Quando le maiko smettono di danzare e incominciano a ballare – video

curiosità 6 Commenti »

Quando le maiko di Gion ballano a ritmo di anni ’60

Le maiko, apprendiste geiko, non solo danzano ma ballano pure… ballano a suon di musica anni ’60. E’ questo quanto ho scoperto con una certa dose di incredulità pochi giorni fa.
Le maiko (nome che potrebbe essere tradotto in fanciulla danzante) sono apprendiste geiko (spesso chiamate geisha) ed intrattengono facoltosi ospiti esibendo le loro arti della danza, musica e conversazione. Sono giovani, spesso dai 15 ai 21 anni e avere l’onore della loro compagna può costare caro. Alcuni uomini d’affari usano “prenotare” delle maiko oppure delle geiko per passare qualche ora in qualche ristorante.
Circa due settimane fa ho pernottato a Kyoto in un albergo di cui scriverò in un prossimo post e la sera ho deciso di andare in un locale che si chiama Kentos. Kentos è un live-house, cioè un locale in cui suonano musica dal vivo. Si tratta di una catena di locali con lo stesso nome presenti nelle maggiori città giapponesi. Qualche anno fa un amico giapponese mi ha portato al Kentos di Naha (ad Okinawa) e mi è da subito piaciuto molto. Ci siamo ritornati per altre due volte… l’atmosfera era veramente splendida. Un gruppo suona musiche degli anni ’60 e ’70 dal vivo e due cantanti si alternano cantando e danzando sul palco.
Quando si presenta l’occasione cerco sempre di andarci e ho avuto modo di andare diverse volte al Kentos di Hiroshima (dove mi hanno dato pure la tessera!) e in quello di Osaka. Il Kentos di Naha è comunque il mio preferito… spazioso, confortevole e i musicisti erano veramente bravi! Bellissima e simpatica una delle due cantanti :-D
Tornando in tema di questo post, mi trovo al Kentos di Kyoto per la prima volta. Ci sono andato in taxi, pioveva a dirotto. Arrivato a destinazione scopro che il Kentos di Kyoto si trova nel quartiere di Gion, a pochi passi dal Gionkobu Kaburenjo, il teatro che ospita il Miyako Odori che ogni anno vado ad ammirare. Posto strano per un locale del genere mi son detto :-)

Il sistema del locale a Kyoto prevede 3.500 Yen a testa più una consumazione da mangiare obbligatoria. Negli altri Kentos il sistema è diverso e quindi non avevo capito bene all’inizio e il menù mi sembrava alquanto strano quando leggevo “Free Drink“. In effetti tutte le bibite erano gratuite! Non appena bevuta la mia birra un cameriere arrivava e chiedeva se poteva portarne un’altra… ma non solo: la birra arrivava quasi sempre entro 10 secondi! Giuro, il cameriere andava e tornava entro pochi secondi con una lattina fresca. Cosa del tutto impensabile in Italia dove sicuramente farebbero il possibile per farti bere il meno possibile.
Unico neo: le birre cominciano a diventare tante :mrgreen:


Kentos a Kyoto

Kentos a Kyoto

i popcorn erano in omaggio -- verdurine con alcune salse

Mentre negli altri Kentos sparsi per il Giappone si paga un tot per ogni esibizione, al Kentos di Kyoto si paga l’entrata di 3,500 yen e un piatto a testa e si può rimanere fino alla fine. Man mano che le esibizioni continuano il clima aumenta e le musiche diventano sempre più movimentate. La gente balla e si diverte… e beve (ma non troppo).
Poco dopo il nostro arrivo noto un signore arrivare con due giovani ragazze. Avrà avuto bene o male circa 70 anni mentre le ragazze erano sui 30 circa. Niente di strano in Giappone vedere un signore accompagnato da una ragazza giovane, o come in questo caso da ben due ragazze giovani (e pure carine). Quello che non mi aspettavo di vedere è che oltre alle due ragazze giovani in sua compagna c’erano pure due maiko! Si, questo signore era in compagna di due giovani fanciulle e due maiko. In cinque quindi si siedono ad un tavolo, ordinano da bere e da mangiare e cominciano a chiacchierare. Lui si fumava tranquillamente una sigaretta scambiando ogni tanto qualche parola con una delle due maiko. Devo ammettere che fino alla fine ero insicuro se non si trattava invece di due ragazze vestite da maiko per l’occasione. Ma poi osservando i movimenti, il viso (che non era poi tanto carino secondo me, ma non è questo l’importante per un’apprendista geiko) e i modi di fare sono arrivato alla conclusione che dovevano per forza essere delle maiko in carne ed ossa.
Ho ripreso la scena nel meno peggio delle possibilità (era vietato filmare il gruppo musicale e il locale era alquanto buio) mentre le due maiko intrattenevano il fortunato signore e mentre ballavano a ritmo di “Venus” la canzone che ho chiesto venisse suonata  :-D

La serata finisce sul tardi, con delle ottime birre alle spalle (e numerose visite al bagno :-D ), foto ricordo con la cantante e un bel colloquio con la tastierista del gruppo (amo le tastiere).
Andando via dal locale decido di chiedere al cameriere conferma su quanto ho visto e mi assicura che si trattava di maiko vere… aggiunge che sono stato fortunato perchè è raro vedere un cliente arrivare con ben due maiko e una geiko contemporaneamente! Già, la geiko era arrivata sul tardi e si era aggiunta al gruppo. Ma quanto avrà pagato questo signore questa serata al Kentos? Io proprio non ne ho idea.

Una birra tira l’altra: Asahi a Nishinomiya e drago a Kobe

viaggi 4 Commenti »

E’ incredibile come passa il tempo, siamo già a marzo e tra poche settimane avrò modo di vedere la mia 12-esima stagione dei sakura, i fiori di ciliegio tanto amati.
Febbraio è stato per me un mese ricco di piacevoli avvenimenti. ho avuto modo di andare a visitare diversi luoghi e di vedere tante cose, tante sono le cose che non ci starebbero in un unico post e sono costretto a “spezzettare” il tutto. Vi anticipo solo che ci saranno tante foto e alcuni video interessanti :-D

Per il primo febbraio mia moglie ha preparato un piano che prevedeva un viaggetto a Kobe per vedere come imbottigliano la birra Asahi allo stabilimento di Nishinomiya (vedi mappa). Amante della birra come sono la giornata si prospettava proprio di mio gusto.  Per visitare lo stabilimento bisogna prenotarsi e il nostro turno partiva alle ore 14 in punto. Arriviamo alla stazione di Nishinomiya abbastanza presto e ciò ci permetteva di visitare il Nishinomiya Jinja.


Nishinomiya Jinja

Nishinomiya Jinja

Il Nishinomiya Jinja è a capo della setta Ebisu dello shintoismo e si dice che ci sono circa 3.500 santuari subalterni. Le persone del posto usano chiamarlo semplicemente “Ebessan” ed è famoso per il Toka-Ebisu festival che si tiene ogni anno il 10 gennaio.
Il santuario comprende di tre minori santuari interni e ognuno di essi venera uno o due kami (dei). Il primo dei tre venera Nishinomiya-Okami (chiamato anche Ebisu-no-mikoto, ovvero Ebisu). I kami del secondo santuario è Amaterasu-Omikami (la dea del sole) e Okuninushino-Mikoto. Infine il terzo santuario venera Susanoono-Mikoto.
Non si conosce la data di costruzione ma si sa che era già presente durante il periodo Heian (dal 794 al 1185)con il nome di Ebisu-sha e attirava molti pellegrini. Per diversi secoli era conosciuto con il nome Nangu-sha (il santuario del sud).
Tanta gente e tanti giovani genitori che portavano i loro neonati al santuario. Bancarelle distribuivano gratuitamente zenzai, la zuppa a base di mochi (dango) e azuki a tutti! Poco più in là pestavano il mochi e i passanti erano pregati di condividere la fatica :-D
Rimaniamo per una mezz’oretta dando qualche sguardo anche al mercatino vicino che esponeva bei oggetti di artigianato.

Ma si cominciava ad aver sete… ma l’Asahi doveva aspettare! Nella tabella di marcia c’era ancora il museo Hakushika del sake (Kuromatsu Hakushika). Si tratta del museo della maggiore distilleria di Nishinomiya (e la terza del Giappone) fondata nel 1662. si dice che il sake della Hakushika deriva dalla qualità dell’acqua usata. l’area di Nishinomiya è famosa per l’acqua chiamata Miyamizu (acqua del santuario). La visita al museo è veramente fulminante, mancavano 30 minuti per l’appuntamente allo stabilimento Asahi. Prendiamo due taxi (eravamo in sette) e arriviamo, come da bravi italiani, ultimi… ma ancora in tempo.


Stabilimento Asahi a Nishinomiya

Stabilimento Asahi a Nishinomiya

L’accoglienza non ha bisogno di spiegazioni, due giovani e belle guide ci invitano ad entrare in una sala per vedere un filmato di presentazione. Lo stabilimento è veramente vasto (guarda una mappa satellitare) e la guida ci fa notare che in mezzo ad esso ci passa pure un’autostrada :-)
E’ possibile vedere lo stabilimento prenotando in anticipo. Vengono creati dei gruppi e degli orari ben precisi. Dopo il filmato una guida ci porta nei vari spazi riservati alle visite spiegandoci le varie fasi della produzione della birra e i punti fondamentali che contraddistinguono l’Asahi. Ho dimenticato il numero di lattine da 350ml. che producono al giorno ma ricordo dal filmato che sovrapponendole tutte si arriverebbe a 3.300 chilometri!
Ci fanno toccare il grano che usano, ci fanno vedere praticamente tutto ciò che c’è da vedere. Come vengono preparate le lattine e come gli scarti vengono riciclati, come le lattine vengono ragruppate e messe in piccoli cartoni da sei e poi nei cartoni veri e propri.


Birra, birra... tanta ma proprio tanta!

Birra, birra... tanta ma proprio tanta!

La visita è veramente piacevole e dura circa 60 minuti e si conclude con una gustosa degustazione… si può scegliere una bionda oppure una scura e per i piccoli un succo di frutta sempre dell’Asahi. Un tavolo è preparato per noi e per ognuno anche delle noccioline da gustare assieme alla nostra freschissima birra alla spina. E’ possibile bere più bicchieri ma il tempo a disposizione è giustamente limitato. Decido di provare oltre alla bionda anche una scura. Inutile aggiungere che era veramente ottima! Il trucco sta anche che la birra a disposizione dei visitatori non ha più di tre giorni.
Ci è stato spiegato che le confezioni da sei lattine di birra che non hanno più di tre giorni di anzianità hanno un sigillo particolare… la guida ci ha consigliato di vedere nei negozi se troviamo tale sigillo e di comprare assolutamente tale confezione in quanto è assai raro, se non impossibile, trovarne.
ci fermiamo ancora al negozietto di souvenir per comprare dei piccoli ricordi… io ho preso dei cioccolatini con ripieno al gusto di birra :-D
Eravamo gli ultimi ad andarcene e la guida è uscita per salutarci gentilmente con la mano finchè non eravamo più in vista. una cordialità che continua a stupirmi ogni volta anche perché il saluto sembra decisamente cordiale e gentile sul serio e non solo movimenti automatici e obbligati. La visita all’Asahi mi ha lasciato un’ottima impressione e la giornata non era ancora finita; come non era finita la tendenza di voler assaggiare un’altra birra.

Decidiamo (ma era già deciso in anticipo) di prendere il treno per Sannomiya (linea Hankyu -- usando la JR si esce alla stazione di Motomachi) e andare nella Chinatown di Kobe (Nankin-machi). Era il primo febbraio e quindi era l’ultimo giorno delle feste per il capodanno cinese che inizia il 26 gennaio. Ad aspettarci danze, esibizioni, il drago e… tantissima gente.

Arriviamo verso le ore 17 giusto per dare un’occhiata alle esibizioni in piazza. Sono passato spesso nel quartiere cinese di Kobe ma durante le feste del capodanno è tutto un’altra cosa, l’atmosfera è allegra e viva. Per cena scegliamo quasi per caso ed entriamo in un piccolo ristorante dove guarda caso c’era un unico tavolo ancora libero. Ordiniamo subito qualche Asahi e poi dal menu ognuno si prendeva quello che più sembrava mangiabile.
La sorpresa arriva poco dopo quando veniamo informati che nel ristorante entrerà, sentite sentite, il drago! Il personale ci chiede gentilmente si spostare un attimino una sedia per far posto… scopriamo che gli ospiti del tavolo accanto avevano prenotato appositamente per l’occasione. Un colpo di fortuna essere nel posto giusto nel momento giusto. Se mangiavamo da un’altra parte ci saremmo perso tutto senza manco rendercene conto.
Aspettiamo qualche minuto e il drago arriva all’entrata accompagnato da tamburi. Il tutto si ferma… uno del gruppo “del drago” si è sentito male ed è quasi svenuto. Passano una decina di minuti e lo spettacolo inizia: il drago entra nel locale danzando e saltando. Tra gli applausi del pubblico c’è chi introduce nella bocca del drago una lettera… non ho capito se si trattava di una preghiera per il futuro o se era una donazione di qualche genere. Ho filmato la scena e vi invito a guardarla da questo video

Per oggi è tutto e mi riprometto di essere più costante.

Un tuffo nel passato storico di Nara

Cultura 4 Commenti »

Rieccomi dopo oltre un mese di latitanza per un post che avrei voluto scrivere esattamente due mesi fa.
Cogliendo, quando possibile, l’occasione di vedere quello che di interessante il Giappone sa offrire sono andato a Nara il 17 dicembre per vedere per la prima volta un festival chiamato Kasuga Wakamiya Onsai oppure Kasuga Wakamiya On-Matsuri.

Merita di essere menzionata questa festività in quanto sono certo che chiunque sia in Giappone, magari nella zona del Kansai, verso la metà di dicembre non voglia perdere l’occasione di vedere ciò che cerco di illustrare in questo post.
Il On-Matsuri è un festival celebrato al sacrario di Wakamiya-jinja situato al gran sacrario di Kasuga Taisha.


anche il poliziotto è incantato

anche il poliziotto è incantato

saluto alla folla

saluto alla folla

Festival di Kasuga Wakamiya Onsai

Festival di Kasuga Wakamiya Onsai



Il Kasuga Taisha è un sacrario di Nara costruito nel 768 e ricostruito diverse volte nell’arco dei secoli. E’ il sacrario della famiglia Fujiwara, famiglia che in diverse occasioni ha coperto incarichi come sessho (reggente di un imperatore giovane) o kampaku (reggente di un imperatore adulto). L’interno del sacrario è famoso per le numerose lanterne di bronzo e per le tante lanterne in pietra che portano al sacrario. Lo stile architettonico è il Taisha-zukuri che prende il nome proprio dal sacrario di Kasuga. Il sacrario, assieme alla foresta di Kasugayama, è registrato come patrimonio mondiale UNESCO come parte dei monumenti storici dell’antica Nara.

un guerriero a cavallo

un guerriero a cavallo

i tempi moderni si vedono dal cellularte :-P

i tempi moderni si vedono dal cellulare :-P

fierezza fin da piccoli

fierezza fin da piccoli



Il On-matsuri fu organizzato per la prima volta nel 12-esimo secolo a seguito di un’epidemia. Preghiere venivano offerte per eradicare la piaga e per un buon raccolto. Questo festival è uno dei maggiori eventi della prefettura di Nara e attrae ogni anno centinaia di migliaia di persone.

Le feste durano quattro giorni ma le attrazioni maggiori si hanno il giorno 17, conosciuto come il Hon-Matsuri. Esibizioni di kagura (musica dedicata agli dei) e bugaku (musica di corte accompagnata da danze tradizionali).
Da non perdere assolutamente è la processione “Jidai Gyrotesu” dove vengono riprodotte abitudini e modi delle varie ere da oltre 500 persone in costumi d’epoca. La processione inizia alle 12 e si svolge sulla via principale e arriva al sacrario. Arrivando alla stazione di Nara con la linea Kintestu basta uscire dalla stazione stessa e mettersi ai bordi della strada per poter ammirare il passato storico di Nara passando dal periodo Heian fino al periodo Edo, cioè dal nono al diciannovesimo secolo.
Una volta passata la lunga processione (molte persone anche a cavallo) consiglio di passare per lo shotengai, che si può facilmente vedere (la galleria subito fuori la stazione), e passare dall’altra parte dove la processione passerà poco più tardi e potrà essere gustata per una seconda volta :-D


presto si congiungeranno alla processione

presto si congiungeranno alla processione

giovane samurai a cavallo

giovane samurai a cavallo

energia non le mancava

energia non le mancava



La stradina è stretta e la gente è veramente molta… bancarelle affiancano la processione. Non ho perso tempo per gustarmi alcune delizie :-P
Man mano che passa la processione consiglio di seguirla per arrivare al Kasuga-taisha e seguire le varie celebrazioni. Lungo il percorso sarà possibile ammirare ulteriori costumi e il parco dei cervi.

bancarelle con tako-yaki

bancarelle con tako-yaki

la folla era veramente grande :-D

la folla era veramente grande :-D



Il Todai-ji con il grande Buddha è vicino e può essere visitato tranquillamente nel pomeriggio.
Ho fatto un salto al Todai-ji (sarà la sesta o settima volta che ci vado ormai) e poi sono ritornato al sacrario per vedere le celebrazioni. Veramente difficile vedere bene a causa della tanta gente presente.
Unico neo della giornata era il tempo non particolarmente bello che aveva costretto diverse persone in costume di coprirsi con degli impermeabili. Anche al sacrario diversi oggetti esposti all’aperto erano coperti da teli… sarà per l’anno prossimo?
Sulla sera poi sono ritornato a Osaka fermandomi per un okonomiyaki… non uno qualunque ma quello che uso gustare da quando sono arrivato in Giappone: quello preparato al Fugetsu di Tsuruhashi, la casa madre di questa catena di okonomiyaki.
Per una galleria fotografica del On-matsuri a Nara vi rimando a questa galleria che ho preparato per l’occasione.

Un filmato con alcuni spezzoni della processione

Un matsuri diverso, il doyadoya preferisco solo vederlo

Cultura, società 18 Commenti »

La temperatura invernale si fa sentire anche qui a Osaka… odio il freddo in casa ma lo preferisco al gran caldo umido che si deve sopportare in estate.
L’altro ieri, per la precisione il 14 di gennaio, a pochi giorni dal mio 11 anniversario di residenza in Giappone (è cominciato il mio 12-esimo anno in Giappone e non mi sembra vero su come passa in fretta il tempo!) ho deciso di vedere qualcosa che raramente si ha l’opportunità di vedere. Avete in mente quelle feste tradizionali giapponesi in qui giovani uomini in perizoma entrano nell’acqua gelida? Ebbene si, una cosa simile l’ho vissuta l’altro ieri al tempio Shi Tennoji di Osaka. Il doyadoya, ultimo giorno del Shusho-e si festeggia ogni anno il 14 di gennaio. Il tempio Shi Tennoji è uno di quei luoghi da non perdere se passate per Osaka. Situato nel centro di Osaka è il tempio della gente, il tempio dei quattro re celesti (shi tenno ji), quattro dei guardiani (uno per ogni direzione cardinale). La zona circostante è orrenda: edifici grigi, enormi pubblicità, fili su fili, condomini e case su case e poi quei maledetti pali della luce che sono onnipresenti anche sulle foto… una zona residenziale dove vive gente comune e della gente comune appartiene il tempio. Il tempio buddhista ufficialmente amministrato più antico del Giappone, costruito oltre 1400 anni fa.
Quando fu fondato si chiamava Arahakaji e la sua esistenza è da attribuire alla promessa fatta dal principe Shotoku nel 587 mentre andava in battaglia contro un clan che si opponeva il buddhismo.
L’armata rivale era enorme e il giovane principe decise che solo gli dei potevano aiutarlo a vincere. Scolpì da un albero le immagini dei quattro re protettori e fece la promessa di costruire un tempio con una pagoda in loro onore dovesse vincere la guerra. Con nuova motivazione i soldati attaccarono il nemico e vinsero la battaglia. Nel 593 si inizio’ la costruzione del tempio per i quattro re celesti nella provincia di Settsu, l’odierna mia amata Osaka.
Per il doyadoya arrivo in grande anticipo; la giornata era fresca ma a parte poche nuvole il cielo era sereno e il sole rendeva più sopportabile la grande attesa per l’evento che avevo deciso di vedere. Arrivo con la metropolitana (stazione di Shitennoji yuhi gaoka) e il tempio si trova a pochi passi. Un giro tra gli edifici del tempio per poi cercare la posizione giusta per gustarmi lo spettacolo. La posizione giusta l’avevo capita con l’aiuto di chi, prima di me, ci era andato e aveva lasciato le sue foto su internet. Il posto giusto non è di fronte al tempio come si potrebbe immaginare ma a uno dei lati. Davanti al tempio viene innalzato un palco per i media e bandiere varie. Chi sta dietro vedrà i giovani arrivare sotto le grida di doyadoya ma si perderà lo spettacolo davanti al tempio.

Doyadoya a Osaka il 15 gennaio 2009                               Pronto, anzi prontissimo questo fotografo
   Doyadoya a Osaka il 15 gennaio 2009                            e in attesa anche il signor poliziotto

Lo spettacolo inizia alle 14:30 ma già alle 13:00 mi trovo in postazione, macchina fotografica alla mano… in terza fila; c’è chi ha avuto più fretta di me e era riuscito a piazzarsi meglio :-D
Pochi minuti e un’altra fila di persone si forma dietro la mia… alle 14:30 la gente presente per vedere (o cercare di vedere) non si contava più. Sapevo che l’attesa avrebbe dato i suoi frutti e pur odiando attese ho pazientato per lunghi minuti… per fare delle foto da postare sul blog la postazione giusta era indispensabile. Uno dei post, questo, che preferisco perché presenta dei fatti culturali e di vita che altrimenti non si trovano facilmente. La particolarità dell’evento merita una citazione particolare… mi son detto. A farmi compagna mia madre che è in Giappone in visita.

Puntualmente alle 14:30 si sentono le grida dei primi che stanno per arrivare. Bambini dell’asilo con pantaloncini corti. I maschietti a torso nudo mentre le femminucce una maglietta. Accompagnati dalle loro maestre arrivano in fila per salire sulla scalinata del padiglione principale del tempio, fare qualche giro, fare qualche grido e poi ordinatamente lasciare il piazzale davanti il tempio.

    Doyadoya a Osaka il 15 gennaio 2009                          ma quanto sono carini questi piccoli!
          Doyadoya a Osaka il 15 gennaio 2009                     dopo il primo giro i piccoli scendono

Ma la parte “forte” di questo festival doveva ancora arrivare e la gente lo sapeva benissimo… l’attesa si sentiva nell’aria… macchine fotografiche che venivano ricontrollate per l’ennesima volta, telefonini cellulari pronti allo scatto e qualche vecchietta che cercava di farsi spazio tra la folla: quello che vedrà tra qualche istante non lo rivedrà probabilmente per almeno un altro anno :-D

       Doyadoya a Osaka il 15 gennaio 2009                        bidoni d’acqua gelida pronti all’uso

Pochi istanti e le urla, decisamente più energetiche, si sentono arrivare.

       Doyadoya a Osaka il 15 gennaio 2009                        Eccoli, eccoli! Stanno arrivando…
       Doyadoya a Osaka il 15 gennaio 2009                      dopo il primo giro, implotonati per poi ripartire.
Notate l’inquadratura “particolarizzata” del fotografo in fondo a sinistra

Decine di giovani ragazzi in perizoma arrivano con delle bandiere urlando. Ad accompagnarli anche qualche uomo più o meno anziano. Questi ultimi svolgeranno un azione importantissima per questa matsuri: saranno loro a cospargere di acqua gelida i giovani ragazzi.

 Doyadoya a Osaka il 15 gennaio 2009                              una delle mie foto favorite: notate le espressioni malefiche di questi due addetti all’innaffiamento :-P
quello a destra, sorridente durante tutto il tempo, godeva sensibilmente nel versare l’acqua sui giovani

Tre bidoni pieni d’acqua per parte erano pronti per essere usati. Al “via” i giovani si lanciano su per le scale e cercano di accaparrarsi gli amuleti (dei fogli di carta) che vengono lasciati cadere dall’alto. Un determinato periodo di tempo a disposizione e poi un fischio! Tutti a posto! Se non sbaglio tre turni in tutto, si riparte salendo sulle scale (aspettandosi la doccia di acqua gelida), si cerca di prendere gli amuleti e si riscende per implotonarsi nuovamente. Ragazzi con perizoma rossi e altri con perizoma bianchi. Vince il gruppo che ha preso il maggior numero di amuleti.

    Doyadoya a Osaka il 15 gennaio 2009                           mentre i giovani si accingono a prendere gli amuleti vengono innaffiati con acqua gelida dagli anziani del gruppo
   Doyadoya a Osaka il 15 gennaio 2009                            Quest’espressione “beata” :-D
  Doyadoya a Osaka il 15 gennaio 2009                             no, non è quello che pensate! Versa semplicemente l’acqua rimanente nell’altro bidone

I ragazzi se ne vanno sicuri di aver dato spettacolo e il massimo. Più di uno è tremante dal freddo e sicuramente non vede l’ora di farsi una doccia gelida… oppps, bella calda a casa sua :-P

   Doyadoya a Osaka il 15 gennaio 2009                            I ragazzi si allontanano, una giornata che ricorderanno

Sul piazzale e nei dintorni la gente si prepara per andarsene o per seguire fin dove possono i ragazzi.
Mi accingo anch’io ad andarmene ma decido di avvicinarmi al palco dove fino a qualche minuto prima stavano i giornalisti (c’era anche uno straniero) per vedere di persona la visuale che mi ero perso… non mi ero perso molto, il meglio si poteva vedere stando ai lati della scalinata, non c’è dubbio.

 Doyadoya a Osaka il 15 gennaio 2009                              i pilastri e le siepi in legno del tempio sono protetti da un velo bianco

Scatto qualche foto finale e vedo che non tutto era del tutto finito. Viene dapprima accesa una torcia, poi un’altra e un’altra ancora; degli oggetti di legno vengono bruciati (forse degli omikuji?). Ero proprio li davanti quasi a  far parte della cerimonia e non sapevo se era forse il caso di indietreggiare.

    Doyadoya a Osaka il 15 gennaio 2009                           forse una cerimonia di purificazione?

E’ in quel istante che un monaco mi fa segno di salire la scalinata… ma intendeva proprio me? Si, mi fa ancora segno di farmi avanti e di salire… non capivo cosa dovevo fare ma noto che qualche altra persona saliva la scalinata… faccio qualche passo avanti pure io, magari ci ricavo qualche bella foto. Senza accorgemene mi trovo in cima alla scalinata in fila con altra gente… ormai non potevo tornare indietro! Il tizio con il martello mi aspettava, tra poco era il mio turno. Seguo i movimenti dei miei precedessori e mi avvicino al martellatore pronto a prendermelo in testa :-D

    Doyadoya a Osaka il 15 gennaio 2009                           con il martello in mano mi sta aspettando

Una benedizione in più non può che far bene in questo periodo di recessione… ero sicuramente l’unico gaijin presente a questa cerimonia finale e la cosa che mi ha stupito è la naturalezza della gente a me intorno, la gentilezza del monaco, che vedendomi, mi ha invitato a salire… la gentilissima benedizione finale. Anzi no, di finale c’era una mezza scivolata prima di scendere! Tutto bagnato com’era non avevo comunque fatto abbastanza attenzione prima di scendere e non avevo notato un mezzo scalino… prontissima una gentilissima signora sorridente al mio fianco che si accingeva a tenermi per un braccio… che figuraccia hahaha

   Doyadoya a Osaka il 15 gennaio 2009                            ancora una giornata indimenticabile…

E per finire in bellezza questo post che per la sua creazione mi ha impegnato diverse ore (ma volevo assolutamente rendervi partecipi) un filmato con alcune fasi salienti del doyadoya; dapprima i piccoli dell’asilo poi i grandicelli che vengono innaffiati con acqua gelida

Per l’occasione ho preparato una galleria fotografica con 46 foto del doyadoya edizione 2009 che vi invito a vedere.
Con un sonoro DO-YA-DO-YA è tutto e vi rimando alla prossima, da Osaka vi saluta Rob  :-D

A volte ci si ritorna – il museo marittimo di Osaka

generale 6 Commenti »

Con il passare degli anni capita che visito lo stesso luogo più di una volta. I soliti posti, meta dei turisti, quali per esempio il Kinkaku-ji (padiglione d’oro) a Kyoto oppure il Todai-ji (tempio con il grande Buddha di bronzo) a Nara li ho visitati in diverse occasioni; spesso e volentieri grazie alla visita di parenti o amici dall’Italia. La settimana scorsa sono ritornato a visitare il museo marittimo di Osaka (jikukan), un’enorme cupola di vetro con circa 70 metri di diametro situata nel mare, nella baia di Osaka (guarda un’immagine satellitare). Ci si arriva passando per un piccolo corridoio subacqueo.


Osaka Maritime Museum (Jikukan)

Osaka Maritime Museum (Jikukan)

Di occasioni per ritornare al museo marittimo (leggi il post della mia prima visita) ce ne sono state due: la visita in Giappone di mia madre (che resta in Giappone quasi tre mesi) e i disegni fatti a scuola dei miei bimbi appesi sulle pareti del museo. Per quest’ultimo motivo i piccoli potevano entrare gratis… pagavano l’ingresso solo i genitori; modo geniale per portare visitatori al museo che si presentava comunque semi-deserto. Un vero peccato, una visita lo merita di sicuro. L’attrazione principale è una replica in scala 1:1 del “Naniwamaru”, una nave mercantile higakikaisen. Diverse sale a tema che riportano al presente i lavori fatti per la canalizzazione di Osaka, per la costruzione del porto, le imbarcazioni mercantili, i sistemi di navigazione del passato… Per chi passa per Osaka durante una vacanza in Giappone può facilmente aggiungere questo museo ad un’eventuale visita ad uno dei maggiori acquari al mondo, il “Kaiyukan” che si trova non molto distante (Tempozan Harbor Village), anzi a poche stazioni della stessa linea della metropolitana (linea chuo-sen scendendo alla stazione di Osakako). In zona anche la grande ruota con un diametro di 100 metri e 112,5 metri di altezza.


un particolare suggestivo dall'interno del museo

un particolare suggestivo dall'interno

Per una galleria fotografica vi invito a visitare questa pagina che ho appena aggiornato con alcune fotografie nuove.

Powered by xxx olympic games - Olympic Sports News Daily