Dopo la visita al Miyako Odori del 2 aprile ho colto l’occasione di essere “in zona” e di avere ancora del tempo prima di ritornare a Osaka per visitare il santuario di Yasaka che si trova poco distante.
L’idea principale era quella di scattare alcune foto e di fare una passeggiata nel parco Maruyama.
E invece sono rimasto piacevolmente stupito per quello che ho avuto la fortuna di poter vedere. Essì, doveva essere ovvio ma non ci avevo pensato! I sakura!
Il Maruyama Koen (parco Maruyama) è il luogo più visitato e maggiormente usato per il Hanami nella prima metà del mese di aprile di tutta Kyoto.
Il Maruyama Koen si trova subito dietro al Yasaka Jinja ed è particolarmente famoso per il shidarezakura, un tipo di ciliegio piangente (vedi foto).
difficile vedere una cosa più bella
Il Yasaka jinjia e il Maruyama koen si trovano in fondo alla Shijo-dori, con l’autobus (dalla stazione di Kyoto prendere la linea 206 o 207) scendere alla fermata “Gion”, oppure arrivare con la linea Hankyu e scendere a Kawaramachi… una ventina di minuti a piedi circa.
Il Yasaka jinjia è il guardiano del distretto di Gion e viene talvolta chiamato “Gion-san“. Il santuario è dedicato a Susa-no-o (fratello della dea del sole Amaterasu Omikami), sua sposa Inadahime-no-Mikoto e i loro otto figli. I due eventi maggiori sono il festival di Gion (Gion Matsuri) del 17 luglio e le celebrazioni per l’anno nuovo nella mezzanotte del 31 dicembre.
Il santuario e il parco sono aperti 24 ore e l’entrata è gratuita.
Tanta gente quindi e tantissimi stranieri armati di macchina fotografica. Bancarelle che vendevano diverse specie di prelibatezze o giocattoli per bimbi… alcuni si facevano fotografare, altri invece no… a meno che non si compri qualcosa
Una foto ricordo tra i ciliegi non deve mancare
Una coppia di americani che alla fine hanno accettato di provare quei pesci infilzati
Questa foto la dovevo fare…
tanta gente e tanti profumini
giovani studentesse si divertono
… e non mancano i “mostri”
Da notare sui prati i tanti teli azzurri predisposti per la gente che desidera passare qualche ora per ammirare i sakura. Questi teli di plastica sono brutti da vedere in mezzo alla natura e in un posto altrimenti così spettacolare.
da notare la pubblicità per il Miyako Odori sul lampione.
Purtroppo il tempo non era ideale, il cielo era nuvoloso… ma soprattutto la mia macchina fotografica era “troppo digitale”, nel senso che di digitale ci aveva anche una bella impronta sulle lenti. Ovviamente l’ho scoperto solo vedendo le foto al PC quindi le foto non sono ben messe a fuoco purtroppo.
Una vista sul laghetto
La sera sembrerebbe che sia particolarmente bella in quanto usano illuminare i sakura e gli edifici del tempio, un’attrazione unica per gli abitanti di Kyoto e i molti turisti che arrivano in questo periodo. Mia moglie mi telefona per consigliarmi di fare con calma e di gustarmi lo spettacolo serale ma purtroppo avevo già preso il treno per tornare a casa e avevo quindi il telefonino spento. Ma dalla vita non si può avere tutto
Il 3 di marzo (terzo giorno del terzo mese) è il giorno della festività Hina (Hinamatsuri), la festa delle ragazze/bambine. E’ un giorno per pregare una buona crescita e felicità delle giovani ragazze. Il giorno viene chiamato anche “Momo no sekku” (festa dei peschi) riferendosi alla stagione della fioritura dei peschi seguendo il vecchio calendario lunare. Il 5 di maggio (quinto giorno del quinto mese) viene poi festeggiato il “Kodomo no hi“, la festa dei bambini. Nonostante quest’ultima festa viene festeggiata con un giorno festivo, Il Hinamatsuri invece no.
il display a sette piani delle bambole Hina
misure: 135 X 174 e 188 cm. di altezza
prezzo: 1,575,000 Yen
Una gran parte delle famiglie con bambine in casa usano mettere in mostra delle speciali bambole chiamate “hina” (Hinaningyou). Solitamente disposte su cinque o sette piani (hinadan) coperti da un tappetino rosso chiamato Mousen, queste vedono in cima l’imperatore “Dairi” e l’imperatrice “Hina“. Ai loro lati si trovano due lampade chiamate bonbori.
Il piano sottostante è riservato a tre donne della corte (sannin-kanjyo) seguite da cinque musicisti (gonin-bayashi) che suonano strumenti antichi.
Due ministri di corte (Udaijin e Sadaijin) sono situati nel piano di sotto. Quello alla destra, Sadaijin (sinistra vedendo dalla parte dell’imperatore) è più anziano in quanto la sinistra veniva considerata superiore dalla corte imperiale. Sadaijin viene raffigurato con una lunga barba. A questi vengono offerti dei “Hishimochi” (vedi sotto).
Infine vediamo i tre servi “Shi-Cho” situati sul piano più basso (nel caso di cinque piani). Sulla sinistra viene messa una pianta ornamentale chiamata “Ukon-no-Tachibana” (un alberello di mandaranci). Ukon significa la parte destra perché guardando da Dairi e Hina si trova sulla destra. Sulla destra invece una pianta ornamentale chiamata “Sakon-no-Sakura” (albero di ciliegio che però può essere sostituito con un albero di pesche). Sakon significa sinistra per la stessa ragione descritta prima.
Vengono infine anche posizionati piccoli oggetti di uso giornaliero usati dall’aristocrazia del periodo Heian come ad esempio uno specchio, cesto del cucito, oggetti per la cerimonia del tè (Sadou), un carretto chiamato Gissha. Le bambole sono ovviamente tutte vestite in abiti di corte del periodo Heian (794-1192).
Dairi e Hina
Queste bambole possono essere acquistate per la modica cifra di 1,575,000 Yen ai grandi magazzini.
misure: 145 X 90 e 54 cm. di altezza
solo 945,000 Yen per questa coppia imperiale
misure: 105 X 100 e 39 cm. di altezza
L’usanza di disporre le bambole cominciò durante il periodo Heian e originariamente si pensava che possedessero la forza di fermare i cattivi spiriti. Il Himamatsuri prende le sue origini da un’antica usanza giapponese chiamata hina-nagashi (bambola galleggiante) in cui bambole di paglia venivano messe su una barca e lasciate nelle acque del fiume. Si pensava che le bambole, scendendo il fiume e arrivando al mare, portassero via con se problemi e cattivi spiriti. Questa usanza sembra aver avuto origine a sua volta da un’usanza cinese in cui i propri peccati e la sfortuna venivano trasferiti alle bambole che venivano poi abbandonate nel fiume.
Il Shimogano jinja (che fa parte del tempio Kamo assieme al Kamigamo-jinja) a Kyoto celebra il “Nagashi-bina” (oppure “hina-okuri“) facendo galleggiare queste bambole nei fiumi Kamo e Takano e pregando per la sicurezza dei bambini. Al giorno d’oggi le barche vengono riportate indietro non appena gli spettatori se ne sono andati per evitare che le bambole finiscano nelle reti dei pescatori. Le bambole vengono poi bruciate al tempio.
Al giorno d’oggi le bambole sono vestite con gli antichi vestiti di corte. Il costume dell’imperatrice è chiamato “Juuni-hitoe” (abito a 12 strati). Il juuni-hitoe viene tuttora usato durante le cerimonie di matrimonio della famiglia imperiale. L’attuale principessa Masako usò il juuni-hitoe al matrimonio con il principe ereditario nel 1993. Vestendo il juuni-hitoe i capelli vengono pettinati all’indietro nello stile suberakashi e un ventaglio fatto con cipresso giapponese viene tenuto tra le mani.
Come visto dagli esempi sopra, un set di bambole può essere veramente caro. Ho visto le bambole delle foto ai grandi magazzini di Takashimaya. Al giorno d’oggi i nonni o i genitori comprano un set alla propria bambina per il suo primo Hinamatsuri (hatsu-zekku) ma siccome molti giapponesi abitano in appartamenti veramente piccoli, una versione con la sola coppia imperiale è maggiormente popolare tra la gente. La superstizione dice che se le bambole non vengono messe da parte subito dopo il tre marzo, la bambina si sposerà tardi.
La bevanda tradizionale è il amazake, un tipo di sake dolce e non alcolico derivato dal riso fermentato. Usato viene anche l’arare, dei cracker saporiti con salsa di soia.
I Hishimochi (quelli offerti alle bambole raffiguranti i due ministri di corte) sono dei dolci speciali per il Hinamatsuri costituiti da tre strati colorati di mochi (verde in fondo, bianco al centro e rosa in cima). Alcuni affermano che il rosa (o rosso) significa l’allontanamento dei cattivi spiriti, il bianco sta per purezza e il verde per la buona salute. Altri invece affermano che i colori raffigurano uno scenario primaverile quando l’erba verde comincia a crescere sotto la neve mentre i fiori rosa dei peschi cominciano a fiorire.
Non poteva mancare una canzone per la festa delle bambole. Questa si chiama “Ureshii Himamatsuri” (felice Himamatsuri) di cui però non conosco la melodia:
Facciamo luce con le lampade
Facciamo fiorire i fiori di pesco
I cinque musicisti di corte suonano il flauto e il tamburo
Oggi è una bella Hinamatsuri.
Auguro a tutti una buona festa… che possiate avere la possibilità di gustare i dolci della tradizione.
Una raccomandazione alle ragazze: mettete via le bambole dopo il 3 marzo!
Da Youtube.com la canzone Ureshi Hinamatsuri, veramente molto orecchiabile
Una delle cose che mi hanno particolarmente stupito qui in Giappone è l’alto numero di film trasmessi alla televisione ogni giorno che narrano le prodezze, la vita e i miti legati alla classe guerriera del Giappone feudale. Il samurai non solo sempre nel giusto, buono e decisamente forte ma soprattutto calmo e apparentemente colui che sa sopportare qualsiasi situazione con una compostezza esemplare.
Sappiamo però di quanto difficile è stata la vita in Giappone, della povertà, dei soprusi subiti dai contadini e della vita decisamente difficile anche per la classe dei bushi (guerrieri), specialmente tra i samurai di classe inferiore, spesso costretti a lavorare per sopravvivere. Samurai indebitati con i mercanti, la classe sociale più bassa. L’idea che il cinema e la televisione (ma anche manga e anime) cerca invece di dare è diversa, decisamente positiva, ammirevole e da “imitare”. Questo rispecchia perfettamente l’incapacità del Giappone di vedere la propria storia in modo obiettivo e basato sui fatti. Certo, è risaputo che il “vero” samurai seguiva il codice del guerriero, il codice bushido e quindi era per forze di cose _sempre_ e comunque nel giusto. Questo lo collocava in una posizione predominante, di potere assoluto… e per molti fonte di terrore.
Con la Restaurazione Meiji la classe dei bushi venne abolita e si ebbe la formazione dell’esercito con i coscritti. Contadini che fino ieri dovevano temere gli umori del samurai di turno, oggi hanno in mano un’arma e si possono immedesimare nei samurai… fanno parte della classe guerriera ormai. E’ stato facile per il governo Meiji inculcare in tutti i valori bushido (creati ad arte) che più facevano comodo creando una grande famiglia nazionale con a capo l’imperatore e i potenti che guidavano le danze.
In pochi anni di educazione scolastica (sufficiente per conoscere a memoria i propri doveri e per essere meglio controllati ma insufficiente per il resto) , tutti i giapponesi chiamati alle armi avevano misteriosamente nelle proprie vene sangue samurai che scorreva. Chi poteva non vantarsi del fatto di essere diventato finalmente veramente qualcuno? Hugh Byas affermava nel suo libro che negli anni ‘20 il pubblico aveva dimenticato l’insolenza dei samurai e che “un nome, Bushido, la via del guerriero, fu inventato come codice di cavalleria e riscoperto dopo che lo stesso era stato dimenticato”. La storpiatura forzatamente data all’essenza bushido e i suoi valori ha portato il Giappone in una via che non poteva che portare alla completa distruzione della nazione.
Oggi invece si riscopre nuovamente la figura del samurai tra i giovani. Grazie (o a causa) ai media giapponesi di cui sopra parlavo e ai film hollywoodiani quali “The Last Samurai” oppure “Letters from Iwo-Jima“, il primo una fiction che molti, suppongo, hanno preso come un documentario sulla vera vita da samurai, e il secondo, un film di propaganda giapponese creato da Clint Eastwood.
“Samurai” è diventato un termine “figo” e di uso comune in Giappone. Oltre ai film alla televisione e ai teatri, i vari videogiochi e manga a tema vengono venduti come il pane e pare che una nuova rivista dedicata interamente alla “via del guerriero” sia uscita a inizio anno.
La rivista maschile Playboy afferma in quest’ultima edizione di come sempre più persone non solo parlano di samurai e bushido ma si comportano pure come tali (o cercano di comportarsi) con tanto di linguaggio.
Una cameriera che lavora ad Akihabara afferma nell’articolo che il 10% dei clienti parlano come dei samurai ma non si limitano solo in questo linguaggio spartano ma cercano anche di immedesimarsi nel loro comportamento marziale. Si suppone che un samurai sia un tipo forte e quiete e ci sono clienti che si siedono incrociando le braccia dicendo nulla. Dopo circa un’ora vanno alla cassa per pagare con i soldi già pronti senza mostrare il portafogli in quanto quest’ultimo non si conforma con la sua immagine. Nonoko, il nome della cameriera, aggiunge che le “ragazze otaku” ad Akihabara vanno matte per questi giovani.
Playboy 2/18
Questo linguaggio “samurai” sembra entrare di gran moda in quanto può essere divertente usarlo e alcune parole rischiano di non uscire più dalle orecchie. Essendo un linguaggio da usare solo tra amici, questo può aiutare a creare unità di gruppo, di appartenenza.
I giovani giapponesi scoprono inoltre che è assolutamente immaturo scoraggiarsi davanti ai problemi e difficoltà. Perdere la pazienza e perdere la propria compostezza è l’opposto dei principi samurai. Sono le buone maniere, pazienza, calma e compostezza gli ingredienti giusti.
Dare l’impressione di sorridere e di accettare le cose come sono.
Seguendo il “trend” ho scoperto un sito internet molto giovane (la registrazione del dominio risale a novembre scorso) che da’ la possibilità di inserire un testo in giapponese “standard” per poi vederselo tradotto in “giapponese samurai“. Il sito si chiama monjiro.net e vi consiglio una visita per provare le funzionalità. Oltre al “giapponese samurai” a disposizione per la traduzione anche dialetti di varie città e l’ormai popolarissimo e divertentissimo “Yoshio-go”, si, linguaggio Yoshio Kojima (Hai Opappi - Sonna no kanke nee!).
Ovviamente vi chiederete come suona questo giapponese samurai. Cercando in rete ho trovato qualche informazione dalla quale cerco di farne una piccola guida:
desu -> degozaru
Conoscere il significato di “desu”. Indipendentemente dalla circostanza basta cambiare “desu” (o degozaimasu) con “degozaru”.
ohayou -> ohayou degozaru
il buongiorno, la prima parte rimane intatta e si aggiunge il “degozaru”, facile
konnichiwa - konbanwa -> gokigen ikaga degozaruka?
il saluto pomeridiano e serale. In generale, salutando qualcuno usa “gokigen ikaga degozaruka” che sarebbe un po’ come chiedere “di che umore sei” in modo molto formale.
genki desuka -> tasshya degozaruka?
chiedendo ad una persona come sta. Praticamente la stessa domanda ma con altre parole. Tasshya significa “in buona salute”
daijoubu? -> shinpai gomuyou?
tutto bene? (da chiedere dopo che gli avete squarciato un braccio con la vostra katana) “shinpai” significa problema, “go” è la particella su “muyou” per renderlo formale e “muyou” significherebbe inutilità. quindi un po’ come chiedere se tutto è a posto e non ci sono problemi.
watashi - boku -> sesshya
una delle parole più importanti, “io”. Per una pronuncia corretta mettere una piccola pausa tra “se” e “shya”.
anata -> sochi
il “tu” da usare anche per dare ordini… tu fai questo, tu fai quello
A questo punto tradurre “sessha wa sochi ga suki de gozaru” dovrebbe risultare molto facile… per i samurai romantici.
arigatou gozaimasu -> katajikenai
grazie - che tradotto potrebbe essere un “sono riconoscente”
baka -> utsuke
idiota, stupido - sono certo che questa già la conoscevate
gomen nasai -> kirisute gomen
mi dispiace, mi scuso - non è propriamente una scusa… il samurai non si scusa! E’ una specie di scusa alludendo al proprio diritto e/o privilegio. Un samurai usa pronunciare tali parole dopo aver fatto a fettine il malcapitato di turno di fronte alle persone nei paraggi.
Nota: ricordate di fare la voce bassa
E adesso non resta che fare un po’ di pratica per poi far colpo su qualche bella giapponese (o per farla morire… morire dalle risate!)
Se avete altri esempi di “giapponese samurai” sarò ben lieto di aggiungere alla guida
Ma prima di finire un simpatico video da YouTube.com dal titolo “Kotoba Zamurai”. Questo è il primo di una serie e per vedere gli altri basta cliccare sulla voce menu (oppure andare su YouTube e immettere nella casella per la ricerca “kotoba samurai” in hiragana). Si tratta ovviamente di parodie divertenti.
Abbiamo un fine-settimana lungo in Giappone perchè lunedì è giorno festivo. Ancora un giorno festivo in Giappone, 3 giorni senza lavorare e senza dover andare a scuola.
Lunedì si celebra infatti il Giorno della Fondazione (kenkoku kinen-bi oppure kenkoku kinen no hi) ed è quindi giorno festivo e viene celebrato ogni anno il 11 di febbraio. Nel caso dovesse cadere di un sabato o domenica, la festa viene posticipata a lunedì. In questo giorno i giapponesi celebrano la fondazione della Nazione e la linea imperiale iniziata dal primo imperatore giapponese Jimmu che stabilì la sua capitale a Yamato.
Nonostante la fondazione da parte dell’imperatore risale all’inizio della storia giapponese, il giorno della Fondazione nazionale divenne una festa ufficiale solo nel 1872 quando il Giappone Meiji passò al calendario gregoriano. Ricercatori usarono il Nihonshoki per estrarre la giusta data, 11 febbraio del 660 A.C. ma rimane ancora da trovare evidenza per provare non solo la data stessa ma anche l’esistenza propria dell’imperatore Jimmu.
In origine il giorno venne chiamato Kigensetsu (giorno dell’imperatore) e si pensa che l’imperatore Meiji abbia voluto questa ricorrenza per legittimare maggiormente la famiglia imperiale in seguito all’abolizione dello shogunato Tokugawa. La festività doveva servire per portare attenzione verso l’imperatore in una nazione che doveva ancora essere unificata.
Agganciandosi pubblicamente alla linea imperiale iniziata da Jimmu, e quindi alla Dea del Sole Amaterasu Omikami, l’imperatore Meiji si dichiarò l’unico e vero regnante del Giappone. Con grandi parate e feste, Kigensetsu era considerata una delle quattro grandi feste in Giappone. L’ 11 febbraio 1889 è anche il giorno in cui fu promulgata la Costituzione dall’imperatore Meiji. Kigensetsu fu poi abolito durante l’occupazione americana a causa dello stretto legame con la mitologia shintoista. Fu poi ristabilita come festività nel 1966 con il nome odierno togliendo la maggior parte dei riti legati alle referenze dell’imperatore. Rimane tutt’oggi un giorno per esprimere patriottismo e amore per la patria. Hinomaru vengono innalzate e bandierine vengono poste all’interno dei treni. Gli estremisti di destra hanno un motivo in più per uscire e presentarsi nelle aree affollate delle grandi città. Si vestono di nero, con bandiere imperiali e con megafoni fanno valere le loro ragioni.
Non è assolutamente consigliabile chiedere loro di fare meno rumore.
La bandiera nazionale giapponese a Ise
A casa mia un’opportunità per avere la famiglia a casa, giocare con i bambini e chissà, magari mangiare qualcosa fuori.
Meglio non lasciare tutto all’ultimo minuto. Preparatevi ragazze mie! Tra due settimane sarà il giorno di San Valentino, il giorno degli innamorati… così almeno vale per l’Occidente. In Giappone il giorno di San Valentino ha un significato un po’ diverso e comunque qui nessuno pensa a qualche santo, tantomeno uno protettore degli innamorati.
Grazie ad un massiccio sforzo di marketing il giorno di San Valentino in Giappone è un giorno in cui si regalano cioccolatini o caramelle. O.K. questo vale un po’ dappertutto ma in Giappone questo vale prevalentemente per le donne che, praticamente obbligate dal sistema, regalano cioccolatini a tutti (o quasi) i colleghi maschi. In Giappone questi cioccolatini sono conosciuti come giri-choko, una parola che deriva da giri, che potrebbe essere tradotto in obbligo, e choko che sta’ per cioccolato. Questi cioccolatini sono diversi da quelli definiti honmei-choko, cioè quelli regalati alla persona amata. Amici, e specialmente tra le ragazze, ci si può scambiare i tomo-choko dove la parola tomo stà per amico/a.
Con ulteriori sforzi di marketing, i giapponesi sono riusciti a creare un giorno tutto particolare in cui i maschietti possono ricambiare il regalo avuto il 14 febbraio. Tale giorno è stato chiamato “White Day” e viene festeggiato esattamente un mese dopo il San Valentino, il 14 di marzo. Nonostante originariamente si regalava cioccolato bianco oppure Mashimaro (in inglese marshmallows), ecco perché “White Day”, al giorno d’oggi i regali usuali sono bigiotteria e/o gioielli e biancheria intima. Non chiedetemi che faccia avevo quando un collega maschio di mia moglie le ha regalato un paio di collant! Per fortuna sua non l’ho mai conosciuto di persona ^__^
Una tradizione non tanto antica, anzi… creata solamente nel 1980 anche se c’è chi sostiene che la festività nacque ben prima a seguito di un commerciante di dolciumi che pubblicizzava chiedendo alla clientela maschile di ritornare il favore. Ben presto altre aziende accolsero l’iniziativa vedendo in essa un’enorme potenzialità economica.
Quindi un San Valentino decisamente diverso dalle nostre tradizioni europee e che in Giappone si vive in modo alquanto intenso. Fiere dedicate al cioccolato da regalare per l’occasione vengono organizzate in tutti i maggiori Grandi Magazzini (Depaato) e nei supermercati. Donne e ragazze sono costrette a fare grandi spese, tanto più grandi quanto sono le loro conoscenze e le cerchie che frequentano. Cioccolatini ai colleghi di lavoro, agli amici maschi, ai colleghi di qualsiasi club o corso che si frequenta. Poi a marzo il regalino di ritorno.
Indubbiamente una tradizione strettamente legata al commercio, creata esclusivamente per creare mercato in un economia dove il denaro deve per forza girare.
Alcuni scaffali per l’occasione in un supermercato vicino a casa mia
(per ingrandimento clicca sulle immagini)
Inutile dire che con gli anni le aziende produttrici hanno escogitato una serie di strategie per vendere sempre di più. E’ grazie a questa festività se diverse aziende avranno profitti o meno. Quindi confezioni che possono soddisfare un vasto numero di clienti, confezioni che raffigurano e/o fanno ricordare caratteri degli anime e dei manga oppure con la mascotte dell’azienda stessa.
Lo shinkansen e Hello kitty non mancano
Seppur meno di moda, anche le cartoline di “San Valentino” sono sempre disponibili.
I preparativi per celebrare la giornata in modo degno sono fatti quindi care ragazze forza con lo shopping, la scelta non manca.
Una proposta Sanrio per la cartolina
Beh, ancora due settimane e potrò abbuffarmi di cioccolatini e mia moglie potrà continuare a criticare con ancora maggior ragione il mio girovita
“L'uomo può veramente vivere solo aiutando gli altri a vivere. Le culture possono realizzare ulteriore ricchezza solo onorando altre tradizioni. E solo rispettando la vita naturale, l'umanità può continuare ad esistere.”
Daisaku Ikeda (attivista per la pace e leader buddhista)
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