Sapporo, per pochi giorni in una delle città che amo

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Devo ammettere che è passato un bel po’ di tempo dal mio ultimo post e di ciò mi devo scusare. Ci eravamo lasciati che ero a Tokyo pronto per un paio di serate con amici per cercare di conoscere un po’ più da vicino la capitale nipponica. Un imprevisto mi ha fatto tornare in Italia immediatamente e il mio soggiorno a Tokyo finisce bruscamente.
Sono ritornato in Giappone il 10 maggio; veloce abbraccio con i bimbi e poi partenza per l’Hokkaido. Sono a Sapporo fino al 19 di maggio poi in aereo mi trasferirò a Nagoya per un’altra settimana prima di tornare a casa: la mia sempre adorata Osaka.
E’ la sesta volta che vengo a Sapporo, sempre per una settimana o poco più. Ci vengo sempre molto volentieri, tant’è che sarebbe una delle due città giapponesi in cui preferirei vivere se dovessi cambiare città (l’altra è Fukuoka).
Il volo Osaka-Sapporo è stato stupendo! Ho avuto modo di ammirare dall’alto diverse località in cui non sono mai stato. La rotta di volo passava per le coste occidentali del Giappone e la giornata di sole mi metteva voglia di essere su una di quelle spiagge che vedevo scorrere in basso. Ma probabilmente fa ancora troppo freddo… a Sapporo oggi ci sono 12 gradi.
Quest’anno soggiorno per la prima volta al Cross Hotel, un albergo nuovo (aperto nel luglio del 2007, stando alle parole della giovane ragazza dello staff che mi ha accompagnato in camera) e molto moderno. Mi sono trovato subito a mio agio grazie anche all’accoglienza di tre giovani ragazze alla reception gentilissime e veramente molto, ma molto carine :mrgreen:

E’ un albergo diverso dal solito (ce ne sono solo due in Giappone: uno a Sapporo e l’altro a Osaka), camere molto interessanti… nel senso che hanno una linea moderna e design moderno. Ho la camera al13-esimo piano e dalle finestre ho la torre di Sapporo in bella vista.

La torre di Sapporo vista dal mio bagno d'albergo Come vedo la torre di Sapporo comodamente dalla mia vasca da bagno.
camera del mio albergo a Sapporo due letti e quattro cuscini (uno spreco per chi è da solo :sad: )
telecomando del cesso nell'albergo a Sapporo il comando a distanza (rimovibile) del cesso… c’è proprio tutto da poter regolare a piacimento!

Una delle cose che maggiormente ammiro è il bagno relativamente grande senza la scomoda tendina da chiudere quando ci si fa la doccia. Si tratta infatti come di una grande “doccia” con una vasca da bagno in più. I saponi e shampoo sono al te verde (profumatissimi), il lavandino è trasparente, l’asciugacapelli si trova in un elegante sacchettino nero con il logo dell’albergo (una grande “X”). Tutto molto pulito, elegante (tutto sul nero/bianco) e comodo (specialmente la poltrona sulla quale sono seduto in questo preciso istante :mrgreen: ).
Ammiro molto il sistema TV messo a disposizione degli ospiti. Quasi 200 film a disposizione da poter vedere in qualsiasi momento, richiamabili a comando da un comodo menu diviso in categorie: film d’epoca, drama, varietà, film, film stranieri e categoria di film per adulti :oops: tutto compreso nel prezzo.

telecomando in albergo a Sapporo il telecomando per la TV in camera. Notate il pulsante giallo al centro a sinistra “enjoy” con la scritta laterale che dice “O-tanoshimi! Botan” (pulsante di divertimento). Inutile specificare a quale categoria porta :twisted:

Sapporo è la quinta città per numero della popolazione (quasi due milioni di abitanti) del Giappone ed è una città molto “nuova”! Sapporo ha solo 140 anni di storia ed è nata solo nel 1868 dopo la decisione del governo centrale di Tokyo di formare una nuova capitale amministrativa per l’isola di Hokkaido. Fino ad’allora il luogo in cui oggi si trova Sapporo era sede di alcuni villaggi degli Ainu, gli indigeni di Hokkaido. Il nome “Sapporo” deriva dalla lingua indigena degli Ainu e significa “grande fiume che passa per i piani“. Negli anni 1870 si chiese l’aiuto agli americani per lo sviluppo della nuova città, una città che si formò partendo dalla Odori Koen, un parco verde che tuttora esiste. Una città, dunque, in stile americano ad angoli retti e suddivisa in blocchi.
Grazie alla immigrazione in Hokkaido, Sapporo cresceva economicamente con risultati talmente soddisfacenti da far abolire la commissione per lo sviluppo della città già nel 1882.
Nel 2001 si completa il Sapporo Dome, stadio in cui si sono tenuti tre incontri di calcio nei mondiali nippo-coreani. Uno dei tre incontri ha visto l’Italia contro l’Ecuador. Credo che l’Italia sia particolarmente amata da queste parti. I ristoranti italiani non mancano e il campione mondiale per le pizze ha una pizzeria proprio qui a Sapporo che si chiama “Orizzonte” (Minami 2 Nishi 5 Bldg. piano terra, Chuo-ku, Sapporo, codice postale: 060-0062). Ci sono stato l’anno scorso e ho visto le foto con lo chef alla premiazione per miglior pizzaiolo del mondo. Ma i ristoranti italiani a Sapporo sono tanti… ne conosco altri ma ci vado molto raramente. A Sapporo bisogna per forza gustare le prelibatezze (che assolutamente non mancano) del posto. Primo fra tutti consiglio il Jingisukan, un barbecue con carne di agnello, e poi il miso-ramen (ramen con miso).

L’altro ieri ho avuto modo di gustare ottima cucina di Hokkaido assieme a colleghi di lavoro. Il fratello di una collega è chef in un ottimo ristorante a Sapporo. Eravamo in una decina… ovviamente ero l’unico occidentale, anche se ormai loro mi vedono psicologicamente più giapponese che non occidentale, o meglio dire, straniero. Questo mi ha aperto molti canali altrimenti chiusi e riservati… non so se è un bene (penso di si comunque) ma credo di riuscire a mantenere la mia identità (comunque pluri-culturale)… ma ciò non deve comunque per nessuno, a mio avviso, avvenire con forza. Ognuno di noi è diverso… è un individuo. Entrare a far parte di una nuova società non significa accettare o condividere i nuovi valori o ideali sempre e comunque; significa rispettare con umiltà idee diverse dalle proprie e guadagnarsi il rispetto altrui con serenità e soprattutto onestà.Troppo spesso incontro stranieri che “sbavano” dietro la cultura giapponese… e tra questi, chi si ferma in Giappone per questa sola ragione (cercando pure di essere più “giapponesi” dei giapponesi stessi), prima o poi si bruciano di certo. I casi che conosco non sono pochi, anzi… alcuni sono anche alquanto tragici.

Altri 4 giorni nella mia adorata Sapporo, domani sarò nuovamente, mio malgrado, in televisione… la scimmietta di turno per i loro programmi popolari della mattina :roll:

Torre di Sapporo Torre di Sapporo La torre di Sapporo vista questa sera.

Non mancherà di mangiare l’ottimo “kani”, che qui in Hokkaido è un “must”, prima di partire per Nagoya e l’ottimo salmone, di qui la gente di Hokkaido ne va matta… o almeno così dicono, sta di fatto che il salmone è tra i cibi maggiormente presenti nella dieta tradizionale di Hokkaido.

Sapporo Clock Tower Sapporo Clock Tower La Sapporo Clock Tower
Uno dei luoghi maggiormente visitati dai turisti.
Uno degli edifici più antichi di Sapporo. L’edificio fu costruito nel 1878 e l’orologio (che tuttora batte ogni ora) fu reso operativo nel 1881. Attualmente è un museo aperto al pubblico per soli 200 Yen.

Non mi resta che finire la birra che ritrae la “Sapporo Clock Tower” e la statua di William Smith Clark, primo vice-presidente del collegio agri-culturale di Sapporo.

Birra a Sapporo La mia sempre adorata birra con la statua di William Smith Clark… nello sfondo la torre di Sapporo

Se passate per Sapporo non dimenticate di passare per Susukino. E’ il quartiere per la vita notturna con discoteche, pub e locali per i salariman (soap-land, hostess bar e puttanai vari). Altri punti di interesse è la stazione centrale di Sapporo che ospita i grandi magazzini di Daimaru e la JR Tower che offre, oltre ai tantissimi negozi anche cinema, ristoranti e panoramica della città.

Per concludere desidero ringraziare la carissima Bunny-chan che dal suo blog sul Giappone ha deciso di premiarmi di un premio, il premio Dieci e lode che di certo non mi aspettavo. Il blog di Bunny è un blog pieno di informazioni, attualità e curiosità sul Giappone. L’autrice è un’esperta della cucina nipponica e sul suo blog si trovano fantastiche ricette. Da un blog così popolare e da una persona così esperta della cultura giapponese aspettarsi un premio, un elogio… una considerazione tale mi dà tantissima forza per continuare un progetto (questo blog) che spesso penso di abbandonare. Un Grazie con la “G” maiuscola per Bunny-chan per la fiducia data e per l’amicizia vera che riesce a darmi dopo tanti anni che ci conosciamo.

In vena di ringraziamenti aggiungo quelli per Kazu che sempre mi è vicina e che stranamente ama visitare questo mio blog amatoriale. Ti ringrazio pubblicamente per tutto il tuo supporto (sia in blog che nelle email private)… è stato veramente di gran aiuto, specialmente in questo periodo non tanto felice della mia vita.

Un grazie ancora per tutti coloro che hanno commentato i miei post durante la mia assenza. Non esitate a commentarli… anche negativamente! Ogni commento e/o critica aiuta a migliorare la mia “visione” sul Giappone.

Una settimana a Matsuyama

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Chi segue il blog saprà che viaggio relativamente spesso per il Giappone. Ultimamente ho passato una settimana nella città di Matsuyama, una città che si trova nell’ isola di Shikoku.
L’aeroporto non si trova lontano e in circa 30 minuti di autobus si arriva in centro.
Ci sono stato per una settimana e ho avuto modo di gustare la cucina locale che è molto buona. Chi va nello Shikoku deve per forza provare Udon  :grin:
Come spesso succede durante questi viaggi non riesco a vedere troppo della città ma in compenso ho la possibilità di conoscere molta gente, di parlarci e conoscere molte cose nuove e di vedere diversi locali la sera.
Come sempre faccio, cerco di conoscere le realtà delle persone che lavorano nel campo che meglio conosco e per la mia ricerca personale ho trovato diverse conferme su ciò che ho raccolto in questi ultimi anni di ricerca nel mondo lavorativo giapponese. Aspetto altre conferme (o smentite) e altri casi per poi sintetizzare i frutti della ricerca in un post futuro :roll:
Matsuyama significa letteralmente “pino” (matsu) e “montagna” (yama) e ha una popolazione di quasi 500.000 persone. Una città tranquilla con molto verde rispetto ad altre città che ho visitato. E’ la terza volta che ci sono andato e anche questa volta ho colto l’occasione per visitare uno dei più bei castelli del Giappone: il Masuyama-jo, castello di Matsuyama.

Matsuyama-jo - Castello di Matsuyama Matsuyama-jo - Castello di Matsuyama Matsuyama-jo - Castello di Matsuyama Matsuyama-jo - Castello di Matsuyama La nebbia al castello dà un’atmosfera tutta particolare… sembra di essere in un film

Il fondatore del castello di Matsuyama fu Yoshiakira Katoh che nacque nel 1563 nella prefettura di Aichi (vicino Nagoya). Nel 1635 il castello passò alla famiglia Matsudaira, e più precisamente al daimyo (lord feudale) Sadayuki Matsudaira. Matsudaira era un parente della famiglia Tokugawa (lo shogun) e durante la Restaurazione Meiji decise di sottomettersi all’autorità dell’imperatore. In questo modo si è evitato la distruzione del castello.

Il castello si trova sul monte Katsuyama a quota 132 metri ed è raggiungibile ovviamente a piedi ma anche con una funivia (500 yen per l’andata e ritorno) oppure con una seggiovia. Ci si arriva in pochissimi minuti.
La visita di quest’anno al castello di Matsuyama era di mattina, una mattina nuvolosa con leggera pioggia. A causa della pioggia la seggiovia non era in servizio e si poteva usare solo la funivia. Sette anni fa avevo scelto la funivia per la salita e la seggiovia per scendere; si trovano parallelamente a pochi metri di distanza.
Una bellissima esperienza che si rinnova dopo sette anni la visita al castello; a maggio cercherò di aggiungere una galleria fotografica del castello sul sito. Sono stato particolarmente fortunato perché i ciliegi erano in pieno splendore. Uno spettacolo!
Ad accompagnarmi c’era una ragazza italiana che è arrivata in Giappone per lavoro: la prima visita in Giappone. Spero che la visita al castello sotto la mia umile guida abbia contribuito a dare un’immagine positiva sulle bellezze presenti in Giappone.

Matsuyama-jo - Castello di Matsuyama Una vista dall’interno del castello. L’entrata è di 500 yen.

Quello che ho notato subito a Matsuyama è il distretto a luci rosse… non passa mai inosservato con tutti quei buttadentro presenti, tutte quelle ragazze che vanno al “lavoro” in prima serata… e quelle che salutano i clienti ininterrottamente durante la serata. Talvolta mi sembra di vivere letteralmente in un puttanaio e la cosa mi fa una certa tristezza. Se l’offerta rispecchia la domanda è ovvio che ci troviamo di fronte una cultura che accetta allegramente l’infedeltà e la prostituzione… prostituzione che prende diversi nomi (massaggi, delivery health, hostess bar che con un bonus fanno di tutto…) per far sembrare diversa la cosa ma sempre prostituzione è, sempre tutto ben mascherato e reso quindi legale.

Adesso sono a Tokyo e ci starò per due settimane ma per questo ci sarà un altro post :grin:

Oita tra lo shopping e i kabosu

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Dopo un paio di giorni di assenza rieccomi di ritorno. Sono stato 7 giorni a Oita, una cittadina di quasi 500.000 abitanti situata nella parte settentrionale dell’isola di Kyushu. E’ la quarta o quinta volta che visito questa città che trovo sempre molto tranquilla ed ospitale. Il modo migliore per arrivarci è comunque l’aereo anche se i collegamenti su rotaie sono molto buoni. E’ possibile infatti arrivare fino a Kokura (città di Kitakyushu) con lo shinkansen per poi cambiare e prendere la coincidenza per Oita (mi sembra per 2.500 Yen) con il treno Sonic della JR. Il Sonic (oppure il Nichirin Express) può essere preso anche da Fukuoka se arrivate nel Kyushu in aereo. Dall’aeroporto di Oita bisogna calcolare circa un’ora con l’autocorriera (1.500 yen) oppure 25 minuti usando il hovercraft (circa 3.000 Yen per sola andata) – (guarda il hovercraft dalla mappa di Google).

Oita - stazione dei treni e terminal delle autocorriere Stazione ferroviaria e terminal delle autocorriere
(per ingrandimento delle immagini cliccare)

Oita è particolarmente visitata da turisti per le terme, tra cui le più famose si trovano a Beppu, piccola località vicina ad Oita. Prendendo l’autobus per andare dall’aeroporto a Oita ho notato che si è praticamente svuotato a Beppu. :grin:
Appena arrivati alla stazione centrale di Oita si possono vedere intorno alla piazza gli svariati negozi, ristoranti, l’immancabile Pachinko e a poca distanza l’inizio della grande zona commerciale.

oita - Albergo comodo L’albergo “Comodo” in cui ho alloggiato.
Come potete immaginare, la ricezione TV era ottima
:mrgreen: Oita - statua di Otomo Sorin La statua dedicata a Otomo Sorin (monumento Jingujiura nanban boeki)

La città di Oita è capitale della regione da ormai 1300 anni e ricordi storici si possono ammirare in varie parti della città. Otomo Sorin è una delle figure più importanti della città. Daimyo del dominio Funai, Sorin pare abbia incontrato personalmente Francis Xavier e si sia convertito al cristianesimo.
Al giorno d’oggi del castello di Funai (costruito circa 400 anni fa da Naotaka Fukuhara) rimangono solo le rovine… o meglio, ci sono le mura con le torri e all’interno ci hanno costruito un edificio orrendo (Bunka Kaikan – centro culturale).

Oita - rovine del castello di Funai Alle rovine del castello Funai

Ho trovato il mangiare particolarmente buono. Con degli amici giapponesi mi sono recato in un izakaya (ce ne sono 7 della stessa catena a Oita) molto popolare e dove i costi sono veramente contenuti. Particolarmente interessante è e rimane sempre provare la cucina locale. Ho provato la Dangojiru, una specie di zuppa con carote, cipolle e lunghissimi “noodles”.

Oita - ristorante Questo si trova nelle vicinanze della stazione centrale

In generale Oita non ha molti posti da visitare e questo magari favorisce chi ci va per le terme. Per la vita notturna Oita non fa eccezione con le altre città giapponesi. Il distretto a luci rosse è ben popolato da gruppi di uomini pronti per andare al sanji-kai. La zona è fornita da ristoranti, pub, locali per massaggi (ovviamente particolari), karaoke e bar con intrattenitrici. Decisamente tanti i “buttadentro” che ho incontrato anche questa volta. Mi chiedo proprio come fanno ad assumere tanto personale.

Oita - negozio Kitty Land Non manca un negozio dedicato a Hello Kitty

Oita conta quattro distretti principali per lo shopping, due dei quali sono sotto i propri shotengai (gallerie): Galleria Takemachi (che all’interno ospita un modello della “Santa Maria”), Funai Gobangai (anche chiamata “Musical Street” dagli stranieri residenti a Oita), Centoporta (parte dalla stazione) e San-San Do-ri (con le sculture in pietra raffiguranti animali). Alle ore 10 e alle 12 (ma credo anche alla sera) una musichetta indica l’apertura dei negozi, il mezzogiorno e la chiusura. Il Grande Magazzino (depaato) più noto a Oita è senza dubbio il Tokiwa che si trova nella Chuo-Dori tra la San-San Dori, Galleria Takemachi e Centoporta. Da notare come due delle zone commerciali hanno un qualcosa di italiano.

Oita - vista panoramica Vista panoramica dai Grandi Magazzini di Tokiwa. Da questa foto la città non appare particolarmente bella.
Oita - chuo-dori La Chuo-dori, in fondo a destra si trova la stazione centrale.
Sul lato destra si può vedere l’entrata della zona commerciale di “Galleria Takemachi” mentre sulla sinistra si nota il Tokiwa.

Oita - entrata nella zona shopping L’entrata di Centporta (Centoporta) vicino alla stazione

Come spesso faccio durante i miei viaggi in Giappone, prima di tornare a Osaka mi fermo a comprare alcuni ricordi tipici del luogo. I kabosu (Citrus sphaerocarpa), un agrume, è un prodotto tipico di Oita e viene usato come condimento sia per insalate che per pesce e sashimi oppure anche nel dare un sapore diverso al shochu. Ovviamente, essendo un prodotto così tipico per Oita, anche altri prodotti vengono confezionati con questo agrume. Importato dalla Cina durante il periodo Edo (Edo jidai 1603-1868), al giorno d’oggi viene usato anche per creare degli ottimi dolci, essenze per il bagno (ofuro) e liquori.

Oita - prodotti kabosu un succo di kabosu assieme a dei dolci
Oita - prodotti kabosu un liquore al kabosu
Oita - prodotti kabosu Oita - prodotti kabosu Dei dango e altri dolci al gusto kabosu
Oita - prodotti kabosu E questi li ho provati ieri nell’ ofuro.

Insomma, ho passato una bella settimana a Oita anche se in questi giorni faceva ancora abbastanza freddo. Se siete già stati in Giappone e volete vedere anche il Kyushu consiglio vivamente una visita a Oita, pernottando magari nella vicina Beppu per un rilassante Onsen (bagno termale).
Altre città nel Kyushu che meritano una visita sono sicuramente Fukuoka (fermata Hakata se ci andate in Shinkansen), Kumamoto e Kagoshima.

Oita - rovine del castello di Funai Per finire l’immagine specchiata nell’acqua di una delle torri delle rovine del castello Funai.

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