Una birra tira l’altra: Asahi a Nishinomiya e drago a Kobe

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E’ incredibile come passa il tempo, siamo già a marzo e tra poche settimane avrò modo di vedere la mia 12-esima stagione dei sakura, i fiori di ciliegio tanto amati.
Febbraio è stato per me un mese ricco di piacevoli avvenimenti. ho avuto modo di andare a visitare diversi luoghi e di vedere tante cose, tante sono le cose che non ci starebbero in un unico post e sono costretto a “spezzettare” il tutto. Vi anticipo solo che ci saranno tante foto e alcuni video interessanti :-D

Per il primo febbraio mia moglie ha preparato un piano che prevedeva un viaggetto a Kobe per vedere come imbottigliano la birra Asahi allo stabilimento di Nishinomiya (vedi mappa). Amante della birra come sono la giornata si prospettava proprio di mio gusto.  Per visitare lo stabilimento bisogna prenotarsi e il nostro turno partiva alle ore 14 in punto. Arriviamo alla stazione di Nishinomiya abbastanza presto e ciò ci permetteva di visitare il Nishinomiya Jinja.


Nishinomiya Jinja

Nishinomiya Jinja

Il Nishinomiya Jinja è a capo della setta Ebisu dello shintoismo e si dice che ci sono circa 3.500 santuari subalterni. Le persone del posto usano chiamarlo semplicemente “Ebessan” ed è famoso per il Toka-Ebisu festival che si tiene ogni anno il 10 gennaio.
Il santuario comprende di tre minori santuari interni e ognuno di essi venera uno o due kami (dei). Il primo dei tre venera Nishinomiya-Okami (chiamato anche Ebisu-no-mikoto, ovvero Ebisu). I kami del secondo santuario è Amaterasu-Omikami (la dea del sole) e Okuninushino-Mikoto. Infine il terzo santuario venera Susanoono-Mikoto.
Non si conosce la data di costruzione ma si sa che era già presente durante il periodo Heian (dal 794 al 1185)con il nome di Ebisu-sha e attirava molti pellegrini. Per diversi secoli era conosciuto con il nome Nangu-sha (il santuario del sud).
Tanta gente e tanti giovani genitori che portavano i loro neonati al santuario. Bancarelle distribuivano gratuitamente zenzai, la zuppa a base di mochi (dango) e azuki a tutti! Poco più in là pestavano il mochi e i passanti erano pregati di condividere la fatica :-D
Rimaniamo per una mezz’oretta dando qualche sguardo anche al mercatino vicino che esponeva bei oggetti di artigianato.

Ma si cominciava ad aver sete… ma l’Asahi doveva aspettare! Nella tabella di marcia c’era ancora il museo Hakushika del sake (Kuromatsu Hakushika). Si tratta del museo della maggiore distilleria di Nishinomiya (e la terza del Giappone) fondata nel 1662. si dice che il sake della Hakushika deriva dalla qualità dell’acqua usata. l’area di Nishinomiya è famosa per l’acqua chiamata Miyamizu (acqua del santuario). La visita al museo è veramente fulminante, mancavano 30 minuti per l’appuntamente allo stabilimento Asahi. Prendiamo due taxi (eravamo in sette) e arriviamo, come da bravi italiani, ultimi… ma ancora in tempo.


Stabilimento Asahi a Nishinomiya

Stabilimento Asahi a Nishinomiya

L’accoglienza non ha bisogno di spiegazioni, due giovani e belle guide ci invitano ad entrare in una sala per vedere un filmato di presentazione. Lo stabilimento è veramente vasto (guarda una mappa satellitare) e la guida ci fa notare che in mezzo ad esso ci passa pure un’autostrada :-)
E’ possibile vedere lo stabilimento prenotando in anticipo. Vengono creati dei gruppi e degli orari ben precisi. Dopo il filmato una guida ci porta nei vari spazi riservati alle visite spiegandoci le varie fasi della produzione della birra e i punti fondamentali che contraddistinguono l’Asahi. Ho dimenticato il numero di lattine da 350ml. che producono al giorno ma ricordo dal filmato che sovrapponendole tutte si arriverebbe a 3.300 chilometri!
Ci fanno toccare il grano che usano, ci fanno vedere praticamente tutto ciò che c’è da vedere. Come vengono preparate le lattine e come gli scarti vengono riciclati, come le lattine vengono ragruppate e messe in piccoli cartoni da sei e poi nei cartoni veri e propri.


Birra, birra... tanta ma proprio tanta!

Birra, birra... tanta ma proprio tanta!

La visita è veramente piacevole e dura circa 60 minuti e si conclude con una gustosa degustazione… si può scegliere una bionda oppure una scura e per i piccoli un succo di frutta sempre dell’Asahi. Un tavolo è preparato per noi e per ognuno anche delle noccioline da gustare assieme alla nostra freschissima birra alla spina. E’ possibile bere più bicchieri ma il tempo a disposizione è giustamente limitato. Decido di provare oltre alla bionda anche una scura. Inutile aggiungere che era veramente ottima! Il trucco sta anche che la birra a disposizione dei visitatori non ha più di tre giorni.
Ci è stato spiegato che le confezioni da sei lattine di birra che non hanno più di tre giorni di anzianità hanno un sigillo particolare… la guida ci ha consigliato di vedere nei negozi se troviamo tale sigillo e di comprare assolutamente tale confezione in quanto è assai raro, se non impossibile, trovarne.
ci fermiamo ancora al negozietto di souvenir per comprare dei piccoli ricordi… io ho preso dei cioccolatini con ripieno al gusto di birra :-D
Eravamo gli ultimi ad andarcene e la guida è uscita per salutarci gentilmente con la mano finchè non eravamo più in vista. una cordialità che continua a stupirmi ogni volta anche perché il saluto sembra decisamente cordiale e gentile sul serio e non solo movimenti automatici e obbligati. La visita all’Asahi mi ha lasciato un’ottima impressione e la giornata non era ancora finita; come non era finita la tendenza di voler assaggiare un’altra birra.

Decidiamo (ma era già deciso in anticipo) di prendere il treno per Sannomiya (linea Hankyu -- usando la JR si esce alla stazione di Motomachi) e andare nella Chinatown di Kobe (Nankin-machi). Era il primo febbraio e quindi era l’ultimo giorno delle feste per il capodanno cinese che inizia il 26 gennaio. Ad aspettarci danze, esibizioni, il drago e… tantissima gente.

Arriviamo verso le ore 17 giusto per dare un’occhiata alle esibizioni in piazza. Sono passato spesso nel quartiere cinese di Kobe ma durante le feste del capodanno è tutto un’altra cosa, l’atmosfera è allegra e viva. Per cena scegliamo quasi per caso ed entriamo in un piccolo ristorante dove guarda caso c’era un unico tavolo ancora libero. Ordiniamo subito qualche Asahi e poi dal menu ognuno si prendeva quello che più sembrava mangiabile.
La sorpresa arriva poco dopo quando veniamo informati che nel ristorante entrerà, sentite sentite, il drago! Il personale ci chiede gentilmente si spostare un attimino una sedia per far posto… scopriamo che gli ospiti del tavolo accanto avevano prenotato appositamente per l’occasione. Un colpo di fortuna essere nel posto giusto nel momento giusto. Se mangiavamo da un’altra parte ci saremmo perso tutto senza manco rendercene conto.
Aspettiamo qualche minuto e il drago arriva all’entrata accompagnato da tamburi. Il tutto si ferma… uno del gruppo “del drago” si è sentito male ed è quasi svenuto. Passano una decina di minuti e lo spettacolo inizia: il drago entra nel locale danzando e saltando. Tra gli applausi del pubblico c’è chi introduce nella bocca del drago una lettera… non ho capito se si trattava di una preghiera per il futuro o se era una donazione di qualche genere. Ho filmato la scena e vi invito a guardarla da questo video

Per oggi è tutto e mi riprometto di essere più costante.

una settimana a Yokohama, la dolce Yuka-chan, il grande Buddha e un’albergo da claustrofobia

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Arrivo a Yokohama il 2 dicembre e mi appresto a fare il check-in nell’albergo nei pressi della stazione di Sakuragicho. Uno di quei alberghi usati dai sarariman con camere minuscole e buie. Deprimente è forse l’aggettivo che maggiormente definisce l’atmosfera in quella camera. Il collegamento a internet era una frana… wireless ma con un collegamento talmente basso che talvolta era proprio del tutto assente. Ma dopotutto mi serviva solo per dormire, di giorno ero al lavoro e tornavo a “casa” non prima delle 21:00.
Il lavoro lo svolgevo ad una quindicina di minuti da Sakuragicho… non avevo trovato un albergo più vicino ma la zona è stupenda, specialmente di notte quando i colori della grande ruota si muovono tra i grattacieli e la Landmark Tower.
Quello che no sapevo e che ho notato solo per caso è che sul treno per andare al lavoro si poteva ammirare per brevi secondi il monte Fuji… se non sbaglio poco prima di arrivare alla stazione di Ishigawacho prendendo la linea JR. Le giornate erano splendide e il monte Fuji si presentava innevato.
Kamakura era particolarmente vicino e decido quindi di andarci durante la pausa pranzo, una pausa che poi è diventata di due ore e mezza :-D
Ci ero andato tre anni fa in primavera ma essendo così vicino sarebbe stato un peccato non ritornarci per fare magari qualche foto. Da vedere ci sarebbe molto in questa antica città giapponese ma il tempo a disposizione mi fa scegliere di andare solamente al Kotoko-in per vedere il grande Buddha di bronzo (vedi galleria fotografica).

  Kotoku-in - Daibutsu - il grande Buddha a Kamakura                             Amida Nyorai, il grande Buddha di Kamakura
    Kotoku-in - Daibutsu - il grande Buddha a Kamakura                           il Daibutsu tra i colori autunnali

Il nome del luogo dove lavoravo si chiama Konandai, niente alberghi come già scritto, ma una zona ricca di negozi e centri commerciali. Un aneddoto che mi ha fatto sorridere è stato quando una signora sui 60 anni si avvicina alla porta per entrare in uno di questi centri e la porta non si apriva automaticamente come la signora si aspettava. La porta aveva un bottone (circa 30 X 5 cm.) sul quele bisognava spingere (o dare un leggero colpetto). Sopra il bottone anche una targhetta con le “istruzioni d’uso” per aprire la porta. La signora continuava a muoversi nella speranza che la porta si aprisse automaticamente ma ovviamente nulla accadeva. Si è poi allontanata per entrare da un’altra parte dove per aprire la porta bisognava spingerla. Aggiungo solo che il tipo di porta “semi-automatico” si trova molto spesso qui in Giappone e vedere una persona non riuscire ad aprirla proprio non me lo aspettavo proprio… viene istintivo spingere il bottone… al limite leggere la targhetta. O la porta è automatica del tutto altrimenti è meglio una tradizionale  :-P

Il venerdì sera invece ho avuto modo di incontrare due “persone” veramente speciali! Una delle due è la commentatrice numero uno di questo blog che in questo periodo si trova a Tokyo. L’altra “persona” che doveva arrivare e poi è arrivata è la piccola Yuka-chan (che a quanto pare è stata pure lei a vedere il grande Buddha a Kamakura :-D ) che ci ha tenuto compagna per tutta la sera lasciando che io e Kazu parlavamo, parlavamo e parlavamo. Una serata che non dimenticherò in compagnia anche di due biondine (uhmmm…. erano tre alla fin fine; una per me e due per Kazu :-P   ma poi, dovesse esserci un’altra occasione, mi rifarò sicuramente). Abbiamo deciso di mangiare “italiano” nella Little Italy (una zona dedicata alla cucina italiana con diversi ristoranti) alla stazione di Yokohama. Grazie Kazu per essere arrivata fino a Yokohama!

Il sabato avevo un importante appuntamento di lavoro alla casa madre dei Grandi Magazzini di Mitsukoshi che già in passato avevo citato. Lascio il lavoro alle 14:00 dunque per recarmi a Tokyo Nihonbashi… circa un’ora e mezza di treno. Il Mitsukoshi è una catena internazionale di grandi magazzini e nasce nel 1673 con il nome di Echigoya. La metro di Tokyo ha inoltre una stazione che si chiama “Mitsukoshi-mae” (mae stà per “davanti”) e si trova proprio alla casa madre di Nihonbashi. Uno dei Grandi Magazzini più antichi del Giappone, il Mitsukoshi di Nihonbashi è motivo di prestigio per chi ci può lavorare. “Kyou wa Teigeki, ashita Mitsukoshi” era uno slogan che tutti i giapponesi di una certa età conosce. Negli anni ‘10 la gente di campagna intorno a Tokyo usava andare a Tokyo durante un finesettimana. Esistevano i treni e andare in città era una cosa fuori dal comune e riservata a gente di un certo rango. La visita al “Teigeki” (teatro imperiale) era d’obbligo e nessuno, manco il Mitsukoshi, poteva mettersi in mezzo. Il Mitsukoshi ha trovato la brillante idea (nel 1911) di trovare lo slogan perfetto: “oggi al teatro imperiale e domani al Mitsukoshi“. La gente passava per i grandi magazzini prima di tornare in campagna, a casa propria.

     lbero di Natale ai grandi magazzini del Mitsukoshi a Nihonbashi (Tokyo)                          oltre alla scultura in bronzo anche un enorme albero di Natale

Finito l’appuntamento al Mitsukoshi ho la serata libera e per l’occasione mi dirigo verso Shinjuku per delle compere… poi rientro a Yokohama… stazione di Sakuragicho, nel mio “adorato” albergo! :-(

Un’altra pausa pranzo l’ho dedicata per una visita veloce all’ Engaku-ji (vedi galleria fotografica). Anche qui tanta gente, quasi tutta munita di macchine fotografiche oppure di cellulare (sempre per fare foto).

         Engakuji a Kita-Kamakura

I colori autunnali in questo tempio Zen erano ancora tutti li ad aspettarmi. Dell’Engaku-ji desidero parlarvi o in un altro post oppure in un articolo futuro su jappone.com, di sicuro merita una particolare attenzione non solo per l’aspetto prettamente Zen che ricopre ma anche per i suoi maestri che tanto hanno contribuito alla guerra. Maestri riconosciuti e popolari anche in Occidente che però in patria non hanno fatto altro che mandare gioventù al fronte… maestri Zen che nell’uccisione del nemico facevano la loro vita… sempre nel nome del buddhismo e dell’amore paterno. Tema delicato appunto che merita particolare attenzione.
Ovviamente mi sono soffermato alla bellezza esteriore che tale tempio offre.

         Alle prese con l'arco nel Engakuji a Kita-Kamakura                      una giovane ragazza alle prese con addestramento all’arco

Dove il giapponese medio non va: ovviamente ero solo… esce un monaco che mi saluta con un inchino che ricambio volentieri. L’unico presente colgo l’occasione di fare qualche foto senza disturbare l’allenamento. Movimenti lentissimi e perfetti accompagnano le lezioni di tiro all’arco. Non avevo mai avuto modo di vedere tali allenamenti dal vivo e devo ringraziare il mio “spirito esploratore” se ho avuto la fortuna di vedere cose che troppo pochi giapponesi colgono l’occasione di vedere. Colpa loro! Che si vedano quello (e solo quello) che le loro povere guide dicano loro di vedere!

 Engakuji a Kita-Kamakura                              un anziano che si gode l’autunno all’Engaku-ji

Non mancate di vedere alcune delle foto che ho preso per l’occasione: vedi galleria fotografica.

La settimana a Yokohama finisce praticamente qui… si ritorna alla mia Osaka ma ad aspettarmi c’è qualcosa di particolarmente bello che vi farò vedere nel mio prossimo post  :-D

Tornato a Osaka: il primo finesettimana tra momiji, scuola e maionese

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Manca poco a Natale ormai e il clima “natalizio” qui in Giappone si respira da ottobre ormai. Vetrine allestite per la grande festa, alberi di Natale addobbati e in bella presenza su quasi ogni piazza libera. Eppure il 25 si lavora e le vetrine faranno posto ai prodotti per l’anno nuovo, lo shogatsu.

          Albero di Natale a Namba (Osaka)
Albero di Natale al Namba Parks di Osaka

Come già scritto nel mio post precedente, sono tornato dall’Italia a fine novembre. Il terzo viaggio in Italia quest’anno.  Ho usato per la prima volta la Finnair per il volo di andata e ritorno (Nagoya-Helsinki-Milano e poi ritorno con meta finale a Osaka). Un volo andato veramente bene, anzi… uno dei miglior voli che abbia mai fatto. Ho pernottato una notte a Milano in un albergo vicino alla stazione centrale. Un albergo senza grosse pretese ma nel quale non credo alloggerò mai più. Non aggiungo altro!
A inizio dicembre poi una settimana di lavoro nei pressi di Yokohama ma prima ancora qualche giorno con la famiglia che avevo lasciato qui a Osaka.
Insieme a me questa volta dall’Italia è arrivata mia madre che rimarrà a Osaka fino a metà febbraio… avremmo modo di visitare e vedere tante cose insieme.
Appena arrivato a Osaka sono andato con mia madre a Namba per vedere i grandi magazzini di Takashimaya e poi il Namba Parks… un giro tra i negozi.

Il venerdì poi siamo finalmente andati a vedere i momiji, l’acero giapponese. Ero preoccupato che ormai eravamo in ritardo e invece abbiamo ancora avuto fortuna e i colori autunnali erano li ad aspettarci. Da consiglio di mia moglie ci siamo avviati a Arashiyama (vedi galleria fotografica) nei pressi di Kyoto; un luogo particolarmente popolare in questa stagione (ma anche in quella primaverile con la fioritura dei ciliegi).

                            Arashiyama a Kyoto   migliaia di visitatori arrivano ad Arashiyama passando dalle rive del fiume Katsura

Arriviamo con il treno della linea Hankyu alla stazione Arashiyama e seguiamo la folla di gente che si dirige verso il ponte Togetsukyo. Decine di vigili e volontari dirigono la folla che composta e ben educata si avvicina verso il primo punto di interesse dopo le sponde del fiume Katsura dove si trovano diverse bancarelle. Arriviamo al Tenryu-ji (patrimonio culturale mondiale) verso mezzogiorno.

    Tenryu-ji a Arashiyama a Kyoto
 Tenryu-ji a Arashiyama a Kyoto
      Tenryu-ji a Arashiyama a Kyoto

Il Tenryu-ji (vedi galleria fotografica) (tempio del dragone celeste) si trova nel distretto di Sagano ed è a capo del ramo Tenryu-ji del buddhismo Rinzai Zen. Nel 1994 le Nazioni Unite lo nominò Patrimonio culturale mondiale.

                  Foglie di momiji a Kyoto             Le foglie dei momiji sono particolarmente belle durante questa stagione autunnale.

Andando avanti si nota il giardino Sogen che è uno dei giardini più vecchi del Giappone e mantiene le stesse forme create nel 14-esimo secolo da Muso Soseki (1275-1351), maestro Zen e abate fondatore.
Seguendo poi il sentiero si arriva alla foresta dei bamboo. In effetti non sapevo neanche della sua esistenza quindi è stato una piacevole sorpresa. Di sera poi lo spettacolo si ravviva con le luci che dal basso illuminano tutta la foresta. Purtroppo il tempo era tiranno e ho proseguito la camminata.

  Foresta di bambu nei pressi del tempio Tenryuji a Arashiyama (Kyoto)                             un vero spettacolo sia di giorno che di sera

Lentamente ho continuato e lasciato alle spalle la foresta dei bamboo per avvicinarmi ad una villa di un famoso attore giapponese. Okochi Sanso (vedi galleria fotografica) è una villa con diversi edifici e giardini costruita da Okochi Denjiro (1898-1962). Oggigiorno la villa può essere visitata dai turisti.

      Okochi-sanso - Villa di un attore giapponese a Kyoto                         qui l’attore si ritirava per avere nuove ispirazioni
           Foglie di momiji a Okochi-sanso - Villa di un attore giapponese a Kyoto                    le foglie di momiji per i sentieri dei giardini
  Foglie di momiji a Okochi-sanso - Villa di un attore giapponese a Kyoto                             colori stupendi

Alla villa si ha poi il piacere di gustare del maccha con un piccolo manju. Purtroppo il tempo non era ottimo e abbiamo avuto anche qualche goccia di pioggia ma lo spettacolo che la zona offre non è comunque mancato.
Ultima tappa del giorno il Nison-in (vedi galleria fotografica), un tempio costruito tra gli anni 834-847 da Jikaku Daishi sotto il patrocinio dell’imperatore Saga.

Nison-in a Arashiyama Kyoto
               Nison-in a Arashiyama Kyoto
  Nison-in a Arashiyama Kyoto                             Il San Tei Ryo (cimitero dei tre imperatori)

Tantissima gente anche qui alle prese con le macchine fotografiche e ammirazione per le foglie di momiji. Tra le cose che maggiormente mi stupiscono in Giappone è come la gente si ferma dinnanzi al padiglione principale dei templi e non si preoccupa di vedere il resto. Si tratta di un fatto che ho potuto constatare innumerevoli volte. Anche qui al Nison-in tantissima gente, tutta concentrata in pochi posti. La mia curiosità di vedere tutto (o quasi) di un tempio mi ha portato a fare una scalinata. Non sapevo a cosa mi avrebbe portato ma sentivo che non sarei stato deluso neanche questa volta… raramente lo rimanevo quando seguivo il mio istinto esploratore :-D
Arrivo a delle rovine che mi sembravano fare parte di un antico cimitero. Ero arrivato al San Tei Ryo, il cimitero dei tre imperatori completato su volontà dell’imperatore Kameyama. Nel cimitero si trovano le ceneri degli imperatori Tsuchimikado, Gosaga e Kameyama. E come detto ero l’unico visitatore tra le centinaia presenti poco più sotto vicino alla scalinata. La cosa mi fa sempre riflettere! Ho visto tante cose spettacolari a pochi metri dai punti “popolari” dove ero praticamente solo. Mi chiedo sempre a cosa sia dovuta la cosa e spero non si tratti ne di pigrizia tantomeno di ignoranza. Non solo culturalmente ma anche esteticamente questi posti “tralasciati” sono stupendi!

Ultime compere ai negozi di omiyage (souvenir) per poi ritornare a Osaka. Una giornata stupenda in mezzo alla calma dei templi e ai colori autunnali di Kyoto.

Il giorno dopo era sabato e insieme a tutta la famiglia siamo andati a visitare la fabbrica della Kewpie che produce maionese e altri prodotti per il condimento. In passato ho avuto modo di vedere la Yakult, la Coca-Cola, i Chickin Ramen e Cup-Noodle. Non lontano da Osaka e nei pressi di Itami la Kewpie produce maionese.

      La mascotte della Kewpe                         La mascotte della Kewpie
 La Kewpe nei pressi di Kobe                              600 uova vengono rotte ogni minuto!
           La Kewpe nei pressi di Kobe                    continui controlli di qualità

Quattro macchine che spaccano 600 uova ciascuna per produrre 240 flaconcini da mezzo chilo di maionese al minuto! Una guida ci spiega tutte le fasi di lavorazione e l’estrema attenzione per l’ambiente e l’igiene. Nulla viene buttato… anche i gusci delle uova vengono utilizzati.

 Due ragazze si addormentano sul tavolo                              le nostre vicine di tavolo appisolate mentre noi ci mangiavamo un gelato

La domenica, nonostante giorno di riposo, era il giorno delle porte aperte nella scuola elementare che frequentano i miei bambini. Due ore di lezione durante le quali i genitori e parenti possono vedere i propri cari alle prese con la matematica e altre materie. La seconda ora di lezione era riservata alla cucina nella classe di mia figlia e alla creazione di un piccolo albero di Natale nella classe di mio figlio.
L’ora di cucina era dedicata alle patate dolci, quelle con la buccia di color viola provenienti dalla regione di Satsuma (Kagoshima).

           scuola elementare a Osaka - cucinare le patate dolci di Satsuma                    sulla lavagna “la ricetta”
 scuola elementare a Osaka - cucinare le patate dolci di Satsuma                              i bambini e le mamme al lavoro (mia figlia con la mascherina abbassata)

La cosa carina è come ogni bambino si veste da cuoco :-D
In piccoli gruppi poi tagliano le patate e poi le mettono in un fornelletto elettrico. A turni i vari gruppi cantano una canzoncina dedicata alle patate dolci.
Infine ogni bambino se ne porta alcune fette a casa.. per la gioa mia  :-P

Per ulteriori fotografie vi invito a vedere le gallerie che ho creato per l’occasione (68 foto in tutto):

Un finesettimana pieno quello di fine novembre prima di partire per una settimana di lavoro nella zona di Yokohama, ma questa è un’altra storia… opps, un altro post  :-P

Sono ancora vivo

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Ebbene si, ammetto che non avrei mai pensato quando avevo deciso di aprire questo blog che lo avrei tralasciato fin a questo punto, tanto da non postare per oltre un mese.

Scrivere tanto per scrivere non mi sembra  l’idea migliore ma si rischia che il blog vada nel dimenticatoio e di dar l’impressione di non voler più interagire con i lettori.
La mia idea di blog è che debba essere come un piccolo diario da condividere con nuovi amici. In questo caso, il diario è a tema: il Giappone e le mie esperienze personali.

Fatto sta che da due settimane mi ritrovo nuovamente in Italia, nel paesino in cui sono cresciuto. Come ogni tanto amo fare, aggiungo con il contagocce informazioni, chiamiamole personali, sul mio conto.
Il paesino in questione è Ortisei e si trova in Val Gardena (provincia di Bolzano). La mia madrelingua è il ladino (non è un dialetto!) e l’italiano l’ho imparato andando poi alle elementari… e da ciò si capisce il mio orrendo modo di scrivere italiano e i vari errori.
Il mio terzo viaggio in Italia quest’anno. Ritornerò a Osaka il 25 di questo mese. Per questo viaggio ho usato la FinnAir, la prima volta che ho usato questa compagna aerea e devo dire che mi sono trovato estremamente bene (ad eccezione dei doppi controlli a Helsinki).

Spero di essere in tempo per ammirare i momiji (alberi di acero) a Kyoto e nelle vicinanze di Osaka. Sarebbe fonte per un post per questo blog :-)


Ortisei semi deserta in questi giorni autunnali

Non mi resta che rimandarvi alla prossima…

Vacanze italiane e ritorno in Giappone

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Siamo alla fine di settembre, l’estate sta finendo (evviva i Righeira :-P ) e anche il caldo umido qui in Giappone sembra finalmente attenuarsi :-)

Come menzionato nel post precedente, quest’anno ho fatto la mia vacanza in Italia; un mese e mezzo in montagna con i miei due bimbi. Le ultime tre settimane mia moglie mi ha raggiunto per poi ritornare in Giappone tutti insieme (è venuta a prendermi, in poche parole hehehe).
Come ogni anno, anche queste vacanze sono state molto rilassanti, grazie anche e sopratutto a mia madre che mi ha non solo ospitato ma anche servito in tutto ciò che io e la mia famigliola aveva bisogno.
In montagna si respira ancora aria abbastanza buona e si entra in un verde che in Giappone è assai difficile trovare.
Per il viaggio abbiamo usato la compagnia aerea Thai Airlines che risultava essere tra le più economiche (e in quattro la differenza si nota!). Unico inconveniente è la durata del viaggio e il periodo di attesa all’aeroporto di Bangkok (7 ore e mezza all’andata e 11 ore al rientro). Mmhh, altro inconveniente è l’orario di partenza: 01:25 del mattino, notte fonda. Mia moglie ci accompagna ma è impossibile per lei ritornare a casa a quell’ ora e quindi decide di pernottare in un albergo dell’aeroporto del Kansai (KIX).
Arrivo a Monaco di Baviera verso sera e mio fratello è puntualissimo e pronto per portarmi in Italia, c’era anche mia cognata che come sempre mi da un apprezzatissimo “bentornato” :-D

Gite in montagna, pomeriggi in piscina… ore e ore nei miei bar preferiti con i quotidiani del luogo (come usavo fare nei vecchi tempi passati)

Viaggio in Italia 2008 una baita a oltre 2400 metri in cui si può mangiare e poi prendere il sole :-D

Viaggio in Italia 2008  Sul Seceda (Dolomiti gardenesi) a oltre 2500 metri

Viaggio in Italia 2008  Vista panoramica sul Sassolungo dal Rasciesa

Durante l’estate Ortisei offre diverse manifestazioni per i tanti turisti che arrivano in vallata. Il centro di Ortisei ha visto la fine dei lavori per la via principale con la rimozione dei marciapiedi rendendo tutta la via pedonabile. Sulla strada nuova del centro si è tenuta anche una manifestazione artistica in parallelo a Manifesta 7, una manifestazione artistica europea di arte contemporanea. Inutile precisare che Ortisei ha perso un’ottima occasione per dimostrare l’arte dei propri cittadini, conosciuti per la scultura in legno. Per l’occasione l’azienda di soggiorno e il comune di Ortisei ha speso soldi pubblici per allestire orribili e discutibili “opere d’arte” di assai dubbio interesse artistico e di sicura provocazione e cattivo gusto. Una vera volgarità e mancanza di rispetto per l’opinione pubblica e le tante famiglie che decidono di soggiornare nella Val Gardena durante le vacanze estive. Per l’evento è stata fatta una festicciola in cui si regalava alla gente spumante (e sarà per questo motivo che non ho mai visto una simile folla?) e su un palco allestito per l’occasione i vari signorotti della politica locale davano il loro discorso. Il momento che però aspettavo maggiormente era quando sul palco arriva Giorgio Moroder! Con Moroder  (e la sua signora di origine messicana) avevo avuto l’onore di parlare proprio due giorni prima al bar :-D
Nato proprio a Ortisei e suppongo che molti di voi già lo abbiano sentito nominare in precedenza. Conosciuto principalmente come padre della disco-music degli anni ‘70 è diventato famoso per le musiche da film e ha vinto anche tre premi Oscar. Tra le musiche cito solamente “Flashdance“, “Scarface“, “Neverending Story“, “Top Gun” ma tante sono le colonne sonore che hanno visto la sua firma. In Italia è conosciuto anche perché compositore e produttore dell’inno per Italia 90 (Un’estate italiana) interpretato dal duo Giannini/Bennato.
Altra serata dedicata al vasto pubblico ha visto la fanfara dei carabinieri esibirsi dal vivo. In prima fila personaggi di spicco e autorità locali.

Viaggio in Italia 2008 Kazu senza dubbio riconoscerà il suo co-insulano :-P

Il 9 agosto mia moglie arriva a Milano e per l’occasione parto il giorno prima (rinunciando alla cerimonia delle Olimpiadi di Pechino. Per la cerimonia di chiusura l’italianissimo Moroder ha scritto le musiche!) per Milano dove avevo prenotato una camera singola per la notte stessa e una doppia per il giorno successivo. Mia moglie arrivava a Milano la mattina presto e quindi avevamo tutta la giornata a nostra disposizione. Una città già quasi semi-deserta, la cosa che mi ha maggiormente colpito è la presenza massiccia di stranieri! Nei negozi del centro molto personale alla sicurezza è di colore, al mio albergo ho incontrato solo una persona che non sia di colore. In piazza davanti al duomo molti stranieri… nella metro la lingua italiana praticamente non esiste. In parole povere: mi sentivo un gaijin in Italia, uno straniero nel mio stesso paese.
Visita al duomo e alla Rinascente (c’è pure un kaiten-sushi!), poi al castello sforzesco… una giornata stupenda e calda… erano quasi 11 anni che non arrivavo a Milano e l’impressione è che Milano è proprio invecchiata di 11 anni! Nelle città nipponiche si nota principalmente un continuo ringiovanimento dei quartieri (nel bene e nel male, per carità), ma nelle città italiane sembrerebbe che prevalga l’invecchiamento. “Milano capitale europea”: ma è vero che il Pirellone è l’edificio più alto di Milano o sono io che sono rimasto nella preistoria? Avere grattacieli alti non significa per forza progresso o modernità ma Milano non sembra aver fatto praticamente nulla per almeno sembrare al passo dei tempi. Lascio Milano in treno (i treni che ho preso erano sempre in perfetto orario, puliti e in ordine… in questo l’Italia sembra aver fatto qualcosa) per ritornare in montagna, al fresco :-D

Per tornare in Giappone mio fratello nuovamente ci accompagna a Monaco di Baviera. A Bangkok abbiamo oltre 11 ore di permanenza e decidiamo di prendere un taxi e andare in centro per fare dello shopping. Visite ai templi le avevamo fatte due anni fa e quest’anno desideravamo fare con maggiore calma. Uscendo dall’aeroporto veniamo informati di fare attenzione per le strade perché “certe persone hanno creato certi problemi“. Arrivati in Giappone scopriremo dei disordini avvenuti proprio quel giorno per le strade della capitale tailandese… l’abbiamo scampata proprio?
Siamo andati ai grandi magazzini di Siam Paragon che proprio nulla hanno da invidiare a quelli che ho visto in Giappone, anzi! Oltre ai vari negozi di moda e accessori anche dei cinema, fitness center e acquario.

Viaggio in Italia 2008 L’interno del Siam Paragon a Bangkok
Sugli scaffali del centro commerciale noto l’abbondanza di prodotti giapponesi e ciò mi fa capire che il ritorno a casa è imminente. Noto poi che oltre ai prodotti sugli scaffali c’è anche una fiera dedicata ai cibi giapponesi.

Viaggio in Italia 2008 Japanese Food Fair

Qualche ora nel centro e una cena tailandese per poi prendere il taxi e rientrare all’aeroporto per le ultime spese. Noto che la percentuale di autovetture “Made in Japan” è altissima. La Toyota ne fa da assoluta padrone ma anche molte Honda viaggiano per le vie della capitale. Mi sembra di capire che gli aiuti umanitari del governo giapponese per la Tailandia siano stati non tanto aiuti umanitari ma freddi investimenti per il commercio futuro. Aiuti finanziari per piazzare enormi quantità di prodotti nipponici significa un enorme guadagno per Japan inc.
All’aeroporto passiamo i controlli e prima di andare al nostro gate prendiamo due lattine di coca-cola per un amico giapponese che ne fa collezione. Andando al gate ovviamente ce le prendono per motivi di sicurezza… le prendo e le butto nel cestino di fianco ai controllori… Di solito le bevande prese all’interno possono essere prese a bordo dell’aereo ma in questo caso non era possibile. In giappone, la commessa avrebbe chiesto se ero intenzionato a portare le lattine in aereo e se ciò non era consentito mi avrebbe fatto sapere e consigliato di non comprarle. Ma sono cose che succedono solo in Giappone purtroppo. Ricordo di aver preso una bottiglia di sake all’aeroporto del Kansai (Osaka); era consentito portarla in aereo ma la commessa mi chiede se dopo questo volo ne avevo un’altro. Confermo che arrivato a Roma dovevo prendere un altro aereo e la commessa mi avverte che molto probabilmente la bottiglia di sakè non potrà essere portata su tale aereo e mi consiglia di rinunciare all’acquisto. Onestà simile credo è impensabile in quasi tutti i paesi del mondo e la cosa mi ha piacevolmente stupito.
Arrivo a Osaka il 28 agosto, pochi giorni prima dell’inizio delle scuole. Anche per me il lavoro attende e arrivo solo ieri (23 settembre, compleanno di mia moglie) da un paio di settimane a Tokyo. Finalmente un po di tempo per scrivere questo breve post sulle mie vacanze italiane.

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