Quando i musi gialli giapponesi sono in realtà bianchi che più bianchi non si può

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Molti blog italiani sul Giappone hanno riportato la vicenda che vede protagonista un noto quotidiano italiano e in particolar modo l’articolo apparso poi anche on-line: “il Giornale.it” che ha come direttore responsabile Mario Giordano.
La notizia riportata riguarda un premio attribuito a stranieri da parte del Giappone: “il Gran cordone dell’Ordine del sol levante“. Il beneficiario in questo premio è un italiano e il titolo della notizia è “Lambertow premiato dai giapponesi“; e fin qui niente di particolare ma basta leggere la prima riga per capire il perché di tanti risentimenti da parte degli amanti del Giappone presenti in Italia.
riporto parte della notizia:

Lambertow fa incetta di consensi tra i musi gialli giapponesi. Va infatti a Lamberto Dini (nella foto) un premio che Tokyo riserva ai cittadini stranieri: il Gran cordone dell’Ordine del sol levante. La cerimonia di consegna si svolgerà il 10 giugno nella residenza dell’ambasciatore giapponese in Italia Hirosyasu Ando. I meriti di Dini? «Il consolidamento delle relazioni bilaterali tra Giappone e Italia impegnandosi, durante il suo mandato al ministero degli esteri, alla realizzazione di eventi culturali tra 2001-2002».

consensi tra i musi gialli giapponesi“, i giapponesi vengono semplicemente definiti dei musi gialli da un noto quotidiano a tiratura nazionale? Personalmente non credo all’intento razziale da parte dell’ignoto giornalista, tanto meno credo a voluta discriminazione… è semplicemente impensabile che un giornalista de “il Giornale” possa essere razzista o uno che discrimina cittadini di altri paesi. Sicuramente non è una persona stupida… anzi suppongo si tratti di una persona intelligente con un certo bagaglio culturale alle spalle! E come farebbe a diventare giornalista di un quotidiano a tiratura nazionale? Ma allora mi chiedo: come fa una persona intelligente, acculturata e in una posizione responsabile quale dare informazione ad una vasta massa di lettori a definire “musi gialli” il popolo giapponese? Ripeto, secondo me non era volutamente razziale o discriminatorio e quindi sotto questo punto di vista gliela do pure buona ma… e i ma sono due:

  1. il giornalista, che si suppone abbia un certo livello di studio alle sue spalle nonché un certo bagaglio culturale che gli permetta di fare la professione che fa, come può non essere a conoscenza delle connotazioni negative, razziali e discriminatorie di ciò che ha scritto? Questo non è assolutamente perdonabile, una leggerezza che un giornalista di tale statura non può assolutamente permettersi.
  2. “musi gialli” anche nel miglior dei casi risulta comunque in un certo modo ridicolizzare i giapponesi (o la razza asiatica)… cosa che “volendo” si può anche fare in certi casi particolari… MA (il “ma” tutto in maiuscolo) che bisogno c’era di ridicolizzare un popolo che ha premiato un proprio concittadino? Il Giappone premia uno di noi italiani e noi li ringraziamo con un’offesa del tutto gratuita?

L’ambasciata giapponese non ha resistito e ha prontamente chiesto delle spiegazioni al “il Giornale” in una lettera poi apparsa anche online sul sito dell’ambasciata.
Ne riporto una parte:

Egregio Direttore,

ci riferiamo all’articolo apparso sul Vostro giornale il 30 aprile a p. 16, intitolato “Lambertow premiato dai giapponesi”. Nel medesimo si legge “Lambertow fa incetta di consensi tra i musi gialli giapponesi”.

E’ ben accetta l’attenzione prestata alla notizia del conferimento dell’onorificenza al Senatore Dini da parte del Giappone. Tuttavia, riteniamo che l’espressione utilizzata per identificarci, ossia “musi gialli”, abbia una connotazione dispregiativa e molto negativa. Segnaliamo che l’espressione non sarebbe neppure necessaria nel contesto, quindi il suo utilizzo è totalmente gratuito. Inoltre, tale espressione così grossolana non ci sembra consona né all’altezza di un giornale come il Vostro, a tiratura nazionale e con una sua tradizione nel giornalismo italiano.

Pertanto, richiediamo quanto prima una spiegazione a scopo di rettifica sull’espressione “musi gialli giapponesi” come apparsa sul Vostro giornale.

Vediamo come e se ci sarà una risposta da parte del quotidiano… ad oggi non ho ancora avuto notizia.
Resta comunque triste il fatto che un premio inteso anche per il miglioramento dei rapporti diplomatici tra il Giappone e altri Paesi venga riportato in questo modo e che debba quindi arrivare all’attenzione dell’ambasciata giapponese.
I rapporti diplomatici con il Giappone non sono mai stati migliori, non siamo in guerra da oltre 60 anni (e quando lo eravamo i giapponesi erano nostri alleati!)ma ci pensano persone che hanno anche certe responsabilità a peggiorare ciò che di buono si è costruito. Dini lo fa e il giornalista intelligente lo distrugge, il tutto senza alcun motivo apparente.
Ironia della sorte il motivo del premio era “Il consolidamento delle relazioni bilaterali tra Giappone e Italia…“, che il giornalista si aspetti un premio simile per “Il PEGGIORAMENTO delle relazioni bilaterali tra Giappone e Italia“? I premi si danno per meriti e un buon posto di lavoro si potrebbe anche perdere…
Oggi torno da un soggiorno a Sapporo e un altro a Hiroshima e decido di controllare di persona la veridicità sul fatto, o presunto tale, che i giapponesi siano dei “musi gialli”. Da oltre 11 anni di permanenza in Giappone mi sono sempre chiesto sul perché di tale aggettivo. Non mi pare abbiano la pelle gialla e con il tempo non ho più dato importanza alla cosa ma oggi ho voluto approfondire la cosa di persona. Sono arrivato alla conclusione (supportata da inequivocabile prova fotografica!) che i giapponesi hanno il “muso” bianco… ma non bianco come uno nostro, italiano! Sono ancora più bianchi!

musi gialli giapponesi

più bianchi di così… 😈

Arrivato a Osaka noto come oltre la metà dei passeggeri nei treni portano la mascherina BIANCA  😀   (ad occhio e croce un buon 70%) per difendersi dal virus H1N1 (238 casi mentre scrivo). In effetti tutte le scuole delle prefetture di Osaka e Hyogo sono chiuse fino lunedì (causando non pochi problemi per le mamme che lavorano) a causa dei contagi specialmente tra gli studenti. Nonostante le vacanze forzate i parchi sono praticamente vuoti e non si trovano bambini che vi giocano. “la maestra si è arrabbiata con dei bambini che giocavano al parco e li ha mandati a casa” afferma mia figlia che adesso frequenta la terza elementare. Grande allarme e calma solo apparente nonostante notizie che affermano il contrario. Lo noto nei bar e per le strade… gente che non parla d’altro che non dell’influenza H1N1. Le mascherine non si trovano più… impossibile trovarle. Le ho cercate in numerosi negozi e farmacia… niente da fare e i commercianti sono visibilmente stufi di sentirsi chiedere se ce ne sono ancora. Mia moglie ha prenotato alcune decine di mascherine di scorta; non appena arrivano saremo maggiormente al sicuro  😀
Nei negozi il personale è costretto ad usare la mascherina, il personale dei ristoranti e dei bar pure. Mi pare comunque strano che le mascherine siano andate a ruba e che non ci siano scorte sufficienti per la richiesta della gente. Un Giappone così sicuro ed attento alla salute non riesce a fornire le mascherine? O forse le scorte che uno cerca di fare è talmente esagerata da svuotare le scorte che comunque dovrebbero essere più che sufficienti per ogni evenienza?

Se volete scrivere al quotidiano una protesta scrivete a E-MAIL: redazione.web@ilgiornale.it (Direttore responsabile Mario Giordano direttoreweb@ilgiornale.it)

ad aprile non deve mancare: il Miyako Odori nella Gion di Kyoto

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Dopo la parentesi del guest post rieccomi per raccontarvi brevemente della 137-esima edizione del Miyako Odori che si svolge fino alla fine del mese al Gionkobu Kaburenjo, il teatro costruito appositamente per la rappresentazione del Miyako Odori. Dovrebbe, se non sbaglio, essere la mia settima visita alla “danza dei ciliegi” e come ogni anno lo spettacolo non mi delude, anzi. Ne avevo parlato qua (2007) e qua (2008).

l’entrata della via che porta al teatro

Anche quest’anno ci sono andato da solo cosi posso muovermi meglio 😀  Da Osaka uso prendere la linea Hankyu che parte da Umeda per arrivare alla stazione finale di Kawaramachi ma è possibile usare anche la linea Keian che parte dalla stazione di Yodoyabashi. Da Kawaramachi la strada è breve… una decina di minuti durante i quali si può vedere la sempre presente massa di gente. Come gli altri anni ripiego per una piccola stradina laterale per ritirare il mio biglietto dalla solita signora. La cosa che mi affascina è proprio il trovarmi nel centro di Gion, in una casa tipica e parlando con una signora in kimono che non finisce di ringraziare e di inchinarsi (anche se questi continui ringraziamenti mi mettono leggermente a disagio).

questo lampione attira la mia attenzione praticamente ogni anno

  entrando per la stradina che porta al teatro, sulla sinistra si trova il Kentos di cui vi ho scritto poco tempo addietro

Quattro spettacoli giornalieri, io ho scelto quello che si svolge dalle ore 14:00. Tanta gente e corriere parcheggiate sul piazzale di fronte al teatro Kaburenjo di Gion. Inutile sottolineare che la stragrande maggioranza era composta da anziani. I posti sono riservati quindi ognuno ha il suo posto assicurato ma pare che le vecchiette presenti quel giorno non se lo ricordassero! Una fretta di entrare non appena hanno aperto, paura di essere sorpassate… eppure si era in abbondante anticipo. Alcune vecchiette veramente scortesi avrebbero meritato qualche piccola lezione di educazione. Sarà stato un caso ma non ricordo che negli altri anni era così.
Con un piccolo sovrapprezzo si può assistere alla cerimonia del te’.

una buona occasione da non perdere

è possibile fotografare la maiko alla cerimonia del te

Bisogna ovviamente fare la coda ma si può poi vedere una maiko preparare il macha gustandone il sapore assieme ad un pasticcino (manju) e il piattino è un souvenir che si può portare a casa. A casa ne ho non pochi ormai  😛

i ciliegi erano in piena fioritura

l’interno del teatro prima dello spettacolo

E’ concesso di fotografare l’interno del teatro prima dell’inizio. Sulla sinistra ci saranno le giovani maiko con il flauto e i tamburi mentre sulla destra ci saranno le anziane che accompagnano lo spettacolo con lo shamisen e il canto.

poster che pubblicizzano il Kyo Odori e il Miyako Odori

Il tema dell’anno scorso era incentrato su luoghi nel centro di Kyoto per commemorare il millesimo anniversario del Genji Monogatari. Il tema di quest’anno si incentra su luoghi a nord, sud, est e ovest del centro di Kyoto rappresentando le stagioni. Ulteriori informazioni e approfondimenti sull’edizione Miyako Odori si possono trovare in questo completissimo post. In fondo al post un piccolo video dello spettacolo… è fatto con una macchina fotografica digitale quindi la qualità non è buona… inoltre il video si interrompe quando poi mi hanno beccato  😀

Lo spettacolo termina alle 15 in punto e la giornata era splendida. Decido di vedere i luoghi adiacenti e di fare qualche foto ai ciliegi in fiore.

souvenir particolari 😛

Arrivo alla pagoda di Yasaka e poi al Ryozen Kwannon, una grande statua in calcestruzzo raffigurante il bodhisattva Avalokitesvara alta 24 metri con un peso di 500 tonnellate. Eretto nel 1955 in commemorazione per quei giapponesi che si sono sacrificati durante la seconda guerra mondiale.

Ryozen Kwannon a Kyoto

non mancano i ciliegi in fiore

Non può mancare una visita al Maruyama Koen. Il Maruyama Koen si trova subito poco sopra il Yasaka Jinja ed è particolarmente famoso per il shidarezakura, un tipo di ciliegio piangente.

il simbolo centrale del parco

Per altre immagini di ciliegi in fiore clicca qui.
Un post un po’ corto giusto per rifarmi vivo dopo diverso tempo ormai… il prossimo post forse da Sapporo 😀


Guest post: Soggiornare in una casa giapponese

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Il post di oggi è del tutto particolare perché si tratta di un guest post. Questo guest post è stato scritto da Davide, il blogger di Giappone-Italia.com. Davide lavora al suo blog praticamente ogni giorno riportando post di interesse generale.
Il post è incentrato sul soggiorno in una casa giapponese. Chi di voi che in passato ha soggiornato in una casa giapponese può commentare o aggiungere informazioni semplicemente commentando questo post.

Soggiornare in una casa giapponese

Se siete stati invitati a cena da una famiglia giapponese, al vostro arrivo dovreste far loro un piccolo dono; infatti l’intera famiglia verrà alla porta ad accogliervi.

Sicuramente prima di entrare noterete che le ciabatte sono riposte in ordine, perciò ricordatevi di togliere le scarpe prima di entrare. Infatti, in casa i giapponesi non portano le scarpe che usano fuori. In questo modo non solo le case si mantengono più pulite, ma si evita anche di danneggiare con le scarpe la massiccia e pesante stuoia di paglia (tatami) usata in quasi tutte le case giapponesi.

Così prima di entrare in casa si tolgono le scarpe e le si lascia nel genkan (veranda).

Dopodiché, prima di cena agli ospiti vengono offerti dei dolcetti, ma prima di assaggiare queste squisitezze dovrete rinfrescarvi con un apposito asciugamano umido e freddo che la padrona di casa vi porge. L’asciugamano si chiama “Oshibori” e significa letteralmente (spremuto).

D’inverno vengono dati agli ospiti asciugamani caldissimi, quindi attenzione.
Prima di cenare la padrona di casa vi annuncerà che tra non molto si andrà a tavola, ma attenti, potrebbe chiedervi se volete fare prima il bagno.

No, ovviamente non perché pensi che ne abbiate bisogno, ma perché i giapponesi trovano molto rilassante un bagno caldo prima di cena.

Di solito l’ospite è invitato ad entrare per primo nella vasca.
Ma se non vi va di fare il bagno prima di cena?

Qualsiasi cosa scegliate, non preoccupatevi. Nel caso in cui non abbiate intenzione di farvi un bagno, almeno date un’occhiata all’ofuro (la vasca da bagno).

Poi, che altro dire… Il bagno giapponese è molto diverso da quello occidentale. Principalmente prima di immergervi nell’acqua calda ci si lava col sapone e ci si sciacqua.

In questo modo l’intera famiglia usa la stessa acqua, limitando maggiori spese e sprechi.
Finalmente si mangia. A tavola noterete un sacco di pietanze dalla disposizione molto curata e artistica. In Giappone l’aspetto estetico è importante, quasi quanto l’aroma e il sapore.

I bocconcini di diversi colori squisitamente disposti sul vassoio di lacca nera sono il piatto preferito dai giapponesi, il sushi.
Ciascun pezzo è formato da un mucchietto di riso ben sistemato con un pò di zucchero e di aceto e con sopra un pezzetto rosso o bianco di tonno crudo di altri pesci prelibati.

Al termine della cena, mentre si chiacchiera viene servito il tè verde. Ora potrebbe insorgere qualche problema, ma non per il tè. Piuttosto, di cosa parlare con i giapponesi?

Ebbene, i giaponesi sono realmente interessati a voi, sicuramente vorranno sapere cosa pensate del loro Paese, della cena e del cibo in generale.

Se mostrate interesse alla loro cultura e imparate davanti ai loro occhi a dire qualche parola in giapponese ne rimarranno estasiati.

La padrona di casa potrebbe dirvi: “O-kuchi ni awanakute gomen nasai”, che vuol dire: “Mi dispiace che la cena non sia stata di vostro gradimento”. Tuttavia vuole solo sapere se la cena vi è piaciuta.
Quindi potrete rispondergli: “Oishikatta desu” (Era squisita)

Ora non resta che salutare questa famiglia e ringraziarla per la sua gentilezza. Nella veranda ci infiliamo le scarpe e la padrona di casa ci fa un profondo inchino appoggiando le mani e le ginocchia a terra, toccando quasi il pavimento con la fronte.

La serata è finita, ma certamente sarà stata molto piacevole, un’esperienza che difficilmente scorderete. Nella vostra testa penserete a tante cose, e sicuramente avrete apprezzato la cura ed il tempo che la famiglia avrà impiegato per far sì che vi trovaste a vostro agio.

E con questo è tutto. Questo Paese ha ancora tanto da offrire secondo il mio punto di vista. Non ha uguali, e non per niente è “il Paese del Sol Levante”.

Un viaggio a Himeji e dintorni

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engyojihimeji1Lunedì scorso 23 marzo ho fatto un viaggetto a Himeji per vedere un tempio che desideravo visitare da diverso tempo ormai. Per la fioritura dei ciliegi ero purtroppo in anticipo ma se non ci andavo questa settimana poi questa primavera non ci andavo più per mancanza di tempo. a Himeji ci sono stato diverse volte, sempre per vedere il castello (galleria fotografica del castello (breve storia sul castello) e poi ritorno a Osaka nella stessa giornata. Questa volta invece ci sono andato da solo e ci sono rimasto per due giorni.

Arrivo a Himeji con la linea Hanshin che parte da Umeda (Osaka) verso le 13:30, tempo per cercare un albergo (ma sapevo già dove cercarlo) e vedere alcuni amici per poi andare a visitare il castello che non si trova molto distante dalla stazione dei treni. Di fatto la linea Hanshin, una volta arrivata a Himeji, cambia nome in linea Sanyo… lavorano insieme per ricoprire alcune tratte. Sanyo è anche il nome dei grandi magazzini situati proprio alla stazione stessa. Il caso voleva che ai grandi magazzini di Sanyo c’era una fiera italiana!

A pochi metri dalla stazione Sanyo c’è anche la stazione JR (sia la linea normale che quella dello Shinkansen) molto comoda per chi usa il JR Pass e la stazione principale delle corriere.

La giornata non era molto bella e il castello me lo vedo solo dall’esterno… dopo tutto ci ero entrato già altre volte e comunque era la giornata successiva che mi interessava in particolar modo.

Himeji, che ha una popolazione di circa 530.000 abitanti, fa parte della prefettura di Hyogo e dopo il grande terremoto del Kanto del 1923 il governo giapponese considerava di spostare la capitale da Tokyo proprio a Himeji. I punti di interesse sono appunto il castello che è uno “dei tre grandi” castelli del Giappone e quello anche maggiormente visitato. Altri punti di interesse turistico possono essere il Himeji Central Park, il Himeji City Tegarayama Botanical Garden e il giardini Koko-en.

La mia visita a Himeji era dovuta ad un’altra attrazione del posto e come detto sopra, erano mesi che cercavo di trovare un paio di giorni liberi.
Un tempio, il Engyoji che si trova su una piccola montagna che si chiama Monte Shosha è molto frequentato da pellegrini della regione. Questi visitano il tempio tutto l’anno e non mancavano neppure durante la mia giornata al Engyo-ji. Il tempio (guarda la galleria fotografica) si trova sul monte Shosha ed è raggiungibile tramite una piccola cabinovia.

vista dalla stazione a valle

La visita al tempio può tranquillamente essere associata alla visita del castello; in una giornata si può fare con una certa tranquillità. Il modo migliore per arrivare alla cabinovia è di prendere il Shinko-bus dalla stazione di Himeji (una corsa costa 260 Yen). Si tratta della linea 8 e si scende al capolinea che si raggiunge in circa 30 minuti. L’andata e ritorno della cabinovia costa 900 Yen per gli adulti. La cabinovia parte ogni 15 minuti e la corsa dura solo 4 minuti. In inglese la cabinovia si chiama Mt. Shosha Ropeway (HP ufficiale) e durante la corsa una persona dello staff dà informazioni sul monte e sulla città di Himeji.

Una volta arrivati in cima c’è la possibilità di visitare il tempio usando una piccola corriera. Il luogo è abbastanza vasto ma credo che andando a piedi (come la stragrande maggioranza) sia meglio. All’entrata (300 Yen) si riceve una comoda cartina del luogo. Si arriva al Niomon (entrata principale) in circa 15 minuti di salita a piedi. La via è capeggiata da decine e decine di Buddha in bronzo ed è possibile vedere uno splendido panorama sulla città di Himeji.

uno dei tanti Buddha che si possono vedere prima di arrivare al Niomon

un buddha su una tartaruga?

panorama su Himeji dal Shoshazan (monte Shosha)

Il Niomon è stato ricostruito nel 1665 ed è l’entrata principale per il tempio Engyo-ji. Il suolo all’interno di quest’entrata è considerato sacro. Il tempio stesso è stato fondato oltre 1000 anni fa (A.D. 966) da Shoku Shonin. Engyoji è considerato un tempio prestigioso della setta Tendai.

una mappa della zona illustra i vari edifici del tempio

Altri 15 minuti circa di camminata per arrivare all’edificio principale del tempio Maniden, un grande edificio in legno costruito su alte travi. Dedicato alla Dea della Misericordia questo edificio è stato ricostruito nel 1932 dopo un incendio avvenuto nel 1921. La figura principale del Maniden, assieme ai quattro guardiani, può essere vista solo una volta all’anno, il 18 gennaio.

Padiglione Maniden

l’interno del padiglione

vista dal Maniden

All’interno del padiglione è possibile acquistare amuleti (o-mamori) e guide del tempio. E’ inoltre possibile avere un timbro che attesti la visita al Maniden 😀
Il monaco presente alla cassa era simpaticissimo e quandop gli ho risposto che ero italiano mi ha risposto “buon giorno ka” 😛

A questo punto si è visto la parte principale del tempio ma altri padiglioni sono presenti nell’area… una foresta abbastanza fitta ma le vie sono facilmente percorribili e quindi decido di continuare il giro e mi dirigo verso il Daikodo.

di fianco al Maniden

Al Daikodo si trovano altri padiglioni: il Jikido (al secondo piano si trovano i tesori del tempio) che serviva come luogo di insegnamento per i giovani monaci e il Jogyodo. Di fianco poi ci sono le tombe della famiglia Honda (daimyo a Himeji). Questo luogo è famoso anche perché nel 2003 sono state girate delle scene di “L’ ultimo samurai” con Tom Cruise e Ken Watanabe.

il Daikodo

“pozzanghera” di fianco al Daikodo

Proprio di fianco al grande auditorium Daikodo si trova questo laghetto, o meglio dire pozzanghera, al quale è annessa una leggenda. Non ricordo bene cosa dicesse ma pare che un monaco appena svegliato vide tutti gli altri che ridevano di lui e lo fissavano. Andò alla pozzanghera per specchiarsi e non so bene cosa vide ma da lì scoppiò una lite e il tempio andò in fiamme.
Passando per un sentiero alquanto stretto si può arrivare al Hakusangongen. Ovviamente qui ero l’unico visitatore; la maggior parte dei visitatori si fermano al Maniden e solo pochi arrivano fino al Daikodo o poco più avanti per vedere altri padiglioni del tempio. il Hakusangongen è accessibile, a quanto mi è parso di provare, solo tramite un piccolo sentierino in mezzo alla foresta.

bisogna passare per questo sentiero

Si dice che il Hakusangongen sia il terzo posto più beneaugurale per Shoku Shonin dopo il maniden e il Daikodo. E’ qui infatti che Shoku Shonin si allenava e dove ha acquisito poteri sovrumani.

Hakusangongen

Altri edifici del tempio si possono ancora vedere continuando la camminata come ad esempio il Kongodo dove abitava Shoku Shonin e dove gli è stato insegnato un modo segreto per comunicare con il Buddha. Il Shoro, ovvero la torre della campana, è una delle più antiche del Giappone e si trova vicino ad uno stupendo posto per ammirare il panorama sulla città sottostante. Anche le tombe dei Matsudaira sono in questa area.

Mi accingo per ritornare alla cabinovia facendo alcune riflessioni su quanto avevo appena visto. Nonostante l’importanza del tempio mi è sembrato di vedere come un certo grado di degrado faccia da padrone nell’intera area. Molto viene lasciato lì com’è… delle mura cadute, dei tetti visibilmente in pessimo stato e i sentieri decisamente poco curati. Certo, il tempio non attira quanto attira invece per esempio il Kinkaku-ji (padiglione d’oro a Kyoto) dove ogni singolo granello di sabbia è al suo posto, e quindi sicuramente mancheranno i fondi per mantenere in modo decoroso l’intera area del tempio. Da una parte però il tutto sembra maggiormente genuino e “vero” e si respira effettivamente un’aria tranquilla… un’aria che al Kinkaku-ji è più difficile trovare… un po’ per la folla, un po’ per gli studenti a caccia di gaijin per fare domande in pessimo inglese e un po’ per la troppa perfezione nei singoli particolari (e aggiungo solo i pali di bamboo in plastica, i pali di legno in plastica… perfettamente diritti ;-P ).

mi ha incuriosito questo tipo di pulizie 😛

Nei pressi della cabinovia

Scendo con la cabinovia, prendo l’autobus ed esco in prossimità del castello di Himeji. La giornata era bella e speravo di fare alcune belle fotografie. A partire dal 4 aprile, se non erro, si potrà cominciare ad ammirare i fiori di ciliegio anche di sera in compagna di esibizioni di taiko (tamburi), il tutto in uno splendido “Light Up” del castello.

Il castello di Himeji

Un piccolo tour virtuale nel corridoio delle mura può essere visto in questo piccolo video:


lungo il corridoio delle mura esterne del castello

Finisce così la mia visita a Himeji… un paio di ore di camminata in montagna e un’ulteriore visita al castello di Himeji. Per tornare a Osaka ci metterò circa un’ora e mezza di treno usando la linea Hanshin e poi un’altra oretta con la metropolitana fino a casa. E’ possibile vedere il ponte Akashi-Kaikyo di cui vi avevo scritto nel mio post precedente dal treno 😀

il ponte Akashi-Kaikyo visto dal treno

Il tempio è decisamente degno di essere considerato se siete in zona. anche facendo base a Osaka e partendo la mattina sul presto il tempio e il castello può essere visto… ricordate che il castello di Himeji chiude alle 16:00.

Breve ma intensa vacanza sull’isola di Awaji, l’isola delle cipolle

viaggi 12 Commenti »

Il mese di febbraio è stato un mese praticamente di vacanza e di preparativi per la “stagione lavorativa” che adesso poi mi aspetta. Ma prima di continuare a parlare del mese di febbraio volevo farvi partecipi di una piccola vacanza che ho fatto con la mia famiglia a gennaio. Penso possa essere una bella idea viaggio se qualcuno decide di passare qualche giorno nel Kansai.

Un post fotografico per rendervi maggiormente partecipi alle immagini che ho avuto modo di vedere.

Di fatto si tratta della seconda mini-vacanza che facciamo sull’isola di Awaji che si trova non tanto distante da Osaka. Avevamo deciso di prendere una camera d’albergo per una notte in modo da poter fare tutto con calma. Ci siamo andati in macchina passando per ponte di Akashi-Kaikyo, il ponte sospeso più lungo del mondo. È alto 282,8 m e lungo 3.911 metri. La sua campata principale è lunga ben 1.991 metri.

Ancora 90 chilometri circa

Passare per questo ponte è veramente un’esperienza, sembra che non finisca mai… si vede il mare sotto e l’isola di Awaji davanti avvicinarsi lentamente. In caso di vento forte pare che il ponte venga chiuso al traffico per ovvi motivi.
Arrivati sull’isola ci si può fermare ad un’area di servizio per vedere il panorama sul ponte. L’area di servizio offre quello che offrono le aree di servizio in generale; da bere e da mangiare, dei souvenir e curiosità varie. I soliti dolciumi con l’immagine del ponte non mancano  😛

un modello in scala delle “corde” che sollevano il ponte

gruppo di amici in posa per foto ricordo

nonostante il freddo di gennaio i fiori non devono mancare

Ci fermiamo poco, giusto per ammirare il panorama e fare qualche foto. C’era molto vento e faceva abbastanza freddo quel giorno. Nella tabella di marcia?ci stava il tako senbei no sato, una specie di supermercato in cui vendono dei senbei (tipo di cracker giapponesi) del luogo… diversi gusti, tutti da poter provare. Abbastanza enorme, il supermercato attira molta gente ed è famoso in tutta la regione. I clienti vengono invitati a provare i vari gusti di senbei e viene offerto caffè e te gratuitamente. Le confezioni costano sulle 500 yen e con  una spesa di 1000 yen un piccolo omaggio.

Il supermercato dei senbei come si presentava quel giorno

Abbiamo fatto buone compere 😀 di senbei ne avremo ancora per altri 4 mesi almeno… quelli miei preferiti erano comunque quelli al gusto di wasabi.
Poco distante dal tako senbei no sato si possono acquistare delle cipolle che a dire che sono esteticamente perfette sarebbe un complimento troppo banale. L’isola di Awaji è conosciuta anche come isola delle cipolle per la qualità superiore presente. Sono quelle cose che bisogna comprare assolutamente se ci si trova sull’isola di Awaji e noi, avendo la macchina, non abbiamo certo esitato. Belle grandi, rotonde e lucenti! Tutte perfette! Ne abbiamo prese diversi chili, specialmente di quelle leggermente dolci che vanno benissimo per il tenpura. Una specie di supermercato anche questo che oltre alle cipolle offre altri prodotti agricoli della zona e i soliti souvenir. Dolci al gusto di cipolla, pasticcini al gusto cipolla, zuppe e brodi al gusto di cipolla, caramelle al gusto di cipolla… insomma, a forza di cipolle ci veniva quasi da piangere (scusate la stupida battuta). Comunque, oltre alle cipolle, importanza anche alle patate, specialmente le Satsuma-imo, le patate dolci con la buccia viola, tanto per intenderci. Io ne vado matto, sono troppo buone!

A forza di compere il tempo passava e dovevamo ancora mangiare… mia moglie, da brava giapponese, aveva già pensato a tutto e niente era lasciato al caso. Una decina di minuti in macchina e un ristorante tipico della zona ci doveva aspettare. Di fianco una pasticceria, la Takata no cake) che mia moglie non voleva assolutamente perdersi. Arriviamo al ristorante ma ormai era tardi ed erano in pausa pomeridiana.

vicino al ristorante queste curiose sculture in pietra

Decidiamo per la pasticceria e di mangiare un buon dessert. Il locale è veramente carino ed originale ed è possibile il take-out. Dolci, biscotti e cioccolatini sono nella loro produzione in casa ed è infatti possibile vedere come preparano i cioccolatini.

una parete della pasticceria, originale

guardate che opera d’arte questa

Il viaggio continua, ci aspettava Onokoro (Awaji World Park), il parco che i miei bambini tanto hanno atteso di poter visitare. si trova tutto in vicinanza quindi è molto comodo arrivarci ma serve ovviamente la macchina per spostarsi; non siamo in città ma decisamente in campagna. Il parco ospita una grande ruota, un trenino, monumenti mondiali in miniatura, divertimenti vari e negozi. Eravamo veramente in pochi al parco data la stagione. Siamo saliti sulla grande ruota e in lontananza si poteva intravedere l’aeroporto internazionale del Kansai e la baia di Osaka.

in Tailandia

A Roma

Castello di Neuschwanstein

la mia foto preferita al parco

Cominciava a farsi tardi e dovevamo fare ancora diversi chilometri per arrivare al notro albergo. Il Minami-Awaji Royal Hotel si trova sulla costa sud dell’isola di Awaji e ha in vista il ponte di Naruto che visiteremo il giorno successivo prima di ritornare verso casa a Osaka. tutta la famiglia in una camera unica bella spaziosa e ottima vista dall’alto sull’isola di Shikoku. Per cena avevamo optato per cucina francese e devo dire che raramente ho mangiato cosi buono. Servizio impeccabile con i camerieri prontissimi a portare i vari piatti. Auricolare e microfonino pronto per avvertire la cucina di preparare i prossimi piatti.

il ponte Naruto visto dal nostro albergo

Una cena perfetta all’ultimo piano dell’albergo. Diversamente da come avviene nei ristoranti giapponesi degli alberghi, in questo ristorante non si poteva entrare con il yukata ma non tutti lo sapevano nonostante era ben descritto. Ricordo di come un cliente si è leggermente alterato quando gli è stato detto che non può entrare vestito in quel modo. Personalmente penso sia giusto così… vuoi mangiare “alla francese”? Beh, non entri con gli indumenti che usi per andare a dormire… un po’ come se uno entrasse in pigiama in una pizzeria (vabbè, non sarebbe poi neanche tanto grave dopo tutto  😛 )

La serata si conclude con qualche giochetto nella sala giochi e un bel bagno nell’ofuro grande dell’albergo; quello che ci voleva dopo una giornata sempre in giro.
Per colazione il buffet ricco e appetitoso ma la cosa che maggiormente ci stupiva era la copiosa nevicata! Raramente ho visto nevicare in quel modo in Giappone ma per fortuna è durato poco e dopo un’oretta circa è uscito il sole che ci ha consentito di andare a vedere il ponte di Naruto con la nave. Ci tenevamo alla visita del ponte per il semplice motivo che è possibile vedere le acque muoversi, vedere il famoso vortice di Naruto (Uzu Shio) che è stato di ispirazione per la creazione del famoso manga e anime Naruto. Scendiamo sulla costa e guardiamo gli orari della nave che ci porterà direttamente sotto il ponte. La giornata era serena ma faceva alquanto freddo.
Prendiamo la Uzu-shio crouse, una piccola nave disegnata come erano una volta. Biglietto per adulti costa 2.000 yen.

la nave che ci ha portato sotto il ponte Naruto

Il tutto dura quasi esattamente un’ora tra andata e ritorno; la piccola nave era quasi al completo… una visita al vortice di Naruto è un’attrazione turistica importante e cio’ si può notare anche dalle varie confezioni di dolci e pasticcini che riportano una foto o un disegno del vortice.

si parte, il ponte e il vortice ci aspettano

centinaia di gabbiani ci seguono per diverse centinaia di metri

Circa venti minuti d’attesa per arrivare al posto prestabilito, periodo in cui viene proiettato un filmato sul vortice con consigli di come vederlo meglio. Talvolta è quasi assente, altre volte invece è talmente forte che è impossibile avvicinarsi.
abbiamo avuto fortuna ed era possibile vederlo abbastanza da vicino… ma il freddo e il vento non ci era tanto amico, purtroppo.

ecco il vortice Naruto

oltre al vortice anche il ponte risulta molto maestoso

ancora qualche metro e poi ritorno

Stupenda ed indimenticabile esperienza per tutti noi. Non ci resta che riprendere la nostra macchina e ritornare a casa. Sul ritorno decidiamo di andare a vedere il Nada Kuroiwa Suisen Kyou, uno dei giardini con fiori di Narcissus presenti nella zona. Era il giorno perfetto per vedere i fiori fiorire (le visite sono state chiuse il 22 di febbraio). Arriviamo in prossimità del giardino, una specie di colle, e veniamo fermati perché lo spazio alle macchine era finito. Diversi parcheggi sono disponibili prima di arrivare ai giardini e un bus navetta gratuito arriva regolarmente per portare i visitatori a destinazione. Un bus arriva praticamente subito e ci porta in prossimità di questo colle ricoperto di fiori. Non ricordo il costo del biglietto ma ricordo che non era neanche tanto a buon mercato se si calcola che si sale solamente per un colle.

  ecco la salita che ci aspettava

La gente presente era veramente tantissima, una coda continua sia in salita che in discesa… tutti muniti di macchina fotografica o telefonino cellulare. Il profumo dei fiori era intensissimo. Oltre allo spettacolo dei fiori anche il panorama sul mare.

migliaia e migliaia di questi fiori, un paradiso

Giornata piacevole anche questa che si stava pian piano concludendo e vacanza breve ma intensa. Il ponte, i senbei, le cipolle, il parco Onokoro, il dessert favoloso, la cena francese, il vortice Naruto con la nave, i fiori… tanti ricordi rimangono in mente.
Ripartiamo, passiamo ancora per il ponte Akashi-Kaikyo e ci avviamo per passare Kobe e arrivare a Osaka.


Mappa dell’isola di Awaji

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