Prince Pickles: il principe dell’innocenza infantile

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Tra le notizie di oggi un sorriso mi è stato strappato quando, leggendo un articolo apparso sul international Herald Tribune, ho appreso che le forze di autodifesa giapponesi usano dei personaggi dai manga come mascotte durante la missione in Iraq. L’intenzione è quella di darsi un’immagine simpatica e che ispiri affezione. Un metodo largamente sperimentato in Giappone già da diverso tempo. La polizia metropolitana di Tokyo cerca di alleggerire la propria immagine austera con Peopo, che assomiglia ad un coniglio “astronauta”. Il governo spera naturalmente che tale tattica funzioni anche all’estero.
L’idea del ministro agli esteri Taro Aso è che un buon feeling per l’animazione giapponese si possa poi tradurre in un buon feeling per la politica estera giapponese, una politica estera giapponese che attualmente non gode di particolare affezione.
“Maggiori sono le immagini positive che entrano nella mente di una persona e più facile diverrà per il Giappone far valere i propri punti di vista” afferma Aso davanti agli artisti della Digital Hollywood University di Tokyo e continua: “voi siete le persone coinvolte nel portare la cultura giapponese nel mondo.”
Mi rifaccio all’ultima frase del’articolo quando Hiro Katsumata, ricercatore dell’istituto di difesa e studi strategici a Singapore dice: “Diplomazia culturale potrebbe essere uno dei mezzi più effettivi della diplomazia giapponese… In un decennio o due, giovani generazioni in molti paesi che amano i cartoni giapponesi inizieranno a ricoprire ruoli di leadership e il Giappone ne potrà trarre beneficio.” Quante volte sentiamo giovani ragazzi affermare di amare il Giappone da quando hanno letto il primo manga? E quanti di noi si sono interessati al Giappone guardando anime? Se il Giappone riuscirà a farsi amare anche in futuro per i suoi manga e anime… beh, certo… i giovani di oggi saranno coloro che “comanderanno” un domani. Il Giappone sarà in una situazione di prestigio. Buffo come gira il mondo… il fenomeno “kawaii” pone su un piatto d’argento una sempre maggiore influenza giapponese nelle questioni internazionali. E con ciò che si cela dietro la maschera nessuno di noi lo sa’ ancora.

Prime impressioni giapponesi sulla bomba atomica su Hiroshima?

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Da un libro abbastanza interessante intitolato “Behind Japan’s Surrender” di Lester Brooks (pubblicato nel 1968) leggevo oggi il capitolo dedicato alla risposta del governo giapponese sulla dichiarazione di Potsdam. Oltre alla presa di posizione controversa e ambigua (mi riferisco all’uso poco fortunato del termine mokusatsu) si legge su come il Giappone ha reagito subito dopo aver saputo della distruzione di Hiroshima. Mi soffermo su quelle che mi hanno fatto un po’ sorridere.
Prime impressioni degne di nota, se non per meriti scientifici, quelle del maresciallo Shunroku Hata (comandante del distretto militare occidentale con sede a Hiroshima) sono alquanto particolari. Il giorno 8 di agosto invia il suo rapporto riguardante la devastazione avvenuta in cui si legge: “le ustioni sofferte da coloro che vestivano vestiti bianchi sono leggere mentre coloro che si trovavano al riparo hanno avuto ustioni relativamente leggere. La cosa più importante è che la bomba è esplosa intorno alle 08:00, quando molte famiglie usano il fuoco per preparare la colazione. Questa probabilmente la causa per il diffondere delle fiamme e le ustioni segnalate.

Il maresciallo Hata - Il maresciallo Hata
Il generale Arisue, arrivato a Hiroshima prima del dottor Nishina, nota su come la città è rasa al suolo. “L’ufficiale di servizio avanzava verso di noi e aveva il viso ustionato solo da una parte. Ci ha detto che ogni cosa esposta è soggetta a bruciature mentre qualunque cosa coperta anche solo leggermente può evitare ustioni. Non si può quindi affermare che non ci siano contromisure.” Il rapporto del generale arrivava a tre conclusioni base: (1) una bomba speciale è stata usata; (2) ustioni possono essere evitate nel coprire il corpo (3) voci corrono che una bomba dello stesso tipo verrà sganciata su Tokyo il 12 agosto.
Ovviamente non stiamo parlando del signor Tanaka qualunque ma di persone che fanno parte dell’élite militare nipponica! Non intendo ridicolizzare le loro tesi nonostante siano alquanto discutibili ma desidero puntare sul fatto che stiamo parlando di persone ritenute intelligenti, persone che ricoprono incarichi di importanza indescrivibile. Parziale giustificazione può essere concessa dal fatto che pochi conoscevano l’esistenza di armi nucleari ma associare le mogli che preparano la colazione alla divagazione dei fuochi oppure affermare che basta coprirsi per evitare scottature va ben oltre alla decenza. Una teoria che potrebbe giustificare tali dichiarazioni sarebbe che codesti personaggi cercavano di sminuire l’importanza dei fatti di fronte ad un popolo che aveva estremo bisogno di aiuto morale. Cercare di tenere alta la morale era più che mai importante; anche a costo di mentire… a questo serviva, e ancora oggi serve, l’arte che i giapponesi ben conoscono: la propaganda!
In questo caso però tale giustificazione non può e non deve essere concessa in quanto sia il maresciallo Hata che il generale Arisue non si rivolgevano alla gente ma al governo centrale con tanto di rapporto… un rapporto che dovrebbe aiutare ad avere una visione maggiormente completa e da cui prendere le future decisioni.
Pare comunque scontato che i vertici giapponesi sapessero sin dall’inizio che l’arma usata era un’arma nucleare e come tale faceva cadere drasticamente le probabilità di invasione alleata sul suolo giapponese rendendo quindi inutile qualsiasi fortificazione e preparativi di difesa.

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