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E’ passato circa un anno e mezzo dal mio ultimo post… 2 anni e mezzo dal penultimo! Come media sono messo veramente male!
Ma vale ancora la pena avere un blog sul Giappone al giorno d’oggi? Ce ne sono a centinaia! Uno più “formidabile dell’altro”! C’è chi conosce tutto perché ha visto “Mazzinga Z“, l’altro dà consigli “pratici” pur non essendoci mai stato… l’altro va in Giappone e perde il suo tempo a fotografare e fare video piuttosto di gustarsi il “momento”
. Uno critica tutto e tutti, l’altro non permette critiche al proprio modo di vedere il Giappone e poi c’è chi vi fa sapere proprio tutto quello che c’è da sapere sul Giappone! … ce n’è di ogni tipo
Per un italiano che vive in Giappone avere un blog conta ormai quanto un due di picche… diventa un semplice e noioso diario (un blog dovrebbe comunque essere tale secondo me, e quindi Facebook diventa a questo punto la scelta migliore) e quindi obsoleto in questi tempi. Ecco che da diversi anni il mio blog rimane intatto, fermo ed inutilizzabile. Poi se aggiungiamo la pigrizia che mi segue dappertutto, il tempo che impiega un post, la voglia che manca…
Oggi, un po tutti usiamo Facebook per rimanere in contatto con coloro che ci vogliono seguire.
Arrivato in Giappone quasi 15 anni fa, Facebook non esisteva ancora come lo vediamo al giorno d’oggi e con un blog amatoriale come il mio riuscivo ad interagire con persone che avevano lo stesso interesse: il Giappone.
Sin dall’inizio ho cercato di essere neutrale sulle varie realtà che circondano questo Paese e ho avuto la fortuna di non avvicinarmi a quest’ultimo grazie alle realtà parallele che vengono inculcate tramite manga, anime e videogiochi. Mezza generazione di italiani (e non solo) si è scemenzita “studiando” il tanto amato Giappone praticamente solo tramite manga e anime… magari qualche videogioco e nei miglior dei casi ANCHE con qualcosa di Banana Yoshimoto… il tutto come unico ponte tra di loro e questo tanto misterioso Sol Levante. Chi poi ha raggiunto il Giappone si è poi ritrovato in una realtà alquanto diversa e, a seconda dei casi, si è trovato bene oppure si è trovato male e deluso.
Negli ultimi anni le informazioni su questo Paese non mancano e chi si avvicina per la prima volta riesce a farsi un’idea abbastanza veritiera su ciò che un giorno incontrerà durante il suo viaggio in Estremo Oriente. Le capacità critiche dei giovani d’oggi sono un vero asso nella manica per poter affrontare diversità culturali che inevitabilmente si incontreranno. Capacità di adattamento, rispetto per il “diverso” giocano punti decisivi per chi decide di vivere in Giappone. Chi ci riesce bene, chi meno e chi proprio non ci riesce più… tra questi ultimi spesso ritroviamo coloro che amavano il Giappone incondizionatamente dopo “il primo manga” che hanno letto.
Il boom “Giappone” si è spento da alcuni anni ormai, per fortuna! Internet e informazioni girano meglio e gente sveglia potrà capire che il Giappone non è mai stato, e non lo è tuttora quello che tanto si è cercato di far credere. Dare un’immagine positiva al Giappone era ed è tuttora una priorità assoluta per un Paese che vive sull’export. Quale miglior export per un Paese senza materie prime se non quello invisibile come software (videogiochi per esempio), anime, manga e aggiungiamo pure tutta la mercanzia prodotta a basso costo come i vari peluche di Pikachu e Candy Candy. Per vendere ciò all’estero l’immagine Giappone doveva per forza essere positiva, amichevole e kawaii…
Grazie anche agli Stati Uniti, nel dopoguerra un’immagine positiva di un Giappone altrimenti conosciuto come aggressivo e brutale era di vitale importanza per una crescita globale. I robot giapponesi che salvano il nostro pianeta dai cattivi alieni (nel periodo bellico il Giappone salvava l’Asia dai cattivi occidentali!), poi il kawaii di Candy Candy e la forza di spirito di Attack No. 1 per dare sempre e comunque un’immagine più che positiva di un Giappone appena uscito dal medioevo. Insomma, un Giappone sempre e comunque vincente ![]()
Realtà parallela perché si tratta di un Paese… se si trattasse di un individuo si userebbe il termine “problemi di identità psicologica“. Il Giappone è bello anche per questo! Gente ancora genuina e incontaminata se ne trova… si trova pure l’esatto contrario, che nulla ha da invidiare con le truffe ed il marcio che tanto spesso attribuiamo a fenomeni italiani. La politica giapponese e il sistema bancario ne sono esempio lampante.
Il sistema Giappone che tanto ha fatto scalpore negli anni ’70 e ’80 si è rivelato una bolla… che prontamente è esplosa lasciando tanti “feriti” tra le famiglie giapponesi. Tutto ciò che era nipponico era “cool“, nessun spazio a critiche negative che prontamente venivano etichettate come semplice “Japan Bashing” nel miglior dei casi, e/o di razzismo nel peggiore.
In questo lungo periodo di assenza dal mio blog cosa è successo?
Abbiamo avuto e continuiamo ad avere (subire) il problema “Fukushima“. Meriterebbe un libro per esprimere le mie opinioni ma non sono un giornalista che dopo poche settimane ne pubblica uno mentre molte (troppe) cose sono ancora aperte e il più non si conosceva ancora. La mia esperienza personale racconta che quel giorno ero tranquillamente nel mio ufficio di casa a Osaka… sento un tremolio ma non ci faccio caso per nulla. Al rientro di mia figlia da scuola lei mi chiede se ho sentito il terremoto. Poi aggiunge che tra poco arriverà uno tsunami a Osaka e che nella loro scuola tutti sono usciti nel cortile. Resto leggermente sbalordito dalle precauzioni che hanno preso e decido di vedere le ultime notizie su internet…. queste mi affermano che onde alte fino a 7 metri colpiranno la zona di Fukushima mentre altre alte circa 50 centimetri colpiranno Osaka. La prima cosa a cui ho pensato è che si sono sbagliati nello scrivere i 7 metri! Per il resto rimane storia e chi mi legge conosce meglio di me come poi è andata. Da quel primo giorno, il 11 marzo del 2011, ogni giorno sembrava peggiorare, nulla si sapeva di preciso sennonché le informazioni erano sicuramente “sgonfiate” per evitare panico e per far sembrare un po’ meno peggio il tutto alle altre Nazioni.
Il non visibile, quello che non riusciamo a vedere, preoccupa quanto il “nessun pericolo immediato!” riportato costantemente dal governo giapponese. Preoccupava il non sapere l’intensità non tanto del terremoto (che ormai si conosceva bene), non dello tsunami (anzi, preoccupava non poco in quanto nei primi giorni migliaia e migliaia furono i dispersi) ma piuttosto delle radiazioni che potrebbero essere state liberate ai quattro venti… e di quelle che potranno seguire, la contaminazione radioattiva… un’eventuale nube radioattiva, la vegetazione, l’acqua… l’oceano!
Molti sdrammatizzavano il fenomeno; forse per farsi forza o per sembrare forti e coraggiosi quando magari allontanarsi da Tokyo non sarebbe stata una scelta del tutto sbagliata!
Lo stress maggiore lo ho avuto dai miei famigliari e amici che mi volevano via dal Giappone! L’ambasciata, che tramite l’Alitalia, dava a disposizione biglietti liberi fino a Roma… cosa dovevo fare? Stare qui e rischiare non tanto la mia di salute ma quella sacrosanta dei miei figli? Mia moglie non mi seguiva perché doveva stare con i suoi genitori (nella sua ditta mi hanno dato del pazzo solo all’idea di allontanarmi da Osaka!) e così ho scelto di rimanere con mia moglie ad eventuale discapito dei miei figli… non potevo allontanarmi da lei in quel preciso periodo sapendo che forse non l’avrei mai più incontrata! Oggi come oggi mi darete del pazzo ma in quei giorni, subito dopo lo tsunami nulla si sapeva su cosa sarebbe stato il giorno successivo! Mio fratello dall’Europa era pronto per pagarmi i biglietti per il rientro citando la radioattività degli aerei provenienti da Tokyo.
Molto è stato nascosto, taciuto e posticipato dalla TEPCO e governo giapponese… questo era ovvio a chiunque e ciò spaventava; non poco. Le responsabilità cominciano nel nostro piccolo, dal nostro nucleo famigliare… ma prendersi responsabilità non è mai stata una delle doti dei giapponesi e ciò si respira quotidianamente.
Quanto grave sia stato e quanto lo è tuttora lo sapremo solo tra diversi anni… forse…
Per quanto riguarda l’Italia in Giappone altro tema “caldo” è stato quello riconducibile alla persona di Mario Vattani… un console di stampo chiaramente fascista che nonostante i suoi tatuaggi fino ai polsi è riuscito miracolosamente a diventare console generale d’Italia ad Osaka. Figlio di Umberto Vattani, si quello che ha cercato di usare 25.000 Euro di telefonate ad alcune sue collaboratrici (poi denunciato per molestie sessuali e condannato per peculato), a capo della ormai inesistente ICE e presidente della Fondazione Italia Giappone (Umberto Vattani parlava di una sede a Kyoto -guarda il video- dove suo figlio Mario sembrerebbe aver comprato una villa! Mi chiedo se si tratta di una semplice coincidenza!), membro della Fondazione Italia USA. È presidente della Venice International University, formata per parte italiana dall’Università di Padova, l’università Ca’ Foscari di Venezia e l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia. È stato presidente di Sviluppo Italia Sicilia (si è dimesso).
Mario è stato “beccato” da un video apparso su Youtube (guarda il video) mentre innescava alla Repubblica di Salò con tanto di saluti romani (da lui smentiti come tali sik.) durante un concerto a Roma organizzato dai Casa Pound. Il “mio” console che aveva giurato fedeltà (e se ne vanta pure perché primo del suo corso!) alla Repubblica italiana di fatto la rinnegava di sera con i testi da lui stesso scritti ed interpretati ad alta voce! Una gran vergogna per la diplomazia e immagine italiana all’estero! Il caro Mario già finì in seri problemi giudiziari per aver (sembrerebbe, ma in giudizio poi si tratterà di “il fatto non sussiste“) malmenato militanti comunisti davanti ad un cinema di Roma (le vittime, pare, ottennero 90 milioni delle vecchie Lire per ritirare la denuncia e spianare una via diplomatica pulita al nostro estremista di destra Mario Vattani – guarda intervista ad una delle vittime – ). Un giornalista, che da decenni dimostra chiara appartenenza alla sinistra comunista lo difende a spada tratta dimostrando di fatto quanto uno scoop possa alterare le proprie posizioni politiche! Riesce a racimolare qualche Euro (per lo “scoop”) con delle interviste “a sorpresa” al console Vattani (guarda lo scoop).
Il giornalista in questione è il solito Pio D’Emilia che con questi tempi moderni, dove i blog non contano molto, mi aveva accettato come “amico” di Facebook. Lo seguivo da oltre un decennio nei suoi articoli (sempre molto critici e spesso con la tendenza di ridicolizzare il Giappone e la sua cultura!) e condividevo, in un certo senso, una buona parte dei suoi pensieri in quanto servivano per far riflettere e poi, in un secondo tempo, verificare quanto egli affermava. Ma sulla mia domanda diretta sul perché difendesse a spada tratta un individuo che merita solamente l’interdizione IMMEDIATA dai ruoli pubblici ha preferito cancellarmi dalla sua rete di “amici”. Non è nuovo a questo tipo di azioni “costruttive” il nostro Pio D’Emilia; ha cancellato altre persone dalla sua lista amici di Facebook per il solo fatto che la pensano in altro modo…
Il console Mario aveva organizzato una festa per il giorno della Repubblica (per la prima volta non ho ricevuto l’invito!!! Forse a causa della mia email al consolato di qualche mese prima?) in cui erano invitati alcuni italiani, il fascista e estremista governatore di Osaka Hashimoto e dirigenti di aziende GIAPPONESI (a me personalmente fa chiaramente intendere le intenzioni personali economiche per festeggiare il giorno della Repubblica, ma sarà solo la solita coincidenza…)! Ma che festa italiana doveva essere??? E sembrava quasi piangere quando il povero Pio gli chiedeva sulla festa… “che figura ci fa’ l’Italia a dover disdire la festa?” come se non ci fosse lui la festa non si poteva fare? Se una pedina “scomoda” viene spostata dal ministro Terzi in persona l’Italia fa brutta figura? Era meglio far vedere i suoi polsi tatuati ai giapponesi? Una gran bella figura aver un console simile! E c’è chi lo sostiene per aver qualche scoop importante? Ma basta aprire gli occhi (ma chiudere le orecchie… la voce di Vattani sul palco non mi sembra un granchè!) e la questione Mario Vattani è lunga, le opinioni possono variare e quindi meglio chiudere qui
Per quanto riguarda me personalmente? Tutto continua normalmente
I miei viaggi per il Giappone continuano e quest’anno ho visitato Sendai, Okinawa, Kumamoto e Yokohama per una settimana ciascuno poi Okayama per 12 giorni, Tokyo per 15 giorni, qualche giorno nella bellissima Kurashiki… 7 giorni a Kobe a novembre e ritorno a Yokohama per una settimana a dicembre. Ho passato due mesi in Italia durante il caldo estivo giapponese ![]()
Le mie gite ai templi e luoghi di interesse non sono mancati…
Ieri ho ri-visitato il museo dell’Instant Ramen ad Ikeda (dopo oltre 4 anni), il Momofuku Ando Intant Ramen Museum.
…e poi la Fabbrica della birra Asahi a Suita. E’ la seconda volta che visito una fabbrica di birra Asahi qui in Giappone. Le visite sono guidate e sono gratuite ma bisogna prenotarsi in anticipo. Il tour dura circa 40 minuti e alla fine si può degustare fino a tre bicchieri di ottima birra fresca appena uscita dalla spina.
Se solo ci penso…. quasi 15 anni di residenza in Giappone… e non mi annoio ancora
- diversi tipi di instant ramen nel corso degli anni
- diversi tipi di instant ramen nel corso degli anni
- diversi tipi di instant ramen nel corso degli anni
- Il menu da qui scegliere gli ingredienti
- instant ramen verso la preparazione finale
- Il mio instant ramen completato
- cortile alla fabbrica Asahi di Suita
- al negozio Asahi – Qui le Stout
- alcuni tipi di Asahi
- alcuni tipi di Asahi
- le diverse misure disponibili della Asahi Super Dry
- Una bottiglia di Asahi come si presentava in passato
- Grande foto al museo della birra Asahi
- Fabbrica di birra Asahi a Suita – Modello dell’edificio principale
- Fabbrica birra Asahi a Suita
- Fabbrica birra Asahi a Suita
- Fabbrica birra Asahi a Suita – contenitori di birra
- Lattine tutte diverse una dall’altra
- Lattine tutte diverse una dall’altra
- Lattine tutte diverse una dall’altra
- Lattine tutte diverse una dall’altra
- Lattine tutte diverse una dall’altra
- Lattine tutte diverse una dall’altra
- Lattine tutte diverse una dall’altra
- Lattine tutte diverse una dall’altra
- Lattine tutte diverse una dall’altra
- Poster Asahi alla fabbrica di Suita
All’arrivo viene consegnato il barattolo vuoto dell’instant Ramen su cui disegnare/dipingere ciò che si vuole aggiungendo poi la data. Poi si consegna e parte “la produzione” del nostro instant ramen personalizzato! Si sceglie tra 4 gusti per il sapore del brodo e poi 4 ingredienti a scelta (se con il vostro cellulare potete confermare di aver sottoscritto alla loro newsletter potete sceglierne 5 di ingredienti da aggiungere!). Io ho disegnato un bicchiere di birra
Si può facilmente dedurre dove avevo la mia mente! Dopo il ramen infatti, si visitava la fabbrica di birra Asahi.
Il periodo in cui non scrivevo più è stato lungo, quindi oggi tante cose, tanti pensieri buttati giù alla rinfusa in un post unico quando magari ne servivano di più… ma per il prossimo post quanto dobbiamo aspettare? Solo il tempo conosce la risposta
Ps: se anche solo condividete questo post in parte, condividetelo su Facebook ![]()
Ormai mi trovate solo li!





























November 1st, 2012 at 2:34 pm
Secondo me servono eccome. I social network, hanno il respiro troppo corto, sono spezzoni, bocconcini di informazione mordi e fuggi. Istantanee. Sul blog si può scrivere in maniera più riflessiva ed articolata. E’ vero che coi ritmi della vita moderna è difficile trovare il tempo di scrivere, un post su facebook è facile e veloce, ma anche più lassista.
E la dimensione di diario è in effetti quella “originale” di un blog, per lo meno è come l’ho inteso io: non come una rivista, non come giornalismo, non come marketing.
November 5th, 2012 at 9:21 am
meglio qui che su facebook..i blog hanno tutto un altro sapore!
November 5th, 2012 at 9:22 am
mooolto meglio qui che su facebook..i blog hanno tutto un altro sapore!
November 5th, 2012 at 9:22 am
ops ho fatto un po’ di casino con i post..scusa
November 6th, 2012 at 7:30 pm
Te lo dico anche io che un Blog è meglio di facebook appunto perché ci si può fermare e riflettere, parlare. Un social network è spesso troppo frenetico e una mera copia imbruttita e standardizzata di un blog.
Detto questo ogni post sul giappone, questo compreso, è sicuramente una cosa positiva, che rimane, che servirà e che verrà letto e usato.
Il bello del Giappone poi non è il post o lo stare lì in senso stretto, ha dei problemi per certe cose pure peggio dell’Italia, però è l’Idea del Giappone che fa la differenza. La potresti chiamare Malawi, Nuova Zelanda o Marte, ma rimane sempre quell’idea di cambiamento, di posto migliore e più organizzato che inconsciamente forse desideriamo per riequilibrare questa vita dove tutto è stressante e fatto un tanto al chilo.
Sono rimasto esterefatto dai tuoi spostamenti giapponesi. Tutti posti che vorrei proprio vedermi con calma e il fare distaccato del turista spensierato.
Alla prossima
November 11th, 2012 at 3:52 am
In effetti; anch’io sono dell’idea che un blog possa essere un’ alternativa valida a Facebook per quanto riguarda mettere per iscritto i propri pensieri. Un blog, inoltre è aperto a tutti e non solo agli “amici di FB” ed è più facile consultarlo.
FB è comodo perchè con pochi click si può fare molto mentre per un post su un blog impiega diverso tempo.
Grazie Cinghius, Mat e Ted per i Vostri commenti
December 23rd, 2012 at 11:12 am
Secondo me servono i blog sul Giappone. Non solo per chi li scrive ma anche per chi disperatamente cerca informazioni su questo paese che vadano un po’ oltre al main stream. io ad esempio scrivo sotto forma di racconti e se avessi più tempo lo farei più spesso… Parli di posto magnifici in GIAPPONE, elencami le tre cose che secondo te meritano di essere viste…Tokyo in fatto di bellezze naturali, artistiche e spirituali mi lascia piuttosto indifferente… E… continua a scrivere!!
March 3rd, 2013 at 3:30 pm
Ma dai, si capisce che i manga hanno un 1% di visione del giappone filtrata dal disegnatore ed il resto è tutta immaginazione. I giappominkia mi danno fastidio. (comunque ci sono degli aspetti dei giapponesi che invidio, Non il, banalmente, ordine, che si trova anche da altre parti nel mondo, parlo della valorizzazione della propria cultura)
Il giappone non ha materie prime? A me a vedere dalle foto è sembrato che, pur non essendo l’africa (parlando di materie prime) ha paesaggi e campi coltivabili nettamente migliori di quelli di merdolandia (nota come italia).
April 21st, 2013 at 9:14 am
Buongiorno,
Vorrei chiedere consigli, aiuto.
Sono uno studente di marketing. Io ei miei compagni stanno lavorando su un progetto.
Questo progetto è un e-commerce di abbigliamento.
Chi mi può dire che browser Internet si utilizza di più in giappone?
Chi mi può dire che tipo di abbigliamento italiano si cerca, piace in Giappone?
tutti i commenti e suggerimenti sono importanti, grazie mille!
Federico
Porto Recanati