08.08.08 tra olimpiadi, anniversari e comode dimenticanze

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Oggi iniziano ufficialmente le olimpiadi di Pechino, un giorno speciale quindi per lo sport mondiale e per il tanto acclamato “spirito olimpico” tanto caro al governo cinese. Un giorno, quello di oggi, simbolico grazie anche alla data tanto facile da ricordare: 08.08.08.
Sessantatré anni fa come oggi l’Unione Sovietica dichiarava guerra al Giappone; due giorni prima cadeva la prima bomba atomica in Giappone. E per questo triste anniversario tutto il mondo si ferma per ricordare e per “non ripetere” un disastro che per taluni era sicuramente evitabile e per altri invece mossa necessaria per fermare la macchina bellica del Giappone imperiale.
La ciliegina sulla torta, chiamiamola così,  arriva il 9 agosto quando una seconda testata nucleare viene fatta esplodere sui cieli di Nagasaki… ma stavolta il mondo non si ferma per ricordare le vittime; non si ferma neanche il Giappone. Nagasaki potrebbe essere scomoda, meglio non parlare troppo delle 80.000 vittime di “Fat Man”, il nome dato alla bomba atomica al plutonio. La bomba esplose fra due fabbriche d’armi, la “Mitsubishi Steel and Arms Works” a sud e la “Mitsubishi-Urakami Ordnance Works (Torpedo Works)” a nord e a circa 470 metri d’altezza; a quasi 4 km a nord-ovest da dove previsto. Prevedibile la non intenzione di menzionare troppo il bombardamento su Nagasaki da parte del governo giapponese. Per l’occidente risulta imbarazzante confermare la distruzione della Urakami Tenshudo (chiesa cattolica a Nagasaki) oltre alle vittime “non volute” come i prigionieri di guerra, lavoratori della Corea e Cina, studenti stranieri e circa 3200 cittadini giappo-americani.
Meglio tacere, meglio dimenticare o far finta di nulla; questo non è difficile se per essere strumentalizzata a propri scopi c’è la città di Hiroshima, la città simbolo… simbolo di ciò che potrebbe risultare utile (vittimismo, diritto morale per essere i primi e i più idonei a condannare armi atomiche e l’occidente in generale…).
Ironia della sorte potrebbe stare nella tesi che afferma che il Giappone si è arreso non per i bombardamenti, non per la miseria e non perché il Giappone era perso ma bensì per l’entrata in guerra dell’Unione Sovietica. Questa tesi renderebbe ancora maggiormente inutile la morte e sofferenza di tanta gente, tra cui sicuramente anche innocenti (non sono ironico).

Non aggiungo altro a tutto l’inchiostro virtuale versato in questi giorni per ricordare Hiroshima ma chiedo di ricordare anche quei dimenticati di Nagasaki, la città scomoda… la città di Hitoshi Motoshima, sindaco a cui venne sparato 1990 per aver tirato in ballo la figura di Hirohito… la città di Kazunaga Ito (anche lui sindaco) ucciso con due colpi di pistola nel 2007 per essere andato troppo oltre nella sua attività pacifista.

Prima di chiudere con questo breve post desidero ringraziare pubblicamente Stefy per avermi scelto come destinatario di un bel premio, il premio Brillante Weblog. Grazie di cuore per questo apprezzatissimo premio.

Come i miei lettori sicuramente sapranno, in questo periodo mi trovo in Italia per le ferie estive (in montagna) ma oggi  (venerdì)  parto per Milano dove  domani arriverà anche mia moglie per le ultime settimane di vacanza prima di tornare a Osaka. Fine-settimana a Milano (senza bimbi che rimangono per fortuna dalla nonna) e domenica si ritorna in montagna, al fresco. Niente piani per il sabato “milanese”… ci lasceremo sorprendere da ciò che Milano sa offrire :-)

Nagasaki - qualche giorno nella città dimenticata

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Nel mio ultimo post vi ho scritto dei giorni passati a Matsue e dintorni.
Pochi giorno dopo il mio ritorno a Osaka sono poi ripartito per Nagasaki il 18 di giugno per ritornare nuovamente a Osaka il 30.
Arrivato all’aeroporto prendo la corriera che in quasi un’ora mi porta in centro… faccio il check-in in albergo e con alcuni colleghi di lavoro incontrati alla reception decidiamo di andare a pranzare in uno dei ristoranti cinesi presenti in zona. In realtà si trattava del quartiere cinese e il nostro albergo era in zona.
Si sentiva la tipica aria del Kyushu e la stagione delle piogge contribuiva a renderla particolarmente umida. In quasi due settimane solo pochi giorni erano soleggiati… le colline e piccole montagne che circondano la città non sempre si vedevano a causa della nebbia.
Come al solito ho approfittato per assaggiare nuove prelibatezze e anche questa volta non sono rimasto deluso; ricordo ancora la seppia che si muoveva nel piatto :-/
Niente locali strani questa volta, solo buona cucina che mi ha aiutato a non perdere peso (purtroppo).
E’ la seconda visita a Nagasaki, la prima 5 o 6 anni fa, e non ricordavo molto dall’ultima volta.
In una delle poche sere con il cielo non nuvoloso ho preso un taxi e sono andato al parco della Pace; in effetti non ci ero ancora andato e ci tenevo a vederlo almeno una volta. A differenza di Hiroshima, del dramma nucleare di Nagasaki non si parla molto. Sarà perché Hiroshima è stata la prima città ad essere bombardata con una bomba atomica o forse anche perché l’esplosione su Nagasaki avvenne vicino ad una fabbrica di munizioni, luogo scomodo da citare e che in parte potrebbe giustificare il “target”atomico. Hiroshima è simbolo del vittimismo giapponese, una città che ha trasformato il Giappone imperiale aggressivo in un paese vittima della crudele guerra. Nagasaki al tempo stesso passa nel dimenticatoio e riemerge solamente con episodi legati all’intolleranza verso i loro sindaci che riescono a trovare il coraggio di puntare il dito verso Tokyo.

Chi si reca in Giappone desidera visitare Tokyo, Kyoto e Hiroshima… questo valeva anche per me quando 13 anni fa misi piede in Giappone per la prima volta. In quell’occasione ricordo di essere stato a Hiroshima una settimana dopo il 50-esimo anniversario del bombardamento atomico del 6 agosto 1945. Il 6 agosto è un giorno da ricordare e il primo ministro si reca a Hiroshima per la cerimonia. Mi chiedo perché proprio il 6 agosto e non il giorno 8 (La Russia dichiara guerra al Giappone e invade la Manchuria) oppure il giorno 9 che ricorda il bombardamento atomico su Nagasaki. Il 6 agosto sembra più importante (e per molto sicuramente lo è) del 15 di agosto, giorno del discorso dell’imperatore Hirohito che chiedeva ai suoi sudditi di arrendersi all’inevitabile.
Nagasaki passa in secondo piano e talvolta ho l’impressione che venga deliberatamente evitato di parlarne strumentalizzando a sua volta Hiroshima.

Dopo tutti i minuti di silenzio per ricordare le vittime di Hiroshima, ricordiamo anche quelle di Nagasaki che con la seconda giornata delle olimpiadi di Pechino “festeggeranno” il triste anniversario.

Vacanze a Matsue - parte seconda

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Dopo il mio ultimo post scritto da Nagasaki sul mio viaggio a Matsue (alcune foto della città) , eccomi nella seconda parte del post; questa volta postato dall’Italia in cui mi trovo per qualche settimana di “meritato” riposo.
I giorni di lavoro sono passati in fretta grazie anche alle molte cose nuove che ho potuto vedere e conoscere. La cittadina è piccolina e il clima è molto famigliare. La gente è particolarmente gentile e “foreigner friendly”. Non è raro incontrare persone che incontrandoti per strada ti sorridono e ti salutano. Ho avuto la netta impressione che a scuola si insegna a salutare lo straniero in quanto in diverse occasioni si è verificato che un gruppo di studenti in bicicletta passava salutando in modo impeccabile.
Davanti alla stazione centrale si trova un comodissimo ufficio informazioni per gli stranieri. Per ogni straniero che chiede informazioni un gentile regalo da parte della città.
Gli ingressi ai luoghi turistici sono spesso scontati del 50% (bisogna avere il passaporto o la “Alien Card” per gli stranieri residenti in Giappone).

     Il City Bus di Matsue
Il city bus turistico di Matsue

La simpatia per gli stranieri che si trova a Matsue (e nella prefettura di Shimane in generale) potrebbe essere la conseguenza del buon Koizumi Yakumo, uno straniero che arrivò in Giappone alla fine del 19-esimo secolo. Naturalizzato giapponese, il suo vero nome era Lacfadio Hearn ed è conosciuto per i suoi libri sul Giappone. E’ stimato e riverito dagli abitanti di Matsue per aver fatto conoscere le loro realtà al resto del mondo.
Nonostante questa simpatia per lo straniero ci sono ovviamente le solite contraddizioni che tanto contraddistinguono il nostro sempre amato Giappone. In oltre 10 anni di permanenza in Giappone mi hanno fermato quattro volte per controlli. Due di questi controlli sono avvenuti in pochi giorni proprio a Matsue. I controlli sono stati fatti per il semplice motivo che ero straniero e questo è confermato da uno dei due poliziotti in borghese che ha affermato di aver avuto l’ordine di controllare gli stranieri. Sempre simpatici ed educati ma essere fermati per dei controlli come un potenziale criminale non è mai piacevole. Essere fermato solamente perché gaijin non aiuta a farmi sentire maggiormente integrato e particolarmente ben accettato nella società che da anni mi ospita.

La prima giornata libera, dopo i sei di lavoro, mi porta al tempio più antico del Giappone e secondo in importanza solo al tempio di Ise dedicato alla dea del sole Amaterasu Omikami. Il Izumo-Taisha si trova ad Izumo e ci si arriva prendendo il treno che parte dalla stazione di Shinji-ko onsen. (vedi ulteriori informazionivedi galleria fotografica).
Ci arrivo verso le 11:00, il cielo è nuvoloso ma fortunatamente non pioverà per l’intera giornata. Avevo raccolto informazioni prima di andarci e quindi era più semplice trovare i luoghi più importanti di questo magnifico ed imponente tempio. Dalla stazione ferroviaria una piccola salita mi porta al torii del tempio. Guardando indietro noterò in fondo alla salita un’altro torii, enorme… il più grande del Giappone. Un viale in mezzo ad un grande parco mi porta al tempio vero e proprio, un insieme di padiglioni attorno alla struttura centrale dell’ Izumo Oyashiro (Izumo Taisha).
Molta gente nonostante il giorno feriale e molte persone che cercavano la fortuna gettando una monetina verso l’alto nella speranza che si incastri tra la paglia. Vedendo una giovane signora tentare e ritentare decido di tentare la fortuna con una moneta da 10 yen. Primo tentativo e lancio perfetto! Occhi increduli mi fissano e con falsa modestia affermo che faccio le prove di lancio ogni giorno per essere sicuro di riuscirci. Anche questa volta la mia vittima, da brava giapponese, ci crede ad occhi chiusi. “Jodan desu yo!” (sto scherzando) e ci facciamo qualche risata. Continuo il giro per il tempio e noterò una decina di minuti dopo, ripassando, che la giovane signora era ancora lì impegnata in qualcosa che sembrava impossibile. Dopo pranzo la vedrò passare insieme a sua madre con un sorriso stampato sul suo viso che lasciava intendere una sola cosa: l’ardua impresa è andata a buon fine :-P
Vicino al tempio ci sono delle piccole cascate e un giardino decisamente grazioso ma stranamente non c’erano altre persone. Tutti si soffermavano al tempio stesso. Una cosa che ho notato diverse volte qui in Giappone: i visitatori, spesso anzianotti, si soffermano in pochi luoghi e non degnano la loro visita ad altri luoghi meritevoli. Secondo me si tratta di pigrizia o di ignoranza… un vero peccato tralasciare posti magnifici che si trovano a pochi minuti di distanza.
Torno a Matsue con il piccolo trenino di campagna. Una giornata decisamente rilassante, una di quelle giornate che mi lasceranno tanti piacevoli ricordi.

Il mio secondo giorno a Matsue lo sfrutto proprio al massimo e grazie al bel tempo riesco a fare tutto ciò che avevo messo nella lista delle cose da fare.
Già da giorni avevo preparato l’itinerario che volevo seguire e che non ero certo di riuscire a fare data la lontananza da un posto all’altro. Scarpe da ginnastica e camicia hawaiana, prendo l’autobus e arrivo al Yaegaki-Jinja (vedi galleria fotografica). Da qui si continuerà a piedi per vedere e visitare alcuni altri templi e luoghi culturali. A fine giornata sarò rosso e scottato e l’ofuro sarà particolarmente doloroso :-(

Ma andiamo a piccoli passi (ma saranno tantissimi). Il Yaegaki-jinja si trova a sud della città di Matsue (zona chiamata “Fudoki no Oka”) e ci si arriva facilmente con la corriera (fermata Yaegaki Jinja Mae). Da qui avevo deciso di proseguire a piedi per diversi chilometri passando per diversi templi.
Fatte le prime foto prendo la Haniwa Ro-do (Haniwa Road) che è una passeggiata chiusa al traffico che passa per la foresta e i campi di riso e che mi porterà al tempio di Kamosu (tesoro nazionale costruito nello stile taisha). Camminando tra la natura ad un certo punto sento della musica J-pop ad alto volume arrivare da dietro la collina… pensavo ad una festicciola tra giovani e invece era un contadino che lavorando il suo campo di riso ascoltava della musica dalla radiolina del suo furgoncino. Respiro l’aria della natura, ero solo e il tempo era particolarmente bello. Noto poi, con un certo stupore, proprio in mezzo alla natura un grosso edificio in cemento armato; una di quelle brutte cose che manco a Tokyo si possono trovare. Che cosa era quel mostro su quella collina in mezzo ad una foresta? Si trattava di una scuola, la Rissho University Shonan High School (vedi foto).

 tra la natura una scuola in cemento
Rissho University Shonan High School in mezzo alla natura
  Nella campagna a sud di Matsue
Vista dalla Haniwa Road

Ancora qualche campo di riso e un laghetto calmo ed armonioso ed arrivo al Kamosu-jinja (vedi galleria fotografica). Qualche foto per poi ripartire, era difficile prevedere quanto tempo ci vorrà per arrivare a destinazione e prendere la corriera per tornare in centro. Dal Kamosu Jinja volevo arrivare, sempre a piedi, al Tsurugi-jinja e per arrivarci si passa per il museo “Yakumo Tatsu Fudoki no Oka” (che non ho visitato) e per il tumulo Okada-yama, una zona dalla quale (si dice) sia nata la civiltà della regione. Un paio di antiche abitazioni possono essere ammirate in mezzo al prato.

     Tumulo di Okada-Yama
     Tumulo di Okada-Yama
     Tumulo di Okada-Yama
Tumulo di Okada-Yama

Arrivo al Tsurugi-jinja (vedi galleria fotografica), un tempietto che mi ha fatto allungare di qual cosina la mia passeggiata. Noto subito che devo essere uno dei rari visitatori… le scale che portano al tempio non erano curate e piene di erbacce; ragnatele ostacolavano la mia camminata, di fatto sembrava di essere fuori dal mondo. Un tempio in miniatura in cima ad una collinetta raggiungibile scalando faticosamente circa 150 scalini…

     Studentesse nella campagna a sud di Matsue
delle studentesse nei pressi del tumulo di Okada-Yama

Torno indietro per la stradina da cui sono arrivato per ripiegare e andare al Rokusho-jinja (vedi galleria fotografica). Passo dopo passo noto come il sole cerca di cambiare il colore della mia sensibile pelle bianca ma ormai non potevo certo tornare indietro e quindi via verso il Manai-jinja (vedi galleria fotografica) a pochi chilometri. Ai piedi del monte Chausu il tempio si trova all’ombra e quindi finalmente un po’ di freschezza prima di arrivare al Takeuchi-jinja (vedi galleria fotografica). Una via soleggiata dove trovo finalmente il primo jidohanbaiki (distributore di bevande) della giornata. Mezzo litro di acqua mi da’ l’energia di continuare per il mio cammino. Passo per le rovine del tempio provinciale di Izumo e arrivo al Takeuchi-jinja che è l’ultimo tempio del mio itinerario, una camminata di poco più di quattro ore. Incontro un monaco buddhista che dopo avermi chiesto se ero americano mi indica il posto dove fare una donazione :-D
A fine visita prendo l’autobus e torno in albergo per una doccia veloce.

     Rovine dell'antico tempio provinciale di Izumo
Rovine del tempio provinciale di Izumo

Chiedendo informazioni alla reception mi dicono che il castello di Matsue è aperto fino a sera. Colgo l’occasione per continuare la giornata nei migliori dei modi. Prendo un taxi (avevo in mente di vedere ancora tante cose questo giorno e non volevo perdere tempo aspettando autobus e fare altre lunghe camminate inutili) e arrivo all’entrata principale del castello (vedi galleria fotografica – vedi informazioni sul castello). Il taxi era nuovissimo, ero il quarto cliente che saliva sul taxi mi dice con fierezza il tassista. “Sono un puro-doraiba- (Pro Driver) da 30 anni e mi hanno affidato un taxi nuovo questa mattina” mi dice il fiero tassista. Il castello di Matsue non era stato distrutto durante la Restaurazione Meiji e la seconda guerra mondiale ha risparmiato questa piccola cittadina dai bombardamenti (leggi informazioni del castello – vedi galleria fotografica). Entro e salgo fino in cima per ammirare il panorama sulla città e sul lago di Shinji dove ci andrò poi di sera per ammirare l’ennesimo tramonto.
Dopo la lunga passeggiata per i templi e natura del sud della città avevo ancora del tempo per andare a nord del castello per vedere la Shiomi Nawate, una stradina di fianco al canale del castello e che mantiene (strada asfaltata e abbastanza trafficata a parte) un aspetto ancora fedele al Giappone del passato. Partendo da nord ho visitato il museo dedicato a Lafcadio Hearn (vedi galleria fotografica), uno straniero arrivato a Matsue per insegnare la lingua inglese. Lafcadio Hearn (Koizumi Yakumo) è conosciuto per le sue opere che fanno conoscere “l’altro Giappone”. Tra i suoi capolavori spicca “Glimpses of Unfamiliar Japan”. Il museo ospita diversi oggetti personali di Lafcadio tra cui la sua personalissima scrivania rialzata per avvicinare al suo unico occhio buono i suoi libri e i suoi scritti. L’ingresso è di 300 yen ma se avete con voi il passaporto (o Alien card) l’ingresso è di soli 150 yen. Di fianco al museo si trova l’ex residenza di Lafcadio anch’essa aperta al pubblico. Scendendo la Shiomi Nawate si passa per una vecchia residenza di un samurai di classe media. Il Buke-Yashiki (vedi galleria fotografica) è stato costruito nel 1730 ed era l’abitazione della famiglia militare di Shiomi. Ho colto l’occasione per vedere le varie stanze e il giardino del samurai. Ero già passato per questa stradina la mia prima sera di Matsue ma di giorno è decisamente più bello. Oltre a questi storici edifici si possono ammirare case da te e il canale dove passano le barche per i turisti e poco oltre la sagoma del castello. Scendo verso sud e raggiungo il ponte O-hashi da cui proprio Lafcadio amava ammirare il tramonto sul lago Shinji. Oggigiorno dallo storico ponte, guardando verso il lago si vede un altro ponte, il Shinjiko Ohashi.

                 Il ponte O-hashi a Matsue con vista sul lago Shinji
Il ponte O-Hashi a Matsue

Si avvicina la sera e mi dirigo verso il lago e arrivo di fianco all’isoletta Yomegashima, luogo particolarmente amato dai fotografi e dalla gente che si ferma. C’è pure una fermata degli autobus “Shinjiko Yuhi Supotto” e una piccola tribuna (vedi galleria fotografica del lago di Shinji. Il cielo era sereno e il tramonto era particolarmente bello. Verso le 20:00 con una decina di chilometri a piedi alle spalle e con una faccia da pellirosse torno in albergo. Alla reception non mi credono… anzi, ci credono e credono pure che io sia un povero pazzo. Chi farebbe tutta questa strada in una giornata sola? Tutta la strada fatta a sud tra la natura e i templi e poi tutta la strada dal castello al lago per poi tornare in albergo passando per il quartiere dei templi di Teramachi (vedi galleria fotografica).
Di sera, dopo una veloce doccia nel mini bagno dell’albergo, sono poi andato nel ristorante, un izakaya, che ho citato nel post precedente, quello in cui sono stato prima di andare al KyabaKura. Si mangiava troppo bene e il sake con pezzettini di fugu mi stava aspettando.
Il terzo giorno di vacanza a Matsue è decisamente più tranquillo. Esco dall’albergo verso le 10:00, prendo il taxi e vado a Kyomise Karakoro da dove prendo il Horikawa Boat, una piccola imbarcazione per i turisti che desiderano navigare per i canali di Matsue passando sotto i 16 ponti.

         Dalla barca Horikawa Boat a Matsue
         Dalla barca Horikawa Boat a Matsue
vista dalla piccola imbarcazione

A guidare la barca una signora di mezza età simpaticissima che oltre a spiegare i posti che si vedevano cantava le canzoni tradizionali di Matsue e cercava di fare del suo meglio per spiegare in due parole di inglese. Anche oggi la giornata è piena di sole e per fortuna non faceva ancora quel caldo che inevitabilmente soffocherà l’estate. Arrivo dinnanzi all’entrata principale del castello; si può proseguire oppure scendere per poi salire sulla barca anche più tardi. Il biglietto è valido per tutto il giorno e può essere usato diverse volte. Decido di visitare nuovamente il castello, l’adiacente Matsue-jinja e il museo di storia moderna. Nel castello giravano delle scene per un drama che la NHK di Osaka produce. Si poteva comunque entrare ma bisognava stare in silenzio. Arrivo in cima e posso seguire le registrazioni di una scena a pochi metri di distanza. Il titolo è “Danran” che in dialetto di Matsue significa grazie (nei ristoranti ti saluteranno con Danran). Ripasso ancora la Shiome Nawate e ritorno alla barca Horikawa per ritornare al posto d’origine. Il cielo era sereno e si sentiva comunque il caldo… decido di mangiare qualcosa e torno in albergo per una piccola pausa. L’ultima sera di Matsue si avvicina e l’ultimo tramonto al lago non deve mancare. Una serata romantica con l’aria di Matsue che con una leggera brezza mi dava appuntamento per l’anno prossimo. Il sole scende e si nasconde dietro le montagne dietro il lago… si fa sera.

       i coniglietti al Shimane Art Museum al lago di Shinji
i coniglietti al Shimane Art Museum al lago di Shinji
      Un monumento nei pressi di Shinji-ko - Matsue
Un monumento nei pressi di Shinji-ko - Matsue

Vado sul sicuro e ritorno al piccolo ristorante locale in cui ci sono stato la prima sera a Matsue. Il locale a conduzione famigliare con la figlia che parla un po’ di italiano si trova vicino al ponte O-hashi (lato nord) e dovrebbe essere presente nella Lonely Planet. Prendo il solito; il Unagi tadaki (anguilla battuta che dovrebbe fare miracoli la mattina seguente) e altri pesci del lago di Shinji… il tutto accompagnato da alcune ottime birre Yebisu.
La serata finisce ufficialmente così e torno in albergo. Tre giorni densi di stupende immagini, profumi e ricordi e… oltre 800 fotografie.
Il giorno dopo torno a Osaka, questa volta non prendo la corriera ma il trenino che mi porta a Okayama dove prenderò lo shinkansen per Osaka. Qualche giorno a casa per poi ripartire il 18 per Nagasaki. Ritornerò a Osaka il 30 di giugno per starci praticamente un giorno solo: il primo di luglio, di notte, ho preso l’aereo per l’Italia… e ora finalmente un po’ di relax… figli permettendo :-D

Un viaggio nel vecchio Giappone - Matsue - prima parte

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Dopo un po finalmente riesco a trovare del tempo per scrivere del mio viaggio fuori Osaka a Matsue… un viaggio iniziato il 4 di giugno per finire poi con il rientro a casa il 14. Ci è voluto più del previsto perché per accompagnare il post desideravo prima preparare le gallerie fotografiche (13 gallerie nuove) e alcune informazioni secondarie.
Si, è Matsue la località che non volevo anticipare nei miei precedenti post… ma la cara Kazu ha riconosciuto il luogo dalla foto …. grrrr (sarà stato il viso della ragazza?)
Si è trattato della mia prima visita in questa città (e regione… Shimane-ken). Come al solito si trattava di un viaggio di lavoro ma siccome tutti mi parlavano molto bene di questa località ho aggiunto tre giorni interi ai sei giorni lavorativi per averne qualcuno per visitare i luoghi che più potevano interessarmi. Questo con la benedizione di mia moglie :-P

Da Osaka ho usato la corriera che parte dalla stazione di Umeda. L’autobus ci mette circa quattro ore e mezza per arrivare alla stazione centrale di Matsue… un po lunghetto ma per fortuna avevo con me un ottimo libro (Hirohito - Emperor of Japan di Leonard Mosley-1966) a tenermi compagnia.
Arrivato a Matsue comincia subito il lavoro ma prima faccio il Check-in nell’albergo subito a sud della stazione. Il “Plaza Hotel”!!!! Pensavo a qualche albergo di lusso e invece uno degli alberghi più stretti in cui ho alloggiato in questi 10 anni in Giappone :-( Vabbè costava solo 4.000 Yen a notte quindi non c’è ragione per lamentarsi.

Di giorno si lavora, di sera ci si diverte (motto “sarariman” giapponese)
Matsue non è particolarmente conosciuto come posto della buona cucina ma ci sono alcuni piatti tipici e sono quest’ultimi che siamo andati a cercare. Oltre all’Izumo-soba (un po’ più scuro e forse anche più “al dente”) si trovano i sette tipi di pesce del lago di Shinji (vedi la nuova galleria fotografica).
La città di Matsue ha circa 200.000 abitanti ed è quindi considerata “campagna” giapponese. Le case sono piccole e pochi sono gli edifici alti. Essendo stata risparmiata dai bombardamenti alleati durante la seconda guerra mondiale, la città offre un qualcosa di “tradizionale” che poco si può vedere in altri posti del Giappone. Manco a Kyoto si può annusare l’aria del Giappone “vero”, cioè quello che ogni gaijin desidera trovare andando in Giappone.
Specialmente la parte nord, quella a nord del fiume che divide il lago di Shinji e la laguna tanto per intenderci, è quella maggiormente “fedele” al Giappone del passato. Oltre al castello di Matsue (informazioni sul castello - galleria fotografica) si può visitare la via “Shiomi Nawate” che ospita una vecchia residenza di un samurai, l’abitazione di Lacfadio Hearn (diventato poi Koizumi Yakumo), case da te e altre abitazioni dei vecchi tempi (di più nel mio prossimo post). Il luogo è molto suggestivo ma lo sarebbe di più non ci fosse la strada asfaltata abbastanza trafficata da macchine e corriere. Da un lato i vecchi edifici di una volta e dall’altro un canale e poi i giardini del castello che padroneggia la città… “Ai rabu it” (dall’inglese I love it) mi dice una ragazza del posto riferendosi proprio al castello (la pronuncia della ragazza mi aveva fatto capire in un primo momento “I rabbit:-) e ho colto l’occasione per la stupida battuta: “anata Rabbit desuka? (sei un coniglio?)” LOL inutile aggiungere che da brava giapponese ha preso tutto sul serio).
La prima sera a Matsue prendo proprio l’occasione per una bella e sana camminata verso il castello (ma prima mi gusto il famoso tramonto dal lago di Shinji) e la via Shiomi Nawate. Era buio e si vedeva poco… trovo un negozietto del posto dove acquisto due pendenti in legno che poi regalerò a qualche conoscente non appena torno in Italia.
Ero con un amico italiano e decidiamo di cercare un ristorantino, possibilmente con cucina locale. Troviamo un piccolo localino a conduzione famigliare (genitori e figlia che a nostra sorpresa parlucchiava abbastanza bene l’italiano!)

      Ristorante locale a Matsue
locale che dovrebbe essere presente anche sulla guida della Lonely Planet (ci sono passato di giorno per la foto per il blog e poi una seconda volta di sera)

L’atmosfera era molto famigliare ed estremamente semplice. Si mangia solo al piccolo banco (massimo una dozzina di persone ci hanno posto) e non ci sono tavoli. Ci facciamo consigliare (ma c’è anche il menu in inglese) e ci viene spiegato anche in italiano. Le sette prelibatezze del lago Shinji vengono servite in questo locale ma in questi giorni solo quattro sono a disposizione dei clienti. Prendiamo un unagi (anguilla) battuto, specialità della casa condito con diverse spezie. Il padre e proprietario del locale (che continuava a chiamarci “italia-jin no kata san“) ci avverte con una certa fierezza che questo pasto ci darà una carica sessuale estremamente sorprendente la mattina seguente! In città lui era l’unico a prepararlo. Inutile dire che rimaniamo leggermente imbarazzati… tutti sentivano (e facevano ben attenzione a cosa questi due gaijin dicevano). Poi shijimi per una persona (ichinin bun - porzione per una persona) che sembrava una porzione gigantesca… la figlia (quella che parla italiano) ci scherza sopra e da “ichinin bun” sorridendo lo chiama “ichinen bun” (porzione per un anno).
Estremamente simpatici, vestiti con tipici abiti d’epoca, i proprietari servono i clienti sempre con il sorriso e simpatia. Ci saluteranno con inchini a non finire quando andremo via.
Inutile nascondere che ci sentiamo leggermente osservati dal resto della clientela presente nel locale (da dove arriveranno questi gaijin-san? Che lingua parlano questi gaijin-san?). A queste domande avranno presto una risposta ma a loro arriverà una grande sorpresa (in città maggiori questo non sarebbe stato affatto una sorpresa ma a Matsue invece…). Una telefonata al mio amico (tra di noi parlavamo ovviamente in italiano) da parte di un giapponese. Il mio amico (che vive in Giappone da quasi 20 anni) risponde in giapponese e continua a parlare in giapponese… nel locale si susseguono gli Ahhhh…. e gli Ehhhh…. prima per il giapponese parlato e poi per aver capito la nostra professione. Eravamo al centro dell’attenzione del piccolo locale :-)

Ci eravamo scoperti quindi niente più italiano e inglese…

Al lago di Shinji con l’amico giapponese
Chi mi legge si ricorderà della mia visita a Sapporo di poche settimane fa. In quel caso ero l’unico italiano ma l’amico giapponese del caso che mi aveva portato nel locale notturno a Sapporo era uguale a quello che ho accompagnato al lago di Shinji (Shinji-ko) per ammirare uno dei leggendari tramonti. Ma prima del tramonto ci aspettava il quartiere dei templi di Matsue, il Tera-machi (vedi galleria fotografica). Una visita veloce alla parte sud di Tera-machi (qualche giorno dopo visiterò la parte nord) per dirigersi poi verso il lago.
Il Shinji-ko è particolarmente famoso per i tramonti grazie anche all’isoletta (Yomegashima - isola di Yomega), soggetto preferito dai fotografi. Ogni sera la gente si ferma per gustarsi i tramonti… tante coppie, studenti e lavoratori che ammirano lo yuhi dopo il lavoro prima di tornare a casa. Questa sera il cielo era abbastanza nuvoloso e il tramonto non era quello che si vorrebbe trovare. Era la mia seconda serata al lago per ammirare il tramonto, altre tre ne susseguiranno.
Scegliamo di cenare presso un ristorante tipico di Matsue, un locale consigliatoci da conoscenti del posto. Arriviamo al locale ma ci sono 40 minuti di attesa… cogliamo l’occasione dell’attesa per trovare un locale nelle vicinanze per un paio di birre. Chiediamo informazioni ad una persona a caso che gentilmente ci accompagna in un pub della zona. Il tizio era un butta-dentro di un “kyaba-kura” dall’ inglese “Cabaret Club” (e quindi diminutivo di Kyabaretto kurabbu), un tipo di locale PARTICOLARMENTE amato dai sarariman giapponesi.
La serata era organizzata quindi… un paio di birre al pub, cena “tipica del posto” e “niji-kai” (il dopo-cena o fine-serata… esiste anche il sanji-kai ma la parola di per se dipende da cosa si faccia prima) nel locale del gentile signore che ci ha consigliato il pub.
Tralasciamo le birre al pub e la cena (che era particolarmente buona, ci sono poi ritornato) e passiamo al Kyaba-kura. Ci arriviamo non sul tardi… il sistema prevede 5000 yen a testa per un’ora di conversazione con tre ragazze (20 minuti per ragazza) e drink illimitati, il solito whisky a basso costo della Suntory con tanta acqua e molto ghiaccio.
Riaffermo la mia indecisione sul frequentare questo tipo di locali… ma forse il fatto che sto diventando un vero oyaji, ho una certa età e la buona esperienza a Sapporo (dopo quella pessima di qualche anno fa a Kagoshima) ho accettato mio malgrado di andarci anche in questa sera di Matsue. Ci rimaniamo per due ore.
Inutile nascondere che tutte le tipe del locale sono carine e pure belline (forse anche grazie non solo alla poco illuminazione, abiti un po’ sexy, trucco ma anche a qualche birra di troppo); sono aperte e sanno come cominciare a parlare con i maschietti che arrivano al locale. Sono tutte in abito da sera, particolarmente curate nel trucco e conoscono le giuste maniere del caso… cerco di essere specifico per la nostra amata Bunny-chan :-)
La “mama”, la signora che controlla il tutto aveva solo 25 anni ed era forse la donna più piacevole di tutte… un gran bel pezzo di… bella ragazza.
Il mio amico italiano ha scelto di continuare a parlare con la stessa ragazza per ambedue le ore che siamo rimasti nel locale. Tale scelta costerà cara… ma si ricompenserà nelle serate successive; e non aggiungo altro LOL
Io e l’amico giapponese (un sacho di una ditta importatrice) la prendiamo sul divertente e ci limitiamo nella conversazione sul più e del meno. Confrontando con il locale di Sapporo devo dire che preferisco di gran lunga quello a Sapporo… grazie anche al “Sapporo service” che comprende la gamba di lei sulle tue… poi per pochi minuti lei seduta su di te… con la possibilità di “toccare” un pochino (sempre specificando il più possibile per Bunny-chan :-D )

Noi maschi siamo un po’ così… inutile nasconderlo… piccoli piaceri innocui con dolci fanciulle altrettanto innocue nei periodi fuori casa; tutto entro i limiti: esattamente come il sistema prevede.

                         due ragazze di un Kyabakura a Matsue
due ragazze del kyaba-kura di Matsue.

Locali serali per prendersi una birra non sono facili a trovarsi. Chiedendo ai passanti abbiamo come risposta locali dove ci sono le ragazze filippine (Firippin kurabbu) che io odio e che non visiterò mai più!

       Nightshow club a Matsue
Un’insegna di un Firippin kurabbu (Philippin club) - Showclub Infiniti

Mi sembra incredibile come anche nelle città più piccole questo tipo di locale esiste. Sembra proprio una mania dei maschi giapponesi di una certa età cercare le ragazze filippine, conquistarle e portarsele a letto… e non lo dico per semplice impressione personale ma conosco esempi a non finire.
Sarariman ancora abbastanza giovani riescono ancora a trovare giovani ragazze giapponesi da sfruttare e “schiavizzare” (conosco personalmente diversi casi) ma quelli meno “ninki” (piacevoli) cercano e riescono sempre a trovare sfogo alle loro voglie solo nelle ragazzine giovani provenienti dalle Filippine. Nulla di anormale… anzi l’anormalità sembrerebbe nel contrario… il non avere un’amante giovane (amante per modo di dire… amante a pagamento sarebbe il termine più adeguato) è completamente OUT.

Cerco e trovo la Izumo-soba in un ristorantino vicino alla stazione centrale durante la pausa pranzo. Decisamente buona… al dente come piace a me. La comprerò come souvenir da portare a Osaka e mangiarla con la mia famiglia… ma ho il sospetto che l’abbiano già mangiata, grazie alla mia assenza :-(

Dopo sei lattine di birra questo post finisce qui… la seconda parte, quella dei tre giorni “non lavorativi” passati nella prefettura di Shimane arriverà a giorni (spero).

Aspettando Matsue (brava Kazu) eccovi il Giro-san del Lawson

curiosità 3 Commenti »

Aspettando il “famoso” post su Matsue (ma non riesco a trovare il tempo :-( ) desidero postare questo mini post che mi sembra interessante… nulla di culturale e nulla di particolarmente informativo questa volta.

Nel mio ultimo post vi parlavo della mia visita allo stabilimento della Coca-Cola e al tempio raffigurato sulle monete da 10 yen. Tornando a casa noto qualcosa di diverso nei kombini (convenient store - negozi di alimentari e beni di prima necessità aperti 24 ore al giorno) della catena Lawson! Attualmente la Lawson (chi è stato in Giappone sicuramente conosce questa catena di kombini) sta facendo un tipo di “fiera italiana”!!!! E dappertutto troviamo la faccia di… di? Si, di Giro-san, Girolamo Pancetta, opps, Panzetta :-D

Fino al 29 mi trovo a Nagasaki e noto oggi, tornando in albergo dopo una serata passata in un izakaya e in un pub, che anche da queste parti il Lawson sta avendo lo stesso evento… la fiera italiana con la figura di Girolamo che ci fa pubblicità.

Ho dovuto scattare qualche foto per il blog ovviamente…


      Lawson 2008 -fiera italiana con Girolamo Panzetta
    Lawson 2008 -fiera italiana con Girolamo Panzetta
     Lawson 2008 -fiera italiana con Girolamo Panzetta
Giro-san anche sui pani
     Lawson 2008 -fiera italiana con Girolamo Panzetta

Senza nulla togliere nulla a Girolamo, ma la qualità dei prodotti “italiani” (made in chissà dove) non sono certo motivo di vanto. L’immagine sulla qualità dei prodotti italiani rischia di andare a farsi friggere completamente con questo tipo di eventi. Il nome ITALIA sicuramente si diffonderà ulteriormente ma non sarà più quello di un paese che esporta prodotti di qualità… il rovescio di una medaglia?

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