli Ainu occupano solo il 10 per cento del loro territorio originale. Questa legge costrinse inoltre a vivere una vita contadina completamente aliena al proprio stile di vita tradizionale comportando un declino della loro cultura etnica. Ancora oggi gli Ainu sono severamente limitati nella pesca del salmone, il loro cibo tradizionale.
I giapponesi hanno costruito diversi pregiudizi per giustificare l'opressione degli Ainu divulgando l'idea che non erano intelligenti, avevano una cultura barbarica e avevano un aspetto diverso. Questi pregiudizi continuano ad essere usati per denigrarli e farli vergognare delle loro origini. Dopo l'adozione della legge del 1997 molti stanno ricuperando l'orgoglio di essere Ainu.
La comunita' Ainu crede che la soluzione alla loro discriminazione stia nell'educazione: molti giapponesi non sanno nulla degli Ainu oppure manco che esistono, oppure pensano che gli Ainu sono degli stranieri. Molti insegnanti non insegnano la realta' sula storia e cultura Ainu nelle scuole. Al contrario, molti di loro continuano a trasmettere la stessa immagine discriminatoria degli Ainu come esseri inferiori per esempio affermando davanti alla classe che i bambini Ainu sanno contare solamente fino a 10.
Un'altra soluzione sta' nel riconoscere gli Ainu come persone indigene. La legge del 1997 non viene considerata sufficente in quanto parla solamente della promozione della cultura. Gli Ainu sono tra i pochi indigeni al mondo a non vedersi riconosciuta la propria terra come terra indigena.
Gli Ainu sono infine assenti nella sfera politica nazionale: ci fu un solo parlamentare Ainu in passato. Gli Ainu chiedono una quota per parlamentari riservata alla comunita' Ainu.

La gente di Okinawa - La gente di Okinawa spiega che ha sofferto da una politica governativa discriminatoria a partire dall'annessione dell'isola nel 1879. Raramente vengono consultati sulle decisioni riguardanti la loro isola e il loro futuro. Dal 1972 al 2005 ci furono 338 incidenti d'aereo sull'isola. In uno specifico caso un elicottero si schianto' su un campus universitario, i soccorritori e forze dell'ordine sono stati fatti allontanare, la prefettura non pote' partecipare alle indagini e le vittime non hanno ricevuto alcun compenso. Inoltre vi sono diversi casi di donne violentate e uccise da ufficiali militari americani e di giovani ragazze molestate sessualmente. In queste occasioni il governo affermava di prendere misure appropriate ma nulla e' stato fatto. Di conseguenza alcune persone vogliono che Okinawa ridiventi un territorio indipendenete in modo tale da terminare l' essere soggetto a continue violazioni dei diritti umani.

I Coreani - Il relatore speciale ha visitato il distretto coreano di Utoro per vedere le condizioni attuali. La comunita' coreana nasce durante la seconda guerra mondiale quando furono messi su quel terreno per la costruzione di un nuovo aereoporto militare. Quando la guerra finì il progetto per la costruzione dell'aereoporto fu abbandonato e i coreani che ci lavoravano, oltre a non ricevere alcuna riparazione di guerra, furono dimenticati e lasciati su quel pezzo di terreno senza lavoro, risorse, protezione e stato legale. Le condizioni sanitarie sono deplorevoli: un numero considerevole di famiglie non ha l'acqua in casa e il distretto non ha canalizzazioni per l'evaquazione delle acque. Molti abitanti del distretto ci vivono da piu' di 60 anni; hanno sofferto e continuano a soffrire in queste condizioni di vita precarie. Attualmente sono in pericolo di espulsione dal proprio territorio. Dopo la guerra il territorio continuo' ad essere proprieta' del contrattore (l'attuale Nissan Shatai Corporation) ma nel 1987 fu venduto senza consultare gli abitanti ad un agente immobiliare che ha richiesto i residenti di evacuare immediatamente.
La Corte Suprema confermo' l'espulsione senza riconoscere alcun diritto dei coreani che ci furono portati con la forza dalle autorita' giapponesi.
Un altro problema dei coreani e' quello delle pensioni. I coreani di prima generazione arrivati in Giappone lavoravano come cittadini giapponesi in quanto avevano ottenuto la nazionalita' giapponese durante il periodo coloniale. Nel 1952 la cittadinanza giapponese fu ritirata. Nel 1959 fu formato il sistema pensionistico e nazionalita' giapponese era un prequisito per usufruirne escludendo cosi i coreani che avevano lavorato per anni come giapponesi. Attualmente il caso viene analizzato dall'Alta Corte.
Mentre alcune situazioni di discriminazione contro bambini coreani sono state recentemente risolte, come ad esempio il diritto di partecipare a federazioni scolastiche sportive, violenze contro studenti coreani sono in aumento. Alcuni bambini vengono insultati o abusati fisicamente semplicemente perche' sono coreani. Episodi seri costituiscono le ragazze che vestono abiti tradizionali coreani che vengono strappati o tagliati in luogo pubblico durante il giorno. I bambini hanno paura di mostrare la propria identita' e vestire i propri abiti tradizionali.
Infine, per quanto riguarda la piu' vergognosa forma di discriminazione sopportata dai coreani: il sistema di schiavitu' sessuale di donne coreane messe a disposizione dell'esercito giapponese durante la seconda guerra mondiale. Il governo giapponese ha ricinosciuto solo nel 1991 la propria responsabilita' nella creazione di tale sistema. Nonostante cio',azioni come scuse ufficiali, compensazione e giusta educazione riguardo questo tragico episodio storico conosciuto come "comfort women" (donne di conforto) non sono ancora state prese. Il relatore e' stato addirittura informato che a partire dall'anno prossimo i libri di testo non includeranno alcun riferimento alle donne di conforto.

Stranieri e lavoratori immigrati - Comunita' straniere interessate e organizzazioni non governative giapponesi per i dirittti umani affermano che le autorita' pubbliche non prendono misure appropriate per combattere la xenofobia e discriminazione contro gli stranieri. Al contrario, esse giocano un ruolo nel incoraggiare queste discriminazioni. Dichiarazioni discriminatorie nei confronti degli stranieri vengono fatte da pubblici ufficiali. Poster di organizzazioni politiche dell'estrema destra che chiedono l'espulsione degli stranieri vengono tollerati. L'agenzia di polizia nazionale rilascia comunicati stampa esagerando il ruolo degli stranieri nei crimini commessi menzionando che crimini commessi da stranieri stanno peggiorando dando la falsa impressione che gli stranieri sono responsabili dei problemi di sicurezza nazionale. In realta' nel 2003 la proporzione di crimini commessi da stranieri era solo del 2,3 per cento.
Doudou Diene ricorda alcuni episodi dove pubblici ufficiali eletti dal popolo fanno dichiarazioni xenofobe e razziali in totale impunita'.
Un'altra seria manifestazione di discriminazione razziale e' il problema legato alle strutture private o semi-pubbliche che rifiutano persone basandosi sulla nazionalita' o razza. Casi in questa direzione appaiono su tutto il territorio giapponese. Tra i problemi maggiori per proseguire legalmente i proprietari c'e' la mancanza di una legge nazionale specifica.

segue nella seconda parte


 

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