Ohayou degozaru! Il fascino samurai nella lingua giapponese

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Una delle cose che mi hanno particolarmente stupito qui in Giappone è l’alto numero di film trasmessi alla televisione ogni giorno che narrano le prodezze, la vita e i miti legati alla classe guerriera del Giappone feudale. Il samurai non solo sempre nel giusto, buono e decisamente forte ma soprattutto calmo e apparentemente colui che sa sopportare qualsiasi situazione con una compostezza esemplare.
Sappiamo però di quanto difficile è stata la vita in Giappone, della povertà, dei soprusi subiti dai contadini e della vita decisamente difficile anche per la classe dei bushi (guerrieri), specialmente tra i samurai di classe inferiore, spesso costretti a lavorare per sopravvivere. Samurai indebitati con i mercanti, la classe sociale più bassa. L’idea che il cinema e la televisione (ma anche manga e anime) cerca invece di dare è diversa, decisamente positiva, ammirevole e da “imitare”. Questo rispecchia perfettamente l’incapacità del Giappone di vedere la propria storia in modo obiettivo e basato sui fatti. Certo, è risaputo che il “vero” samurai seguiva il codice del guerriero, il codice bushido e quindi era per forze di cose _sempre_ e comunque nel giusto. Questo lo collocava in una posizione predominante, di potere assoluto… e per molti fonte di terrore.
Con la Restaurazione Meiji la classe dei bushi venne abolita e si ebbe la formazione dell’esercito con i coscritti. Contadini che fino ieri dovevano temere gli umori del samurai di turno, oggi hanno in mano un’arma e si possono immedesimare nei samurai… fanno parte della classe guerriera ormai. E’ stato facile per il governo Meiji inculcare in tutti i valori bushido (creati ad arte) che più facevano comodo creando una grande famiglia nazionale con a capo l’imperatore e i potenti che guidavano le danze.
In pochi anni di educazione scolastica (sufficiente per conoscere a memoria i propri doveri e per essere meglio controllati ma insufficiente per il resto) , tutti i giapponesi chiamati alle armi avevano misteriosamente nelle proprie vene sangue samurai che scorreva. Chi poteva non vantarsi del fatto di essere diventato finalmente veramente qualcuno? Hugh Byas affermava nel suo libro che negli anni ‘20 il pubblico aveva dimenticato l’insolenza dei samurai e che “un nome, Bushido, la via del guerriero, fu inventato come codice di cavalleria e riscoperto dopo che lo stesso era stato dimenticato”. La storpiatura forzatamente data all’essenza bushido e i suoi valori ha portato il Giappone in una via che non poteva che portare alla completa distruzione della nazione.
Oggi invece si riscopre nuovamente la figura del samurai tra i giovani. Grazie (o a causa) ai media giapponesi di cui sopra parlavo e ai film hollywoodiani quali “The Last Samurai” oppure “Letters from Iwo-Jima“, il primo una fiction che molti, suppongo, hanno preso come un documentario sulla vera vita da samurai, e il secondo, un film di propaganda giapponese creato da Clint Eastwood.
Samurai” è diventato un termine “figo” e di uso comune in Giappone. Oltre ai film alla televisione e ai teatri, i vari videogiochi e manga a tema vengono venduti come il pane e pare che una nuova rivista dedicata interamente alla “via del guerriero” sia uscita a inizio anno.
La rivista maschile Playboy afferma in quest’ultima edizione di come sempre più persone non solo parlano di samurai e bushido ma si comportano pure come tali (o cercano di comportarsi) con tanto di linguaggio.
Una cameriera che lavora ad Akihabara afferma nell’articolo che il 10% dei clienti parlano come dei samurai ma non si limitano solo in questo linguaggio spartano ma cercano anche di immedesimarsi nel loro comportamento marziale. Si suppone che un samurai sia un tipo forte e quiete e ci sono clienti che si siedono incrociando le braccia dicendo nulla. Dopo circa un’ora vanno alla cassa per pagare con i soldi già pronti senza mostrare il portafogli in quanto quest’ultimo non si conforma con la sua immagine. Nonoko, il nome della cameriera, aggiunge che le “ragazze otaku” ad Akihabara vanno matte per questi giovani.

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Playboy 2/18

Questo linguaggio “samurai” sembra entrare di gran moda in quanto può essere divertente usarlo e alcune parole rischiano di non uscire più dalle orecchie. Essendo un linguaggio da usare solo tra amici, questo può aiutare a creare unità di gruppo, di appartenenza.
I giovani giapponesi scoprono inoltre che è assolutamente immaturo scoraggiarsi davanti ai problemi e difficoltà. Perdere la pazienza e perdere la propria compostezza è l’opposto dei principi samurai. Sono le buone maniere, pazienza, calma e compostezza gli ingredienti giusti.
Dare l’impressione di sorridere e di accettare le cose come sono.
Seguendo il “trend” ho scoperto un sito internet molto giovane (la registrazione del dominio risale a novembre scorso) che da’ la possibilità di inserire un testo in giapponese “standard” per poi vederselo tradotto in “giapponese samurai“. Il sito si chiama monjiro.net e vi consiglio una visita per provare le funzionalità. Oltre al “giapponese samurai” a disposizione per la traduzione anche dialetti di varie città e l’ormai popolarissimo e divertentissimo “Yoshio-go”, si, linguaggio Yoshio Kojima (Hai Opappi - Sonna no kanke nee!).

Ovviamente vi chiederete come suona questo giapponese samurai. Cercando in rete ho trovato qualche informazione dalla quale cerco di farne una piccola guida:

  • desu -> degozaru
    Conoscere il significato di “desu”. Indipendentemente dalla circostanza basta cambiare “desu” (o degozaimasu) con “degozaru”.
  • ohayou -> ohayou degozaru
    il buongiorno, la prima parte rimane intatta e si aggiunge il “degozaru”, facile :grin:
  • konnichiwa - konbanwa -> gokigen ikaga degozaruka?
    il saluto pomeridiano e serale. In generale, salutando qualcuno usa “gokigen ikaga degozaruka” che sarebbe un po’ come chiedere “di che umore sei” in modo molto formale.
  • genki desuka -> tasshya degozaruka?
    chiedendo ad una persona come sta. Praticamente la stessa domanda ma con altre parole. Tasshya significa “in buona salute”
  • daijoubu? -> shinpai gomuyou?
    tutto bene? (da chiedere dopo che gli avete squarciato un braccio con la vostra katana) “shinpai” significa problema, “go” è la particella su “muyou” per renderlo formale e “muyou” significherebbe inutilità. quindi un po’ come chiedere se tutto è a posto e non ci sono problemi.
  • watashi - boku -> sesshya
    una delle parole più importanti, “io”. Per una pronuncia corretta mettere una piccola pausa tra “se” e “shya”.
  • anata -> sochi
    il “tu” da usare anche per dare ordini… tu fai questo, tu fai quello
    A questo punto tradurre “sessha wa sochi ga suki de gozarusesshya.gifdovrebbe risultare molto facile… per i samurai romantici.
  • arigatou gozaimasu -> katajikenai
    grazie - che tradotto potrebbe essere un “sono riconoscente”
  • baka -> utsuke
    idiota, stupido - sono certo che questa già la conoscevate :mrgreen:
  • gomen nasai -> kirisute gomen
    mi dispiace, mi scuso - non è propriamente una scusa… il samurai non si scusa! E’ una specie di scusa alludendo al proprio diritto e/o privilegio. Un samurai usa pronunciare tali parole dopo aver fatto a fettine il malcapitato di turno di fronte alle persone nei paraggi.

Nota: ricordate di fare la voce bassa :mrgreen:

E adesso non resta che fare un po’ di pratica per poi far colpo su qualche bella giapponese (o per farla morire… morire dalle risate!)
Se avete altri esempi di “giapponese samurai” sarò ben lieto di aggiungere alla guida :smile:

Ma prima di finire un simpatico video da YouTube.com dal titolo “Kotoba Zamurai”. Questo è il primo di una serie e per vedere gli altri basta cliccare sulla voce menu (oppure andare su YouTube e immettere nella casella per la ricerca “kotoba samurai” in hiragana). Si tratta ovviamente di parodie divertenti.

Ragazze, preparatevi a soddisfare i vostri uomini

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Meglio non lasciare tutto all’ultimo minuto. Preparatevi ragazze mie! Tra due settimane sarà il giorno di San Valentino, il giorno degli innamorati… così almeno vale per l’Occidente. In Giappone il giorno di San Valentino ha un significato un po’ diverso e comunque qui nessuno pensa a qualche santo, tantomeno uno protettore degli innamorati.
Grazie ad un massiccio sforzo di marketing il giorno di San Valentino in Giappone è un giorno in cui si regalano cioccolatini o caramelle. O.K. questo vale un po’ dappertutto ma in Giappone questo vale prevalentemente per le donne che, praticamente obbligate dal sistema, regalano cioccolatini a tutti (o quasi) i colleghi maschi. In Giappone questi cioccolatini sono conosciuti come giri-choko, una parola che deriva da giri, che potrebbe essere tradotto in obbligo, e choko che sta’ per cioccolato. Questi cioccolatini sono diversi da quelli definiti honmei-choko, cioè quelli regalati alla persona amata. Amici, e specialmente tra le ragazze, ci si può scambiare i tomo-choko dove la parola tomo stà per amico/a.
Con ulteriori sforzi di marketing, i giapponesi sono riusciti a creare un giorno tutto particolare in cui i maschietti possono ricambiare il regalo avuto il 14 febbraio. Tale giorno è stato chiamato “White Day” e viene festeggiato esattamente un mese dopo il San Valentino, il 14 di marzo. Nonostante originariamente si regalava cioccolato bianco oppure Mashimaro (in inglese marshmallows), ecco perché “White Day”, al giorno d’oggi i regali usuali sono bigiotteria e/o gioielli e biancheria intima. Non chiedetemi che faccia avevo quando un collega maschio di mia moglie le ha regalato un paio di collant! Per fortuna sua non l’ho mai conosciuto di persona ^__^
Una tradizione non tanto antica, anzi… creata solamente nel 1980 anche se c’è chi sostiene che la festività nacque ben prima a seguito di un commerciante di dolciumi che pubblicizzava chiedendo alla clientela maschile di ritornare il favore. Ben presto altre aziende accolsero l’iniziativa vedendo in essa un’enorme potenzialità economica.
Quindi un San Valentino decisamente diverso dalle nostre tradizioni europee e che in Giappone si vive in modo alquanto intenso. Fiere dedicate al cioccolato da regalare per l’occasione vengono organizzate in tutti i maggiori Grandi Magazzini (Depaato) e nei supermercati. Donne e ragazze sono costrette a fare grandi spese, tanto più grandi quanto sono le loro conoscenze e le cerchie che frequentano. Cioccolatini ai colleghi di lavoro, agli amici maschi, ai colleghi di qualsiasi club o corso che si frequenta. Poi a marzo il regalino di ritorno.
Indubbiamente una tradizione strettamente legata al commercio, creata esclusivamente per creare mercato in un economia dove il denaro deve per forza girare.

scaffali per San Valentino scaffali per San Valentino scaffali per San Valentino
Alcuni scaffali per l’occasione in un supermercato vicino a casa mia
(per ingrandimento clicca sulle immagini)

Inutile dire che con gli anni le aziende produttrici hanno escogitato una serie di strategie per vendere sempre di più. E’ grazie a questa festività se diverse aziende avranno profitti o meno. Quindi confezioni che possono soddisfare un vasto numero di clienti, confezioni che raffigurano e/o fanno ricordare caratteri degli anime e dei manga oppure con la mascotte dell’azienda stessa.

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Lo shinkansen e Hello kitty non mancano

Seppur meno di moda, anche le cartoline di “San Valentino” sono sempre disponibili.
I preparativi per celebrare la giornata in modo degno sono fatti quindi care ragazze forza con lo shopping, la scelta non manca.

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Una proposta Sanrio per la cartolina

Beh, ancora due settimane e potrò abbuffarmi di cioccolatini :mrgreen: e mia moglie potrà continuare a criticare con ancora maggior ragione il mio girovita :evil:

Secondo voi il giorno di San Valentino è principalmente

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Vai in Giappone? Impara l inglese

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Una cosa che mi è successa svariate volte qui in Giappone: parlare con un giapponese in giapponese e avere le risposte sistematicamente in inglese. Non è rara la cosa e spesso non so come comportarmi… talvolta continuo con il giapponese e talvolta in inglese, a seconda della situazione. Penserete che rispondano in inglese perché vogliono far pratica o perché vogliono farti sentire a tuo agio (sono italiano e l’inglese potrei anche non capirlo!), una tesi che ho sentito tirare in ballo alcune volte in passato e che non ho mai supportato. Secondo me, il giapponese medio, vedendo uno straniero pensa subito all’americano gaijin (non di nazionalità giapponese) in Giappone che automaticamente sa parlare solo in inglese. Questo straniero può anche parlare bene in giapponese ma “kimarimashita” (ormai si è deciso), il giapponese ormai ha deciso che lo straniero parla solo inglese. Credo che il giapponese traduca mentalmente il tutto dal giapponese all’inglese e poi nuovamente al giapponese per poi rispondere in inglese.
Come detto sopra, la cosa mi è successa diverse volte ma l’ultima mi ha fatto sorridere…
Mi trovavo in una clinica ortodontica qui a Osaka per una visita a mia figlia (ha la mascella troppo “caucasica“, a suo dire troppo europea e bisogna curarla °_° ) e il medico mi spiega la situazione. Mi chiama in ufficio e mi chiede se capisco il giapponese. Rispondo che non ci sono problemi, nella speranza che non esca comunque con termini tecnici troppo complessi. Beh, comincia a parlare… in inglese!
Il suo inglese non era male per fortuna… ho incontrato giapponesi che volevano assolutamente rispondermi in inglese ma non si riusciva a capire nulla. Io rispondevo prontamente in giapponese nella speranza di metterlo a suo agio ma nulla cambiava.

Medico: “Do you understand?” (du yuu andaasutando?)
Rob: “Hai, wakarimashita.”

Niente da fare… chiaramente faceva fatica ma la sua cortesia implicava che facesse del suo meglio per farmi capire la sua spiegazione. Dovevo e volevo trovare un metodo “gentile” per fargli capire che il giapponese non era un problema, che poteva parlarmi in giapponese. Rispondere in giapponese non aveva alcun effetto, le mie parole per lui erano semplicemente inglesi! Ho cominciato a cogliere ogni occasione buona per scambiare qualche parola con mia figlia in giapponese del tipo “hai capito cosa ha detto il medico?” - “hai capito la domanda del medico? Sù, rispondi!”
Niente da fare… nonostante tutto, io il giapponese, per lui non dovevo capirlo.
La seduta è finita dopo circa 15 minuti di conversazione in anglo-giapponese, lui in inglese ed io in giapponese. ^__^
Ritorno in sala d’aspetto per prendere il prossimo appuntamento. Mi siedo e parlo con mia figlia (con lei parlo solo giapponese). Arriva la segretaria e insieme parliamo sulla data del prossimo appuntamento, sul metodo di pagamento etc… Il medico era a circa 7 metri e aspettava la segretaria per consegnarle le cartelle cliniche. Appena finito questa si è avvicinata per prendere le pratiche, il medico con aria sorpresa fa: “Ehhh? Ma lui parla benissimo anche giapponese?!?!” E cosa avevo cercato di farti capire sin dall’inizio??? Mi son detto. Adesso invece sembrava cadere dalle nuvole!
Certo, una semplice incomprensione ma:
- gli ho risposto che capivo il giapponese
- gli rispondevo solo in giapponese,
- parlavo giapponese con mia figlia (anzi, con mia figlia parlo il dialetto di Osaka!),
di solito dovrebbe bastare. E invece…

Se siete in Giappone, o ci andate in futuro, preparatevi a questo tipo di scena, vi succederà di sicuro. Anzi, vi consiglio di imparare l’inglese a questo punto… in Giappone potrebbe servirvi ^__^

stressati? Un bel massaggio può essere la risposta

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In Giappone più che mai si continua a parlare di stress, stress e ancora stress. Ad ogni problema si da’ ormai la colpa allo stress ma non solo… lo stress viene anche usato per giustificare atti meno nobili. Mi viene in mente quei salariman che si divertono a “toccare” (o fotografare dal basso verso l’alto) giovani fanciulle e che se vengono beccati danno la colpa proprio allo stress… passando da colpevoli a povere vittime.
Fatto stà che ogni genere di “cure” sono a disposizione degli individui affetti da una qualsiasi forma di stress. Dal latte a 5000 Yen a bottiglia per gli stressati adulti alle palline di vetro (ukidama) da muovere nell’acqua. Poi le svariate vitamine che si trovano nei kombini, i pachinko (si, affermano che sia contro lo stress!). Una delle cure maggiormente gettonate sono i vari massaggi. Un fine settimana in Corea per farsi fare un bel massaggio non è raro tra le giovani (e anche meno giovani) donne. Centri per massaggi si trovano in qualsiasi centro commerciale. I muscoli vengono rilassati e parte dello stress accumulato in ufficio scompare quasi per miracolo. Per i giovani vi sono centri massaggi specializzati e offerti da giovani cinesi, filippine e altre donne del settore che arrivano in Giappone dal sud-est asiatico. In questi centri lo stress del giovane salariman viene quasi completamente curato (in ogni sua parte)  :mrgreen:
La cura migliore rimane comunque a mio avviso una bella vacanza e, data la stagione, perché non proprio una bella settimana bianca? E cosa c’è di meglio di una vacanza accompagnata proprio da un buon massaggio anti-stress? Ai giapponesi in generale piacciono tantissimo i massaggi e ogni occasione è buona. Persino i barbieri usano massaggiarti la schiena e le spalle dopo il lavaggio dei capelli e la cosa, devo ammettere, è assolutamente stupenda.
Pensavo di fare una piccola vacanza con la mia famiglia così posso ricominciare a sciare… sono 10 anni (i 10 anni che sono in Giappone) che non uso più gli sci. E cercando cercando ho trovato un alberghetto simpatico che offre inoltre comodissime poltrone “massaggiatrici” che promettono di alleviare lo stress accumulato. Ma siccome ogni medaglia ha due facce mi chiedo se sia il caso o meno farne uso. Voi che ne dite?
Vi lascio un filmatino pubblicitario dell’albergo che offre questo particolare servizio.

Con la primavera arrivano i fiori di ciliegio… e non solo sui ciliegi

curiosità 14 Commenti »

Particolarmente freddo in questi giorni in Giappone. A Tokyo si è vista la neve e in questi ultimi anni la cosa è abbastanza rara.
Ho notato come ultimamente in Giappone ci si comincia a preparare per l’arrivo della primavera. No, niente di particolare… ma noto un continuo aumento di nuovi poster, pubblicità, confezioni etc… scrupolosamente in “rosa“, il rosa dei sakura (fiori di ciliegio). Nei supermercati snack e bibite vestite “sakura” non sono più una rarità. Qualche giorno fa ho preso una lattina di Chu-Hi (bevanda alcolica molto popolare in Giappone con diversi gusti disponibili) con petali di ciliegio dipinti sopra. Ieri ho preso il KitKat e altri snack “sakura” (vedi foto in basso).
Primavera significa non aver più bisogno di scaldare o di dover vestire pesante… il primo calduccio dopo la stagione invernale. Ma la primavera in Giappone significa soprattutto Sakura, il fiore nazionale del Giappone. La grande maggioranza di alberi di ciliegio in Giappone sono della varietà di Somei Yoshino (preso dal nome di un villaggio adesso facente parte di Toshima a Tokyo), yamazakura, yaezakura e shidarezakura ma in totale ci sono oltre 100 specie che possono essere trovate in Giappone.
Ci sono ovviamente diverse caratteristiche che contraddistinguono le varie specie, alcune ovvie e che consentono di riconoscere la specie. Una delle caratteristiche sono il numero dei petali. La grande maggioranza hanno 5 petali e il più diffuso è certamente il Somei Yoshino con petali quasi puramente bianchi con una leggera tonalità rosa. Alberi con fiori da più di cinque petali sono chiamati yaezakura.

sakura2007b.jpg
una foto scattata nel 2007

Ci si aspetta di avere anche quest’anno una fioritura tale da consentire molti al hanami (alcuni lo traducono con “contemplazione dei fiori di ciliegio” ma in realtà la gente va al parco per vedere i ciliegi in fiore, bere, mangiare e magari a giocare con i bambini… un “picnic primaverile” in pratica).

prodotti sakura
alcuni snack “rosa sakura”
Me li sono pappati tutti mentre scrivevo questo post
:twisted:
(per ingrandimento clicca sulle foto)

Quindi petali di ciliegio non solo al parco e portarsi un po’ di Giappone in Italia diventa più facile. :mrgreen:

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