un finesettimana tra illusionismo e kanji

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Quando il tempo me lo permette amo vedere degli spettacoli o delle manifestazioni assieme alla mia famiglia.
Tempo addietro avevo avuto modo di vedere uno spettacolo di bunraku al Hotel Viale di Osaka (zona di Honmachi). L’albergo ogni tanto organizza degli spettacoli culturali e i posti sono sempre occupati.
Poche settimane fa, il sei settembre poco dopo essere tornato dalle mie vacanze italiane e prima di partire per due settimane per Tokyo, ho avuto modo di ritornare all’ Hotel Viale di Osaka per due spettacoli distinti ma all’interno della stessa manifestazione.
La prima parte era dedicata a comici che si esibivano dal vivo… comici di Osaka e di conseguenza largo uso del nostro amato dialetto. La seconda parte dell’evento invece era dedicato all’illusionismo. Giochi di prestigio da parte di uno staff tutto al femminile… per la gioia dei maschietti presenti in sala (me compreso  😀 )
Il gruppo si chiama Lumiere du Soleil e partecipare ai loro spettacoli di solito costa abbastanza… quindi un colpo di fortuna poterle ammirare… stando alle parole di mia moglie.
Effetti di luce e di suoni accompagnano un po i soliti giochi di prestigio con ragazze segate in due e sparizioni varie.
Partecipazione anche del pubblico con tre bambini invitati sul palco per un gioco di prestigio tutto loro. Il gioco consisteva nel far salire uno di loro sopra di un tavolo per poi togliere le gambe del tavolo stesso mentre gli altri sorreggono il tavolo. Poi anche questi lasciano il tavolo che però rimane miracolosamente sospeso nell’aria :-)

Il bambino sospeso per aria dopo che le due bambine hanno lasciato la presa
(quella a destra è mia figlia)

Dopo lo spettacolo una cena a base di shabu-shabu e di qualche ottima birra che raramente deve mancare  :-)
Come scritto sopra, da poco eravamo tornati dall’Italia e mio figlio si ricordava ancora tante parole imparate. Eravamo per andare via dal ristorante quando mio figlio (sei anni) chiede di andare al bagno. Per andare al bagno passa davanti alla cameriera alla quale dice qualcosa e questa le risponde con un sorriso ed un cenno di aver capito. Dal bagno torna praticamente subito… dubito che abbia fatto qualcosa. Ma arriva anche subito un’altra birra per me! Sbalordito chiedo a mio figlio (parlo solo in giapponese con lui) cosa ha detto alla cameriera. Mi risponde “ancora una” in italiano. La cameriera sembra aver capito a cosa si riferisse e mi aveva prontamente portato “ancora una” birra. in Italia infatti mandavo spesso mio figlio dalla cameriera per ordinare la solita “ultima” birra prima di tornare a casa e gli avevo detto che per italiano si dice “ancora una”… non sapevo che funzionasse anche in Giappone  😀 il problema è che lo aveva fatto senza che gli venisse chiesto di fare.

Il giorno dopo siamo andati al Osaka Municipal Museum of Art di Tennoji dove avevano allestito un’esibizione dedicata alle scritture in kanji. Oltre ai vari sensei anche diversi allievi delle scuole elementari avevano partecipato e alcuni lavori sono stati selezionati per essere esposti nella galleria. C’erano anche i capolavori dei miei figli che frequentano anche un corso extra-scolastico. Sarà stata la sensei (insegnante, maestra) di questo corso che avrà fatto selezionare il lavoro della sua allieva; anche la sensei esponeva i suoi lavori all’interno della stessa manifestazione.

Centinaia e centinaia di opere in esposizione ma pochi visitatori.

Che sia arrivato il momento in cui anch’io mi metta seriamente a studiare i kanji? Magari mi faccio insegnare da mia figlia mentre fa i compiti  😀

Un sabato del C… Cup Noodle

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Momofuku Ando con in mano il Chikin Ramen di sua invenzione. Nel riquadro il logo del museo

Qualche tempo fa avevo scritto della visita alla fabbrica di Yakult poi dove imbottigliano la Coca-Cola.
Oggi invece sono andato assieme alla mia famiglia a visitare il Momofuku Ando Instant Ramen Museum. Chi di voi non conosce il Cup Noodle? Ebbene si, vicino a Osaka, e più precisamente a Ikeda si trova questo museo dedicato ai ramen istantanei di invenzione di Ando che fu anche fondatore della Nissin Foods.
Ci siamo andati in macchina ma si arriva facilmente anche in treno usando la linea Hankyu-Takaratsuka uscendo alla stazione di Ikeda. Da li ci vogliono pochi minuti a piedi.

alcune foto con momenti importanti di Momofuku Ando

Dopo l’invenzione di Ando nel 1958, questo prodotto divenne molto popolare in Giappone. Negli anni ’70 i vari produttori di instant noodle iniziarono ad aggiungere nuovi sapori ma ciò significava anche un aumento nei prezzi. Inizialmente le vendite ebbero una certa diminuzione per poi riprendere poco dopo. Al giorno d’oggi ci sono essenzialmente due tipi di Instant Noodle: quelli “tradizionali” e che costano poco e quelli più ricercati con diverse aggiunte come ad esempio gamberetti, carne di porco, uova etc…
Come in altri paesi anche in Giappone ci sono diversi tipi di instant noodle: ramen, udon, soba, yakisoba, pasta e altri ancora.

queste sono le confezioni Nissin Foods attualmente in mercato. Cliccate sull’immagine per un’ingrandimento e poi su “full size” per l’immagine migliore. Le varietà non mancano. Decine e decine di confezioni disposte in ordine di comparsa sul mercato.

Siamo arrivati al museo degli instant Noodle della Nissin Foods verso le 10:30 del mattino… alle 11:00 avevamo riservato per poter noi stessi preparare un chikin ramen tutto nostro :-)
Ogniuno ha avuto il suo bel numerino e a coppie ci si sedeva ad un tavolo per ricevere gli insegnamenti degli esperti 😛
A disposizione un grembiulino con il proprio numero e un bandana (che rimarrà nostro come souvenir). Un piccolo video e poi al lavoro. Dapprima ci viene chiesto di personalizzare il sacchetto che servirà da confezione per il nostro chikin ramen con dei pennarelli e di mettere il nostro nome e “data di produzione” sul retro. Poi tutti ad un altro tavolo dove troviamo gli ingredienti pronti per essere usati.

questo il set a disposizione di ogni coppia

mescolare gli ingredienti e creare un impasto per poi passarlo alla pressa

mia figlia all’opera

viene aggiunto del brodo di pollo e si mescola per altri 10 secondi

I dieci secondi devono essere dieci ci dicono… in effetti era tutto molto ordinato e preciso; nulla era lasciato al caso… forse anche un po’ troppo fiscale.
Infine prepariamo due porzioni da 100 grammi esatti (avevamo la nostra bilancia) che poi andranno ad essere fritte nell’olio.

ecco i nostri ramen che scendono nell’olio bollente

e mentre i nostri friggono, avanti con i successivi

vengono prima asciugati e poi preparati per essere messi nella busta che avevamo in precedenza personalizzato con i pennarelli colorati (io ci ho messo Ampanman) 😀

Ci siamo proprio divertiti nel preparare ognuno di noi il nostro Chickin Ramen da portare a casa…
Scendiamo al piano terra e scopriamo che c’è la possibilità di “creare” anche un proprio “Cup Noodle”! Occasione da non farsi scappare questa! Il tutto costa 300 Yen e si possono scegliere a proprio gusto quattro ingredienti da aggiungere ai noodle. Anche in questo caso si personalizza la confezione con dei pennarelli e poi si fa la fila per farsi dare il sapore del brodo (classico, al curry, salato… e poi non ricordo  :-( )

qui si comincia
vengono dapprima inseriti nel nostro barattolo i noodle fritti
poi si scelgono i quattro gusti. Io ho scelto ebi, kani, kimuchi e tamago con la zuppa a base di kare (curry)
poi il coperchio e la chiusura ermetica. Sembra proprio vera! E vi assicuro che lo è! 😀
ed ecco il mio personalissimo Cup Noodle! Messo in un sacchetto che viene gonfiato, si applica una cordicella rossa…

Amatissimi Cup Noodle, ma quanto siete buoni  😀
Per pranzo, manco a dirlo, siamo andati in un vicino ristorante di Ramen… oggi sembravano più buoni del solito; chissà perchè  😀
Per ulteriori fotografie ho preparato una galleria fotografica: Cup Noodle al Museo.

Link utili: sito del museoFondazione Ando

Residente permanente in Giappone

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In effetti all’ufficio immigrazione me lo avevano consigliato diversi anni fa: fare richiesta per un permesso di residenza permanente.
Succedeva sempre che arrivato all’ufficio immigrazione di Osaka avevo i moduli richiesti già compilati da mia moglie, così si evitava di perdere ulteriore tempo in file per prelevare tali moduli, tempo per compilarli etc… Questi moduli erano però per il rinnovo del visto di permanenza e questi valevano per tre anni che, una volta passati, il rinnovo deve essere rinnovato (scusate il gioco di parole). 😀

Quest’anno il visto scadeva e ho prontamente fatto richiesta per il rinnovo. Chiedendo informazioni mi hanno spiegato che se volevo fare richiesta per il visto permanente mi tocca fare prima la richiesta per quello temporaneo (altri tre anni) e poi, contemporaneamente, anche la richiesta per il visto di residenza permanente. Questo per evitare di rimanere senza visto nel caso la richiesta per quello permanente non venisse accettata.

Così ho fatto e dopo pochi giorni mi hanno consegnato il visto valido per altri tre anni. Per quello permanente ci vogliono sei mesi di attesa.
E infine anche questo è arrivato e sono andato a prenderlo qualche giorno fa… appena arrivato dalle vacanze italiane (e mi riprometto di scrivere un post a riguardo). Non mi serve quindi andare all’ufficio immigrati ogni tre anni per il rinnovo del visto.

Chi vive in Giappone conoscerà bene le regole: senza un visto di permanenza non si può stare in Giappone. Vi sono diversi tipi di visto, a seconda della situazione in cui ci si trova. Chi si reca in Giappone per vacanza avrà il visto turistico che vale al massimo per 90 giorni. Chi ci va per studio può avere un visto studentesco… chi per lavoro e chi magari è sposato con un cittadino giapponese. In quest’ultimo caso il visto si chiama “spouse visa” e vale dapprima per un anno poi rinnovabile ogni tre anni.
Dopo un tot di anni, persone intenzionate a rimanere in Giappone altri anni possono fare richiesta per un visto permanente.

Importante sapere per chi ha intenzione di trasferirsi in Giappone:
Il ministero della giustizia può emettere un permesso di residenza permanente se il richiedente rispetta alcuni criteri tra i quali “buona condotta” e “fondi sufficienti o la capacità di crearsi una vita indipendente“. Residenti stranieri con un “spouse visa” (sposati con un cittadino giapponese) sono esenti dalle sopracitate richieste. Ma non è tutto, il ministero della giustizia deve supporre che la residenza permanente del richiedente debba essere in accordo con gli interessi del Giappone. E qui non posso che augurare buona fortuna a tutti :-)
Di solito non ci sono problemi ma è certo che non si deve entrare in antipatia con i signori del ministero. Con tutte le tasse che mi fanno pagare e con il lavoro che offro a cittadini giapponesi “gli interessi per il Giappone” dovrebbero starci tutti.

In pratica al richiedente viene chiesto di aver vissuto in Giappone per un determinato periodo di tempo in  base alla sua situazione. Il periodo richiesto è di dieci anni per una persona che ha il visto lavorativo, cinque anni dopo aver ricevuto un visto di residenza a lunga durata e di tre anni dopo essersi sposati con un cittadino giapponese e in possesso del “spouse visa”. Di fatto potevo farne richiesta oltre sette anni fa!
Bisogna rinnovare il proprio attuale visto quando si fa richiesta per il visto permanente. E’ necessario inoltre fare richiesta del permesso di rientro (Re-entry permit) prima di lasciare il Giappone se si è intenzionati a voler continuare a vivere in Giappone.

Inoltre non dimenticare le marche da bollo :-)
Non ricordo bene ma credo 4000 yen per il rinnovo del visto di tre anni, 8000 yen per il visto permanente e 6000 yen per il permesso di rientro multiplo, cioè utilizzabile infinite volte per un determinato periodo di tempo (di solito la durata dell’attuale visto di soggiorno).
Personalmente non riesco a capire il senso di questo permesso di rientro. Se sono residente in Giappone dovrei avere il permesso di entrare in Giappone senza un permesso speciale, o no?

Da notare che il permesso di rientro viene applicato al passaporto assieme al visto di permanenza. Dopo aver ottenuto il rinnovo del visto bisogna andare al comune per i cambiamenti dei dati sulla propria “Alien Card” (carta d’identità per gli stranieri residenti in Giappone), un documento rilasciato ai residenti dal proprio comune di residenza.

Gaikoku-sekijumin-touroku

Gaikokuseki-jumin-touroku

Allo sportello del mio comune di appartenenza a Osaka, il Gaikokuseki?jumin?touroku,
ci devo andare per la seconda volta quest’anno

Aspettando Matsue (brava Kazu) eccovi il Giro-san del Lawson

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Aspettando il “famoso” post su Matsue (ma non riesco a trovare il tempo :-( ) desidero postare questo mini post che mi sembra interessante… nulla di culturale e nulla di particolarmente informativo questa volta.

Nel mio ultimo post vi parlavo della mia visita allo stabilimento della Coca-Cola e al tempio raffigurato sulle monete da 10 yen. Tornando a casa noto qualcosa di diverso nei kombini (convenient store – negozi di alimentari e beni di prima necessità aperti 24 ore al giorno) della catena Lawson! Attualmente la Lawson (chi è stato in Giappone sicuramente conosce questa catena di kombini) sta facendo un tipo di “fiera italiana”!!!! E dappertutto troviamo la faccia di… di? Si, di Giro-san, Girolamo Pancetta, opps, Panzetta 😀

Fino al 29 mi trovo a Nagasaki e noto oggi, tornando in albergo dopo una serata passata in un izakaya e in un pub, che anche da queste parti il Lawson sta avendo lo stesso evento… la fiera italiana con la figura di Girolamo che ci fa pubblicità.

Ho dovuto scattare qualche foto per il blog ovviamente…

Giro-san anche sui pani

Senza nulla togliere nulla a Girolamo, ma la qualità dei prodotti “italiani” (made in chissà dove) non sono certo motivo di vanto. L’immagine sulla qualità dei prodotti italiani rischia di andare a farsi friggere completamente con questo tipo di eventi. Il nome ITALIA sicuramente si diffonderà ulteriormente ma non sarà più quello di un paese che esporta prodotti di qualità… il rovescio di una medaglia?

Tricolore al Mitsukoshi di Tokyo e te verde macchiato

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Questi giorni, fino al 30, mi trovo a Tokyo.
Ai grandi magazzini del Mitsukoshi, e più precisamente, alla casa madre del Mitsukoshi a Nihonbashi (Mitsukoshi Honten) in questi giorni c’è la grande fiera italiana. La fiera italiana del Mitsukoshi avviene ogni anno in questo periodo ed è un’occasione per molti giapponesi di incontrare italiani… artigiani, cuochi e gente dello spettacolo. La fiera dura 11 giorni in tutto e finisce il 25. Per l’occasione il Mitsukoshi ha ripreso i nostri colori e l’atmosfera è decisamente italica… forse pure troppo a causa di tutte quelle bandierine tricolore in bella mostra.

Notate le bandierine sopra le vetrine e il grande striscione che pubblicizza l’evento.
(cliccate le immagini per ingrandimento)

Ho colto l’occasione per fotografare alcune vetrine al piano terra interamente dedicate ai prodotti italiani.

Mitsukoshi Italia Fair
Che bambola! Ceramiche di Firenze

dei disegni di un artista giapponese (che non so cosa c’entri con la fiera italiana)
e degli orologi a parete

Tricolore
Le vetrine sono decisamente ben allestite e sicuramente c’è stato molto lavoro dietro.

Alla fiera italiana del Mitsukoshi si trova di tutto, dalle prelibatezze culinarie ai vini; gioielli, cammeo, vetri veneziani, ceramiche toscane e affreschi di un artista toscano residente in Giappone da diversi anni.

Girando per Tokyo, non molto a dire la verità, ho notato una certa tendenza di offrire il te verde al latte 😯
Conosciamo il caffè macchiato, giusto? Beh, in Giappone troviamo il te verde macchiato! Ma non solo, pure il te verde con spremuta di arancia… e magari pure altro che non ho ancora notato. Se il te verde al latte non mi ispira per niente, quello con la spremuta di arancia credo possa essere gustoso… uno di questi giorni mi riprometto di provarlo. Oggi ho provato il “Green Tea” cremoso, freddo… non era assai male :smile: Un mio amico ha provato quello con il latte e ha affermato che “nonostante io beva di tutto e senza problemi, questo è proprio una schifezza!

Maccha-Latte
La catena di bar si chiama “Caffe Veloce” e ce ne sono tanti sparsi in Giappone.
Questo te verde macchiato mi ha incuriosito ma non intendo provarlo
😈

Maccha au lait (Macha al latte)
In questo bar/ristorante ho pranzato oggi. Si trova nella zona di Nihonbashi in una piccola stradina non lontano dal famoso Starbucks. Sempre affollato, il locale è a tre piani, molto tranquillo e rilassante. Lo staff è particolarmente gentile.

Te verde al latte! Non so cosa pensare… l’idea potrebbe anche essere buona in quanto ai giapponesi piace moltissimo il caffè al latte (kafe o re, dal francese “au lait”) sia caldo che freddo, ma non mi convince. Il te verde lo preferisco “liscio” e magari con un piccolo manju di contorno :mrgreen:

Domani sera sarà la volta del famoso monja-yaki (una specie di Okonomi-yaki di Tokyo che agli abitanti di Osaka non piace… proprio perché di Tokyo) . A me personalmente piace, specialmente se accompagnato da una (ma anche due o tre… ma anche quattro) birre ben gelate. Talvolta lo preparo pure a casa mia e i bambini lo amano.
Dopodomani invece la serata a Roppongi, molto probabilmente uno Shabu-shabu con sushi (e le solite birre :mrgreen: )
Che dite, faccio un paio di foto?

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