1,5 – 2,5 i blog sul Giappone servono ancora?

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E’ passato circa un anno e mezzo dal mio ultimo post… 2 anni e mezzo dal penultimo! Come media sono messo veramente male!
Ma vale ancora la pena avere un blog sul Giappone al giorno d’oggi? Ce ne sono a centinaia! Uno più “formidabile dell’altro”! C’è chi conosce tutto perché ha visto “Mazzinga Z“, l’altro dà consigli “pratici” pur non essendoci mai stato… l’altro va in Giappone e perde il suo tempo a fotografare e fare video piuttosto di gustarsi il “momento” :-) . Uno critica tutto e tutti, l’altro non permette critiche al proprio modo di vedere il Giappone e poi c’è chi vi fa sapere proprio tutto quello che c’è da sapere sul Giappone! … ce n’è di ogni tipo 😀

Per un italiano che vive in Giappone avere un blog conta ormai quanto un due di picche… diventa un semplice e noioso diario (un blog dovrebbe comunque essere tale secondo me, e quindi Facebook diventa a questo punto la scelta migliore) e quindi obsoleto in questi tempi. Ecco che da diversi anni il mio blog rimane intatto, fermo ed inutilizzabile. Poi se aggiungiamo la pigrizia che mi segue dappertutto, il tempo che impiega un post, la voglia che manca…
Oggi, un po tutti usiamo Facebook per rimanere in contatto con coloro che ci vogliono seguire.

Arrivato in Giappone quasi 15 anni fa, Facebook non esisteva ancora come lo vediamo al giorno d’oggi e con un blog amatoriale come il mio riuscivo ad interagire con persone che avevano lo stesso interesse: il Giappone.

Sin dall’inizio ho cercato di essere neutrale sulle varie realtà che circondano questo Paese e ho avuto la fortuna di non avvicinarmi a quest’ultimo grazie alle realtà parallele che vengono inculcate tramite manga, anime e videogiochi. Mezza generazione di italiani (e non solo) si è scemenzita “studiando” il tanto amato Giappone praticamente solo tramite manga e anime… magari qualche videogioco e nei miglior dei casi ANCHE con qualcosa di Banana Yoshimoto… il tutto come unico ponte tra di loro e questo tanto misterioso Sol Levante. Chi poi ha raggiunto il Giappone si è poi ritrovato in una realtà alquanto diversa e, a seconda dei casi, si è trovato bene oppure si è trovato male e deluso.
Negli ultimi anni le informazioni su questo Paese non mancano e chi si avvicina per la prima volta riesce a farsi un’idea abbastanza veritiera su ciò che un giorno incontrerà durante il suo viaggio in Estremo Oriente. Le capacità critiche dei giovani d’oggi sono un vero asso nella manica per poter affrontare diversità culturali che inevitabilmente si incontreranno. Capacità di adattamento, rispetto per il “diverso” giocano punti decisivi per chi decide di vivere in Giappone. Chi ci riesce bene, chi meno e chi proprio non ci riesce più… tra questi ultimi spesso ritroviamo coloro che amavano il Giappone incondizionatamente dopo “il primo manga” che hanno letto.

Il boom “Giappone” si è spento da alcuni anni ormai, per fortuna! Internet e informazioni girano meglio e gente sveglia potrà capire che il Giappone non è mai stato, e non lo è tuttora quello che tanto si è cercato di far credere. Dare un’immagine positiva al Giappone era ed è tuttora una priorità assoluta per un Paese che vive sull’export. Quale miglior export per un Paese senza materie prime se non quello invisibile come software (videogiochi per esempio), anime, manga e aggiungiamo pure tutta la mercanzia prodotta a basso costo come i vari peluche di Pikachu e Candy Candy. Per vendere ciò all’estero l’immagine Giappone doveva per forza essere positiva, amichevole e kawaii…
Grazie anche agli Stati Uniti, nel dopoguerra un’immagine positiva di un Giappone altrimenti conosciuto come aggressivo e brutale era di vitale importanza per una crescita globale. I robot giapponesi che salvano il nostro pianeta dai cattivi alieni (nel periodo bellico il Giappone salvava l’Asia dai cattivi occidentali!), poi il kawaii di Candy Candy e la forza di spirito di Attack No. 1 per dare sempre e comunque un’immagine più che positiva di un Giappone appena uscito dal medioevo. Insomma, un Giappone sempre e comunque vincente :)
Realtà parallela perché si tratta di un Paese… se si trattasse di un individuo si userebbe il termine “problemi di identità psicologica“. Il Giappone è bello anche per questo! Gente ancora genuina e incontaminata se ne trova… si trova pure l’esatto contrario, che nulla ha da invidiare con le truffe ed il marcio che tanto spesso attribuiamo a fenomeni italiani. La politica giapponese e il sistema bancario ne sono esempio lampante.

Il sistema Giappone che tanto ha fatto scalpore negli anni ’70 e ’80 si è rivelato una bolla… che prontamente è esplosa lasciando tanti “feriti” tra le famiglie giapponesi. Tutto ciò che era nipponico era “cool“, nessun spazio a critiche negative che prontamente venivano etichettate come semplice “Japan Bashing” nel miglior dei casi, e/o di razzismo nel peggiore.

In questo lungo periodo di assenza dal mio blog cosa è successo?
Abbiamo avuto e continuiamo ad avere (subire) il problema “Fukushima“. Meriterebbe un libro per esprimere le mie opinioni ma non sono un giornalista che dopo poche settimane ne pubblica uno mentre molte (troppe) cose sono ancora aperte e il più non si conosceva ancora. La mia esperienza personale racconta che quel giorno ero tranquillamente nel mio ufficio di casa a Osaka… sento un tremolio ma non ci faccio caso per nulla. Al rientro di mia figlia da scuola lei mi chiede se ho sentito il terremoto. Poi aggiunge che tra poco arriverà uno tsunami a Osaka e che nella loro scuola tutti sono usciti nel cortile. Resto leggermente sbalordito dalle precauzioni che hanno preso e decido di vedere le ultime notizie su internet…. queste mi affermano che onde alte fino a 7 metri colpiranno la zona di Fukushima mentre altre alte circa 50 centimetri colpiranno Osaka. La prima cosa a cui ho pensato è che si sono sbagliati nello scrivere i 7 metri! Per il resto rimane storia e chi mi legge conosce meglio di me come poi è andata. Da quel primo giorno, il 11 marzo del 2011, ogni giorno sembrava peggiorare, nulla si sapeva di preciso sennonché le informazioni erano sicuramente “sgonfiate” per evitare panico e per far sembrare un po’ meno peggio il tutto alle altre Nazioni.
Il non visibile, quello che non riusciamo a vedere, preoccupa quanto il “nessun pericolo immediato!” riportato costantemente dal governo giapponese. Preoccupava il non sapere l’intensità non tanto del terremoto (che ormai si conosceva bene), non dello tsunami (anzi, preoccupava non poco in quanto nei primi giorni migliaia e migliaia furono i dispersi) ma piuttosto delle radiazioni che potrebbero essere state liberate ai quattro venti… e di quelle che potranno seguire, la contaminazione radioattiva… un’eventuale nube radioattiva, la vegetazione, l’acqua… l’oceano!

Molti sdrammatizzavano il fenomeno; forse per farsi forza o per sembrare forti e coraggiosi quando magari allontanarsi da Tokyo non sarebbe stata una scelta del tutto sbagliata!
Lo stress maggiore lo ho avuto dai miei famigliari e amici che mi volevano via dal Giappone! L’ambasciata, che tramite l’Alitalia, dava a disposizione biglietti liberi fino a Roma… cosa dovevo fare? Stare qui e rischiare non tanto la mia di salute ma quella sacrosanta dei miei figli? Mia moglie non mi seguiva perché doveva stare con i suoi genitori (nella sua ditta mi hanno dato del pazzo solo all’idea di allontanarmi da Osaka!) e così ho scelto di rimanere con mia moglie ad eventuale discapito dei miei figli… non potevo allontanarmi da lei in quel preciso periodo sapendo che forse non l’avrei mai più incontrata! Oggi come oggi mi darete del pazzo ma in quei giorni, subito dopo lo tsunami nulla si sapeva su cosa sarebbe stato il giorno successivo! Mio fratello dall’Europa era pronto per pagarmi i biglietti per il rientro citando la radioattività degli aerei provenienti da Tokyo.
Molto è stato nascosto, taciuto e posticipato dalla TEPCO e governo giapponese… questo era ovvio a chiunque e ciò spaventava; non poco. Le responsabilità cominciano nel nostro piccolo, dal nostro nucleo famigliare… ma prendersi responsabilità non è mai stata una delle doti dei giapponesi e ciò si respira quotidianamente.

Quanto grave sia stato e quanto lo è tuttora lo sapremo solo tra diversi anni… forse…

 

Per quanto riguarda me personalmente? Tutto continua normalmente :-) I miei viaggi per il Giappone continuano e quest’anno ho visitato Sendai, Okinawa, Kumamoto e Yokohama per una settimana ciascuno poi Okayama per 12 giorni, Tokyo per 15 giorni, qualche giorno nella bellissima Kurashiki… 7 giorni a Kobe a novembre e ritorno a Yokohama per una settimana a dicembre. Ho passato due mesi in Italia durante il caldo estivo giapponese :-)
Le mie gite ai templi e luoghi di interesse non sono mancati…

Ieri ho ri-visitato il museo dell’Instant Ramen ad Ikeda (dopo oltre 4 anni), il Momofuku Ando Intant Ramen Museum.

…e poi la Fabbrica della birra Asahi a Suita. E’ la seconda volta che visito una fabbrica di birra Asahi qui in Giappone. Le visite sono guidate e sono gratuite ma bisogna prenotarsi in anticipo. Il tour dura circa 40 minuti e alla fine si può degustare fino a tre bicchieri di ottima birra fresca appena uscita dalla spina.
Se solo ci penso…. quasi 15 anni di residenza in Giappone… e non mi annoio ancora 😀

 

All’arrivo viene consegnato il barattolo vuoto dell’instant Ramen su cui disegnare/dipingere ciò che si vuole aggiungendo poi la data. Poi si consegna e parte “la produzione” del nostro instant ramen personalizzato! Si sceglie tra 4 gusti per il sapore del brodo e poi 4 ingredienti a scelta (se con il vostro cellulare potete confermare di aver sottoscritto alla loro newsletter potete sceglierne 5 di ingredienti da aggiungere!). Io ho disegnato un bicchiere di birra :-) Si può facilmente dedurre dove avevo la mia mente! Dopo il ramen infatti, si visitava la fabbrica di birra Asahi.

Il periodo in cui non scrivevo più è stato lungo, quindi oggi tante cose, tanti pensieri buttati giù alla rinfusa in un post unico quando magari ne servivano di più… ma per il prossimo post quanto dobbiamo aspettare? Solo il tempo conosce la risposta 😀

Ps: se anche solo condividete questo post in parte, condividetelo su Facebook :-)
Ormai mi trovate solo li!

 

 

Quando i musi gialli giapponesi sono in realtà bianchi che più bianchi non si può

Attualità, riflessioni 18 Commenti »

Molti blog italiani sul Giappone hanno riportato la vicenda che vede protagonista un noto quotidiano italiano e in particolar modo l’articolo apparso poi anche on-line: “il Giornale.it” che ha come direttore responsabile Mario Giordano.
La notizia riportata riguarda un premio attribuito a stranieri da parte del Giappone: “il Gran cordone dell’Ordine del sol levante“. Il beneficiario in questo premio è un italiano e il titolo della notizia è “Lambertow premiato dai giapponesi“; e fin qui niente di particolare ma basta leggere la prima riga per capire il perché di tanti risentimenti da parte degli amanti del Giappone presenti in Italia.
riporto parte della notizia:

Lambertow fa incetta di consensi tra i musi gialli giapponesi. Va infatti a Lamberto Dini (nella foto) un premio che Tokyo riserva ai cittadini stranieri: il Gran cordone dell’Ordine del sol levante. La cerimonia di consegna si svolgerà il 10 giugno nella residenza dell’ambasciatore giapponese in Italia Hirosyasu Ando. I meriti di Dini? «Il consolidamento delle relazioni bilaterali tra Giappone e Italia impegnandosi, durante il suo mandato al ministero degli esteri, alla realizzazione di eventi culturali tra 2001-2002».

consensi tra i musi gialli giapponesi“, i giapponesi vengono semplicemente definiti dei musi gialli da un noto quotidiano a tiratura nazionale? Personalmente non credo all’intento razziale da parte dell’ignoto giornalista, tanto meno credo a voluta discriminazione… è semplicemente impensabile che un giornalista de “il Giornale” possa essere razzista o uno che discrimina cittadini di altri paesi. Sicuramente non è una persona stupida… anzi suppongo si tratti di una persona intelligente con un certo bagaglio culturale alle spalle! E come farebbe a diventare giornalista di un quotidiano a tiratura nazionale? Ma allora mi chiedo: come fa una persona intelligente, acculturata e in una posizione responsabile quale dare informazione ad una vasta massa di lettori a definire “musi gialli” il popolo giapponese? Ripeto, secondo me non era volutamente razziale o discriminatorio e quindi sotto questo punto di vista gliela do pure buona ma… e i ma sono due:

  1. il giornalista, che si suppone abbia un certo livello di studio alle sue spalle nonché un certo bagaglio culturale che gli permetta di fare la professione che fa, come può non essere a conoscenza delle connotazioni negative, razziali e discriminatorie di ciò che ha scritto? Questo non è assolutamente perdonabile, una leggerezza che un giornalista di tale statura non può assolutamente permettersi.
  2. “musi gialli” anche nel miglior dei casi risulta comunque in un certo modo ridicolizzare i giapponesi (o la razza asiatica)… cosa che “volendo” si può anche fare in certi casi particolari… MA (il “ma” tutto in maiuscolo) che bisogno c’era di ridicolizzare un popolo che ha premiato un proprio concittadino? Il Giappone premia uno di noi italiani e noi li ringraziamo con un’offesa del tutto gratuita?

L’ambasciata giapponese non ha resistito e ha prontamente chiesto delle spiegazioni al “il Giornale” in una lettera poi apparsa anche online sul sito dell’ambasciata.
Ne riporto una parte:

Egregio Direttore,

ci riferiamo all’articolo apparso sul Vostro giornale il 30 aprile a p. 16, intitolato “Lambertow premiato dai giapponesi”. Nel medesimo si legge “Lambertow fa incetta di consensi tra i musi gialli giapponesi”.

E’ ben accetta l’attenzione prestata alla notizia del conferimento dell’onorificenza al Senatore Dini da parte del Giappone. Tuttavia, riteniamo che l’espressione utilizzata per identificarci, ossia “musi gialli”, abbia una connotazione dispregiativa e molto negativa. Segnaliamo che l’espressione non sarebbe neppure necessaria nel contesto, quindi il suo utilizzo è totalmente gratuito. Inoltre, tale espressione così grossolana non ci sembra consona né all’altezza di un giornale come il Vostro, a tiratura nazionale e con una sua tradizione nel giornalismo italiano.

Pertanto, richiediamo quanto prima una spiegazione a scopo di rettifica sull’espressione “musi gialli giapponesi” come apparsa sul Vostro giornale.

Vediamo come e se ci sarà una risposta da parte del quotidiano… ad oggi non ho ancora avuto notizia.
Resta comunque triste il fatto che un premio inteso anche per il miglioramento dei rapporti diplomatici tra il Giappone e altri Paesi venga riportato in questo modo e che debba quindi arrivare all’attenzione dell’ambasciata giapponese.
I rapporti diplomatici con il Giappone non sono mai stati migliori, non siamo in guerra da oltre 60 anni (e quando lo eravamo i giapponesi erano nostri alleati!)ma ci pensano persone che hanno anche certe responsabilità a peggiorare ciò che di buono si è costruito. Dini lo fa e il giornalista intelligente lo distrugge, il tutto senza alcun motivo apparente.
Ironia della sorte il motivo del premio era “Il consolidamento delle relazioni bilaterali tra Giappone e Italia…“, che il giornalista si aspetti un premio simile per “Il PEGGIORAMENTO delle relazioni bilaterali tra Giappone e Italia“? I premi si danno per meriti e un buon posto di lavoro si potrebbe anche perdere…
Oggi torno da un soggiorno a Sapporo e un altro a Hiroshima e decido di controllare di persona la veridicità sul fatto, o presunto tale, che i giapponesi siano dei “musi gialli”. Da oltre 11 anni di permanenza in Giappone mi sono sempre chiesto sul perché di tale aggettivo. Non mi pare abbiano la pelle gialla e con il tempo non ho più dato importanza alla cosa ma oggi ho voluto approfondire la cosa di persona. Sono arrivato alla conclusione (supportata da inequivocabile prova fotografica!) che i giapponesi hanno il “muso” bianco… ma non bianco come uno nostro, italiano! Sono ancora più bianchi!

musi gialli giapponesi

più bianchi di così… 😈

Arrivato a Osaka noto come oltre la metà dei passeggeri nei treni portano la mascherina BIANCA  😀   (ad occhio e croce un buon 70%) per difendersi dal virus H1N1 (238 casi mentre scrivo). In effetti tutte le scuole delle prefetture di Osaka e Hyogo sono chiuse fino lunedì (causando non pochi problemi per le mamme che lavorano) a causa dei contagi specialmente tra gli studenti. Nonostante le vacanze forzate i parchi sono praticamente vuoti e non si trovano bambini che vi giocano. “la maestra si è arrabbiata con dei bambini che giocavano al parco e li ha mandati a casa” afferma mia figlia che adesso frequenta la terza elementare. Grande allarme e calma solo apparente nonostante notizie che affermano il contrario. Lo noto nei bar e per le strade… gente che non parla d’altro che non dell’influenza H1N1. Le mascherine non si trovano più… impossibile trovarle. Le ho cercate in numerosi negozi e farmacia… niente da fare e i commercianti sono visibilmente stufi di sentirsi chiedere se ce ne sono ancora. Mia moglie ha prenotato alcune decine di mascherine di scorta; non appena arrivano saremo maggiormente al sicuro  😀
Nei negozi il personale è costretto ad usare la mascherina, il personale dei ristoranti e dei bar pure. Mi pare comunque strano che le mascherine siano andate a ruba e che non ci siano scorte sufficienti per la richiesta della gente. Un Giappone così sicuro ed attento alla salute non riesce a fornire le mascherine? O forse le scorte che uno cerca di fare è talmente esagerata da svuotare le scorte che comunque dovrebbero essere più che sufficienti per ogni evenienza?

Se volete scrivere al quotidiano una protesta scrivete a E-MAIL: redazione.web@ilgiornale.it (Direttore responsabile Mario Giordano direttoreweb@ilgiornale.it)

Un viaggio a Himeji e dintorni

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engyojihimeji1Lunedì scorso 23 marzo ho fatto un viaggetto a Himeji per vedere un tempio che desideravo visitare da diverso tempo ormai. Per la fioritura dei ciliegi ero purtroppo in anticipo ma se non ci andavo questa settimana poi questa primavera non ci andavo più per mancanza di tempo. a Himeji ci sono stato diverse volte, sempre per vedere il castello (galleria fotografica del castello (breve storia sul castello) e poi ritorno a Osaka nella stessa giornata. Questa volta invece ci sono andato da solo e ci sono rimasto per due giorni.

Arrivo a Himeji con la linea Hanshin che parte da Umeda (Osaka) verso le 13:30, tempo per cercare un albergo (ma sapevo già dove cercarlo) e vedere alcuni amici per poi andare a visitare il castello che non si trova molto distante dalla stazione dei treni. Di fatto la linea Hanshin, una volta arrivata a Himeji, cambia nome in linea Sanyo… lavorano insieme per ricoprire alcune tratte. Sanyo è anche il nome dei grandi magazzini situati proprio alla stazione stessa. Il caso voleva che ai grandi magazzini di Sanyo c’era una fiera italiana!

A pochi metri dalla stazione Sanyo c’è anche la stazione JR (sia la linea normale che quella dello Shinkansen) molto comoda per chi usa il JR Pass e la stazione principale delle corriere.

La giornata non era molto bella e il castello me lo vedo solo dall’esterno… dopo tutto ci ero entrato già altre volte e comunque era la giornata successiva che mi interessava in particolar modo.

Himeji, che ha una popolazione di circa 530.000 abitanti, fa parte della prefettura di Hyogo e dopo il grande terremoto del Kanto del 1923 il governo giapponese considerava di spostare la capitale da Tokyo proprio a Himeji. I punti di interesse sono appunto il castello che è uno “dei tre grandi” castelli del Giappone e quello anche maggiormente visitato. Altri punti di interesse turistico possono essere il Himeji Central Park, il Himeji City Tegarayama Botanical Garden e il giardini Koko-en.

La mia visita a Himeji era dovuta ad un’altra attrazione del posto e come detto sopra, erano mesi che cercavo di trovare un paio di giorni liberi.
Un tempio, il Engyoji che si trova su una piccola montagna che si chiama Monte Shosha è molto frequentato da pellegrini della regione. Questi visitano il tempio tutto l’anno e non mancavano neppure durante la mia giornata al Engyo-ji. Il tempio (guarda la galleria fotografica) si trova sul monte Shosha ed è raggiungibile tramite una piccola cabinovia.

vista dalla stazione a valle

La visita al tempio può tranquillamente essere associata alla visita del castello; in una giornata si può fare con una certa tranquillità. Il modo migliore per arrivare alla cabinovia è di prendere il Shinko-bus dalla stazione di Himeji (una corsa costa 260 Yen). Si tratta della linea 8 e si scende al capolinea che si raggiunge in circa 30 minuti. L’andata e ritorno della cabinovia costa 900 Yen per gli adulti. La cabinovia parte ogni 15 minuti e la corsa dura solo 4 minuti. In inglese la cabinovia si chiama Mt. Shosha Ropeway (HP ufficiale) e durante la corsa una persona dello staff dà informazioni sul monte e sulla città di Himeji.

Una volta arrivati in cima c’è la possibilità di visitare il tempio usando una piccola corriera. Il luogo è abbastanza vasto ma credo che andando a piedi (come la stragrande maggioranza) sia meglio. All’entrata (300 Yen) si riceve una comoda cartina del luogo. Si arriva al Niomon (entrata principale) in circa 15 minuti di salita a piedi. La via è capeggiata da decine e decine di Buddha in bronzo ed è possibile vedere uno splendido panorama sulla città di Himeji.

uno dei tanti Buddha che si possono vedere prima di arrivare al Niomon

un buddha su una tartaruga?

panorama su Himeji dal Shoshazan (monte Shosha)

Il Niomon è stato ricostruito nel 1665 ed è l’entrata principale per il tempio Engyo-ji. Il suolo all’interno di quest’entrata è considerato sacro. Il tempio stesso è stato fondato oltre 1000 anni fa (A.D. 966) da Shoku Shonin. Engyoji è considerato un tempio prestigioso della setta Tendai.

una mappa della zona illustra i vari edifici del tempio

Altri 15 minuti circa di camminata per arrivare all’edificio principale del tempio Maniden, un grande edificio in legno costruito su alte travi. Dedicato alla Dea della Misericordia questo edificio è stato ricostruito nel 1932 dopo un incendio avvenuto nel 1921. La figura principale del Maniden, assieme ai quattro guardiani, può essere vista solo una volta all’anno, il 18 gennaio.

Padiglione Maniden

l’interno del padiglione

vista dal Maniden

All’interno del padiglione è possibile acquistare amuleti (o-mamori) e guide del tempio. E’ inoltre possibile avere un timbro che attesti la visita al Maniden 😀
Il monaco presente alla cassa era simpaticissimo e quandop gli ho risposto che ero italiano mi ha risposto “buon giorno ka” 😛

A questo punto si è visto la parte principale del tempio ma altri padiglioni sono presenti nell’area… una foresta abbastanza fitta ma le vie sono facilmente percorribili e quindi decido di continuare il giro e mi dirigo verso il Daikodo.

di fianco al Maniden

Al Daikodo si trovano altri padiglioni: il Jikido (al secondo piano si trovano i tesori del tempio) che serviva come luogo di insegnamento per i giovani monaci e il Jogyodo. Di fianco poi ci sono le tombe della famiglia Honda (daimyo a Himeji). Questo luogo è famoso anche perché nel 2003 sono state girate delle scene di “L’ ultimo samurai” con Tom Cruise e Ken Watanabe.

il Daikodo

“pozzanghera” di fianco al Daikodo

Proprio di fianco al grande auditorium Daikodo si trova questo laghetto, o meglio dire pozzanghera, al quale è annessa una leggenda. Non ricordo bene cosa dicesse ma pare che un monaco appena svegliato vide tutti gli altri che ridevano di lui e lo fissavano. Andò alla pozzanghera per specchiarsi e non so bene cosa vide ma da lì scoppiò una lite e il tempio andò in fiamme.
Passando per un sentiero alquanto stretto si può arrivare al Hakusangongen. Ovviamente qui ero l’unico visitatore; la maggior parte dei visitatori si fermano al Maniden e solo pochi arrivano fino al Daikodo o poco più avanti per vedere altri padiglioni del tempio. il Hakusangongen è accessibile, a quanto mi è parso di provare, solo tramite un piccolo sentierino in mezzo alla foresta.

bisogna passare per questo sentiero

Si dice che il Hakusangongen sia il terzo posto più beneaugurale per Shoku Shonin dopo il maniden e il Daikodo. E’ qui infatti che Shoku Shonin si allenava e dove ha acquisito poteri sovrumani.

Hakusangongen

Altri edifici del tempio si possono ancora vedere continuando la camminata come ad esempio il Kongodo dove abitava Shoku Shonin e dove gli è stato insegnato un modo segreto per comunicare con il Buddha. Il Shoro, ovvero la torre della campana, è una delle più antiche del Giappone e si trova vicino ad uno stupendo posto per ammirare il panorama sulla città sottostante. Anche le tombe dei Matsudaira sono in questa area.

Mi accingo per ritornare alla cabinovia facendo alcune riflessioni su quanto avevo appena visto. Nonostante l’importanza del tempio mi è sembrato di vedere come un certo grado di degrado faccia da padrone nell’intera area. Molto viene lasciato lì com’è… delle mura cadute, dei tetti visibilmente in pessimo stato e i sentieri decisamente poco curati. Certo, il tempio non attira quanto attira invece per esempio il Kinkaku-ji (padiglione d’oro a Kyoto) dove ogni singolo granello di sabbia è al suo posto, e quindi sicuramente mancheranno i fondi per mantenere in modo decoroso l’intera area del tempio. Da una parte però il tutto sembra maggiormente genuino e “vero” e si respira effettivamente un’aria tranquilla… un’aria che al Kinkaku-ji è più difficile trovare… un po’ per la folla, un po’ per gli studenti a caccia di gaijin per fare domande in pessimo inglese e un po’ per la troppa perfezione nei singoli particolari (e aggiungo solo i pali di bamboo in plastica, i pali di legno in plastica… perfettamente diritti ;-P ).

mi ha incuriosito questo tipo di pulizie 😛

Nei pressi della cabinovia

Scendo con la cabinovia, prendo l’autobus ed esco in prossimità del castello di Himeji. La giornata era bella e speravo di fare alcune belle fotografie. A partire dal 4 aprile, se non erro, si potrà cominciare ad ammirare i fiori di ciliegio anche di sera in compagna di esibizioni di taiko (tamburi), il tutto in uno splendido “Light Up” del castello.

Il castello di Himeji

Un piccolo tour virtuale nel corridoio delle mura può essere visto in questo piccolo video:


lungo il corridoio delle mura esterne del castello

Finisce così la mia visita a Himeji… un paio di ore di camminata in montagna e un’ulteriore visita al castello di Himeji. Per tornare a Osaka ci metterò circa un’ora e mezza di treno usando la linea Hanshin e poi un’altra oretta con la metropolitana fino a casa. E’ possibile vedere il ponte Akashi-Kaikyo di cui vi avevo scritto nel mio post precedente dal treno 😀

il ponte Akashi-Kaikyo visto dal treno

Il tempio è decisamente degno di essere considerato se siete in zona. anche facendo base a Osaka e partendo la mattina sul presto il tempio e il castello può essere visto… ricordate che il castello di Himeji chiude alle 16:00.

Finisce il lungo periodo natalizio

riflessioni 5 Commenti »

Chi mi legge da tempo saprà che cerco di rendere partecipi alle “mie avventure” i lettori in modo da far assaggiare ciò che vivo qui in Giappone. Da semplici pensieri alle immagini che più di tutto aiuta a far scorrere la fantasia.
Queste ultime settimane ho avuto modo di ammirare i momiji (gli splendidi aceri giapponesi) a Kyoto e a Kamakura. Sono passato per Yokohama e Tokyo per poi ritornare nella mia Osaka. Un salto a Kobe per ammirare i Luminarie e poi vivere il Natale per le strade di Osaka. In particolar modo è degno di nota la zona di Nakanoshima che offre delle illuminazioni veramente stupende. Un gigantesco albero di Natale (The World Linking Xmas-Tree) di fronte al municipio e la Miotsukushi Promenade con luci ed eventi subito a sud del municipio.

Albero di Natale dalla Norvegia
Albero di Natale dalla Norvegia

Poco distante si trovano i capolavori dell’università delle Arti di Osaka.
Molta gente per ammirare colori e luci nonché per assaggiare qualche spuntino.

scultura nella sabbia realizzata dall'universita delle Arti di Osaka
scultura nella sabbia
pupazzo di neve gigante
pupazzo di neve gigante
ceri profumati
ceri profumati
alberi che cambiano colore
alberi che cambiano colore

Dall’alto Osaka in questi giorni è più bella che mai… specialmente di sera. La settimana scorsa sono stato al 36esimo piano del Swissotel di Osaka a Namba dove il ristorante “Tavola 36” offre un viking (si paga un tot e si mangia a volontà) a base di fondue al cioccolato e dessert. Due ore a disposizione per gustarsi non solo i dolci ma anche il panorama sulla città.

Dal 36-esimo piano a Namba
Dal 36-esimo piano a Namba

Vista serale dal Swissotel di Namba a Osaka. La foto non è venuta un granchè ma si può vedere la Midosuji-dori, la zona di Shinsaibashi e in fondo la zona di Umeda.

Namba Parks a Osaka
Namba Parks a Osaka

Eravamo seduti alla finestra e sotto avevamo il quasi nuovo complesso commerciale di Namba Parks, (nella piazza davanti al Namba Parks si intravede l’albero di Natale che avevo postato in un post precedente) di fianco i binari del treno che parte dalla stazione di Nankai. Si può inoltre notare la torre di Osaka poco sopra il centro della foto.
Il Natale sta per finire… è durato circa due mesi, cioè da quando, verso la metà di ottobre, le vetrine hanno fatto posto alle decorazioni natalizie. Poi gli alberi illuminati in ogni piazza disponibile…. luci, luci e luci.
Con il 24 di dicembre (giorno lavorativo) il lungo periodo natalizio finisce… la sera del 24 diventa per molte coppie un “San Valentino” e coloro che lavorano nei negozi fanno gli straordinari per cambiare le vetrine. Il 25 di dicembre si lavora normalmente e al posto degli alberi di Natale e delle decorazioni natalizie assaporeremo un’atmosfera per l’anno nuovo, lo shogatsu.
A casa mia la cena di Natale la facciamo oggi, 23 dicembre, in quanto è giorno festivo in Giappone grazie al compleanno dell’imperatore che oggi compie 75 anni. Domani si lavora, dopodomani pure. Quindi oggi cena di Natale e domani sera ci scambieremo i regali… ai miei piccoli quest’anno va una Wii con la Wii Fit… da parte della nonna la Mario Kart con due volanti (per giocare anche in coppia). Non sono proprio un amante dei videogiochi ma la Wii gliela fregherò spesso… e spero solo di battere mia moglie 😛

Non mi resta che augurare a tutti delle belle feste natalizie    

nota: l’anno scorso avevo postato due post “natalizi” con immagini delle vetrine e strade di Ginza e Nihonbashi a Tokyo. Se può interessare eccovi i link:
primo postsecondo postgalleria fotografica.

Una serata splendente al Kobe Luminarie

curiosità, riflessioni 10 Commenti »

Qualche giorno fa ho avuto l’occasione di andare a Kobe a casa degli zii… un’occasione non solo per incontrare gli zii ma anche per rivedere ciò che avevo avuto modo di vedere circa una decina di anni fa: il Kobe Luminarie.
Sono certo che molti di voi ne avranno già sentito parlare… di fatto il Kobe Luminarie è tra le illuminazioni più spettacolari in Giappone e in questo periodo natalizio è un’attrazione per milioni di persone.
Il Kobe Luminarie (Ruminarie) è nato nel 1995 per commemorare le vittime del terremoto Hanshin-Awaji dello stesso anno. Stando a Wikipedia il primo Luminarie è stato un regalo da parte del governo italiano.

I grandi magazzini di Daimaru Kobe illuminati.

La folla è enorme e viene quindi regolata in modo che non ci siano problemi. Tutti devono passare per lo stesso verso e partire dallo stesso punto… nei pressi del Daimaru. Una lunga fila di gente si dirige poi verso le illuminazioni passandoci sotto per arrivare alla “cattedrale”. Si cammina lentamente e ci si mette circa 60 minuti per arrivare all’inizio delle illuminazioni. Facendo la scorciatoia (proibita durante questa manifestazione) ci si arriva in 5 minuti circa.



L’evento di quest’anno è iniziato il 4 dicembre e terminato il 15. Tutte le luci sono dipinte a mano e sono accese solo per poche ore la sera (18:00 fino 21:30 durante la settimana e fino le 22:00 il venerdi e sabato). Il traffico viene chiuso e come detto, si cammina per senso unico.


Il tema di quest’anno era “l’era della luce” , disegnato dall’italiano Valerio Festi assieme ad un team locale ha sicuramente richiamato milioni di persone anche quest’anno.
Le statistiche degli anni passati:

  • 2005 – 4,358,000
  • 2004 – 5,383,000
  • 2003 – 5,066,000
  • 2002 – 4,640,000
  • 2001 – 5,190,000
  • 2000 – 4,738,000
  • 1999 – 5,158,000
  • 1998 – 5,164,000
  • 1997 – 4,732,000
  • 1996 – 3,856,000
  • 1995 – 2,523,000

Per sponsorizzare l’evento anche per l’anno prossimo molti volontari si trovano ai bordi per chiedere un piccolo contributo dai passati: 100 Yen per il Kobe Ruminarie 2009.


praticamente tutti fanno (e si fanno) delle foto

Souvenier non mancabo ma il bello è anche vedere le decine e decine di bancarelle con prodotti alimentari del luogo e tipici per questo tipo di manifestazioni all’aperto.


una cosuccia da mangiare prima di dirigersi alla stazione

In memoria del terremoto del 17 gennaio 1995 e delle migiaia di vittime.
Questo è il sito ufficiale della manifestazione (in giapponese).



Il video non è venuto proprio bene ma dovrebbe aiutare a rendere l’idea un po meglio di quanto lo facciano le fotografie. La musica di sottofondo è quella che si sente proprio a Kobe, non è stata aggiunta dopo per questo video. Buona visione 😀

Update: 20 dicembre: ho aggiunto una piccola galleria fotografica sul sito jappone.com.

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