Tricolore al Mitsukoshi di Tokyo e te verde macchiato

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Questi giorni, fino al 30, mi trovo a Tokyo.
Ai grandi magazzini del Mitsukoshi, e più precisamente, alla casa madre del Mitsukoshi a Nihonbashi (Mitsukoshi Honten) in questi giorni c’è la grande fiera italiana. La fiera italiana del Mitsukoshi avviene ogni anno in questo periodo ed è un’occasione per molti giapponesi di incontrare italiani… artigiani, cuochi e gente dello spettacolo. La fiera dura 11 giorni in tutto e finisce il 25. Per l’occasione il Mitsukoshi ha ripreso i nostri colori e l’atmosfera è decisamente italica… forse pure troppo a causa di tutte quelle bandierine tricolore in bella mostra.

Tokyo Mitsukoshi Honten a Nohonbashi - Fiera italiana 2008 Notate le bandierine sopra le vetrine e il grande striscione che pubblicizza l’evento.
(cliccate le immagini per ingrandimento)

Ho colto l’occasione per fotografare alcune vetrine al piano terra interamente dedicate ai prodotti italiani.

Tokyo Mitsukoshi Honten a Nohonbashi - Fiera italiana 2008 Mitsukoshi Italia Fair
Tokyo Mitsukoshi Honten a Nohonbashi - Fiera italiana 2008 Che bambola! Ceramiche di Firenze
Tokyo Mitsukoshi Honten a Nohonbashi - Fiera italiana 2008
Tokyo Mitsukoshi Honten a Nohonbashi - Fiera italiana 2008 dei disegni di un artista giapponese (che non so cosa c’entri con la fiera italiana)
e degli orologi a parete

Tokyo Mitsukoshi Honten a Nohonbashi - Fiera italiana 2008 Tricolore
Le vetrine sono decisamente ben allestite e sicuramente c’è stato molto lavoro dietro.

Alla fiera italiana del Mitsukoshi si trova di tutto, dalle prelibatezze culinarie ai vini; gioielli, cammeo, vetri veneziani, ceramiche toscane e affreschi di un artista toscano residente in Giappone da diversi anni.

Girando per Tokyo, non molto a dire la verità, ho notato una certa tendenza di offrire il te verde al latte :shock:
Conosciamo il caffè macchiato, giusto? Beh, in Giappone troviamo il te verde macchiato! Ma non solo, pure il te verde con spremuta di arancia… e magari pure altro che non ho ancora notato. Se il te verde al latte non mi ispira per niente, quello con la spremuta di arancia credo possa essere gustoso… uno di questi giorni mi riprometto di provarlo. Oggi ho provato il “Green Tea” cremoso, freddo… non era assai male :smile: Un mio amico ha provato quello con il latte e ha affermato che “nonostante io beva di tutto e senza problemi, questo è proprio una schifezza!

Te verde al latte Maccha-Latte
La catena di bar si chiama “Caffe Veloce” e ce ne sono tanti sparsi in Giappone.
Questo te verde macchiato mi ha incuriosito ma non intendo provarlo
:twisted:

Te verde al latte Maccha au lait (Macha al latte)
In questo bar/ristorante ho pranzato oggi. Si trova nella zona di Nihonbashi in una piccola stradina non lontano dal famoso Starbucks. Sempre affollato, il locale è a tre piani, molto tranquillo e rilassante. Lo staff è particolarmente gentile.

Te verde al latte! Non so cosa pensare… l’idea potrebbe anche essere buona in quanto ai giapponesi piace moltissimo il caffè al latte (kafe o re, dal francese “au lait”) sia caldo che freddo, ma non mi convince. Il te verde lo preferisco “liscio” e magari con un piccolo manju di contorno :mrgreen:

Domani sera sarà la volta del famoso monja-yaki (una specie di Okonomi-yaki di Tokyo che agli abitanti di Osaka non piace… proprio perché di Tokyo) . A me personalmente piace, specialmente se accompagnato da una (ma anche due o tre… ma anche quattro) birre ben gelate. Talvolta lo preparo pure a casa mia e i bambini lo amano.
Dopodomani invece la serata a Roppongi, molto probabilmente uno Shabu-shabu con sushi (e le solite birre :mrgreen: )
Che dite, faccio un paio di foto?

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Una settimana a Matsuyama

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Chi segue il blog saprà che viaggio relativamente spesso per il Giappone. Ultimamente ho passato una settimana nella città di Matsuyama, una città che si trova nell’ isola di Shikoku.
L’aeroporto non si trova lontano e in circa 30 minuti di autobus si arriva in centro.
Ci sono stato per una settimana e ho avuto modo di gustare la cucina locale che è molto buona. Chi va nello Shikoku deve per forza provare Udon  :grin:
Come spesso succede durante questi viaggi non riesco a vedere troppo della città ma in compenso ho la possibilità di conoscere molta gente, di parlarci e conoscere molte cose nuove e di vedere diversi locali la sera.
Come sempre faccio, cerco di conoscere le realtà delle persone che lavorano nel campo che meglio conosco e per la mia ricerca personale ho trovato diverse conferme su ciò che ho raccolto in questi ultimi anni di ricerca nel mondo lavorativo giapponese. Aspetto altre conferme (o smentite) e altri casi per poi sintetizzare i frutti della ricerca in un post futuro :roll:
Matsuyama significa letteralmente “pino” (matsu) e “montagna” (yama) e ha una popolazione di quasi 500.000 persone. Una città tranquilla con molto verde rispetto ad altre città che ho visitato. E’ la terza volta che ci sono andato e anche questa volta ho colto l’occasione per visitare uno dei più bei castelli del Giappone: il Masuyama-jo, castello di Matsuyama.

Matsuyama-jo - Castello di Matsuyama Matsuyama-jo - Castello di Matsuyama Matsuyama-jo - Castello di Matsuyama Matsuyama-jo - Castello di Matsuyama La nebbia al castello dà un’atmosfera tutta particolare… sembra di essere in un film

Il fondatore del castello di Matsuyama fu Yoshiakira Katoh che nacque nel 1563 nella prefettura di Aichi (vicino Nagoya). Nel 1635 il castello passò alla famiglia Matsudaira, e più precisamente al daimyo (lord feudale) Sadayuki Matsudaira. Matsudaira era un parente della famiglia Tokugawa (lo shogun) e durante la Restaurazione Meiji decise di sottomettersi all’autorità dell’imperatore. In questo modo si è evitato la distruzione del castello.

Il castello si trova sul monte Katsuyama a quota 132 metri ed è raggiungibile ovviamente a piedi ma anche con una funivia (500 yen per l’andata e ritorno) oppure con una seggiovia. Ci si arriva in pochissimi minuti.
La visita di quest’anno al castello di Matsuyama era di mattina, una mattina nuvolosa con leggera pioggia. A causa della pioggia la seggiovia non era in servizio e si poteva usare solo la funivia. Sette anni fa avevo scelto la funivia per la salita e la seggiovia per scendere; si trovano parallelamente a pochi metri di distanza.
Una bellissima esperienza che si rinnova dopo sette anni la visita al castello; a maggio cercherò di aggiungere una galleria fotografica del castello sul sito. Sono stato particolarmente fortunato perché i ciliegi erano in pieno splendore. Uno spettacolo!
Ad accompagnarmi c’era una ragazza italiana che è arrivata in Giappone per lavoro: la prima visita in Giappone. Spero che la visita al castello sotto la mia umile guida abbia contribuito a dare un’immagine positiva sulle bellezze presenti in Giappone.

Matsuyama-jo - Castello di Matsuyama Una vista dall’interno del castello. L’entrata è di 500 yen.

Quello che ho notato subito a Matsuyama è il distretto a luci rosse… non passa mai inosservato con tutti quei buttadentro presenti, tutte quelle ragazze che vanno al “lavoro” in prima serata… e quelle che salutano i clienti ininterrottamente durante la serata. Talvolta mi sembra di vivere letteralmente in un puttanaio e la cosa mi fa una certa tristezza. Se l’offerta rispecchia la domanda è ovvio che ci troviamo di fronte una cultura che accetta allegramente l’infedeltà e la prostituzione… prostituzione che prende diversi nomi (massaggi, delivery health, hostess bar che con un bonus fanno di tutto…) per far sembrare diversa la cosa ma sempre prostituzione è, sempre tutto ben mascherato e reso quindi legale.

Adesso sono a Tokyo e ci starò per due settimane ma per questo ci sarà un altro post :grin:

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I sakura al Maruyama koen di Kyoto

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Dopo la visita al Miyako Odori del 2 aprile ho colto l’occasione di essere “in zona” e di avere ancora del tempo prima di ritornare a Osaka per visitare il santuario di Yasaka che si trova poco distante.
L’idea principale era quella di scattare alcune foto e di fare una passeggiata nel parco Maruyama.
E invece sono rimasto piacevolmente stupito per quello che ho avuto la fortuna di poter vedere. Essì, doveva essere ovvio ma non ci avevo pensato! I sakura!
Il Maruyama Koen (parco Maruyama) è il luogo più visitato e maggiormente usato per il Hanami nella prima metà del mese di aprile di tutta Kyoto.
Il Maruyama Koen si trova subito dietro al Yasaka Jinja ed è particolarmente famoso per il shidarezakura, un tipo di ciliegio piangente (vedi foto).

Al Maruyama koen durante il Hanami Al Maruyama koen durante il Hanami difficile vedere una cosa più bella :grin:

Il Yasaka jinjia e il Maruyama koen si trovano in fondo alla Shijo-dori, con l’autobus (dalla stazione di Kyoto prendere la linea 206 o 207) scendere alla fermata “Gion”, oppure arrivare con la linea Hankyu e scendere a Kawaramachi… una ventina di minuti a piedi circa.
Il Yasaka jinjia è il guardiano del distretto di Gion e viene talvolta chiamato “Gion-san“. Il santuario è dedicato a Susa-no-o (fratello della dea del sole Amaterasu Omikami), sua sposa Inadahime-no-Mikoto e i loro otto figli. I due eventi maggiori sono il festival di Gion (Gion Matsuri) del 17 luglio e le celebrazioni per l’anno nuovo nella mezzanotte del 31 dicembre.
Il santuario e il parco sono aperti 24 ore e l’entrata è gratuita.
Tanta gente quindi e tantissimi stranieri armati di macchina fotografica. Bancarelle che vendevano diverse specie di prelibatezze o giocattoli per bimbi… alcuni si facevano fotografare, altri invece no… a meno che non si compri qualcosa :mrgreen:

Al Maruyama koen durante il Hanami Una foto ricordo tra i ciliegi non deve mancare

Al Maruyama koen durante il Hanami Una coppia di americani che alla fine hanno accettato di provare quei pesci infilzati :shock:

Al Maruyama koen - look Questa foto la dovevo fare… :mrgreen:

Al Maruyama koen durante il Hanami tanta gente e tanti profumini

Yasaka jinja giovani studentesse si divertono

Yasaka jinja … e non mancano i “mostri” :twisted:

Al Maruyama koen durante il Hanami

Da notare sui prati i tanti teli azzurri predisposti per la gente che desidera passare qualche ora per ammirare i sakura. Questi teli di plastica sono brutti da vedere in mezzo alla natura e in un posto altrimenti così spettacolare.

Al Maruyama koen durante il Hanami Al Maruyama koen durante il Hanami da notare la pubblicità per il Miyako Odori sul lampione.

Purtroppo il tempo non era ideale, il cielo era nuvoloso… ma soprattutto la mia macchina fotografica era “troppo digitale”, nel senso che di digitale ci aveva anche una bella impronta sulle lenti. Ovviamente l’ho scoperto solo vedendo le foto al PC :evil: quindi le foto non sono ben messe a fuoco purtroppo.

Al Maruyama koen durante il Hanami Una vista sul laghetto

Yasaka jinja Al Maruyama koen durante il Hanami Al Maruyama koen durante il Hanami Al Maruyama koen durante il Hanami

La sera sembrerebbe che sia particolarmente bella in quanto usano illuminare i sakura e gli edifici del tempio, un’attrazione unica per gli abitanti di Kyoto e i molti turisti che arrivano in questo periodo. Mia moglie mi telefona per consigliarmi di fare con calma e di gustarmi lo spettacolo serale ma purtroppo avevo già preso il treno per tornare a casa e avevo quindi il telefonino spento. Ma dalla vita non si può avere tutto :smile:

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La danza dei ciliegi nella Gion di Kyoto

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miyakoodorientrata.jpg

Le giornate dei ciliegi in fiore in tutto il loro splendore… a dire la verità ancora un paio di giorni per vedere la fioritura ideale. Parlo del Kansai dove questi giorni gente di ogni età dedica del tempo per il hanami, picnic sotto gli alberi di ciliegio (alcuni desiderano tradurre hanami con “contemplazione dei fiori”).
Oggi invece non desidero parlare dei “fiori dei ciliegi” ma della “danza dei ciliegi“.
Come avevo anticipato nel post precedente, ieri, il 2 di aprile, sono andato a Kyoto per ammirare nuovamente la “danza dei ciliegi in fiori”, il Miyako Odori nella sua 136-esima edizione. E’ una mia tradizione personale andarci ogni anno (per non ripetermi e allungare troppo il post consiglio di leggere il post che ho fatto un anno fa per conoscere la storia del Miyako Odori oppure l’articolo su jappone.com). Credo che quella di quest’anno sia la sesta edizione di fila che ho potuto vedere e ammirare.
Ho la fortuna di avere sempre il biglietto assicurato per il giorno e l’orario che scelgo grazie ad una signora, conoscente di mia moglie, che abita a pochi metri dal teatro Gionkobu Kaburenjo dove avviene lo spettacolo. Prima dello spettacolo passo per la piccola via tipica di Gion dove abita la gentilissima signora, suono il campanello, saluto con un inchino e poi mi viene consegnato quasi con un rito il mio biglietto d’ingresso tanto atteso. Comincia bene quindi… cosa c’è di meglio di arrivare a Gion, passare per un’abitazione tipica del luogo, essere salutato da una signora in kimono inginocchiata sul tatami che ti saluta con diversi inchini per portano la fronte a toccare il tatami stesso. L’ambiente sembra quasi surreale e pare di vivere in altri tempi (non ci fossero tutti quei fili elettrici :evil: qualche difetto lo dovevo pure trovare dopo tutta questa sviolinata).
Ma facciamo un passo indietro. Parto da casa verso le 10:30, arrivo a Umeda dove prendo la linea Hankyu che mi porterà a Kawaramachi, ultima stazione. Sono circa 45 minuti ed è una tratta che ho fatto veramente tante volte. Il treno sta quasi per partire ma ho il tempo per andare avanti e cercare di avere un posto libero in una delle carrozze di testa. Entro nella seconda carrozza e noto che tutti i posti al finestrino sono occupati… niente di strano se non che SOLO QUELLI erano occupati! Ci si siede due a due ma tutti erano soli. Nessuno si era seduto vicino ad un altro… e nessuno pareva essere in compagnia quindi. Passo il corridoio per vedere se per caso ci sia qualche bella ragazza dove posso sedermici accanto ma arrivo alla prima carrozza… entro mi siedo pure io al finestrino.
Colgo l’occasione per leggere; leggere sul treno fa volare il tempo e spesso mi dispiace di arrivare a destinazione. Ogni tanto do un’occhiata fuori dal finestrino, osservo i palazzi, le case e… i fiori di ciliegio che sembrano essere li a salutarti. Dopo un po’ una signora si siede di fianco a me… era l’unico posto rimasto libero in tutta la carrozza… essendo seduto quasi all’ultimo posto avevo potuto notare la cosa, una cosa non nuova comunque quella del posto vicino ad un gaijin ancora libero :neutral:
Concentrato nella lettura il tempo passa veloce. Ad un tratto la signora con modo gentile mi fa notare che dal finestrino si possono ammirare i sakura :razz: , le faccio un sorriso e ringrazio per l’informazione… continuo la mia lettura.
Arrivato a Kawaramachi tutti escono e si avviano verso l’uscita della stazione. Noto una giovane famiglia sulla mia sinistra: madre, padre e una giovane bambina. “Se fai la cattiva chiamiamo un gaijin-san che ti porta via” dice la madre alla piccola. Quasi volevo rassicurare la piccola ma un po’ per timidezza, un po’ perché non sono affari miei (un pochino magari si…) e anche perché avvicinandomi troppo a lei avrei potuto farle paura :shock:

Sulla tabella di marcia ero in anticipo, potevo fare con calma ma volevo arrivare al teatro ed evitare che magari qualche imprevisto potesse farmi perdere anche un solo minuto dello spettacolo. Dopo tutto era un anno che aspettavo questo momento. Lo spettacolo cominciava alle 14:00 ma il mio biglietto mi dava la possibilità di vedere la cerimonia del te eseguita da una maiko e da una geiko. Vi sono tre tipi di biglietto da cui poter scegliere. Quello di prima classe con cerimonia del te, quello di prima classe senza cerimonia e quello di seconda classe. Costano rispettivamente 4.300, 3.800 e 1.900 Yen.

sulla via per arrivare al Gionkobu Kaburenjo Sulla via per arrivare al teatro
notate la lanterna… uguale a quella che avevo fotografato l’anno scorso e che ho messo come sfondo a questo blog (in alto a sinistra)

Non ci sono Geisha a Kyoto
Ormai il termine Geisha è di uso comune. Specialmente durante il periodo di occupazione americana (1945 - 1951) questo termine veniva usato dalla gente anche per quelle di Kyoto. Gli americani conoscevano quelle di Tokyo, che effettivamente vengono chiamate Geisha, e il termine venne poi usato anche per le colleghe di Kyoto. Di fatto le cose sono diverse: a Kyoto non esistono le Geisha ma ci sono le Geiko. La differenza, a detta degli abitanti di Kyoto, sta nel fatto che le Geiko di Kyoto sono delle pure artiste e intrattenitrici di alto rango mentre le Geisha di Tokyo sono anche prostitute. Pare infatti che le Geisha a Tokyo tendevano a prostituirsi con una certa facilità… quelle con meno educazione alle spalle finivano per fare praticamente solo quello.
All’inizio non ero certo che a Kyoto non esistesse la figura della Geisha, dopotutto libri, guide e film continuano a associare Kyoto con la Geisha. Parlando con clienti di Kyoto, gente di Kyoto e con qualche tassista ho notato che chiamare Geisha una di Kyoto è quasi un’offesa… “di quelle ce ne sono solo a Tokyo” continuano a dirmi, e noto una certa rivalità… l’onta subita per aver perso Kyoto come capitale a favore di Tokyo.

Gionkobu Kaburenjo La biglietteria del Gionkobu Kaburenjo

Giardino del Teatro di Gionkobu Kaburenjo Passando per i corridoi che portano alla sala della cerimonia del te si possono ammirare in continuazione gli alberi di ciliegio presenti nel giardino Giardino del Teatro di Gionkobu Kaburenjo Il giardino che si può ammirare una volta entrati nel teatro Il teatro Gionkobu Kaburenjo per il Miyako Odori dall'esterno Un particolare del Gionkobu Kaburenjo visto da fuori

Alle 13:30 entro nel teatro e mi dirigo verso la sala della cerimonia del te… c’è la fila e colgo l’occasione per comprare la guida di quest’anno per conoscere il tema trattato.
Alla cerimonia del te bisogna fare di fretta e ci si siede stretti stretti uno vicino all’altro su minuscoli sedili. Un piattino, che poi si porterà a casa come souvenir, con ottimo manju e poi il te verde bello caldo. “Preghiamo coloro che hanno finito di lasciare il posto e di dirigersi al teatro“, “chiediamo ai clienti di fare in fretta perché i prossimi clienti entrano tra poco“, capisco la fretta ma non è piacevole avere pochi minuti (circa 10) per il tutto.

omaggio Il dolce che accompagna il te verde. Il piattino è un omaggio che tutti possono avvolgere nella carta (messa a disposizione!) e portarsi a casa.

Geiko e Maiko nella cerimonia del the Una delle rare opportunità di poter fotografare liberamente l’artista all’opera.

Genji Monogatari compie 1000 anni
La 136-esima edizione del Miyako Odori di quest’anno dedica tutte le scene al millesimo anniversario della grande opera letteraria di Genji Monogatari.
La prima scena è uguale ogni anno e introduce i punti salienti delle successive 7 scene. “Miyako Odori wa YO-IYAa-SA-” è il benvenuto e grido di apertura. Per me sempre un senso di commozione.
La seconda scena descrive la visita al Rozanji a capodanno, luogo in cui abitava Murasaki Shikibu, l’autrice del Genji Monogatari. La terza scena è incentrata sul capitolo Wakamurasaki (giovane lavanda) della novella. Genji conosce una giovane ragazza che gli ricorda la sua matrigna (con cui aveva una storia da quattro anni). Genji decide di farla crescere nella sua casa per farla diventare la sua donna ideale. Murasaki diventerà sua moglie e passerà il maggior tempo con Genji rispetto alle altri amanti.
La quarta scena è incentrata sul quarto capitolo: Yugao. La quinta scena è basata sul nono capitolo: Aoi. Aoi è la moglie principale di Genji, questa si ammala e muore in agonia. Aoi era tormentata dallo spirito maligno di Lady Rokujo, un’amante di Genji con un alto stato sociale. Con musica Joruri il confronto tra le due donne viene intensivamente descritta.
La sesta scena è invece basata sui capitoli 37 e 38: Yokobue (flauto) e Suzumushi (in inglese “bell cricket”, quei insetti (?) che si sentono in estate). Genji e altri personaggi si divertono nel suonare strumenti musicali e guardare la luna durante le lunghe notti autunnali.
Curiosità: Una scena del capitolo Suzumushi è raffigurata sul retro della banconota da 2000 Yen.
La settima scena ci mostra una stanza di una casa sulle rive del fiume Uji. E’ ispirata al capitolo 51, Ukifune. Una splendida danza con musica Nagauta (letteralmente tradotto in “lunga canzone”), un tipo di musica che di solito accompagna il teatro kabuki accompagnata da shamisen e tamburi… strumenti sempre presenti durante le rappresentazioni di Miyako Odori.
La scena finale dell’edizione 2008 è basata sull’ultimo capitolo del Genji Monogatari: Yume no Ukihashi (il ponte fluttuante dei sogni). Il panorama di Kyoto immerso nello splendore dei ciliegi in fiore.

Il Miyako Odori può essere ammirato quattro volte al giorno: 12:30, 14:00, 15:30 e 16:50 e dura 60 minuti. Quattro spettacoli per tutti i giorni di aprile. Chi dovesse trovarsi a Kyoto durante questo mese non dovrebbe farsi scappare l’occasione. E’ possibile acquistare il biglietto di fronte al teatro ma non sempre è possibile averlo per il successivo spettacolo.
Il teatro era pieno… non ho visto posti liberi, come non ne avevo mai visti nelle edizioni precedenti. Quando sono uscito dal teatro, poco dopo le 15:00, le corriere parcheggiate di fronte che prima erano due si sono moltiplicate e la folla per lo spettacolo delle 15:30 aspettava di poter entrare mentre noi uscivamo… un bel caos :roll:

Per finire in bellezza ho colto l’occasione per andare a vedere il parco di Maruyama e il tempio Yasaka ma questa è un’altra storia :grin:

Vi lascio ad un piccolo filmato che ho girato al teatro… si vede poco (non volevo che mi beccassero anche qui :mrgreen: ) ma rende l’idea di ciò che uno può aspettarsi di vedere.

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E la Pasqua in Giappone dove sta?

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Un fine-settimana particolarmente lungo (come forse un po’ troppo lungo sarà questo post… forse avrei fatto meglio a dividere i vari “giorni”), ma piacevole, quello appena trascorso. E questo non di certo perché è Pasqua. In Giappone la Pasqua non esiste e se non me lo dicevano non ci avrei manco pensato.
il finesettimana “lungo” è iniziato giovedì scorso che era giorno festivo. In Giappone si celebrava il Shunbun-no-hi (equinozio di primavera), una festività di cui le origini sono tuttora incerte. Il giorno è stato reso festivo durante il periodo Meiji (1868-1912). Una giornata per le riunioni di famiglia e per visitare i defunti. Si dice che quando il giorno ha la stessa durata della notte (come avviene durante gli equinozi), il Buddha appare sulla terra per salvare le anime perse. In questa occasione si usa offrire sake e cibo ai propri antenati ma anche i botamochi (dolci di riso ricoperti con marmellata di fagioli) ad amici e vicini di casa. Con il Shunbun-no-hi comincia finalmente la primavera e coincide con lo sboccio dei primi fiori di ciliegio.
Per quanto mi riguarda niente riunioni di famiglia e niente visite ai morti.

yakkun.jpg biffy.jpg
Le due mascotte di Yakult: Yakkun e Biffy
Quella a sinistra più che una mascotte per un yogurt da bere
sembrerebbe la mascotte di un preservativo
:twisted:

Abbiamo colto l’occasione per una gita nei pressi di Kyoto. Per la gioia dei bambini siamo andati a vedere la Yakult. Credo che la maggior parte di voi la conosciate… ho visto della pubblicità tempo fa su molti siti italiani che parlano del Giappone. Si tratta, da quanto ho capito, di una bibita con probiotici che aiuta la digestione e il naturale equilibrio della flora batterica intestinale. In casa la usiamo per i bambini nella speranza che crescano sani e forti :grin:
Un tipo di yogurt da bere che deriva da una miscela di latte scremato con un particolare tipo di batteri Lactobacillus casei ceppo Shirota. La Yakult Honsha Co. è stata fondata da Minoru Shirota. Attualmente la vendita di prodotti Yakult avviene in 28 paesi, tra cui anche l’Italia (dal novembre 2006), ma la coltura batterica arriva dal Giappone, indipendentemente dal luogo di produzione.
La visita all’azienda è stata molto interessante e mi ha convinto di provare il prodotto di prima persona. La Yakult non produce solo questo yogurt da bere e da poco ha immesso nel mercato altri tre tipi di bevande contenenti della bifiene, particolarmente importanti per il benessere dell’intestino. Mi sembra di fare pubblicità oscura :smile:
Dopo il mini-seminario finale abbiamo ricevuto dei prodotti di prova e dei piccoli omaggi. Magari farò un post a riguardo con alcune foto e magari un filmatino.

Yakulto - sede di Kyoto laboratorio Yakult.

Siamo andati in un ristorante per il pranzo per poi prendere il treno e andare alla stazione di Fushimi-Inari che si trova poco distante. La seconda parte della giornata di giovedì era dedicata alla visita ad uno dei templi più suggestivi di tutto il Giappone. Io ci sono andato per la prima volta e devo ammettere di essere stato colpito dalla magnificenza.

Fushimi Inari Taisha chilomentri di sentieri e migliaia di torii Fushimi Inari Taisha un “piccolo” visitatore e un monaco shintoista

Il Fushimi-Inari Taisha (vedi breve descrizione che ho scritto sul sito) è a capo di circa 30.000 templi Inari sparsi in tutto il Giappone ed è venerato dalla gente come divinità della raccolta. Noto soprattutto per il numero di torii che accompagnano i sentieri che portano fino in cima al Inari-san (monte Inari). Migliaia di torii donati dalla gente durante i secoli, uno dopo l’altro per chilometri! Ho provato sensazioni indescrivibili e vi rimando ad una piccola galleria fotografica che ho fatto per l’occasione. Abbiamo scalato tutta la montagna e visto un po’ tutto… eravamo tra gli ultimi a scendere e cominciava a farsi sera.
Purtroppo cavi elettrici e venditori automatici rovinavano un pò lo stupendo panorama e non sempre è possibile scattare le foto che più vorremo. Ma tutto questo sono piccole cose in confronto a quello che si può ammirare.
L’ingresso è libero ed è aperto 24 ore su 24. Facilmente raggiungibile da Kyoto (5 minuti di marcia dalla stazione centrale della JR) o da Osaka prendendo la linea Keihan.
Siamo poi tornati a Osaka dove ci siamo fermati a mangiare monja-yaki, okonomiyaki e ottimo yaki-soba… il tutto accompagnato da un paio di birre.

Fushimi-Inari Taisha Fushimi-Inari Taisha
Alle prese in una preghiera - La volpe con in bocca la chiave
la chiave è il simbolo della chiave del granaio

Il venerdì non era festivo ma ci siamo presi la giornata libera per vedere la cerimonia di chiusura dell’asilo. Da aprile mio figlio frequenterà la prima elementare.
Questo tipo di cerimonie non godono della mia simpatia. Ho l’impressione di essere in caserma. Il modo di parlare autoritario, l’implotonamento dei bambini, gli ordini di “attenti”, “seduti”, “dietro front” e “in piedi”, inno nazionale con bandiera (tutti OBBLIGATI, genitori compresi, ad alzarsi e fissare l’Hinomaru), discorsi preconfezionati freddi ed artificiosi (decisamente assurdo un’insegnante delle elementari maschio che cercava di addolcire le sue frasi con la particella “ne” parlando come un robot, piatto e visibilmente annoiato), clima rigido e freddo… mi ero ripromesso di non andarci più ma talvolta conviene far bel viso. Non credo che in Italia si accetterebbe una cosa del genere!
Il mese prossimo si farà il bis con le cerimonie di apertura anno scolastico. Non mi stupirei più di tanto se introducessero l’obbligo di gridare “Tenno Heika Banzai:twisted:
Dopo la parentesi scolastica, io e mia moglie siamo andati all’opera. Mia moglie ci teneva molto… lo spettacolo di scena era quello che aveva visto tanti anni fa a Londra quando ci eravamo conosciuti. “Phantom of the Opera” è di scena all’Herbis Plaza di Osaka (Osaka Shiki Theater), dove avevo già potuto ammirare “Mamma Mia” (con le musiche degli ABBA) qualche anno fa. Siamo riusciti a trovare due bei posti a sedere (10.500 yen a testa :???: ) e ho anche cercato di fare qualche foto per il blog… ma mi hanno beccato e ho dovuto cancellarle :mrgreen:
Il pieno in sala… e non è sempre facile trovare posti liberi… bisogna prenotare in buon anticipo.

Phantom of the opera a Osaka l’unica foto consentita :evil:

E’ sempre affascinante ed interessante sentire i musical eseguiti in lingua giapponese (vedi filmato promozionale in fondo a questo post). Non sono di certo un gran conoscitore ma la bravura della troupe era di un livello veramente ottimo. I registi occidentali sembra abbiano fatto il possibile per renderlo il più fedele possibile alla versione occidentale. Ciò che mi ha colpito maggiormente tra il pubblico non è tanto il fatto che quasi il 100% era prevedibilmente di sesso femminile ma che tra queste “femminucce” non poche erano veramente anziane! A tratti il volume della musica era veramente alto (specialmente la parte con l’organo Taaaaa-ta-ta-ta-ta-taaaa :mrgreen: ) e il pericolo che si prendessero un colpo poteva, secondo me, non essere neanche tanto remoto. Venti minuti di pausa davano la possibilità per un caffè veloce e una visitina al bagno. Una fila lunghissima per il bagno delle signore con tanto di staff predisposto con la bandierina per segnalare il punto in cui mettersi. “Prego, da questa parte per fare la fila! Circa un’ora di attesa“, vi giuro! Diceva proprio che c’era un’ora di attesa per andare al bagno!

Un sabato tranquillo
Lezione di pianoforte per i bambini e poi, dopo aver preparato il pranzo, un pomeriggio al parco giocando a pallone. Finalmente non fa più freddo e per fortuna non fa ancora quel caldo che inevitabilmente arriverà tra qualche mese.

Ieri, domenica, siamo andati a vedere un’esposizione dedicata alle metropolitane e vecchi autobus. L’esposizione era aperta solo ieri e si trovava nella zona di Morinomiya, poco distante dal castello di Osaka. E’ un centro per la manutenzione e riparazione delle carrozze delle linee metro di Osaka. Una grande folla e molti “otaku” del settore. Uomini sulla quarantina muniti di macchina fotografica impegnati a fotografare in ogni particolare gli oggetti in esposizione.
Interessanti anche diversi poster d’epoca che pubblicizzavano le nuove linee metro. La prima linea metro di Osaka è la linea Midosuji che collegava Shinsaibashi a Umeda nel 1933.

guardia Una delle guardie presenti all’evento metro d'epoca Sennichimae Osaka Una carrozza d’epoca della linea Sennichimae vecchia mappa metro Osaka vecchia mappa delle linee metro a Osaka

Abbiamo poi mangiato udon a mezzogiorno (mia figlia ha optato per il Kitsune-udon che si sarebbe dovuto mangiare al Fushimi-Inari Taisha).

Nel pomeriggio abbiamo colto l’occasione per visitare il museo dedicato alla pace che si trova a pochi minuti a piedi. Il “Peace Osaka” (Osaka International Peace Center) si trova a Morinomiya, a sud del castello di Osaka e tratta ovviamente i temi legati alla pace. Entrando nel museo si nota sin da subito il carattere bellico, la guerra in generale da dover evitare per poter vivere tranquillamente in pace. Personalmente mi aspettavo di vedere qualcosa di più “internazionale” o comunque di qualcosa di più generale. Invece la maggior parte delle esposizioni incentravano la distruzione della città di Osaka durante i raid aerei durante la seconda guerra mondiale.

Osaka Peace museum akagami, usato per il richiamo alle armi Osaka Peace museum tipo di bombe usate per il bombardamento di Osaka

Se da una parte si ammettevano le ingiustizie commesse dai giapponesi nel continente asiatico, dall’altra si nota il vittimismo nipponico. Molto è incentrato sui danni subiti, dalla miseria degli abitanti di Osaka, delle sofferenze dei soldati giapponesi etc… per carità, nulla di male in tutto ciò, anzi… ma direi che il nome del museo dovrebbe cambiare in qualcosa di maggiormente appropriato. Nonostante il giorno festivo, al museo eravamo pochi, anzi pochissimi. Nella sala grande davano un filmato sui bombardamenti dei B-29. Eravamo in 16. Più pace di così…

Tra la visita alla Yakult, tempio Fushimi-Inari Taisha, cerimonia all’asilo, opera, esposizione mezzi di trasporto e infine museo della Pace, il fine settimana è stato abbastanza positivo… tra qualche giorno poi mi aspetta uno degli spettacoli che più apprezzo: il Miyako Odori che inizierà a Gion il primo aprile. Non vedo l’ora… come ogni anno.

Per finire un breve video di promozione per il musical “Phantom of the Opera” a Osaka

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