Un viaggio nel vecchio Giappone – Matsue – prima parte

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Dopo un po finalmente riesco a trovare del tempo per scrivere del mio viaggio fuori Osaka a Matsue… un viaggio iniziato il 4 di giugno per finire poi con il rientro a casa il 14. Ci è voluto più del previsto perché per accompagnare il post desideravo prima preparare le gallerie fotografiche (13 gallerie nuove) e alcune informazioni secondarie.
Si, è Matsue la località che non volevo anticipare nei miei precedenti post… ma la cara Kazu ha riconosciuto il luogo dalla foto …. grrrr (sarà stato il viso della ragazza?)
Si è trattato della mia prima visita in questa città (e regione… Shimane-ken). Come al solito si trattava di un viaggio di lavoro ma siccome tutti mi parlavano molto bene di questa località ho aggiunto tre giorni interi ai sei giorni lavorativi per averne qualcuno per visitare i luoghi che più potevano interessarmi. Questo con la benedizione di mia moglie 😛

Da Osaka ho usato la corriera che parte dalla stazione di Umeda. L’autobus ci mette circa quattro ore e mezza per arrivare alla stazione centrale di Matsue… un po lunghetto ma per fortuna avevo con me un ottimo libro (Hirohito – Emperor of Japan di Leonard Mosley-1966) a tenermi compagnia.
Arrivato a Matsue comincia subito il lavoro ma prima faccio il Check-in nell’albergo subito a sud della stazione. Il “Plaza Hotel”!!!! Pensavo a qualche albergo di lusso e invece uno degli alberghi più stretti in cui ho alloggiato in questi 10 anni in Giappone :-( Vabbè costava solo 4.000 Yen a notte quindi non c’è ragione per lamentarsi.

Di giorno si lavora, di sera ci si diverte (motto “sarariman” giapponese)
Matsue non è particolarmente conosciuto come posto della buona cucina ma ci sono alcuni piatti tipici e sono quest’ultimi che siamo andati a cercare. Oltre all’Izumo-soba (un po’ più scuro e forse anche più “al dente”) si trovano i sette tipi di pesce del lago di Shinji (vedi la nuova galleria fotografica).
La città di Matsue ha circa 200.000 abitanti ed è quindi considerata “campagna” giapponese. Le case sono piccole e pochi sono gli edifici alti. Essendo stata risparmiata dai bombardamenti alleati durante la seconda guerra mondiale, la città offre un qualcosa di “tradizionale” che poco si può vedere in altri posti del Giappone. Manco a Kyoto si può annusare l’aria del Giappone “vero”, cioè quello che ogni gaijin desidera trovare andando in Giappone.
Specialmente la parte nord, quella a nord del fiume che divide il lago di Shinji e la laguna tanto per intenderci, è quella maggiormente “fedele” al Giappone del passato. Oltre al castello di Matsue (informazioni sul castellogalleria fotografica) si può visitare la via “Shiomi Nawate” che ospita una vecchia residenza di un samurai, l’abitazione di Lacfadio Hearn (diventato poi Koizumi Yakumo), case da te e altre abitazioni dei vecchi tempi (di più nel mio prossimo post). Il luogo è molto suggestivo ma lo sarebbe di più non ci fosse la strada asfaltata abbastanza trafficata da macchine e corriere. Da un lato i vecchi edifici di una volta e dall’altro un canale e poi i giardini del castello che padroneggia la città… “Ai rabu it” (dall’inglese I love it) mi dice una ragazza del posto riferendosi proprio al castello (la pronuncia della ragazza mi aveva fatto capire in un primo momento “I rabbit:-) e ho colto l’occasione per la stupida battuta: “anata Rabbit desuka? (sei un coniglio?)” LOL inutile aggiungere che da brava giapponese ha preso tutto sul serio).
La prima sera a Matsue prendo proprio l’occasione per una bella e sana camminata verso il castello (ma prima mi gusto il famoso tramonto dal lago di Shinji) e la via Shiomi Nawate. Era buio e si vedeva poco… trovo un negozietto del posto dove acquisto due pendenti in legno che poi regalerò a qualche conoscente non appena torno in Italia.
Ero con un amico italiano e decidiamo di cercare un ristorantino, possibilmente con cucina locale. Troviamo un piccolo localino a conduzione famigliare (genitori e figlia che a nostra sorpresa parlucchiava abbastanza bene l’italiano!)

locale che dovrebbe essere presente anche sulla guida della Lonely Planet (ci sono passato di giorno per la foto per il blog e poi una seconda volta di sera)

L’atmosfera era molto famigliare ed estremamente semplice. Si mangia solo al piccolo banco (massimo una dozzina di persone ci hanno posto) e non ci sono tavoli. Ci facciamo consigliare (ma c’è anche il menu in inglese) e ci viene spiegato anche in italiano. Le sette prelibatezze del lago Shinji vengono servite in questo locale ma in questi giorni solo quattro sono a disposizione dei clienti. Prendiamo un unagi (anguilla) battuto, specialità della casa condito con diverse spezie. Il padre e proprietario del locale (che continuava a chiamarci “italia-jin no kata san“) ci avverte con una certa fierezza che questo pasto ci darà una carica sessuale estremamente sorprendente la mattina seguente! In città lui era l’unico a prepararlo. Inutile dire che rimaniamo leggermente imbarazzati… tutti sentivano (e facevano ben attenzione a cosa questi due gaijin dicevano). Poi shijimi per una persona (ichinin bun – porzione per una persona) che sembrava una porzione gigantesca… la figlia (quella che parla italiano) ci scherza sopra e da “ichinin bun” sorridendo lo chiama “ichinen bun” (porzione per un anno).
Estremamente simpatici, vestiti con tipici abiti d’epoca, i proprietari servono i clienti sempre con il sorriso e simpatia. Ci saluteranno con inchini a non finire quando andremo via.
Inutile nascondere che ci sentiamo leggermente osservati dal resto della clientela presente nel locale (da dove arriveranno questi gaijin-san? Che lingua parlano questi gaijin-san?). A queste domande avranno presto una risposta ma a loro arriverà una grande sorpresa (in città maggiori questo non sarebbe stato affatto una sorpresa ma a Matsue invece…). Una telefonata al mio amico (tra di noi parlavamo ovviamente in italiano) da parte di un giapponese. Il mio amico (che vive in Giappone da quasi 20 anni) risponde in giapponese e continua a parlare in giapponese… nel locale si susseguono gli Ahhhh…. e gli Ehhhh…. prima per il giapponese parlato e poi per aver capito la nostra professione. Eravamo al centro dell’attenzione del piccolo locale :-)

Ci eravamo scoperti quindi niente più italiano e inglese…

Al lago di Shinji con l’amico giapponese
Chi mi legge si ricorderà della mia visita a Sapporo di poche settimane fa. In quel caso ero l’unico italiano ma l’amico giapponese del caso che mi aveva portato nel locale notturno a Sapporo era uguale a quello che ho accompagnato al lago di Shinji (Shinji-ko) per ammirare uno dei leggendari tramonti. Ma prima del tramonto ci aspettava il quartiere dei templi di Matsue, il Tera-machi (vedi galleria fotografica). Una visita veloce alla parte sud di Tera-machi (qualche giorno dopo visiterò la parte nord) per dirigersi poi verso il lago.
Il Shinji-ko è particolarmente famoso per i tramonti grazie anche all’isoletta (Yomegashima – isola di Yomega), soggetto preferito dai fotografi. Ogni sera la gente si ferma per gustarsi i tramonti… tante coppie, studenti e lavoratori che ammirano lo yuhi dopo il lavoro prima di tornare a casa. Questa sera il cielo era abbastanza nuvoloso e il tramonto non era quello che si vorrebbe trovare. Era la mia seconda serata al lago per ammirare il tramonto, altre tre ne susseguiranno.
Scegliamo di cenare presso un ristorante tipico di Matsue, un locale consigliatoci da conoscenti del posto. Arriviamo al locale ma ci sono 40 minuti di attesa… cogliamo l’occasione dell’attesa per trovare un locale nelle vicinanze per un paio di birre. Chiediamo informazioni ad una persona a caso che gentilmente ci accompagna in un pub della zona. Il tizio era un butta-dentro di un “kyaba-kura” dall’ inglese “Cabaret Club” (e quindi diminutivo di Kyabaretto kurabbu), un tipo di locale PARTICOLARMENTE amato dai sarariman giapponesi.
La serata era organizzata quindi… un paio di birre al pub, cena “tipica del posto” e “niji-kai” (il dopo-cena o fine-serata… esiste anche il sanji-kai ma la parola di per se dipende da cosa si faccia prima) nel locale del gentile signore che ci ha consigliato il pub.
Tralasciamo le birre al pub e la cena (che era particolarmente buona, ci sono poi ritornato) e passiamo al Kyaba-kura. Ci arriviamo non sul tardi… il sistema prevede 5000 yen a testa per un’ora di conversazione con tre ragazze (20 minuti per ragazza) e drink illimitati, il solito whisky a basso costo della Suntory con tanta acqua e molto ghiaccio.
Riaffermo la mia indecisione sul frequentare questo tipo di locali… ma forse il fatto che sto diventando un vero oyaji, ho una certa età e la buona esperienza a Sapporo (dopo quella pessima di qualche anno fa a Kagoshima) ho accettato mio malgrado di andarci anche in questa sera di Matsue. Ci rimaniamo per due ore.
Inutile nascondere che tutte le tipe del locale sono carine e pure belline (forse anche grazie non solo alla poco illuminazione, abiti un po’ sexy, trucco ma anche a qualche birra di troppo); sono aperte e sanno come cominciare a parlare con i maschietti che arrivano al locale. Sono tutte in abito da sera, particolarmente curate nel trucco e conoscono le giuste maniere del caso… cerco di essere specifico per la nostra amata Bunny-chan :-)
La “mama”, la signora che controlla il tutto aveva solo 25 anni ed era forse la donna più piacevole di tutte… un gran bel pezzo di… bella ragazza.
Il mio amico italiano ha scelto di continuare a parlare con la stessa ragazza per ambedue le ore che siamo rimasti nel locale. Tale scelta costerà cara… ma si ricompenserà nelle serate successive; e non aggiungo altro LOL
Io e l’amico giapponese (un sacho di una ditta importatrice) la prendiamo sul divertente e ci limitiamo nella conversazione sul più e del meno. Confrontando con il locale di Sapporo devo dire che preferisco di gran lunga quello a Sapporo… grazie anche al “Sapporo service” che comprende la gamba di lei sulle tue… poi per pochi minuti lei seduta su di te… con la possibilità di “toccare” un pochino (sempre specificando il più possibile per Bunny-chan 😀 )

Noi maschi siamo un po’ così… inutile nasconderlo… piccoli piaceri innocui con dolci fanciulle altrettanto innocue nei periodi fuori casa; tutto entro i limiti: esattamente come il sistema prevede.

due ragazze del kyaba-kura di Matsue.

Locali serali per prendersi una birra non sono facili a trovarsi. Chiedendo ai passanti abbiamo come risposta locali dove ci sono le ragazze filippine (Firippin kurabbu) che io odio e che non visiterò mai più!

Un’insegna di un Firippin kurabbu (Philippin club) – Showclub Infiniti

Mi sembra incredibile come anche nelle città più piccole questo tipo di locale esiste. Sembra proprio una mania dei maschi giapponesi di una certa età cercare le ragazze filippine, conquistarle e portarsele a letto… e non lo dico per semplice impressione personale ma conosco esempi a non finire.
Sarariman ancora abbastanza giovani riescono ancora a trovare giovani ragazze giapponesi da sfruttare e “schiavizzare” (conosco personalmente diversi casi) ma quelli meno “ninki” (piacevoli) cercano e riescono sempre a trovare sfogo alle loro voglie solo nelle ragazzine giovani provenienti dalle Filippine. Nulla di anormale… anzi l’anormalità sembrerebbe nel contrario… il non avere un’amante giovane (amante per modo di dire… amante a pagamento sarebbe il termine più adeguato) è completamente OUT.

Cerco e trovo la Izumo-soba in un ristorantino vicino alla stazione centrale durante la pausa pranzo. Decisamente buona… al dente come piace a me. La comprerò come souvenir da portare a Osaka e mangiarla con la mia famiglia… ma ho il sospetto che l’abbiano già mangiata, grazie alla mia assenza :-(

Dopo sei lattine di birra questo post finisce qui… la seconda parte, quella dei tre giorni “non lavorativi” passati nella prefettura di Shimane arriverà a giorni (spero).