Oita tra lo shopping e i kabosu

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Dopo un paio di giorni di assenza rieccomi di ritorno. Sono stato 7 giorni a Oita, una cittadina di quasi 500.000 abitanti situata nella parte settentrionale dell’isola di Kyushu. E’ la quarta o quinta volta che visito questa città che trovo sempre molto tranquilla ed ospitale. Il modo migliore per arrivarci è comunque l’aereo anche se i collegamenti su rotaie sono molto buoni. E’ possibile infatti arrivare fino a Kokura (città di Kitakyushu) con lo shinkansen per poi cambiare e prendere la coincidenza per Oita (mi sembra per 2.500 Yen) con il treno Sonic della JR. Il Sonic (oppure il Nichirin Express) può essere preso anche da Fukuoka se arrivate nel Kyushu in aereo. Dall’aeroporto di Oita bisogna calcolare circa un’ora con l’autocorriera (1.500 yen) oppure 25 minuti usando il hovercraft (circa 3.000 Yen per sola andata) – (guarda il hovercraft dalla mappa di Google).

Oita - stazione dei treni e terminal delle autocorriere Stazione ferroviaria e terminal delle autocorriere
(per ingrandimento delle immagini cliccare)

Oita è particolarmente visitata da turisti per le terme, tra cui le più famose si trovano a Beppu, piccola località vicina ad Oita. Prendendo l’autobus per andare dall’aeroporto a Oita ho notato che si è praticamente svuotato a Beppu. :grin:
Appena arrivati alla stazione centrale di Oita si possono vedere intorno alla piazza gli svariati negozi, ristoranti, l’immancabile Pachinko e a poca distanza l’inizio della grande zona commerciale.

oita - Albergo comodo L’albergo “Comodo” in cui ho alloggiato.
Come potete immaginare, la ricezione TV era ottima
:mrgreen: Oita - statua di Otomo Sorin La statua dedicata a Otomo Sorin (monumento Jingujiura nanban boeki)

La città di Oita è capitale della regione da ormai 1300 anni e ricordi storici si possono ammirare in varie parti della città. Otomo Sorin è una delle figure più importanti della città. Daimyo del dominio Funai, Sorin pare abbia incontrato personalmente Francis Xavier e si sia convertito al cristianesimo.
Al giorno d’oggi del castello di Funai (costruito circa 400 anni fa da Naotaka Fukuhara) rimangono solo le rovine… o meglio, ci sono le mura con le torri e all’interno ci hanno costruito un edificio orrendo (Bunka Kaikan – centro culturale).

Oita - rovine del castello di Funai Alle rovine del castello Funai

Ho trovato il mangiare particolarmente buono. Con degli amici giapponesi mi sono recato in un izakaya (ce ne sono 7 della stessa catena a Oita) molto popolare e dove i costi sono veramente contenuti. Particolarmente interessante è e rimane sempre provare la cucina locale. Ho provato la Dangojiru, una specie di zuppa con carote, cipolle e lunghissimi “noodles”.

Oita - ristorante Questo si trova nelle vicinanze della stazione centrale

In generale Oita non ha molti posti da visitare e questo magari favorisce chi ci va per le terme. Per la vita notturna Oita non fa eccezione con le altre città giapponesi. Il distretto a luci rosse è ben popolato da gruppi di uomini pronti per andare al sanji-kai. La zona è fornita da ristoranti, pub, locali per massaggi (ovviamente particolari), karaoke e bar con intrattenitrici. Decisamente tanti i “buttadentro” che ho incontrato anche questa volta. Mi chiedo proprio come fanno ad assumere tanto personale.

Oita - negozio Kitty Land Non manca un negozio dedicato a Hello Kitty

Oita conta quattro distretti principali per lo shopping, due dei quali sono sotto i propri shotengai (gallerie): Galleria Takemachi (che all’interno ospita un modello della “Santa Maria”), Funai Gobangai (anche chiamata “Musical Street” dagli stranieri residenti a Oita), Centoporta (parte dalla stazione) e San-San Do-ri (con le sculture in pietra raffiguranti animali). Alle ore 10 e alle 12 (ma credo anche alla sera) una musichetta indica l’apertura dei negozi, il mezzogiorno e la chiusura. Il Grande Magazzino (depaato) più noto a Oita è senza dubbio il Tokiwa che si trova nella Chuo-Dori tra la San-San Dori, Galleria Takemachi e Centoporta. Da notare come due delle zone commerciali hanno un qualcosa di italiano.

Oita - vista panoramica Vista panoramica dai Grandi Magazzini di Tokiwa. Da questa foto la città non appare particolarmente bella.
Oita - chuo-dori La Chuo-dori, in fondo a destra si trova la stazione centrale.
Sul lato destra si può vedere l’entrata della zona commerciale di “Galleria Takemachi” mentre sulla sinistra si nota il Tokiwa.

Oita - entrata nella zona shopping L’entrata di Centporta (Centoporta) vicino alla stazione

Come spesso faccio durante i miei viaggi in Giappone, prima di tornare a Osaka mi fermo a comprare alcuni ricordi tipici del luogo. I kabosu (Citrus sphaerocarpa), un agrume, è un prodotto tipico di Oita e viene usato come condimento sia per insalate che per pesce e sashimi oppure anche nel dare un sapore diverso al shochu. Ovviamente, essendo un prodotto così tipico per Oita, anche altri prodotti vengono confezionati con questo agrume. Importato dalla Cina durante il periodo Edo (Edo jidai 1603-1868), al giorno d’oggi viene usato anche per creare degli ottimi dolci, essenze per il bagno (ofuro) e liquori.

Oita - prodotti kabosu un succo di kabosu assieme a dei dolci
Oita - prodotti kabosu un liquore al kabosu
Oita - prodotti kabosu Oita - prodotti kabosu Dei dango e altri dolci al gusto kabosu
Oita - prodotti kabosu E questi li ho provati ieri nell’ ofuro.

Insomma, ho passato una bella settimana a Oita anche se in questi giorni faceva ancora abbastanza freddo. Se siete già stati in Giappone e volete vedere anche il Kyushu consiglio vivamente una visita a Oita, pernottando magari nella vicina Beppu per un rilassante Onsen (bagno termale).
Altre città nel Kyushu che meritano una visita sono sicuramente Fukuoka (fermata Hakata se ci andate in Shinkansen), Kumamoto e Kagoshima.

Oita - rovine del castello di Funai Per finire l’immagine specchiata nell’acqua di una delle torri delle rovine del castello Funai.

aggiornamenti e aggiunte – foto e immagini dal Giappone

generale 7 Commenti »

Come avevo scritto nel mio post dedicato al decimo anniversario della mia permanenza qui in Giappone, per lavoro, ma anche per passione, ho viaggiato (e continuo a viaggiare) e visito molti luoghi.
Quando possibile cerco di prendere alcune foto che con il tempo vorrei pubblicare sul sito Jappone.com. Il sito è ancora in via di sviluppo, abbastanza nuovo come lo è del resto anche questo blog e con il tempo spero ci sarà diverso materiale utile per chi cerca informazioni sul Giappone. Attualmente non ci sono ancora troppi contenuti ed alcuni di questi li toglierò in quanto obsoleti o comunque non in linea con il tipo di sito che voglio avere.
Negli ultimi giorni ho lavorato un po’ con le foto che ho scattato negli ultimi anni. Forse avrete notato che nella colonna a destra ci sono 6 immagini che cambiano ogni qualvolta si ricarica la pagina. Anche sul sito, e più precisamente nella sezione delle gallerie fotografiche, ho aggiunto un paio di gallerie nuove.
Tra le nuove gallerie quella dedicata al sacrario di Yasukuni al quale si porgono le preghiere per i caduti in guerra.
Una nuova galleria è quella dedicata a Ise dove si trova il tempio omonimo, il tempio della Dea del Sole, Amaterasu Omikami che secondo la mitologia giapponese ha creato il Giappone e dato vita alla famiglia imperiale con il primo imperatore Jimmu. Sono stato a Ise l’autunno scorso con tutta la famiglia. Erano diversi anni che desideravo andarci. Un luogo stupendo con tanti negozi ancora in stile diciamo tradizionale. Purtroppo dei templi si vede poco in quanto visibili solo dall’esterno (e le porte sono pure chiuse) ma la passeggiata tra i vari edifici che compongono il complesso del tempio e in mezzo alla natura è stata comunque molto piacevole.
Ho aggiunto oggi una galleria fotografica dedicata alla città di Kagoshima. Ci sono stato diverse volte e l’ultima volta ho approfittato per fare un paio di giorni di vacanza per vedere i luoghi più interessanti. Kagoshima è gemellata con la città di Napoli e c’è anche una via Napoli nonchè un edificio “Napoli” anzi, “Napori” :shock:

kagoshimanaporibld.jpg
Napori Bld.

Kagoshima è la città natale di diversi eroi nazionali tra cui Saigo Takamori è forse il più famoso. Da Kagoshima infatti il clan Satsuma ha preso l’iniziativa per combattere lo shogun e mettere l’imperatore al potere. Takamori voleva andare oltre ma ciò non venne approvato dal governo di Tokyo e si arrivò cosi alla ribellione chiamata Satsuma di cui si vedono ancora oggi i segni. La città di Kagoshima da’ molto valore ai suoi eroi e alla propria storia. Statue in bronzo agli eroi, monumenti sul luogo in cui sono nati (per Takamori anche un monumento sul luogo in cui dovrebbe aver compiuto seppuku) e un modernissimo museo della “Restaurazione Meiji“.
Kagoshima si ritrova con un vulcano semi attivo davannti. Il Sakura-jima è un vulcano che si può ammirare dalla città (sakura-jima è una piccola isola). Da vedere sicuramente Senganen, una zona in mezzo alla natura.
l’ultima galleria che ho aggiunto oggi è quella su Okinawa. Ci sono stato per soli 10 giorni e invece che andare al mare ho preferito visitare i luoghi un po’ più culturali. Un’isola che ha conosciuto i soprusi dai Satsuma di Kagoshima a partire dal 17-esimo secolo e la durissima battaglia nel 1945 durante la seconda guerra mondiale per poi passare ai lunghi anni di occupazione americana. Un luogo decisamente diverso, un po’ meno giapponese forse e un po’ più vicino alla cultura cinese. Di sicuro comunque gli abitanti sono tra la gente più pacifista che esiste.

dal Giappone auguri romantici… ma non troppo

umorismo 6 Commenti »

Giorno di San Valentino oggi!

Auguri a tutti gli innamorati e buon guadagno a tutti i commercianti! :mrgreen:
Noto spesso come tanti italiani in Italia parlano della loro fidanzata giapponese in Giappone. Mi rivolgo a loro in questo specifico post. Beh, ho trovato la “fidanzata” di molti e questa mi ha pregato di mandare i saluti di buon San Valentino tramite questo blog.
Lo faccio volentieri aggiungendo una cartolina virtuale con la sua foto…

sanvalentinogiapponese.jpg

Ps: anche se non è la foto della tua fidanzata in Giappone… è da lei (o la sua maglietta) che sono gli auguri, fidati! (e non servono commenti ^__^ )

Ohayou degozaru! Il fascino samurai nella lingua giapponese

Attualità, curiosità, lingua 3 Commenti »

Una delle cose che mi hanno particolarmente stupito qui in Giappone è l’alto numero di film trasmessi alla televisione ogni giorno che narrano le prodezze, la vita e i miti legati alla classe guerriera del Giappone feudale. Il samurai non solo sempre nel giusto, buono e decisamente forte ma soprattutto calmo e apparentemente colui che sa sopportare qualsiasi situazione con una compostezza esemplare.
Sappiamo però di quanto difficile è stata la vita in Giappone, della povertà, dei soprusi subiti dai contadini e della vita decisamente difficile anche per la classe dei bushi (guerrieri), specialmente tra i samurai di classe inferiore, spesso costretti a lavorare per sopravvivere. Samurai indebitati con i mercanti, la classe sociale più bassa. L’idea che il cinema e la televisione (ma anche manga e anime) cerca invece di dare è diversa, decisamente positiva, ammirevole e da “imitare”. Questo rispecchia perfettamente l’incapacità del Giappone di vedere la propria storia in modo obiettivo e basato sui fatti. Certo, è risaputo che il “vero” samurai seguiva il codice del guerriero, il codice bushido e quindi era per forze di cose _sempre_ e comunque nel giusto. Questo lo collocava in una posizione predominante, di potere assoluto… e per molti fonte di terrore.
Con la Restaurazione Meiji la classe dei bushi venne abolita e si ebbe la formazione dell’esercito con i coscritti. Contadini che fino ieri dovevano temere gli umori del samurai di turno, oggi hanno in mano un’arma e si possono immedesimare nei samurai… fanno parte della classe guerriera ormai. E’ stato facile per il governo Meiji inculcare in tutti i valori bushido (creati ad arte) che più facevano comodo creando una grande famiglia nazionale con a capo l’imperatore e i potenti che guidavano le danze.
In pochi anni di educazione scolastica (sufficiente per conoscere a memoria i propri doveri e per essere meglio controllati ma insufficiente per il resto) , tutti i giapponesi chiamati alle armi avevano misteriosamente nelle proprie vene sangue samurai che scorreva. Chi poteva non vantarsi del fatto di essere diventato finalmente veramente qualcuno? Hugh Byas affermava nel suo libro che negli anni ‘20 il pubblico aveva dimenticato l’insolenza dei samurai e che “un nome, Bushido, la via del guerriero, fu inventato come codice di cavalleria e riscoperto dopo che lo stesso era stato dimenticato”. La storpiatura forzatamente data all’essenza bushido e i suoi valori ha portato il Giappone in una via che non poteva che portare alla completa distruzione della nazione.
Oggi invece si riscopre nuovamente la figura del samurai tra i giovani. Grazie (o a causa) ai media giapponesi di cui sopra parlavo e ai film hollywoodiani quali “The Last Samurai” oppure “Letters from Iwo-Jima“, il primo una fiction che molti, suppongo, hanno preso come un documentario sulla vera vita da samurai, e il secondo, un film di propaganda giapponese creato da Clint Eastwood.
Samurai” è diventato un termine “figo” e di uso comune in Giappone. Oltre ai film alla televisione e ai teatri, i vari videogiochi e manga a tema vengono venduti come il pane e pare che una nuova rivista dedicata interamente alla “via del guerriero” sia uscita a inizio anno.
La rivista maschile Playboy afferma in quest’ultima edizione di come sempre più persone non solo parlano di samurai e bushido ma si comportano pure come tali (o cercano di comportarsi) con tanto di linguaggio.
Una cameriera che lavora ad Akihabara afferma nell’articolo che il 10% dei clienti parlano come dei samurai ma non si limitano solo in questo linguaggio spartano ma cercano anche di immedesimarsi nel loro comportamento marziale. Si suppone che un samurai sia un tipo forte e quiete e ci sono clienti che si siedono incrociando le braccia dicendo nulla. Dopo circa un’ora vanno alla cassa per pagare con i soldi già pronti senza mostrare il portafogli in quanto quest’ultimo non si conforma con la sua immagine. Nonoko, il nome della cameriera, aggiunge che le “ragazze otaku” ad Akihabara vanno matte per questi giovani.

playboy.jpg

Playboy 2/18

Questo linguaggio “samurai” sembra entrare di gran moda in quanto può essere divertente usarlo e alcune parole rischiano di non uscire più dalle orecchie. Essendo un linguaggio da usare solo tra amici, questo può aiutare a creare unità di gruppo, di appartenenza.
I giovani giapponesi scoprono inoltre che è assolutamente immaturo scoraggiarsi davanti ai problemi e difficoltà. Perdere la pazienza e perdere la propria compostezza è l’opposto dei principi samurai. Sono le buone maniere, pazienza, calma e compostezza gli ingredienti giusti.
Dare l’impressione di sorridere e di accettare le cose come sono.
Seguendo il “trend” ho scoperto un sito internet molto giovane (la registrazione del dominio risale a novembre scorso) che da’ la possibilità di inserire un testo in giapponese “standard” per poi vederselo tradotto in “giapponese samurai“. Il sito si chiama monjiro.net e vi consiglio una visita per provare le funzionalità. Oltre al “giapponese samurai” a disposizione per la traduzione anche dialetti di varie città e l’ormai popolarissimo e divertentissimo “Yoshio-go”, si, linguaggio Yoshio Kojima (Hai Opappi – Sonna no kanke nee!).

Ovviamente vi chiederete come suona questo giapponese samurai. Cercando in rete ho trovato qualche informazione dalla quale cerco di farne una piccola guida:

  • desu -> degozaru
    Conoscere il significato di “desu”. Indipendentemente dalla circostanza basta cambiare “desu” (o degozaimasu) con “degozaru”.
  • ohayou -> ohayou degozaru
    il buongiorno, la prima parte rimane intatta e si aggiunge il “degozaru”, facile :grin:
  • konnichiwa – konbanwa -> gokigen ikaga degozaruka?
    il saluto pomeridiano e serale. In generale, salutando qualcuno usa “gokigen ikaga degozaruka” che sarebbe un po’ come chiedere “di che umore sei” in modo molto formale.
  • genki desuka -> tasshya degozaruka?
    chiedendo ad una persona come sta. Praticamente la stessa domanda ma con altre parole. Tasshya significa “in buona salute”
  • daijoubu? -> shinpai gomuyou?
    tutto bene? (da chiedere dopo che gli avete squarciato un braccio con la vostra katana) “shinpai” significa problema, “go” è la particella su “muyou” per renderlo formale e “muyou” significherebbe inutilità. quindi un po’ come chiedere se tutto è a posto e non ci sono problemi.
  • watashi – boku -> sesshya
    una delle parole più importanti, “io”. Per una pronuncia corretta mettere una piccola pausa tra “se” e “shya”.
  • anata -> sochi
    il “tu” da usare anche per dare ordini… tu fai questo, tu fai quello
    A questo punto tradurre “sessha wa sochi ga suki de gozarusesshya.gifdovrebbe risultare molto facile… per i samurai romantici.
  • arigatou gozaimasu -> katajikenai
    grazie – che tradotto potrebbe essere un “sono riconoscente”
  • baka -> utsuke
    idiota, stupido – sono certo che questa già la conoscevate :mrgreen:
  • gomen nasai -> kirisute gomen
    mi dispiace, mi scuso – non è propriamente una scusa… il samurai non si scusa! E’ una specie di scusa alludendo al proprio diritto e/o privilegio. Un samurai usa pronunciare tali parole dopo aver fatto a fettine il malcapitato di turno di fronte alle persone nei paraggi.

Nota: ricordate di fare la voce bassa :mrgreen:

E adesso non resta che fare un po’ di pratica per poi far colpo su qualche bella giapponese (o per farla morire… morire dalle risate!)
Se avete altri esempi di “giapponese samurai” sarò ben lieto di aggiungere alla guida :smile:

Ma prima di finire un simpatico video da YouTube.com dal titolo “Kotoba Zamurai”. Questo è il primo di una serie e per vedere gli altri basta cliccare sulla voce menu (oppure andare su YouTube e immettere nella casella per la ricerca “kotoba samurai” in hiragana). Si tratta ovviamente di parodie divertenti.

11 febbraio, aspettando Valentino si celebra Jimmu

Attualità, storia 7 Commenti »

Abbiamo un fine-settimana lungo in Giappone perchè lunedì è giorno festivo. Ancora un giorno festivo in Giappone, 3 giorni senza lavorare e senza dover andare a scuola.
Lunedì si celebra infatti il Giorno della Fondazione (kenkoku kinen-bi oppure kenkoku kinen no hi) ed è quindi giorno festivo e viene celebrato ogni anno il 11 di febbraio. Nel caso dovesse cadere di un sabato o domenica, la festa viene posticipata a lunedì. In questo giorno i giapponesi celebrano la fondazione della Nazione e la linea imperiale iniziata dal primo imperatore giapponese Jimmu che stabilì la sua capitale a Yamato.
Nonostante la fondazione da parte dell’imperatore risale all’inizio della storia giapponese, il giorno della Fondazione nazionale divenne una festa ufficiale solo nel 1872 quando il Giappone Meiji passò al calendario gregoriano. Ricercatori usarono il Nihonshoki per estrarre la giusta data, 11 febbraio del 660 A.C. ma rimane ancora da trovare evidenza per provare non solo la data stessa ma anche l’esistenza propria dell’imperatore Jimmu.
In origine il giorno venne chiamato Kigensetsu (giorno dell’imperatore) e si pensa che l’imperatore Meiji abbia voluto questa ricorrenza per legittimare maggiormente la famiglia imperiale in seguito all’abolizione dello shogunato Tokugawa. La festività doveva servire per portare attenzione verso l’imperatore in una nazione che doveva ancora essere unificata.
Agganciandosi pubblicamente alla linea imperiale iniziata da Jimmu, e quindi alla Dea del Sole Amaterasu Omikami, l’imperatore Meiji si dichiarò l’unico e vero regnante del Giappone. Con grandi parate e feste, Kigensetsu era considerata una delle quattro grandi feste in Giappone. L’ 11 febbraio 1889 è anche il giorno in cui fu promulgata la Costituzione dall’imperatore Meiji.
Kigensetsu fu poi abolito durante l’occupazione americana a causa dello stretto legame con la mitologia shintoista. Fu poi ristabilita come festività nel 1966 con il nome odierno togliendo la maggior parte dei riti legati alle referenze dell’imperatore. Rimane tutt’oggi un giorno per esprimere patriottismo e amore per la patria. Hinomaru vengono innalzate e bandierine vengono poste all’interno dei treni. Gli estremisti di destra hanno un motivo in più per uscire e presentarsi nelle aree affollate delle grandi città. Si vestono di nero, con bandiere imperiali e con megafoni fanno valere le loro ragioni.
Non è assolutamente consigliabile chiedere loro di fare meno rumore.

hinomaru.jpg
La bandiera nazionale giapponese a Ise

A casa mia un’opportunità per avere la famiglia a casa, giocare con i bambini e chissà, magari mangiare qualcosa fuori.

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