Un viaggio nel vecchio Giappone - Matsue - prima parte

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Dopo un po finalmente riesco a trovare del tempo per scrivere del mio viaggio fuori Osaka a Matsue… un viaggio iniziato il 4 di giugno per finire poi con il rientro a casa il 14. Ci è voluto più del previsto perché per accompagnare il post desideravo prima preparare le gallerie fotografiche (13 gallerie nuove) e alcune informazioni secondarie.
Si, è Matsue la località che non volevo anticipare nei miei precedenti post… ma la cara Kazu ha riconosciuto il luogo dalla foto …. grrrr (sarà stato il viso della ragazza?)
Si è trattato della mia prima visita in questa città (e regione… Shimane-ken). Come al solito si trattava di un viaggio di lavoro ma siccome tutti mi parlavano molto bene di questa località ho aggiunto tre giorni interi ai sei giorni lavorativi per averne qualcuno per visitare i luoghi che più potevano interessarmi. Questo con la benedizione di mia moglie :-P

Da Osaka ho usato la corriera che parte dalla stazione di Umeda. L’autobus ci mette circa quattro ore e mezza per arrivare alla stazione centrale di Matsue… un po lunghetto ma per fortuna avevo con me un ottimo libro (Hirohito - Emperor of Japan di Leonard Mosley-1966) a tenermi compagnia.
Arrivato a Matsue comincia subito il lavoro ma prima faccio il Check-in nell’albergo subito a sud della stazione. Il “Plaza Hotel”!!!! Pensavo a qualche albergo di lusso e invece uno degli alberghi più stretti in cui ho alloggiato in questi 10 anni in Giappone :-( Vabbè costava solo 4.000 Yen a notte quindi non c’è ragione per lamentarsi.

Di giorno si lavora, di sera ci si diverte (motto “sarariman” giapponese)
Matsue non è particolarmente conosciuto come posto della buona cucina ma ci sono alcuni piatti tipici e sono quest’ultimi che siamo andati a cercare. Oltre all’Izumo-soba (un po’ più scuro e forse anche più “al dente”) si trovano i sette tipi di pesce del lago di Shinji (vedi la nuova galleria fotografica).
La città di Matsue ha circa 200.000 abitanti ed è quindi considerata “campagna” giapponese. Le case sono piccole e pochi sono gli edifici alti. Essendo stata risparmiata dai bombardamenti alleati durante la seconda guerra mondiale, la città offre un qualcosa di “tradizionale” che poco si può vedere in altri posti del Giappone. Manco a Kyoto si può annusare l’aria del Giappone “vero”, cioè quello che ogni gaijin desidera trovare andando in Giappone.
Specialmente la parte nord, quella a nord del fiume che divide il lago di Shinji e la laguna tanto per intenderci, è quella maggiormente “fedele” al Giappone del passato. Oltre al castello di Matsue (informazioni sul castello - galleria fotografica) si può visitare la via “Shiomi Nawate” che ospita una vecchia residenza di un samurai, l’abitazione di Lacfadio Hearn (diventato poi Koizumi Yakumo), case da te e altre abitazioni dei vecchi tempi (di più nel mio prossimo post). Il luogo è molto suggestivo ma lo sarebbe di più non ci fosse la strada asfaltata abbastanza trafficata da macchine e corriere. Da un lato i vecchi edifici di una volta e dall’altro un canale e poi i giardini del castello che padroneggia la città… “Ai rabu it” (dall’inglese I love it) mi dice una ragazza del posto riferendosi proprio al castello (la pronuncia della ragazza mi aveva fatto capire in un primo momento “I rabbit:-) e ho colto l’occasione per la stupida battuta: “anata Rabbit desuka? (sei un coniglio?)” LOL inutile aggiungere che da brava giapponese ha preso tutto sul serio).
La prima sera a Matsue prendo proprio l’occasione per una bella e sana camminata verso il castello (ma prima mi gusto il famoso tramonto dal lago di Shinji) e la via Shiomi Nawate. Era buio e si vedeva poco… trovo un negozietto del posto dove acquisto due pendenti in legno che poi regalerò a qualche conoscente non appena torno in Italia.
Ero con un amico italiano e decidiamo di cercare un ristorantino, possibilmente con cucina locale. Troviamo un piccolo localino a conduzione famigliare (genitori e figlia che a nostra sorpresa parlucchiava abbastanza bene l’italiano!)

      Ristorante locale a Matsue
locale che dovrebbe essere presente anche sulla guida della Lonely Planet (ci sono passato di giorno per la foto per il blog e poi una seconda volta di sera)

L’atmosfera era molto famigliare ed estremamente semplice. Si mangia solo al piccolo banco (massimo una dozzina di persone ci hanno posto) e non ci sono tavoli. Ci facciamo consigliare (ma c’è anche il menu in inglese) e ci viene spiegato anche in italiano. Le sette prelibatezze del lago Shinji vengono servite in questo locale ma in questi giorni solo quattro sono a disposizione dei clienti. Prendiamo un unagi (anguilla) battuto, specialità della casa condito con diverse spezie. Il padre e proprietario del locale (che continuava a chiamarci “italia-jin no kata san“) ci avverte con una certa fierezza che questo pasto ci darà una carica sessuale estremamente sorprendente la mattina seguente! In città lui era l’unico a prepararlo. Inutile dire che rimaniamo leggermente imbarazzati… tutti sentivano (e facevano ben attenzione a cosa questi due gaijin dicevano). Poi shijimi per una persona (ichinin bun - porzione per una persona) che sembrava una porzione gigantesca… la figlia (quella che parla italiano) ci scherza sopra e da “ichinin bun” sorridendo lo chiama “ichinen bun” (porzione per un anno).
Estremamente simpatici, vestiti con tipici abiti d’epoca, i proprietari servono i clienti sempre con il sorriso e simpatia. Ci saluteranno con inchini a non finire quando andremo via.
Inutile nascondere che ci sentiamo leggermente osservati dal resto della clientela presente nel locale (da dove arriveranno questi gaijin-san? Che lingua parlano questi gaijin-san?). A queste domande avranno presto una risposta ma a loro arriverà una grande sorpresa (in città maggiori questo non sarebbe stato affatto una sorpresa ma a Matsue invece…). Una telefonata al mio amico (tra di noi parlavamo ovviamente in italiano) da parte di un giapponese. Il mio amico (che vive in Giappone da quasi 20 anni) risponde in giapponese e continua a parlare in giapponese… nel locale si susseguono gli Ahhhh…. e gli Ehhhh…. prima per il giapponese parlato e poi per aver capito la nostra professione. Eravamo al centro dell’attenzione del piccolo locale :-)

Ci eravamo scoperti quindi niente più italiano e inglese…

Al lago di Shinji con l’amico giapponese
Chi mi legge si ricorderà della mia visita a Sapporo di poche settimane fa. In quel caso ero l’unico italiano ma l’amico giapponese del caso che mi aveva portato nel locale notturno a Sapporo era uguale a quello che ho accompagnato al lago di Shinji (Shinji-ko) per ammirare uno dei leggendari tramonti. Ma prima del tramonto ci aspettava il quartiere dei templi di Matsue, il Tera-machi (vedi galleria fotografica). Una visita veloce alla parte sud di Tera-machi (qualche giorno dopo visiterò la parte nord) per dirigersi poi verso il lago.
Il Shinji-ko è particolarmente famoso per i tramonti grazie anche all’isoletta (Yomegashima - isola di Yomega), soggetto preferito dai fotografi. Ogni sera la gente si ferma per gustarsi i tramonti… tante coppie, studenti e lavoratori che ammirano lo yuhi dopo il lavoro prima di tornare a casa. Questa sera il cielo era abbastanza nuvoloso e il tramonto non era quello che si vorrebbe trovare. Era la mia seconda serata al lago per ammirare il tramonto, altre tre ne susseguiranno.
Scegliamo di cenare presso un ristorante tipico di Matsue, un locale consigliatoci da conoscenti del posto. Arriviamo al locale ma ci sono 40 minuti di attesa… cogliamo l’occasione dell’attesa per trovare un locale nelle vicinanze per un paio di birre. Chiediamo informazioni ad una persona a caso che gentilmente ci accompagna in un pub della zona. Il tizio era un butta-dentro di un “kyaba-kura” dall’ inglese “Cabaret Club” (e quindi diminutivo di Kyabaretto kurabbu), un tipo di locale PARTICOLARMENTE amato dai sarariman giapponesi.
La serata era organizzata quindi… un paio di birre al pub, cena “tipica del posto” e “niji-kai” (il dopo-cena o fine-serata… esiste anche il sanji-kai ma la parola di per se dipende da cosa si faccia prima) nel locale del gentile signore che ci ha consigliato il pub.
Tralasciamo le birre al pub e la cena (che era particolarmente buona, ci sono poi ritornato) e passiamo al Kyaba-kura. Ci arriviamo non sul tardi… il sistema prevede 5000 yen a testa per un’ora di conversazione con tre ragazze (20 minuti per ragazza) e drink illimitati, il solito whisky a basso costo della Suntory con tanta acqua e molto ghiaccio.
Riaffermo la mia indecisione sul frequentare questo tipo di locali… ma forse il fatto che sto diventando un vero oyaji, ho una certa età e la buona esperienza a Sapporo (dopo quella pessima di qualche anno fa a Kagoshima) ho accettato mio malgrado di andarci anche in questa sera di Matsue. Ci rimaniamo per due ore.
Inutile nascondere che tutte le tipe del locale sono carine e pure belline (forse anche grazie non solo alla poco illuminazione, abiti un po’ sexy, trucco ma anche a qualche birra di troppo); sono aperte e sanno come cominciare a parlare con i maschietti che arrivano al locale. Sono tutte in abito da sera, particolarmente curate nel trucco e conoscono le giuste maniere del caso… cerco di essere specifico per la nostra amata Bunny-chan :-)
La “mama”, la signora che controlla il tutto aveva solo 25 anni ed era forse la donna più piacevole di tutte… un gran bel pezzo di… bella ragazza.
Il mio amico italiano ha scelto di continuare a parlare con la stessa ragazza per ambedue le ore che siamo rimasti nel locale. Tale scelta costerà cara… ma si ricompenserà nelle serate successive; e non aggiungo altro LOL
Io e l’amico giapponese (un sacho di una ditta importatrice) la prendiamo sul divertente e ci limitiamo nella conversazione sul più e del meno. Confrontando con il locale di Sapporo devo dire che preferisco di gran lunga quello a Sapporo… grazie anche al “Sapporo service” che comprende la gamba di lei sulle tue… poi per pochi minuti lei seduta su di te… con la possibilità di “toccare” un pochino (sempre specificando il più possibile per Bunny-chan :-D )

Noi maschi siamo un po’ così… inutile nasconderlo… piccoli piaceri innocui con dolci fanciulle altrettanto innocue nei periodi fuori casa; tutto entro i limiti: esattamente come il sistema prevede.

                         due ragazze di un Kyabakura a Matsue
due ragazze del kyaba-kura di Matsue.

Locali serali per prendersi una birra non sono facili a trovarsi. Chiedendo ai passanti abbiamo come risposta locali dove ci sono le ragazze filippine (Firippin kurabbu) che io odio e che non visiterò mai più!

       Nightshow club a Matsue
Un’insegna di un Firippin kurabbu (Philippin club) - Showclub Infiniti

Mi sembra incredibile come anche nelle città più piccole questo tipo di locale esiste. Sembra proprio una mania dei maschi giapponesi di una certa età cercare le ragazze filippine, conquistarle e portarsele a letto… e non lo dico per semplice impressione personale ma conosco esempi a non finire.
Sarariman ancora abbastanza giovani riescono ancora a trovare giovani ragazze giapponesi da sfruttare e “schiavizzare” (conosco personalmente diversi casi) ma quelli meno “ninki” (piacevoli) cercano e riescono sempre a trovare sfogo alle loro voglie solo nelle ragazzine giovani provenienti dalle Filippine. Nulla di anormale… anzi l’anormalità sembrerebbe nel contrario… il non avere un’amante giovane (amante per modo di dire… amante a pagamento sarebbe il termine più adeguato) è completamente OUT.

Cerco e trovo la Izumo-soba in un ristorantino vicino alla stazione centrale durante la pausa pranzo. Decisamente buona… al dente come piace a me. La comprerò come souvenir da portare a Osaka e mangiarla con la mia famiglia… ma ho il sospetto che l’abbiano già mangiata, grazie alla mia assenza :-(

Dopo sei lattine di birra questo post finisce qui… la seconda parte, quella dei tre giorni “non lavorativi” passati nella prefettura di Shimane arriverà a giorni (spero).

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Da Sapporo a Osaka passando per Nagoya

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Ci eravamo lasciati ormai quasi due settimane fa mentre mi trovavo a Sapporo, nell’isola di Hokkaido, per gli ultimi tre o quattro giorni di permanenza.
Sono ritornato nel ristorante di cucina giapponese tipica di Hokkaido con i soliti colleghi di lavoro. Come scritto nel precedente post, al ristorante ci lavora il fratello di una mia collega di lavoro (una collega che, assieme a suo marito, incontro spesso durante gli eventi organizzati dai grandi magazzini). Eravamo in sei e abbiamo avuto il piacere di provare alcune delle prelibatezze del posto, delle cose un po’ speciali e preparate in nostro “onore”.
Non sò il perché ma ad un certo punto si è iniziato a parlare dei vari spettacoli giapponesi quali feste, teatro… ho tirato in ballo il “Miyako dori” che un po tutti conoscono. A questo punto è successa una cosa alquanto curiosa che se all’inizio mi ha fatto sorridere, in un secondo momento mi ha messo in leggero imbarazzo. Una signora che era con noi ha svelato la sua passione per il teatro di Takarazuka (link ufficiale), il teatro tutto al femminile vicino a Osaka. Si parlava quindi di questi spettacoli, delle attrici che sono delle vere e proprie star e delle varie rappresentazioni degli ultimi anni. Alla domanda se lo conoscevo ho risposto che ci sono stato tre o quattro volte e che ogni volta è stato una piacevolissima esperienza. Visibilmente sorpresa (e sinceramente non so il perché) mi guarda quasi incredula e mi chiede altre informazioni alle quali rispondo con diversi particolari. Dopo un po si gira e con aria beata fa agli altri colleghi “ho parlato con uno che ha visto dal vivo le attrici e il teatro di Takarazuka…“. Per lei ero quasi un idolo ormai… per il semplice fatto che sono stato al teatro che lei tanto amava. Avevo sentito in passato della devozione che diversi fan hanno per il teatro e per le attrici ma fino al punto di sentirsi quasi onorati (e sembrava proprio esserlo in quanto lo ha detto esplicitamente) per poter parlare con uno che ha solamente assistito ad alcune performance mi era del tutto nuova.

Torre di Nagoya
La torre di Nagoya vista dalla grande ruota che si trova a Sakae (Nagoya)

Prima di lasciare il ristorante il cuoco ci teneva a farmi vedere i suoi ferri di lavoro, dei fantastici coltelli da cucina. Prendendoli in mano ho avuto l’impressione netta di avere in mano dei piccoli capolavori artigianali. I coltelli erano poggiati su un supporto simile a quelli usati per le katana. Alcuni erano piccolini (più di trent’anni di attività e quindi spesso affilati) mentre due sembravano alquanto nuovi ed avevano la lama lunga almeno una trentina di centimetri. Sembravano tagliare bene :-D
La sera successiva era di turno la pizza e siamo andati proprio in quella pizzeria che menzionavo nel post precedente: Orizzonte. Avevo gustato le loro pizze l’anno scorso e anche se, secondo me, sono un po’ troppo croccanti, di certo sono tra le pizze migliori che si trovano in Giappone. Uno staff gentile e cordiale, il mangiare sempre ottimo, lo chef spesso presente tra gli ospiti per rassicurarsi che tutto sia di loro piacimento e un menù con un numero impressionante di errori ortografici e grammaticali. I miei colleghi mi invitano a correggere gli errori ma io preferivo assolutamente evitare di rischiare di far far loro una brutta figura davanti a dei clienti. A loro modo di vedere la cosa della correzione non poteva invece che far piacere ai proprietari del ristorante in quanto molti clienti giapponesi che vanno in un ristorante italiano parlano anche discretamente la nostra lingua. E infine chiamano qualcuno dello staff nonostante il mio “no”… Com’era imbarazzante essere li mentre dicevano che _IO_ ho notato degli errori sul loro menu. Situazione imbarazzante per ambedue le parti forse. Alla fine ho trovato oltre trenta errori (tra plurale e singolare, la “l” al posto della “r”, sintassi che talvolta non mi faceva capire il senso della frase), sinceramente un po tantini comunque.
Eravamo tra gli ultimi ad uscire dal locale. Alcuni altri clienti sono usciti con noi dal locale. I chef (i fratelli Jin) ci salutavano all’uscita e quando eravamo tutti fuori mi giro per ricambiare i ringraziamenti che si susseguivano e noto che era uscito lo staff al gran completo e si era messo all’entrata per salutare con diversi inchini tutti i clienti. Estremamente cordiali e gentili.
La penultima sera a Sapporo mi vedeva, con i soliti colleghi di lavoro, al Kaitensushi che si trova al sesto piano dello Stellar Place (alla stazione JR dove si trovano anche i grandi magazzini di Daimaru). Un locale abbastanza grande che ha un solo punto a sfavore: la lunga lista d’attesa (sempre!). La lista d’attesa è praticamente sempre lunga e quando cito questo locale mi rispondono automaticamente “ah, lì dove bisogna fare la coda per lungo tempo?“. Conviene mettere il proprio nome in fondo alla lista e poi andare a farsi una passeggiata… nel nostro caso l’attesa era di 65 minuti, giusto il tempo per una comoda birra nel locale di fronte. Per chi desidera provare il sushi è comodo vedere prima di ordinare quello che arriverà sul tavolo e scegliere solo quei piatti che “ispirano” meglio :-P
Finisce la serata e rimaniamo in due. Giusto il momento per un’ultima birra in qualche locale vicino? “Ti porto in un locale in cui ci vado ogni volta che vengo a Sapporo… ti piacerà! Noi giapponesi ci togliamo lo stress da lavoro in questi posti!” Non era proprio nei paraggi e arriviamo a Susukino, il quartiere della vita notturna. Il locale era chiuso e il mio amico chiede informazioni (in uno di quei centri d’informazione per locali notturni) su altri locali simili in cui anche i gaijin possano entrare. Rassicurazioni sul mio giapponese parlato, la mia presunta buona educazione e la presenza del mio amico giapponese che mi fa da garante ci fa trovare un locale in qui “probabilmente” posso entrare (dopo qualche telefonata, ma volevano prima vedermi!). Si trattava di uno di quei locali in cui si parla semplicemente con delle ragazze che si siedono a tuo fianco. Niente di scandaloso quindi. Il sistema prevede 60 minuti con tre ragazze diverse per 20 minuti ciascuna. La particolarità sta nel “Sapporo saabisu“, ovvero il “bonus o service di Sapporo” che prevede che le ragazze usano mettere una loro gamba nuda sulle tue :-)
Vestite con un leggero abitino da sera si siedono di fianco e si comincia a chiacchierare del più e del meno. Non ho modo di fare molti paragoni con altri locali simili sparsi in Giappone ma devo ammettere che era piacevole “conversare” con queste ragazze… una più carina dell’altra.
A intervalli la luce si abbassa ulteriormente e il “Sapporo Saabisu” prevede che la ragazza si siede sulle tue gambe… pochi minuti in cui i più audaci possono allungare un pochino le proprie mani e cercare della tenerezza in più (così ci ha spiegato e assicurato lo staff appena arrivati al locale). Inutile nascondere che i minuti passano in fretta :oops: inutile nascondere che l’esperienza è stata piacevole e specialmente innocua. Non starò per diventare troppo “giapponese”? Diversi lo affermano ma finchè ho l’impressione di essere me stesso la cosa non mi preoccupa.
Anni fa mi avevano convinto di andare in un club di filippine a Kagoshima. Era la prima volta che andavo in questi locali e dopo le innumerevoli volte che mi avevano chiesto di andare con loro mi ero fatto convincere. Un’esperienza pessima che mi aveva fatto promettere di non andarci mai più. Oltre alla stupidità (relativa comunque) di pagare una ragazza per poterci “solo” parlare, la cosa era anche estremamente noiosa, artificiosa e mancava di qualsiasi feeling.

Ultimo giorno a Sapporo e poi volo per Nagoya per una nuova settimana di lavoro. Il volo era in forse in quanto era in arrivo un tifone ma fortunatamente al check-in confermano che il volo per Nagoya non subiva alcun cambiamento. Compro tre kani e un po’ di pesce e lo spedisco a Osaka (per la gioia di mia moglie e dei miei piccoli) ed entro per prendere l’aereo. Speriamo che il tifone non cambi rotta. Poco prima di salire sull’aereo un annuncio che dapprima mi ha strappato un sorriso ma poi mi ha fatto riflettere un pochino…
Gentili passeggeri del volo per Nagoya, a causa dei forti venti causati dal tifone non sarà sempre possibile durante il volo alzarsi per andare al bagno. Vi chiediamo quindi di usare il bagno prima di salire sull’aereo. Vi auguriamo ancora un buon volo e ci scusiamo per gli eventuali inconvenienti“. Mancava solo che aggiungesse “Che Dio ve la mandi buona!:-D
Il volo era effettivamente alquanto mosso, a tratti sembrava di essere letteralmente sulla giostra. Penso che almeno due terzi dei posti erano ancora liberi e la cosa non tranquillizzava per nulla. Ogni tanto qualche gridolino accompagnava le “scosse” più forti. Il cielo poi comincia pian pianino ad aprirsi e si cominciava ad intravedere il paesaggio scorrere in basso. Ad un certo momento si avvicina una hostess che gentilmente mi fa notare che se mi sposto sulla parte destra dell’aereo posso vedere le Alpi giapponesi, “di solito i passeggeri chiedono sempre i posti al finestrino sulla parte destra dell’aereo“. Stupende montagne con le cime innevate, piccole valli, sentieri che passano per le vette e qualche diga… poi piccole cittadine, campi di riso; tanta natura.

Cimitero a Hoshigaoka
Il cimitero che si trova a Hoshigaoka (Nagoya)

Cimitero a Hoshigaoka
Cimitero a Hoshigaoka con delle statue dedicate a Baiking-man (della serie Ampan-man) e Hello Kitty

Arrivo a Nagoya (dovrebbe essere la settima o ottava volta che arrivo in questa città) e il clima è molto diverso della “fresca” Sapporo. L’arrivo imminente dell’estate si fa sentire.
A Nagoya non ho visto molto questa volta nonostante gli otto giorni di permanenza. Il mio albergo si trovava a 30 minuti dal luogo di lavoro e mi toccava prendere la metropolitana ogni giorno. Ho colto l’occasione di provare i cibi del luogo e ogni sera si andava in un luogo diverso. Un paio di volte sono andato a Sakae che era ad una stazione dal mio albergo e che conosco meglio in quanto ci sono stato per 5 volte (sempre per una settimana) e conosco dei locali in cui si mangia abbastanza bene.
Ho colto l’occasione per salire (con un’ amica che ho appena conosciuto e che lavorava di fianco a me durante la permanenza a Nagoya) sulla grande ruota che si trova proprio in zona. I minuti passano in fretta con un panorama così romantico :-)

Una mattina mi sveglio poco dopo le otto di mattina a causa dei rumori causati dalle ambulanze, vigili del fuoco e macchine della polizia che passavano in vicinanza. Chissà cosa sarà successo… di sicuro non lontano dall’albergo ho pensato. Le vetture con le sirene continuavano a passare e decido di alzarmi. Guardo dalla finestra e noto con stupore che proprio sotto la mia finestra (ero comunque al 11-esimo piano) si trovavano diverse vetture dei vigili del fuoco, ambulanze e macchine della polizia. Un via-vai di vigili del fuoco con tanto di maschere anti-gas, bombole di ossigeno sulle spalle. Il passaggio per i pedoni è stato chiuso ed era impossibile anche attraversare la strada. Davanti all’albergo un gran numero di vigili e personale della sicurezza. “Wow, una prova di sicurezza” mi son detto.
Scendo per andare al lavoro e noto vigili del fuoco dappertutto. Occupati con la radio di servizio mi sembrava di capire che il tutto era praticamente finito; alcuni vigili escono dall’ascensore in tenuta da “disastro ambientale“. Era successo qualcosa al settimo piano. Scoprirò poi in giornata che una giovane ragazza di 22 anni ha tentato il suicidio nella propria camera usando del gas velenoso. La ragazza aveva comunque trovato la forza di chiamare aiuto… non so se si sia salvata ma credo di si comunque. I casi di suicidio (o tentato suicidio) con certi gas che si possono formare comprando dei prodotti liberamente in commercio sembrano preoccupare e ultimamente questi casi entrano relativamente spesso nella cronaca.

Vigili del fuoco
I vigili del fuoco davanti al mio albergo a Nagoya
Una ragazza ha tentato il suicidio

Ieri sono tornato nella mia Osaka ma dalla prossima settimana sarò nuovamente fuori città per una decina di giorni. Non anticipo nulla se non che si tratta di un posto molto bello e spero di poter scattare diverse fotografie da farvi vedere. Non ci sono mai stato ma da quello che ho trovato su internet si prospettano un paio di giorni bellissimi. Ho deciso, infatti, di aggiungere un paio di giorni alla settimana di lavoro per gustarmi il luogo fino in fondo (con la benedizione di mia moglie). Uno dei templi più antichi del Giappone ed un museo sono al centro degli interessi per i turisti del luogo.

Caffe Lento
Conosciamo la catena di caffe che si chiama “Caffe Veloce” ma nel mio albergo ho visto anche questo che si chiama “Caffe Lento”

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Sapporo, per pochi giorni in una delle città che amo

riflessioni, viaggi 6 Commenti »

Devo ammettere che è passato un bel po’ di tempo dal mio ultimo post e di ciò mi devo scusare. Ci eravamo lasciati che ero a Tokyo pronto per un paio di serate con amici per cercare di conoscere un po’ più da vicino la capitale nipponica. Un imprevisto mi ha fatto tornare in Italia immediatamente e il mio soggiorno a Tokyo finisce bruscamente.
Sono ritornato in Giappone il 10 maggio; veloce abbraccio con i bimbi e poi partenza per l’Hokkaido. Sono a Sapporo fino al 19 di maggio poi in aereo mi trasferirò a Nagoya per un’altra settimana prima di tornare a casa: la mia sempre adorata Osaka.
E’ la sesta volta che vengo a Sapporo, sempre per una settimana o poco più. Ci vengo sempre molto volentieri, tant’è che sarebbe una delle due città giapponesi in cui preferirei vivere se dovessi cambiare città (l’altra è Fukuoka).
Il volo Osaka-Sapporo è stato stupendo! Ho avuto modo di ammirare dall’alto diverse località in cui non sono mai stato. La rotta di volo passava per le coste occidentali del Giappone e la giornata di sole mi metteva voglia di essere su una di quelle spiagge che vedevo scorrere in basso. Ma probabilmente fa ancora troppo freddo… a Sapporo oggi ci sono 12 gradi.
Quest’anno soggiorno per la prima volta al Cross Hotel, un albergo nuovo (aperto nel luglio del 2007, stando alle parole della giovane ragazza dello staff che mi ha accompagnato in camera) e molto moderno. Mi sono trovato subito a mio agio grazie anche all’accoglienza di tre giovani ragazze alla reception gentilissime e veramente molto, ma molto carine :mrgreen:

E’ un albergo diverso dal solito (ce ne sono solo due in Giappone: uno a Sapporo e l’altro a Osaka), camere molto interessanti… nel senso che hanno una linea moderna e design moderno. Ho la camera al13-esimo piano e dalle finestre ho la torre di Sapporo in bella vista.

La torre di Sapporo vista dal mio bagno d'albergo
Come vedo la torre di Sapporo comodamente dalla mia vasca da bagno.
camera del mio albergo a Sapporo
due letti e quattro cuscini (uno spreco per chi è da solo :sad: )
telecomando del cesso nell'albergo a Sapporo
il comando a distanza (rimovibile) del cesso… c’è proprio tutto da poter regolare a piacimento!

Una delle cose che maggiormente ammiro è il bagno relativamente grande senza la scomoda tendina da chiudere quando ci si fa la doccia. Si tratta infatti come di una grande “doccia” con una vasca da bagno in più. I saponi e shampoo sono al te verde (profumatissimi), il lavandino è trasparente, l’asciugacapelli si trova in un elegante sacchettino nero con il logo dell’albergo (una grande “X”). Tutto molto pulito, elegante (tutto sul nero/bianco) e comodo (specialmente la poltrona sulla quale sono seduto in questo preciso istante :mrgreen: ).
Ammiro molto il sistema TV messo a disposizione degli ospiti. Quasi 200 film a disposizione da poter vedere in qualsiasi momento, richiamabili a comando da un comodo menu diviso in categorie: film d’epoca, drama, varietà, film, film stranieri e categoria di film per adulti :oops: tutto compreso nel prezzo.

telecomando in albergo a Sapporo
il telecomando per la TV in camera. Notate il pulsante giallo al centro a sinistra “enjoy” con la scritta laterale che dice “O-tanoshimi! Botan” (pulsante di divertimento). Inutile specificare a quale categoria porta :twisted:

Sapporo è la quinta città per numero della popolazione (quasi due milioni di abitanti) del Giappone ed è una città molto “nuova”! Sapporo ha solo 140 anni di storia ed è nata solo nel 1868 dopo la decisione del governo centrale di Tokyo di formare una nuova capitale amministrativa per l’isola di Hokkaido. Fino ad’allora il luogo in cui oggi si trova Sapporo era sede di alcuni villaggi degli Ainu, gli indigeni di Hokkaido. Il nome “Sapporo” deriva dalla lingua indigena degli Ainu e significa “grande fiume che passa per i piani“. Negli anni 1870 si chiese l’aiuto agli americani per lo sviluppo della nuova città, una città che si formò partendo dalla Odori Koen, un parco verde che tuttora esiste. Una città, dunque, in stile americano ad angoli retti e suddivisa in blocchi.
Grazie alla immigrazione in Hokkaido, Sapporo cresceva economicamente con risultati talmente soddisfacenti da far abolire la commissione per lo sviluppo della città già nel 1882.
Nel 2001 si completa il Sapporo Dome, stadio in cui si sono tenuti tre incontri di calcio nei mondiali nippo-coreani. Uno dei tre incontri ha visto l’Italia contro l’Ecuador. Credo che l’Italia sia particolarmente amata da queste parti. I ristoranti italiani non mancano e il campione mondiale per le pizze ha una pizzeria proprio qui a Sapporo che si chiama “Orizzonte” (Minami 2 Nishi 5 Bldg. piano terra, Chuo-ku, Sapporo, codice postale: 060-0062). Ci sono stato l’anno scorso e ho visto le foto con lo chef alla premiazione per miglior pizzaiolo del mondo. Ma i ristoranti italiani a Sapporo sono tanti… ne conosco altri ma ci vado molto raramente. A Sapporo bisogna per forza gustare le prelibatezze (che assolutamente non mancano) del posto. Primo fra tutti consiglio il Jingisukan, un barbecue con carne di agnello, e poi il miso-ramen (ramen con miso).

L’altro ieri ho avuto modo di gustare ottima cucina di Hokkaido assieme a colleghi di lavoro. Il fratello di una collega è chef in un ottimo ristorante a Sapporo. Eravamo in una decina… ovviamente ero l’unico occidentale, anche se ormai loro mi vedono psicologicamente più giapponese che non occidentale, o meglio dire, straniero. Questo mi ha aperto molti canali altrimenti chiusi e riservati… non so se è un bene (penso di si comunque) ma credo di riuscire a mantenere la mia identità (comunque pluri-culturale)… ma ciò non deve comunque per nessuno, a mio avviso, avvenire con forza. Ognuno di noi è diverso… è un individuo. Entrare a far parte di una nuova società non significa accettare o condividere i nuovi valori o ideali sempre e comunque; significa rispettare con umiltà idee diverse dalle proprie e guadagnarsi il rispetto altrui con serenità e soprattutto onestà.Troppo spesso incontro stranieri che “sbavano” dietro la cultura giapponese… e tra questi, chi si ferma in Giappone per questa sola ragione (cercando pure di essere più “giapponesi” dei giapponesi stessi), prima o poi si bruciano di certo. I casi che conosco non sono pochi, anzi… alcuni sono anche alquanto tragici.

Altri 4 giorni nella mia adorata Sapporo, domani sarò nuovamente, mio malgrado, in televisione… la scimmietta di turno per i loro programmi popolari della mattina :roll:

Torre di Sapporo
Torre di Sapporo
La torre di Sapporo vista questa sera.

Non mancherà di mangiare l’ottimo “kani”, che qui in Hokkaido è un “must”, prima di partire per Nagoya e l’ottimo salmone, di qui la gente di Hokkaido ne va matta… o almeno così dicono, sta di fatto che il salmone è tra i cibi maggiormente presenti nella dieta tradizionale di Hokkaido.

Sapporo Clock Tower
Sapporo Clock Tower
La Sapporo Clock Tower
Uno dei luoghi maggiormente visitati dai turisti.
Uno degli edifici più antichi di Sapporo. L’edificio fu costruito nel 1878 e l’orologio (che tuttora batte ogni ora) fu reso operativo nel 1881. Attualmente è un museo aperto al pubblico per soli 200 Yen.

Non mi resta che finire la birra che ritrae la “Sapporo Clock Tower” e la statua di William Smith Clark, primo vice-presidente del collegio agri-culturale di Sapporo.

Birra a Sapporo
La mia sempre adorata birra con la statua di William Smith Clark… nello sfondo la torre di Sapporo

Se passate per Sapporo non dimenticate di passare per Susukino. E’ il quartiere per la vita notturna con discoteche, pub e locali per i salariman (soap-land, hostess bar e puttanai vari). Altri punti di interesse è la stazione centrale di Sapporo che ospita i grandi magazzini di Daimaru e la JR Tower che offre, oltre ai tantissimi negozi anche cinema, ristoranti e panoramica della città.

Per concludere desidero ringraziare la carissima Bunny-chan che dal suo blog sul Giappone ha deciso di premiarmi di un premio, il premio Dieci e lode che di certo non mi aspettavo. Il blog di Bunny è un blog pieno di informazioni, attualità e curiosità sul Giappone. L’autrice è un’esperta della cucina nipponica e sul suo blog si trovano fantastiche ricette. Da un blog così popolare e da una persona così esperta della cultura giapponese aspettarsi un premio, un elogio… una considerazione tale mi dà tantissima forza per continuare un progetto (questo blog) che spesso penso di abbandonare. Un Grazie con la “G” maiuscola per Bunny-chan per la fiducia data e per l’amicizia vera che riesce a darmi dopo tanti anni che ci conosciamo.

In vena di ringraziamenti aggiungo quelli per Kazu che sempre mi è vicina e che stranamente ama visitare questo mio blog amatoriale. Ti ringrazio pubblicamente per tutto il tuo supporto (sia in blog che nelle email private)… è stato veramente di gran aiuto, specialmente in questo periodo non tanto felice della mia vita.

Un grazie ancora per tutti coloro che hanno commentato i miei post durante la mia assenza. Non esitate a commentarli… anche negativamente! Ogni commento e/o critica aiuta a migliorare la mia “visione” sul Giappone.

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Una settimana a Matsuyama

viaggi 8 Commenti »

Chi segue il blog saprà che viaggio relativamente spesso per il Giappone. Ultimamente ho passato una settimana nella città di Matsuyama, una città che si trova nell’ isola di Shikoku.
L’aeroporto non si trova lontano e in circa 30 minuti di autobus si arriva in centro.
Ci sono stato per una settimana e ho avuto modo di gustare la cucina locale che è molto buona. Chi va nello Shikoku deve per forza provare Udon  :grin:
Come spesso succede durante questi viaggi non riesco a vedere troppo della città ma in compenso ho la possibilità di conoscere molta gente, di parlarci e conoscere molte cose nuove e di vedere diversi locali la sera.
Come sempre faccio, cerco di conoscere le realtà delle persone che lavorano nel campo che meglio conosco e per la mia ricerca personale ho trovato diverse conferme su ciò che ho raccolto in questi ultimi anni di ricerca nel mondo lavorativo giapponese. Aspetto altre conferme (o smentite) e altri casi per poi sintetizzare i frutti della ricerca in un post futuro :roll:
Matsuyama significa letteralmente “pino” (matsu) e “montagna” (yama) e ha una popolazione di quasi 500.000 persone. Una città tranquilla con molto verde rispetto ad altre città che ho visitato. E’ la terza volta che ci sono andato e anche questa volta ho colto l’occasione per visitare uno dei più bei castelli del Giappone: il Masuyama-jo, castello di Matsuyama.

Matsuyama-jo - Castello di Matsuyama
Matsuyama-jo - Castello di Matsuyama
Matsuyama-jo - Castello di Matsuyama
Matsuyama-jo - Castello di Matsuyama
La nebbia al castello dà un’atmosfera tutta particolare… sembra di essere in un film

Il fondatore del castello di Matsuyama fu Yoshiakira Katoh che nacque nel 1563 nella prefettura di Aichi (vicino Nagoya). Nel 1635 il castello passò alla famiglia Matsudaira, e più precisamente al daimyo (lord feudale) Sadayuki Matsudaira. Matsudaira era un parente della famiglia Tokugawa (lo shogun) e durante la Restaurazione Meiji decise di sottomettersi all’autorità dell’imperatore. In questo modo si è evitato la distruzione del castello.

Il castello si trova sul monte Katsuyama a quota 132 metri ed è raggiungibile ovviamente a piedi ma anche con una funivia (500 yen per l’andata e ritorno) oppure con una seggiovia. Ci si arriva in pochissimi minuti.
La visita di quest’anno al castello di Matsuyama era di mattina, una mattina nuvolosa con leggera pioggia. A causa della pioggia la seggiovia non era in servizio e si poteva usare solo la funivia. Sette anni fa avevo scelto la funivia per la salita e la seggiovia per scendere; si trovano parallelamente a pochi metri di distanza.
Una bellissima esperienza che si rinnova dopo sette anni la visita al castello; a maggio cercherò di aggiungere una galleria fotografica del castello sul sito. Sono stato particolarmente fortunato perché i ciliegi erano in pieno splendore. Uno spettacolo!
Ad accompagnarmi c’era una ragazza italiana che è arrivata in Giappone per lavoro: la prima visita in Giappone. Spero che la visita al castello sotto la mia umile guida abbia contribuito a dare un’immagine positiva sulle bellezze presenti in Giappone.

Matsuyama-jo - Castello di Matsuyama
Una vista dall’interno del castello. L’entrata è di 500 yen.

Quello che ho notato subito a Matsuyama è il distretto a luci rosse… non passa mai inosservato con tutti quei buttadentro presenti, tutte quelle ragazze che vanno al “lavoro” in prima serata… e quelle che salutano i clienti ininterrottamente durante la serata. Talvolta mi sembra di vivere letteralmente in un puttanaio e la cosa mi fa una certa tristezza. Se l’offerta rispecchia la domanda è ovvio che ci troviamo di fronte una cultura che accetta allegramente l’infedeltà e la prostituzione… prostituzione che prende diversi nomi (massaggi, delivery health, hostess bar che con un bonus fanno di tutto…) per far sembrare diversa la cosa ma sempre prostituzione è, sempre tutto ben mascherato e reso quindi legale.

Adesso sono a Tokyo e ci starò per due settimane ma per questo ci sarà un altro post :grin:

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Oita tra lo shopping e i kabosu

viaggi 1 Commento »

Dopo un paio di giorni di assenza rieccomi di ritorno. Sono stato 7 giorni a Oita, una cittadina di quasi 500.000 abitanti situata nella parte settentrionale dell’isola di Kyushu. E’ la quarta o quinta volta che visito questa città che trovo sempre molto tranquilla ed ospitale. Il modo migliore per arrivarci è comunque l’aereo anche se i collegamenti su rotaie sono molto buoni. E’ possibile infatti arrivare fino a Kokura (città di Kitakyushu) con lo shinkansen per poi cambiare e prendere la coincidenza per Oita (mi sembra per 2.500 Yen) con il treno Sonic della JR. Il Sonic (oppure il Nichirin Express) può essere preso anche da Fukuoka se arrivate nel Kyushu in aereo. Dall’aeroporto di Oita bisogna calcolare circa un’ora con l’autocorriera (1.500 yen) oppure 25 minuti usando il hovercraft (circa 3.000 Yen per sola andata) - (guarda il hovercraft dalla mappa di Google).

Oita - stazione dei treni e terminal delle autocorriere
Stazione ferroviaria e terminal delle autocorriere
(per ingrandimento delle immagini cliccare)

Oita è particolarmente visitata da turisti per le terme, tra cui le più famose si trovano a Beppu, piccola località vicina ad Oita. Prendendo l’autobus per andare dall’aeroporto a Oita ho notato che si è praticamente svuotato a Beppu. :grin:
Appena arrivati alla stazione centrale di Oita si possono vedere intorno alla piazza gli svariati negozi, ristoranti, l’immancabile Pachinko e a poca distanza l’inizio della grande zona commerciale.

oita - Albergo comodo
L’albergo “Comodo” in cui ho alloggiato.
Come potete immaginare, la ricezione TV era ottima
:mrgreen:
Oita - statua di Otomo Sorin
La statua dedicata a Otomo Sorin (monumento Jingujiura nanban boeki)

La città di Oita è capitale della regione da ormai 1300 anni e ricordi storici si possono ammirare in varie parti della città. Otomo Sorin è una delle figure più importanti della città. Daimyo del dominio Funai, Sorin pare abbia incontrato personalmente Francis Xavier e si sia convertito al cristianesimo.
Al giorno d’oggi del castello di Funai (costruito circa 400 anni fa da Naotaka Fukuhara) rimangono solo le rovine… o meglio, ci sono le mura con le torri e all’interno ci hanno costruito un edificio orrendo (Bunka Kaikan - centro culturale).

Oita - rovine del castello di Funai
Alle rovine del castello Funai

Ho trovato il mangiare particolarmente buono. Con degli amici giapponesi mi sono recato in un izakaya (ce ne sono 7 della stessa catena a Oita) molto popolare e dove i costi sono veramente contenuti. Particolarmente interessante è e rimane sempre provare la cucina locale. Ho provato la Dangojiru, una specie di zuppa con carote, cipolle e lunghissimi “noodles”.

Oita - ristorante
Questo si trova nelle vicinanze della stazione centrale

In generale Oita non ha molti posti da visitare e questo magari favorisce chi ci va per le terme. Per la vita notturna Oita non fa eccezione con le altre città giapponesi. Il distretto a luci rosse è ben popolato da gruppi di uomini pronti per andare al sanji-kai. La zona è fornita da ristoranti, pub, locali per massaggi (ovviamente particolari), karaoke e bar con intrattenitrici. Decisamente tanti i “buttadentro” che ho incontrato anche questa volta. Mi chiedo proprio come fanno ad assumere tanto personale.

Oita - negozio Kitty Land
Non manca un negozio dedicato a Hello Kitty

Oita conta quattro distretti principali per lo shopping, due dei quali sono sotto i propri shotengai (gallerie): Galleria Takemachi (che all’interno ospita un modello della “Santa Maria”), Funai Gobangai (anche chiamata “Musical Street” dagli stranieri residenti a Oita), Centoporta (parte dalla stazione) e San-San Do-ri (con le sculture in pietra raffiguranti animali). Alle ore 10 e alle 12 (ma credo anche alla sera) una musichetta indica l’apertura dei negozi, il mezzogiorno e la chiusura. Il Grande Magazzino (depaato) più noto a Oita è senza dubbio il Tokiwa che si trova nella Chuo-Dori tra la San-San Dori, Galleria Takemachi e Centoporta. Da notare come due delle zone commerciali hanno un qualcosa di italiano.

Oita - vista panoramica
Vista panoramica dai Grandi Magazzini di Tokiwa. Da questa foto la città non appare particolarmente bella.
Oita - chuo-dori
La Chuo-dori, in fondo a destra si trova la stazione centrale.
Sul lato destra si può vedere l’entrata della zona commerciale di “Galleria Takemachi” mentre sulla sinistra si nota il Tokiwa.

Oita - entrata nella zona shopping
L’entrata di Centporta (Centoporta) vicino alla stazione

Come spesso faccio durante i miei viaggi in Giappone, prima di tornare a Osaka mi fermo a comprare alcuni ricordi tipici del luogo. I kabosu (Citrus sphaerocarpa), un agrume, è un prodotto tipico di Oita e viene usato come condimento sia per insalate che per pesce e sashimi oppure anche nel dare un sapore diverso al shochu. Ovviamente, essendo un prodotto così tipico per Oita, anche altri prodotti vengono confezionati con questo agrume. Importato dalla Cina durante il periodo Edo (Edo jidai 1603-1868), al giorno d’oggi viene usato anche per creare degli ottimi dolci, essenze per il bagno (ofuro) e liquori.

Oita - prodotti kabosu
un succo di kabosu assieme a dei dolci
Oita - prodotti kabosu
un liquore al kabosu
Oita - prodotti kabosu
Oita - prodotti kabosu
Dei dango e altri dolci al gusto kabosu
Oita - prodotti kabosu
E questi li ho provati ieri nell’ ofuro.

Insomma, ho passato una bella settimana a Oita anche se in questi giorni faceva ancora abbastanza freddo. Se siete già stati in Giappone e volete vedere anche il Kyushu consiglio vivamente una visita a Oita, pernottando magari nella vicina Beppu per un rilassante Onsen (bagno termale).
Altre città nel Kyushu che meritano una visita sono sicuramente Fukuoka (fermata Hakata se ci andate in Shinkansen), Kumamoto e Kagoshima.

Oita - rovine del castello di Funai
Per finire l’immagine specchiata nell’acqua di una delle torri delle rovine del castello Funai.

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