E la Pasqua in Giappone dove sta?

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Un fine-settimana particolarmente lungo (come forse un po’ troppo lungo sarà questo post… forse avrei fatto meglio a dividere i vari “giorni”), ma piacevole, quello appena trascorso. E questo non di certo perché è Pasqua. In Giappone la Pasqua non esiste e se non me lo dicevano non ci avrei manco pensato.
il finesettimana “lungo” è iniziato giovedì scorso che era giorno festivo. In Giappone si celebrava il Shunbun-no-hi (equinozio di primavera), una festività di cui le origini sono tuttora incerte. Il giorno è stato reso festivo durante il periodo Meiji (1868-1912). Una giornata per le riunioni di famiglia e per visitare i defunti. Si dice che quando il giorno ha la stessa durata della notte (come avviene durante gli equinozi), il Buddha appare sulla terra per salvare le anime perse. In questa occasione si usa offrire sake e cibo ai propri antenati ma anche i botamochi (dolci di riso ricoperti con marmellata di fagioli) ad amici e vicini di casa. Con il Shunbun-no-hi comincia finalmente la primavera e coincide con lo sboccio dei primi fiori di ciliegio.
Per quanto mi riguarda niente riunioni di famiglia e niente visite ai morti.

yakkun.jpg biffy.jpg
Le due mascotte di Yakult: Yakkun e Biffy
Quella a sinistra più che una mascotte per un yogurt da bere
sembrerebbe la mascotte di un preservativo
:twisted:

Abbiamo colto l’occasione per una gita nei pressi di Kyoto. Per la gioia dei bambini siamo andati a vedere la Yakult. Credo che la maggior parte di voi la conosciate… ho visto della pubblicità tempo fa su molti siti italiani che parlano del Giappone. Si tratta, da quanto ho capito, di una bibita con probiotici che aiuta la digestione e il naturale equilibrio della flora batterica intestinale. In casa la usiamo per i bambini nella speranza che crescano sani e forti :grin:
Un tipo di yogurt da bere che deriva da una miscela di latte scremato con un particolare tipo di batteri Lactobacillus casei ceppo Shirota. La Yakult Honsha Co. è stata fondata da Minoru Shirota. Attualmente la vendita di prodotti Yakult avviene in 28 paesi, tra cui anche l’Italia (dal novembre 2006), ma la coltura batterica arriva dal Giappone, indipendentemente dal luogo di produzione.
La visita all’azienda è stata molto interessante e mi ha convinto di provare il prodotto di prima persona. La Yakult non produce solo questo yogurt da bere e da poco ha immesso nel mercato altri tre tipi di bevande contenenti della bifiene, particolarmente importanti per il benessere dell’intestino. Mi sembra di fare pubblicità oscura :smile:
Dopo il mini-seminario finale abbiamo ricevuto dei prodotti di prova e dei piccoli omaggi. Magari farò un post a riguardo con alcune foto e magari un filmatino.

Yakulto - sede di Kyoto laboratorio Yakult.

Siamo andati in un ristorante per il pranzo per poi prendere il treno e andare alla stazione di Fushimi-Inari che si trova poco distante. La seconda parte della giornata di giovedì era dedicata alla visita ad uno dei templi più suggestivi di tutto il Giappone. Io ci sono andato per la prima volta e devo ammettere di essere stato colpito dalla magnificenza.

Fushimi Inari Taisha chilomentri di sentieri e migliaia di torii Fushimi Inari Taisha un “piccolo” visitatore e un monaco shintoista

Il Fushimi-Inari Taisha (vedi breve descrizione che ho scritto sul sito) è a capo di circa 30.000 templi Inari sparsi in tutto il Giappone ed è venerato dalla gente come divinità della raccolta. Noto soprattutto per il numero di torii che accompagnano i sentieri che portano fino in cima al Inari-san (monte Inari). Migliaia di torii donati dalla gente durante i secoli, uno dopo l’altro per chilometri! Ho provato sensazioni indescrivibili e vi rimando ad una piccola galleria fotografica che ho fatto per l’occasione. Abbiamo scalato tutta la montagna e visto un po’ tutto… eravamo tra gli ultimi a scendere e cominciava a farsi sera.
Purtroppo cavi elettrici e venditori automatici rovinavano un pò lo stupendo panorama e non sempre è possibile scattare le foto che più vorremo. Ma tutto questo sono piccole cose in confronto a quello che si può ammirare.
L’ingresso è libero ed è aperto 24 ore su 24. Facilmente raggiungibile da Kyoto (5 minuti di marcia dalla stazione centrale della JR) o da Osaka prendendo la linea Keihan.
Siamo poi tornati a Osaka dove ci siamo fermati a mangiare monja-yaki, okonomiyaki e ottimo yaki-soba… il tutto accompagnato da un paio di birre.

Fushimi-Inari Taisha Fushimi-Inari Taisha
Alle prese in una preghiera -- La volpe con in bocca la chiave
la chiave è il simbolo della chiave del granaio

Il venerdì non era festivo ma ci siamo presi la giornata libera per vedere la cerimonia di chiusura dell’asilo. Da aprile mio figlio frequenterà la prima elementare.
Questo tipo di cerimonie non godono della mia simpatia. Ho l’impressione di essere in caserma. Il modo di parlare autoritario, l’implotonamento dei bambini, gli ordini di “attenti”, “seduti”, “dietro front” e “in piedi”, inno nazionale con bandiera (tutti OBBLIGATI, genitori compresi, ad alzarsi e fissare l’Hinomaru), discorsi preconfezionati freddi ed artificiosi (decisamente assurdo un’insegnante delle elementari maschio che cercava di addolcire le sue frasi con la particella “ne” parlando come un robot, piatto e visibilmente annoiato), clima rigido e freddo… mi ero ripromesso di non andarci più ma talvolta conviene far bel viso. Non credo che in Italia si accetterebbe una cosa del genere!
Il mese prossimo si farà il bis con le cerimonie di apertura anno scolastico. Non mi stupirei più di tanto se introducessero l’obbligo di gridare “Tenno Heika Banzai:twisted:
Dopo la parentesi scolastica, io e mia moglie siamo andati all’opera. Mia moglie ci teneva molto… lo spettacolo di scena era quello che aveva visto tanti anni fa a Londra quando ci eravamo conosciuti. “Phantom of the Opera” è di scena all’Herbis Plaza di Osaka (Osaka Shiki Theater), dove avevo già potuto ammirare “Mamma Mia” (con le musiche degli ABBA) qualche anno fa. Siamo riusciti a trovare due bei posti a sedere (10.500 yen a testa :???: ) e ho anche cercato di fare qualche foto per il blog… ma mi hanno beccato e ho dovuto cancellarle :mrgreen:
Il pieno in sala… e non è sempre facile trovare posti liberi… bisogna prenotare in buon anticipo.

Phantom of the opera a Osaka l’unica foto consentita :evil:

E’ sempre affascinante ed interessante sentire i musical eseguiti in lingua giapponese (vedi filmato promozionale in fondo a questo post). Non sono di certo un gran conoscitore ma la bravura della troupe era di un livello veramente ottimo. I registi occidentali sembra abbiano fatto il possibile per renderlo il più fedele possibile alla versione occidentale. Ciò che mi ha colpito maggiormente tra il pubblico non è tanto il fatto che quasi il 100% era prevedibilmente di sesso femminile ma che tra queste “femminucce” non poche erano veramente anziane! A tratti il volume della musica era veramente alto (specialmente la parte con l’organo Taaaaa-ta-ta-ta-ta-taaaa :mrgreen: ) e il pericolo che si prendessero un colpo poteva, secondo me, non essere neanche tanto remoto. Venti minuti di pausa davano la possibilità per un caffè veloce e una visitina al bagno. Una fila lunghissima per il bagno delle signore con tanto di staff predisposto con la bandierina per segnalare il punto in cui mettersi. “Prego, da questa parte per fare la fila! Circa un’ora di attesa“, vi giuro! Diceva proprio che c’era un’ora di attesa per andare al bagno!

Un sabato tranquillo
Lezione di pianoforte per i bambini e poi, dopo aver preparato il pranzo, un pomeriggio al parco giocando a pallone. Finalmente non fa più freddo e per fortuna non fa ancora quel caldo che inevitabilmente arriverà tra qualche mese.

Ieri, domenica, siamo andati a vedere un’esposizione dedicata alle metropolitane e vecchi autobus. L’esposizione era aperta solo ieri e si trovava nella zona di Morinomiya, poco distante dal castello di Osaka. E’ un centro per la manutenzione e riparazione delle carrozze delle linee metro di Osaka. Una grande folla e molti “otaku” del settore. Uomini sulla quarantina muniti di macchina fotografica impegnati a fotografare in ogni particolare gli oggetti in esposizione.
Interessanti anche diversi poster d’epoca che pubblicizzavano le nuove linee metro. La prima linea metro di Osaka è la linea Midosuji che collegava Shinsaibashi a Umeda nel 1933.

guardia Una delle guardie presenti all’evento metro d'epoca Sennichimae Osaka Una carrozza d’epoca della linea Sennichimae vecchia mappa metro Osaka vecchia mappa delle linee metro a Osaka

Abbiamo poi mangiato udon a mezzogiorno (mia figlia ha optato per il Kitsune-udon che si sarebbe dovuto mangiare al Fushimi-Inari Taisha).

Nel pomeriggio abbiamo colto l’occasione per visitare il museo dedicato alla pace che si trova a pochi minuti a piedi. Il “Peace Osaka” (Osaka International Peace Center) si trova a Morinomiya, a sud del castello di Osaka e tratta ovviamente i temi legati alla pace. Entrando nel museo si nota sin da subito il carattere bellico, la guerra in generale da dover evitare per poter vivere tranquillamente in pace. Personalmente mi aspettavo di vedere qualcosa di più “internazionale” o comunque di qualcosa di più generale. Invece la maggior parte delle esposizioni incentravano la distruzione della città di Osaka durante i raid aerei durante la seconda guerra mondiale.

Osaka Peace museum akagami, usato per il richiamo alle armi Osaka Peace museum tipo di bombe usate per il bombardamento di Osaka

Se da una parte si ammettevano le ingiustizie commesse dai giapponesi nel continente asiatico, dall’altra si nota il vittimismo nipponico. Molto è incentrato sui danni subiti, dalla miseria degli abitanti di Osaka, delle sofferenze dei soldati giapponesi etc… per carità, nulla di male in tutto ciò, anzi… ma direi che il nome del museo dovrebbe cambiare in qualcosa di maggiormente appropriato. Nonostante il giorno festivo, al museo eravamo pochi, anzi pochissimi. Nella sala grande davano un filmato sui bombardamenti dei B-29. Eravamo in 16. Più pace di così…

Tra la visita alla Yakult, tempio Fushimi-Inari Taisha, cerimonia all’asilo, opera, esposizione mezzi di trasporto e infine museo della Pace, il fine settimana è stato abbastanza positivo… tra qualche giorno poi mi aspetta uno degli spettacoli che più apprezzo: il Miyako Odori che inizierà a Gion il primo aprile. Non vedo l’ora… come ogni anno.

Per finire un breve video di promozione per il musical “Phantom of the Opera” a Osaka

Un finesettimana tra bunraku, omiai e White Day dimenticato

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Partiamo dall’inizio: venerdì 14 marzo. Venerdì si celebrava il “White Day“, l’evento che avevo preannunciato nel post sulla festa di San Valentino. Ebbene me ne sono perfettamente dimenticato :???:
Pensavo ad un post veloce per ricordarlo e un pensierino per mia moglie… e invece nulla.
Me ne sono accorto quando la sera mia moglie torna a casa dal lavoro con due borse piene di cioccolatini e altri oggetti ricevuti dai compagni di lavoro. E che dovevo fare? Ho fatto finta di niente che era meglio, la figuraccia non me la levava nessuno.
Niente di grave, festeggiamo praticamente ogni anno un San Valentino un po più romantico di quanto lo sia in generale qui in Giappone e il “White Day” non lo abbiamo mai preso sul serio… ma un piccolo pensierino magari ci poteva stare comunque. Sarà per l’anno prossimo.

teatro bunraku a Osaka Una scena del teatro bunraku

Erano quasi due anni che non andavo a vedere uno spettacolo di Bunraku. Ricordo la prima volta circa 13 anni fa: io che cercavo di capire qualcosa (ma non capivo assolutamente nulla) mentre mia moglie (e metà sala) dormiva tranquillamente. Uno spettacolo che durò diverse ore… non ricordo quante ma credo poco oltre 3 ore.
Sabato ho avuto l’opportunità di vedere uno spettacolo bunraku organizzato in un albergo del centro e ci sono andato con tutta la famiglia. Uno spettacolo composto da due recite con una pausa tra le due in cui due maestri hanno spiegato i vari ruoli, modi e storia di questa arte tipica di Osaka. Il primo maestro descriveva la storia del teatro dalle sue origini, il modo in cui sono fatti i burattini e di come si manovrano. Accenni sul tipo di narrazione da usare durante lo spettacolo con alcuni esempi pratici. L’esempio della risata “bunraku” ha fatto giustamente sorridere tutta la sala. Il secondo maestro invece ci illustrava lo shamisen usato in bunraku e sul come si suonano le varie note per accompagnare il narratore. Ci fa vedere lo strumento e ne descrive le parti aggiungendo che lo shamisen viene costruito con legno e ricoperto da entrambi i lati con pelle di gatto o di cane.
Il musicista dello shamisen aiuta inoltre, con alcuni versi vocali, il narratore durante i passaggi più difficili.
La città di Osaka va fiera del loro teatro tradizionale e turisti cercano di vedere uno di questi spettacoli prima di lasciare Osaka.
Per chi non conosce il bunraku o non ne ha mai sentito parlare aggiungo solo che si tratta di un teatro giapponese nato nel 1684 a Osaka in cui si usano delle marionette abbastanza grandi manovrate da tre manipolatori.
Tre sono gli elementi che compongono il teatro bunraku:
- Ningyutsukai, che sono i tre manipolatori. Il maestro (omozukai) usa la sua mano destra per muovere il braccio destro della marionetta. Il maestro viene aiutato da due aiutanti vestiti e incappucciati in nero. Uno è l’aiutante di sinistra chiamato hidarizukai (hidari significa sinistra)e usa la sua mano destra per muovere il braccio sinistro della marionetta. Il secondo aiutante, il ashizukai (ashi significa gamba), serve per muovere le gambe delle marionette.
nota: le marionette che raffigurano personaggi femminili non hanno le gambe e il ahizukai simula i movimenti delle gambe con le sue mani inserite all’interno del vestito usato.
- Tayu, il narratore. Il narratore da la voce ai burattini cambiando tono a seconda del personaggio che interpreta.
- Suonatore Shamisen. E’ seduto di fianco al narratore.

Lo spettacolo è stato piacevole e divertente. Sono rimasto sbalordito dall’alto numero di mani che si sono alzate quando uno dei maestri ha chiesto agli spettatori in sala chi vedeva un’esibizione bunraku per la prima volta. Credo di non esagerare se dico che un buon terzo della gente ha alzato la mano. Pensavo che quasi tutti avessero vissuto l’esperienza di vedere uno di questi spettacoli almeno una volta. Aggiungo che la maggior parte dei presenti erano di una certa età.

tayu bunraku Il narratore all’opera
la performance è particolarmente faticosa e necessita di lungo allenamento

Essendo fuori casa abbiamo optato per una cena in un ristorante. Mia moglie, da perfetta giapponese, aveva già pronte alcune opzioni con tanto di mappa: ristorante italiano oppure udon. Abbiamo deciso per la seconda opzione anche perchè a mezzogiorno, da buon italiano, avevo preparato la pasta al pesto genovese :cool:
Tra i diversi piatti ho scelto un ottimo “katsu-kare-udon”, una cotoletta con sopra la salsa curry e il tutto in mezzo a ottimi udon bollenti. Il piatto mi sembrava abbastanza originale ma quello che maggiormente mi ha colpito erano le dimensioni :shock:

Katsu kare udon La birra sembra minuscola in confronto

Una domenica primaverile tranquilla quella di ieri. Tempo stupendo, l’ideale per una passeggiata al parco con i bambini… ma non prima di essere andati al MacDonald per i “Happy Set”. Una volta al mese li porto al “Makudo” come avevo loro promesso così possono farsi timbrare la member card e ricevere un regalino :???:
mia moglie era impegnata per un omiai… nel ruolo di nakodo (ci tengo a precisarlo :mrgreen: ). Omiai è una tradizione giapponese in cui due sconosciuti di sesso opposto vengono fatti conoscere con lo scopo di trovare la seconda metà. Dopo essersi conosciuti, con l’aiuto di altre persone, ed in particolare il nakodo, considereranno l’eventualità di uscire insieme ancora e magari arrivare al matrimonio. E’ un tema su cui tornerò con un post o un articolo specifico comunque.
era da un po’ di giorni che mia moglie cercava di mettere insieme tutti i dettagli dell’incontro. L’uomo era un conoscente di mia moglie di 33 anni… timido e ovviamente scapolo. La ragazza invece era la figlia ventinovenne di un collega di lavoro. Mia moglie ha visto solo la foto e non la conosceva personalmente. Il padre era preoccupato per l’età ormai avanzata e aveva cercato aiuto in ufficio trovandolo in mia moglie.
L’ora fissata per l’incontro era le 13:30 nella zona di Namba (centro di Osaka). Ultimi messaggi al cellulare tra mia moglie ed il trentenne timido. Questo non sapeva dove portarla e che cosa fare… desiderava qualche consiglio. Il piano era che mia moglie li facesse conoscere, come d’usanza in un caffè elegante, per poi lasciarli soli. Alle 11:00 lui era già a Namba, teso e preoccupato per ciò che lo aspettava oltre 2 ore dopo. Non trovandosi pace ha comprato due biglietti per un film al cinema… ci sarebbe andato con la sua eventuale futura ragazza il giorno stesso. Orario del film: 13:30! :shock:
Ora io non so se è normale una cosa simile ma incontrare per la prima volta una ragazza che desidera trovare un fidanzato e portarla subito al cinema senza neanche scambiarsi un paio di parole mi sembra molto strano. Dovevano conoscersi alle 13:30! Dovevano sapere chi avevano davanti e scambiarsi alcuni “dettagli” e lui invece la porta al cinema. Neanche il momento per le presentazioni… lo faranno dopo probabilmente. Non nego che mi sarebbe piaciuto vedere gli occhi di lei appena arrivata all’incontro.
Già immagino la scena.
Lei “Hajimemashite, mi chiamo…
Lui: “Eto… chotto… uhm, scusami ma non c’è tempo per queste cose… il film sta per cominciare!
Com’è andata a finire non lo so… dopo il film andavano nella zona di Dotonbori per visitare il Dotonbori Gokuraku e mangiare qualcosa di tipico di Osaka. Se son rose fioriranno e almeno una cosa in comune comunque ce l’avevano: trovare l’anima gemella.
Già in passato mia moglie aveva fatto da nakodo e la cosa andò a buon fine. Mia moglie ed io abbiamo fatto da testimoni alla cerimonia shinto e ci siamo seduti al tavolo degli sposi durante il banchetto. Adesso hanno due figli e sembrerebbero felici e contenti (il condizionale è comunque d’obbligo).

Ho girato un mini filmato film sullo spettacolo bunraku che vi invito a vedere.
Notate le due marionette manovrate da tre uomini ciascuna e le espressioni del narratore. Era sudato fradicio dopo la sua impegnativa performance.

anche le lattine vuote aiutano a sopravvivere

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Ricordo come una delle cose che mi hanno stupito una volta trasferito in Giappone è il numero di persone indaffarate a raccogliere lattine vuote e a caricarle sulla propria bicicletta.
Nella zona di Osaka in cui abito, tale “usanza” viene tenuta il giovedì e mentre porto mio figlio all’asilo incontro una media di 7-8 persone. Grossi sacchi di plastica che contengono centinaia di lattine vengono caricate sulle biciclette per poi essere portate al centro di raccolta di alluminio.
La gente usa mettere le lattine vuote in borse di plastica e poi le deposita sulla strada il giovedì mattina. I raccoglitori passano con una bicicletta (talvolta con un carretto) e se le caricano. Portandole al centro di raccolta vengono pagati un tot per ogni chilogrammo di alluminio. Non conosco il guadagno ma sembrerebbe che il guadagno giornaliero è di 1.000 Yen (poco più di 6 Euro), circa 1 yen per lattina.
raccoglitore lattine
Si notano quindi in mattinata biciclette stracaricate di lattine che viaggiano lentamente nelle piccole stradine in cerca di ulteriori lattine lasciate sulla strada dagli abitanti del luogo. Inutile sottolineare il fatto che chi raccoglie lattine non è certo un benestante. Spesso gente abbastanza anziana, vestita male e che probabilmente abita in una delle tantissime case costruite nell’immediato dopoguerra, costruite con materiali scadenti, piccole e buie. Atri invece vivono in tende o in cartoni vicino ai parchi.
Inevitabilmente il vedere poveri anziani raccogliere lattine per andare a rivenderle al centro di raccolta alluminio dà una visione meno nobile alla seconda, opps, terza economia mondiale.
Sarà pur vero che il servizio di nettezza urbana si risparmia del lavoro e che la raccolta differenziata dei rifiuti abbia con questa usanza ulteriori punti a favore ma credo anche che uno non debba essere costretto a mettere le mani nei rifiuti per guadagnarsi un pezzo di pane.
Sono certo che un po’ tutti voi che siete stati in Giappone avrete notato queste persone alle prese con la raccolta. Certo, bisogna uscire di casa la mattina per vederli in azione. A mezzogiorno le strade sono pulite e sgombere da qualsiasi rifiuti.
Personalmente ho visto questa particolare abitudine della raccolta lattine solo a Osaka, sarà anche a causa che nelle altre città non giro molto di mattina. Magari qualcuno potrà confermare o meno la cosa. Noto invece che in altre città si usa raccogliere cartoni che vengono trascinati su carretti a due ruote. Questo succede anche a Osaka, specialmente nelle zone dei grandi centri commerciali. La raccolta lattine invece avviene maggiormente nelle stradine laterali e ovviamente nelle zone abitative.
raccoglitore lattine
Chi sono i raccoglitori di lattine?
Spesso persone anziane che nella vita non hanno avuto un lavoro stabile. Lavoro occasionale o a giornata grazie alle yoseba che oggigiorno invece possono dare sempre meno supporto. Lavoro nel mondo delle costruzioni che con lo scoppio della bolla speculativa è venuto a mancare (il 55,2% dei senzatetto arriva da tale industria del lavoro). Spesso dei senzatetto che dormono nei parchi, nei sottopassaggi o nelle stazioni. Età media è di 56 anni.
Una realtà scomoda per una società, quella giapponese, che vive “di facciata”. Una realtà che non bisogna vedere perché disturba la tanto acclamata armonia Yamato! E allora sgombero dai parchi, fuori con i senzatetto!
Infatti, non tanto tempo fa, un’ordinanza del comune ha fatto sgomberare i senzatetto dai parchi pubblici. Se da una parte abbiamo i parchi più puliti, dall’altra abbiamo persone che non hanno un posto in cui stare. Per vivere, o meglio, per sopravvivere raccolgono lattine, cartoni e manga per poi cercare di rivendere il tutto.
Per queste povere persone i centri sociali prevedono un pasto giornaliero ma per un aiuto dal governo i senzatetto devono avere un domicilio (e a questo punto non sarebbero più senzatetto!).
Mentre ad una foca (Tama-chan) hanno ufficialmente dato, qualche anno fa, la residenza onoraria, ai senzatetto (che sono persone!) non si da il domicilio neanche in un area pubblica.

Ohayou degozaru! Il fascino samurai nella lingua giapponese

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Una delle cose che mi hanno particolarmente stupito qui in Giappone è l’alto numero di film trasmessi alla televisione ogni giorno che narrano le prodezze, la vita e i miti legati alla classe guerriera del Giappone feudale. Il samurai non solo sempre nel giusto, buono e decisamente forte ma soprattutto calmo e apparentemente colui che sa sopportare qualsiasi situazione con una compostezza esemplare.
Sappiamo però di quanto difficile è stata la vita in Giappone, della povertà, dei soprusi subiti dai contadini e della vita decisamente difficile anche per la classe dei bushi (guerrieri), specialmente tra i samurai di classe inferiore, spesso costretti a lavorare per sopravvivere. Samurai indebitati con i mercanti, la classe sociale più bassa. L’idea che il cinema e la televisione (ma anche manga e anime) cerca invece di dare è diversa, decisamente positiva, ammirevole e da “imitare”. Questo rispecchia perfettamente l’incapacità del Giappone di vedere la propria storia in modo obiettivo e basato sui fatti. Certo, è risaputo che il “vero” samurai seguiva il codice del guerriero, il codice bushido e quindi era per forze di cose _sempre_ e comunque nel giusto. Questo lo collocava in una posizione predominante, di potere assoluto… e per molti fonte di terrore.
Con la Restaurazione Meiji la classe dei bushi venne abolita e si ebbe la formazione dell’esercito con i coscritti. Contadini che fino ieri dovevano temere gli umori del samurai di turno, oggi hanno in mano un’arma e si possono immedesimare nei samurai… fanno parte della classe guerriera ormai. E’ stato facile per il governo Meiji inculcare in tutti i valori bushido (creati ad arte) che più facevano comodo creando una grande famiglia nazionale con a capo l’imperatore e i potenti che guidavano le danze.
In pochi anni di educazione scolastica (sufficiente per conoscere a memoria i propri doveri e per essere meglio controllati ma insufficiente per il resto) , tutti i giapponesi chiamati alle armi avevano misteriosamente nelle proprie vene sangue samurai che scorreva. Chi poteva non vantarsi del fatto di essere diventato finalmente veramente qualcuno? Hugh Byas affermava nel suo libro che negli anni ’20 il pubblico aveva dimenticato l’insolenza dei samurai e che “un nome, Bushido, la via del guerriero, fu inventato come codice di cavalleria e riscoperto dopo che lo stesso era stato dimenticato”. La storpiatura forzatamente data all’essenza bushido e i suoi valori ha portato il Giappone in una via che non poteva che portare alla completa distruzione della nazione.
Oggi invece si riscopre nuovamente la figura del samurai tra i giovani. Grazie (o a causa) ai media giapponesi di cui sopra parlavo e ai film hollywoodiani quali “The Last Samurai” oppure “Letters from Iwo-Jima“, il primo una fiction che molti, suppongo, hanno preso come un documentario sulla vera vita da samurai, e il secondo, un film di propaganda giapponese creato da Clint Eastwood.
Samurai” è diventato un termine “figo” e di uso comune in Giappone. Oltre ai film alla televisione e ai teatri, i vari videogiochi e manga a tema vengono venduti come il pane e pare che una nuova rivista dedicata interamente alla “via del guerriero” sia uscita a inizio anno.
La rivista maschile Playboy afferma in quest’ultima edizione di come sempre più persone non solo parlano di samurai e bushido ma si comportano pure come tali (o cercano di comportarsi) con tanto di linguaggio.
Una cameriera che lavora ad Akihabara afferma nell’articolo che il 10% dei clienti parlano come dei samurai ma non si limitano solo in questo linguaggio spartano ma cercano anche di immedesimarsi nel loro comportamento marziale. Si suppone che un samurai sia un tipo forte e quiete e ci sono clienti che si siedono incrociando le braccia dicendo nulla. Dopo circa un’ora vanno alla cassa per pagare con i soldi già pronti senza mostrare il portafogli in quanto quest’ultimo non si conforma con la sua immagine. Nonoko, il nome della cameriera, aggiunge che le “ragazze otaku” ad Akihabara vanno matte per questi giovani.

playboy.jpg

Playboy 2/18

Questo linguaggio “samurai” sembra entrare di gran moda in quanto può essere divertente usarlo e alcune parole rischiano di non uscire più dalle orecchie. Essendo un linguaggio da usare solo tra amici, questo può aiutare a creare unità di gruppo, di appartenenza.
I giovani giapponesi scoprono inoltre che è assolutamente immaturo scoraggiarsi davanti ai problemi e difficoltà. Perdere la pazienza e perdere la propria compostezza è l’opposto dei principi samurai. Sono le buone maniere, pazienza, calma e compostezza gli ingredienti giusti.
Dare l’impressione di sorridere e di accettare le cose come sono.
Seguendo il “trend” ho scoperto un sito internet molto giovane (la registrazione del dominio risale a novembre scorso) che da’ la possibilità di inserire un testo in giapponese “standard” per poi vederselo tradotto in “giapponese samurai“. Il sito si chiama monjiro.net e vi consiglio una visita per provare le funzionalità. Oltre al “giapponese samurai” a disposizione per la traduzione anche dialetti di varie città e l’ormai popolarissimo e divertentissimo “Yoshio-go”, si, linguaggio Yoshio Kojima (Hai Opappi – Sonna no kanke nee!).

Ovviamente vi chiederete come suona questo giapponese samurai. Cercando in rete ho trovato qualche informazione dalla quale cerco di farne una piccola guida:

  • desu -> degozaru
    Conoscere il significato di “desu”. Indipendentemente dalla circostanza basta cambiare “desu” (o degozaimasu) con “degozaru”.
  • ohayou -> ohayou degozaru
    il buongiorno, la prima parte rimane intatta e si aggiunge il “degozaru”, facile :grin:
  • konnichiwa – konbanwa -> gokigen ikaga degozaruka?
    il saluto pomeridiano e serale. In generale, salutando qualcuno usa “gokigen ikaga degozaruka” che sarebbe un po’ come chiedere “di che umore sei” in modo molto formale.
  • genki desuka -> tasshya degozaruka?
    chiedendo ad una persona come sta. Praticamente la stessa domanda ma con altre parole. Tasshya significa “in buona salute”
  • daijoubu? -> shinpai gomuyou?
    tutto bene? (da chiedere dopo che gli avete squarciato un braccio con la vostra katana) “shinpai” significa problema, “go” è la particella su “muyou” per renderlo formale e “muyou” significherebbe inutilità. quindi un po’ come chiedere se tutto è a posto e non ci sono problemi.
  • watashi – boku -> sesshya
    una delle parole più importanti, “io”. Per una pronuncia corretta mettere una piccola pausa tra “se” e “shya”.
  • anata -> sochi
    il “tu” da usare anche per dare ordini… tu fai questo, tu fai quello
    A questo punto tradurre “sessha wa sochi ga suki de gozarusesshya.gifdovrebbe risultare molto facile… per i samurai romantici.
  • arigatou gozaimasu -> katajikenai
    grazie – che tradotto potrebbe essere un “sono riconoscente”
  • baka -> utsuke
    idiota, stupido – sono certo che questa già la conoscevate :mrgreen:
  • gomen nasai -> kirisute gomen
    mi dispiace, mi scuso – non è propriamente una scusa… il samurai non si scusa! E’ una specie di scusa alludendo al proprio diritto e/o privilegio. Un samurai usa pronunciare tali parole dopo aver fatto a fettine il malcapitato di turno di fronte alle persone nei paraggi.

Nota: ricordate di fare la voce bassa :mrgreen:

E adesso non resta che fare un po’ di pratica per poi far colpo su qualche bella giapponese (o per farla morire… morire dalle risate!)
Se avete altri esempi di “giapponese samurai” sarò ben lieto di aggiungere alla guida :smile:

Ma prima di finire un simpatico video da YouTube.com dal titolo “Kotoba Zamurai”. Questo è il primo di una serie e per vedere gli altri basta cliccare sulla voce menu (oppure andare su YouTube e immettere nella casella per la ricerca “kotoba samurai” in hiragana). Si tratta ovviamente di parodie divertenti.

Ragazze, preparatevi a soddisfare i vostri uomini

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valentinejapantitle.jpg
Meglio non lasciare tutto all’ultimo minuto. Preparatevi ragazze mie! Tra due settimane sarà il giorno di San Valentino, il giorno degli innamorati… così almeno vale per l’Occidente. In Giappone il giorno di San Valentino ha un significato un po’ diverso e comunque qui nessuno pensa a qualche santo, tantomeno uno protettore degli innamorati.
Grazie ad un massiccio sforzo di marketing il giorno di San Valentino in Giappone è un giorno in cui si regalano cioccolatini o caramelle. O.K. questo vale un po’ dappertutto ma in Giappone questo vale prevalentemente per le donne che, praticamente obbligate dal sistema, regalano cioccolatini a tutti (o quasi) i colleghi maschi. In Giappone questi cioccolatini sono conosciuti come giri-choko, una parola che deriva da giri, che potrebbe essere tradotto in obbligo, e choko che sta’ per cioccolato. Questi cioccolatini sono diversi da quelli definiti honmei-choko, cioè quelli regalati alla persona amata. Amici, e specialmente tra le ragazze, ci si può scambiare i tomo-choko dove la parola tomo stà per amico/a.
Con ulteriori sforzi di marketing, i giapponesi sono riusciti a creare un giorno tutto particolare in cui i maschietti possono ricambiare il regalo avuto il 14 febbraio. Tale giorno è stato chiamato “White Day” e viene festeggiato esattamente un mese dopo il San Valentino, il 14 di marzo. Nonostante originariamente si regalava cioccolato bianco oppure Mashimaro (in inglese marshmallows), ecco perché “White Day”, al giorno d’oggi i regali usuali sono bigiotteria e/o gioielli e biancheria intima. Non chiedetemi che faccia avevo quando un collega maschio di mia moglie le ha regalato un paio di collant! Per fortuna sua non l’ho mai conosciuto di persona ^__^
Una tradizione non tanto antica, anzi… creata solamente nel 1980 anche se c’è chi sostiene che la festività nacque ben prima a seguito di un commerciante di dolciumi che pubblicizzava chiedendo alla clientela maschile di ritornare il favore. Ben presto altre aziende accolsero l’iniziativa vedendo in essa un’enorme potenzialità economica.
Quindi un San Valentino decisamente diverso dalle nostre tradizioni europee e che in Giappone si vive in modo alquanto intenso. Fiere dedicate al cioccolato da regalare per l’occasione vengono organizzate in tutti i maggiori Grandi Magazzini (Depaato) e nei supermercati. Donne e ragazze sono costrette a fare grandi spese, tanto più grandi quanto sono le loro conoscenze e le cerchie che frequentano. Cioccolatini ai colleghi di lavoro, agli amici maschi, ai colleghi di qualsiasi club o corso che si frequenta. Poi a marzo il regalino di ritorno.
Indubbiamente una tradizione strettamente legata al commercio, creata esclusivamente per creare mercato in un economia dove il denaro deve per forza girare.

scaffali per San Valentino scaffali per San Valentino scaffali per San Valentino
Alcuni scaffali per l’occasione in un supermercato vicino a casa mia
(per ingrandimento clicca sulle immagini)

Inutile dire che con gli anni le aziende produttrici hanno escogitato una serie di strategie per vendere sempre di più. E’ grazie a questa festività se diverse aziende avranno profitti o meno. Quindi confezioni che possono soddisfare un vasto numero di clienti, confezioni che raffigurano e/o fanno ricordare caratteri degli anime e dei manga oppure con la mascotte dell’azienda stessa.

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Lo shinkansen e Hello kitty non mancano

Seppur meno di moda, anche le cartoline di “San Valentino” sono sempre disponibili.
I preparativi per celebrare la giornata in modo degno sono fatti quindi care ragazze forza con lo shopping, la scelta non manca.

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Una proposta Sanrio per la cartolina

Beh, ancora due settimane e potrò abbuffarmi di cioccolatini :mrgreen: e mia moglie potrà continuare a criticare con ancora maggior ragione il mio girovita :evil:

Secondo voi il giorno di San Valentino è principalmente

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