Dopo la visita al Miyako Odori del 2 aprile ho colto l’occasione di essere “in zona” e di avere ancora del tempo prima di ritornare a Osaka per visitare il santuario di Yasaka che si trova poco distante.
L’idea principale era quella di scattare alcune foto e di fare una passeggiata nel parco Maruyama.
E invece sono rimasto piacevolmente stupito per quello che ho avuto la fortuna di poter vedere. Essì, doveva essere ovvio ma non ci avevo pensato! I sakura!
Il Maruyama Koen (parco Maruyama) è il luogo più visitato e maggiormente usato per il Hanami nella prima metà del mese di aprile di tutta Kyoto.
Il Maruyama Koen si trova subito dietro al Yasaka Jinja ed è particolarmente famoso per il shidarezakura, un tipo di ciliegio piangente (vedi foto).
difficile vedere una cosa più bella
Il Yasaka jinjia e il Maruyama koen si trovano in fondo alla Shijo-dori, con l’autobus (dalla stazione di Kyoto prendere la linea 206 o 207) scendere alla fermata “Gion”, oppure arrivare con la linea Hankyu e scendere a Kawaramachi… una ventina di minuti a piedi circa.
Il Yasaka jinjia è il guardiano del distretto di Gion e viene talvolta chiamato “Gion-san“. Il santuario è dedicato a Susa-no-o (fratello della dea del sole Amaterasu Omikami), sua sposa Inadahime-no-Mikoto e i loro otto figli. I due eventi maggiori sono il festival di Gion (Gion Matsuri) del 17 luglio e le celebrazioni per l’anno nuovo nella mezzanotte del 31 dicembre.
Il santuario e il parco sono aperti 24 ore e l’entrata è gratuita.
Tanta gente quindi e tantissimi stranieri armati di macchina fotografica. Bancarelle che vendevano diverse specie di prelibatezze o giocattoli per bimbi… alcuni si facevano fotografare, altri invece no… a meno che non si compri qualcosa
Una foto ricordo tra i ciliegi non deve mancare
Una coppia di americani che alla fine hanno accettato di provare quei pesci infilzati
Questa foto la dovevo fare…
tanta gente e tanti profumini
giovani studentesse si divertono
… e non mancano i “mostri”
Da notare sui prati i tanti teli azzurri predisposti per la gente che desidera passare qualche ora per ammirare i sakura. Questi teli di plastica sono brutti da vedere in mezzo alla natura e in un posto altrimenti così spettacolare.
da notare la pubblicità per il Miyako Odori sul lampione.
Purtroppo il tempo non era ideale, il cielo era nuvoloso… ma soprattutto la mia macchina fotografica era “troppo digitale”, nel senso che di digitale ci aveva anche una bella impronta sulle lenti. Ovviamente l’ho scoperto solo vedendo le foto al PC quindi le foto non sono ben messe a fuoco purtroppo.
Una vista sul laghetto
La sera sembrerebbe che sia particolarmente bella in quanto usano illuminare i sakura e gli edifici del tempio, un’attrazione unica per gli abitanti di Kyoto e i molti turisti che arrivano in questo periodo. Mia moglie mi telefona per consigliarmi di fare con calma e di gustarmi lo spettacolo serale ma purtroppo avevo già preso il treno per tornare a casa e avevo quindi il telefonino spento. Ma dalla vita non si può avere tutto
Le giornate dei ciliegi in fiore in tutto il loro splendore… a dire la verità ancora un paio di giorni per vedere la fioritura ideale. Parlo del Kansai dove questi giorni gente di ogni età dedica del tempo per il hanami, picnic sotto gli alberi di ciliegio (alcuni desiderano tradurre hanami con “contemplazione dei fiori”).
Oggi invece non desidero parlare dei “fiori dei ciliegi” ma della “danza dei ciliegi“.
Come avevo anticipato nel post precedente, ieri, il 2 di aprile, sono andato a Kyoto per ammirare nuovamente la “danza dei ciliegi in fiori”, il Miyako Odori nella sua 136-esima edizione. E’ una mia tradizione personale andarci ogni anno (per non ripetermi e allungare troppo il post consiglio di leggere il post che ho fatto un anno fa per conoscere la storia del Miyako Odori oppure l’articolo su jappone.com). Credo che quella di quest’anno sia la sesta edizione di fila che ho potuto vedere e ammirare.
Ho la fortuna di avere sempre il biglietto assicurato per il giorno e l’orario che scelgo grazie ad una signora, conoscente di mia moglie, che abita a pochi metri dal teatro Gionkobu Kaburenjo dove avviene lo spettacolo. Prima dello spettacolo passo per la piccola via tipica di Gion dove abita la gentilissima signora, suono il campanello, saluto con un inchino e poi mi viene consegnato quasi con un rito il mio biglietto d’ingresso tanto atteso. Comincia bene quindi… cosa c’è di meglio di arrivare a Gion, passare per un’abitazione tipica del luogo, essere salutato da una signora in kimono inginocchiata sul tatami che ti saluta con diversi inchini per portano la fronte a toccare il tatami stesso. L’ambiente sembra quasi surreale e pare di vivere in altri tempi (non ci fossero tutti quei fili elettrici qualche difetto lo dovevo pure trovare dopo tutta questa sviolinata).
Ma facciamo un passo indietro. Parto da casa verso le 10:30, arrivo a Umeda dove prendo la linea Hankyu che mi porterà a Kawaramachi, ultima stazione. Sono circa 45 minuti ed è una tratta che ho fatto veramente tante volte. Il treno sta quasi per partire ma ho il tempo per andare avanti e cercare di avere un posto libero in una delle carrozze di testa. Entro nella seconda carrozza e noto che tutti i posti al finestrino sono occupati… niente di strano se non che SOLO QUELLI erano occupati! Ci si siede due a due ma tutti erano soli. Nessuno si era seduto vicino ad un altro… e nessuno pareva essere in compagnia quindi. Passo il corridoio per vedere se per caso ci sia qualche bella ragazza dove posso sedermici accanto ma arrivo alla prima carrozza… entro mi siedo pure io al finestrino.
Colgo l’occasione per leggere; leggere sul treno fa volare il tempo e spesso mi dispiace di arrivare a destinazione. Ogni tanto do un’occhiata fuori dal finestrino, osservo i palazzi, le case e… i fiori di ciliegio che sembrano essere li a salutarti. Dopo un po’ una signora si siede di fianco a me… era l’unico posto rimasto libero in tutta la carrozza… essendo seduto quasi all’ultimo posto avevo potuto notare la cosa, una cosa non nuova comunque quella del posto vicino ad un gaijin ancora libero
Concentrato nella lettura il tempo passa veloce. Ad un tratto la signora con modo gentile mi fa notare che dal finestrino si possono ammirare i sakura , le faccio un sorriso e ringrazio per l’informazione… continuo la mia lettura.
Arrivato a Kawaramachi tutti escono e si avviano verso l’uscita della stazione. Noto una giovane famiglia sulla mia sinistra: madre, padre e una giovane bambina. “Se fai la cattiva chiamiamo un gaijin-san che ti porta via” dice la madre alla piccola. Quasi volevo rassicurare la piccola ma un po’ per timidezza, un po’ perché non sono affari miei (un pochino magari si…) e anche perché avvicinandomi troppo a lei avrei potuto farle paura
Sulla tabella di marcia ero in anticipo, potevo fare con calma ma volevo arrivare al teatro ed evitare che magari qualche imprevisto potesse farmi perdere anche un solo minuto dello spettacolo. Dopo tutto era un anno che aspettavo questo momento. Lo spettacolo cominciava alle 14:00 ma il mio biglietto mi dava la possibilità di vedere la cerimonia del te eseguita da una maiko e da una geiko. Vi sono tre tipi di biglietto da cui poter scegliere. Quello di prima classe con cerimonia del te, quello di prima classe senza cerimonia e quello di seconda classe. Costano rispettivamente 4.300, 3.800 e 1.900 Yen.
Sulla via per arrivare al teatro
notate la lanterna… uguale a quella che avevo fotografato l’anno scorso e che ho messo come sfondo a questo blog (in alto a sinistra)
Non ci sono Geisha a Kyoto
Ormai il termine Geisha è di uso comune. Specialmente durante il periodo di occupazione americana (1945 - 1951) questo termine veniva usato dalla gente anche per quelle di Kyoto. Gli americani conoscevano quelle di Tokyo, che effettivamente vengono chiamate Geisha, e il termine venne poi usato anche per le colleghe di Kyoto. Di fatto le cose sono diverse: a Kyoto non esistono le Geisha ma ci sono le Geiko. La differenza, a detta degli abitanti di Kyoto, sta nel fatto che le Geiko di Kyoto sono delle pure artiste e intrattenitrici di alto rango mentre le Geisha di Tokyo sono anche prostitute. Pare infatti che le Geisha a Tokyo tendevano a prostituirsi con una certa facilità… quelle con meno educazione alle spalle finivano per fare praticamente solo quello.
All’inizio non ero certo che a Kyoto non esistesse la figura della Geisha, dopotutto libri, guide e film continuano a associare Kyoto con la Geisha. Parlando con clienti di Kyoto, gente di Kyoto e con qualche tassista ho notato che chiamare Geisha una di Kyoto è quasi un’offesa… “di quelle ce ne sono solo a Tokyo” continuano a dirmi, e noto una certa rivalità… l’onta subita per aver perso Kyoto come capitale a favore di Tokyo.
La biglietteria del Gionkobu Kaburenjo
Passando per i corridoi che portano alla sala della cerimonia del te si possono ammirare in continuazione gli alberi di ciliegio presenti nel giardino
Il giardino che si può ammirare una volta entrati nel teatro
Un particolare del Gionkobu Kaburenjo visto da fuori
Alle 13:30 entro nel teatro e mi dirigo verso la sala della cerimonia del te… c’è la fila e colgo l’occasione per comprare la guida di quest’anno per conoscere il tema trattato.
Alla cerimonia del te bisogna fare di fretta e ci si siede stretti stretti uno vicino all’altro su minuscoli sedili. Un piattino, che poi si porterà a casa come souvenir, con ottimo manju e poi il te verde bello caldo. “Preghiamo coloro che hanno finito di lasciare il posto e di dirigersi al teatro“, “chiediamo ai clienti di fare in fretta perché i prossimi clienti entrano tra poco“, capisco la fretta ma non è piacevole avere pochi minuti (circa 10) per il tutto.
Il dolce che accompagna il te verde. Il piattino è un omaggio che tutti possono avvolgere nella carta (messa a disposizione!) e portarsi a casa.
Una delle rare opportunità di poter fotografare liberamente l’artista all’opera.
Genji Monogatari compie 1000 anni
La 136-esima edizione del Miyako Odori di quest’anno dedica tutte le scene al millesimo anniversario della grande opera letteraria di Genji Monogatari.
La prima scena è uguale ogni anno e introduce i punti salienti delle successive 7 scene. “Miyako Odori wa YO-IYAa-SA-” è il benvenuto e grido di apertura. Per me sempre un senso di commozione.
La seconda scena descrive la visita al Rozanji a capodanno, luogo in cui abitava Murasaki Shikibu, l’autrice del Genji Monogatari. La terza scena è incentrata sul capitolo Wakamurasaki (giovane lavanda) della novella. Genji conosce una giovane ragazza che gli ricorda la sua matrigna (con cui aveva una storia da quattro anni). Genji decide di farla crescere nella sua casa per farla diventare la sua donna ideale. Murasaki diventerà sua moglie e passerà il maggior tempo con Genji rispetto alle altri amanti.
La quarta scena è incentrata sul quarto capitolo: Yugao. La quinta scena è basata sul nono capitolo: Aoi. Aoi è la moglie principale di Genji, questa si ammala e muore in agonia. Aoi era tormentata dallo spirito maligno di Lady Rokujo, un’amante di Genji con un alto stato sociale. Con musica Joruri il confronto tra le due donne viene intensivamente descritta.
La sesta scena è invece basata sui capitoli 37 e 38: Yokobue (flauto) e Suzumushi (in inglese “bell cricket”, quei insetti (?) che si sentono in estate). Genji e altri personaggi si divertono nel suonare strumenti musicali e guardare la luna durante le lunghe notti autunnali.
Curiosità: Una scena del capitolo Suzumushi è raffigurata sul retro della banconota da 2000 Yen.
La settima scena ci mostra una stanza di una casa sulle rive del fiume Uji. E’ ispirata al capitolo 51, Ukifune. Una splendida danza con musica Nagauta (letteralmente tradotto in “lunga canzone”), un tipo di musica che di solito accompagna il teatro kabuki accompagnata da shamisen e tamburi… strumenti sempre presenti durante le rappresentazioni di Miyako Odori.
La scena finale dell’edizione 2008 è basata sull’ultimo capitolo del Genji Monogatari: Yume no Ukihashi (il ponte fluttuante dei sogni). Il panorama di Kyoto immerso nello splendore dei ciliegi in fiore.
Il Miyako Odori può essere ammirato quattro volte al giorno: 12:30, 14:00, 15:30 e 16:50 e dura 60 minuti. Quattro spettacoli per tutti i giorni di aprile. Chi dovesse trovarsi a Kyoto durante questo mese non dovrebbe farsi scappare l’occasione. E’ possibile acquistare il biglietto di fronte al teatro ma non sempre è possibile averlo per il successivo spettacolo.
Il teatro era pieno… non ho visto posti liberi, come non ne avevo mai visti nelle edizioni precedenti. Quando sono uscito dal teatro, poco dopo le 15:00, le corriere parcheggiate di fronte che prima erano due si sono moltiplicate e la folla per lo spettacolo delle 15:30 aspettava di poter entrare mentre noi uscivamo… un bel caos
Per finire in bellezza ho colto l’occasione per andare a vedere il parco di Maruyama e il tempio Yasaka ma questa è un’altra storia
Vi lascio ad un piccolo filmato che ho girato al teatro… si vede poco (non volevo che mi beccassero anche qui ) ma rende l’idea di ciò che uno può aspettarsi di vedere.
Un fine-settimana particolarmente lungo (come forse un po’ troppo lungo sarà questo post… forse avrei fatto meglio a dividere i vari “giorni”), ma piacevole, quello appena trascorso. E questo non di certo perché è Pasqua. In Giappone la Pasqua non esiste e se non me lo dicevano non ci avrei manco pensato.
il finesettimana “lungo” è iniziato giovedì scorso che era giorno festivo. In Giappone si celebrava il Shunbun-no-hi (equinozio di primavera), una festività di cui le origini sono tuttora incerte. Il giorno è stato reso festivo durante il periodo Meiji (1868-1912). Una giornata per le riunioni di famiglia e per visitare i defunti. Si dice che quando il giorno ha la stessa durata della notte (come avviene durante gli equinozi), il Buddha appare sulla terra per salvare le anime perse. In questa occasione si usa offrire sake e cibo ai propri antenati ma anche i botamochi (dolci di riso ricoperti con marmellata di fagioli) ad amici e vicini di casa. Con il Shunbun-no-hi comincia finalmente la primavera e coincide con lo sboccio dei primi fiori di ciliegio.
Per quanto mi riguarda niente riunioni di famiglia e niente visite ai morti.
Le due mascotte di Yakult: Yakkun e Biffy
Quella a sinistra più che una mascotte per un yogurt da bere
sembrerebbe la mascotte di un preservativo
Abbiamo colto l’occasione per una gita nei pressi di Kyoto. Per la gioia dei bambini siamo andati a vedere la Yakult. Credo che la maggior parte di voi la conosciate… ho visto della pubblicità tempo fa su molti siti italiani che parlano del Giappone. Si tratta, da quanto ho capito, di una bibita con probiotici che aiuta la digestione e il naturale equilibrio della flora batterica intestinale. In casa la usiamo per i bambini nella speranza che crescano sani e forti
Un tipo di yogurt da bere che deriva da una miscela di latte scremato con un particolare tipo di batteri Lactobacillus casei ceppo Shirota. La Yakult Honsha Co. è stata fondata da Minoru Shirota. Attualmente la vendita di prodotti Yakult avviene in 28 paesi, tra cui anche l’Italia (dal novembre 2006), ma la coltura batterica arriva dal Giappone, indipendentemente dal luogo di produzione.
La visita all’azienda è stata molto interessante e mi ha convinto di provare il prodotto di prima persona. La Yakult non produce solo questo yogurt da bere e da poco ha immesso nel mercato altri tre tipi di bevande contenenti della bifiene, particolarmente importanti per il benessere dell’intestino. Mi sembra di fare pubblicità oscura
Dopo il mini-seminario finale abbiamo ricevuto dei prodotti di prova e dei piccoli omaggi. Magari farò un post a riguardo con alcune foto e magari un filmatino.
laboratorio Yakult.
Siamo andati in un ristorante per il pranzo per poi prendere il treno e andare alla stazione di Fushimi-Inari che si trova poco distante. La seconda parte della giornata di giovedì era dedicata alla visita ad uno dei templi più suggestivi di tutto il Giappone. Io ci sono andato per la prima volta e devo ammettere di essere stato colpito dalla magnificenza.
chilomentri di sentieri e migliaia di torii
un “piccolo” visitatore e un monaco shintoista
Il Fushimi-Inari Taisha (vedi breve descrizione che ho scritto sul sito) è a capo di circa 30.000 templi Inari sparsi in tutto il Giappone ed è venerato dalla gente come divinità della raccolta. Noto soprattutto per il numero di torii che accompagnano i sentieri che portano fino in cima al Inari-san (monte Inari). Migliaia di torii donati dalla gente durante i secoli, uno dopo l’altro per chilometri! Ho provato sensazioni indescrivibili e vi rimando ad una piccola galleria fotografica che ho fatto per l’occasione. Abbiamo scalato tutta la montagna e visto un po’ tutto… eravamo tra gli ultimi a scendere e cominciava a farsi sera.
Purtroppo cavi elettrici e venditori automatici rovinavano un pò lo stupendo panorama e non sempre è possibile scattare le foto che più vorremo. Ma tutto questo sono piccole cose in confronto a quello che si può ammirare.
L’ingresso è libero ed è aperto 24 ore su 24. Facilmente raggiungibile da Kyoto (5 minuti di marcia dalla stazione centrale della JR) o da Osaka prendendo la linea Keihan.
Siamo poi tornati a Osaka dove ci siamo fermati a mangiare monja-yaki, okonomiyaki e ottimo yaki-soba… il tutto accompagnato da un paio di birre.
Alle prese in una preghiera - La volpe con in bocca la chiave
la chiave è il simbolo della chiave del granaio
Il venerdì non era festivo ma ci siamo presi la giornata libera per vedere la cerimonia di chiusura dell’asilo. Da aprile mio figlio frequenterà la prima elementare.
Questo tipo di cerimonie non godono della mia simpatia. Ho l’impressione di essere in caserma. Il modo di parlare autoritario, l’implotonamento dei bambini, gli ordini di “attenti”, “seduti”, “dietro front” e “in piedi”, inno nazionale con bandiera (tutti OBBLIGATI, genitori compresi, ad alzarsi e fissare l’Hinomaru), discorsi preconfezionati freddi ed artificiosi (decisamente assurdo un’insegnante delle elementari maschio che cercava di addolcire le sue frasi con la particella “ne” parlando come un robot, piatto e visibilmente annoiato), clima rigido e freddo… mi ero ripromesso di non andarci più ma talvolta conviene far bel viso. Non credo che in Italia si accetterebbe una cosa del genere!
Il mese prossimo si farà il bis con le cerimonie di apertura anno scolastico. Non mi stupirei più di tanto se introducessero l’obbligo di gridare “Tenno Heika Banzai”
Dopo la parentesi scolastica, io e mia moglie siamo andati all’opera. Mia moglie ci teneva molto… lo spettacolo di scena era quello che aveva visto tanti anni fa a Londra quando ci eravamo conosciuti. “Phantom of the Opera” è di scena all’Herbis Plaza di Osaka (Osaka Shiki Theater), dove avevo già potuto ammirare “Mamma Mia” (con le musiche degli ABBA) qualche anno fa. Siamo riusciti a trovare due bei posti a sedere (10.500 yen a testa ) e ho anche cercato di fare qualche foto per il blog… ma mi hanno beccato e ho dovuto cancellarle
Il pieno in sala… e non è sempre facile trovare posti liberi… bisogna prenotare in buon anticipo.
l’unica foto consentita
E’ sempre affascinante ed interessante sentire i musical eseguiti in lingua giapponese (vedi filmato promozionale in fondo a questo post). Non sono di certo un gran conoscitore ma la bravura della troupe era di un livello veramente ottimo. I registi occidentali sembra abbiano fatto il possibile per renderlo il più fedele possibile alla versione occidentale. Ciò che mi ha colpito maggiormente tra il pubblico non è tanto il fatto che quasi il 100% era prevedibilmente di sesso femminile ma che tra queste “femminucce” non poche erano veramente anziane! A tratti il volume della musica era veramente alto (specialmente la parte con l’organo Taaaaa-ta-ta-ta-ta-taaaa ) e il pericolo che si prendessero un colpo poteva, secondo me, non essere neanche tanto remoto. Venti minuti di pausa davano la possibilità per un caffè veloce e una visitina al bagno. Una fila lunghissima per il bagno delle signore con tanto di staff predisposto con la bandierina per segnalare il punto in cui mettersi. “Prego, da questa parte per fare la fila! Circa un’ora di attesa“, vi giuro! Diceva proprio che c’era un’ora di attesa per andare al bagno!
Un sabato tranquillo
Lezione di pianoforte per i bambini e poi, dopo aver preparato il pranzo, un pomeriggio al parco giocando a pallone. Finalmente non fa più freddo e per fortuna non fa ancora quel caldo che inevitabilmente arriverà tra qualche mese.
Ieri, domenica, siamo andati a vedere un’esposizione dedicata alle metropolitane e vecchi autobus. L’esposizione era aperta solo ieri e si trovava nella zona di Morinomiya, poco distante dal castello di Osaka. E’ un centro per la manutenzione e riparazione delle carrozze delle linee metro di Osaka. Una grande folla e molti “otaku” del settore. Uomini sulla quarantina muniti di macchina fotografica impegnati a fotografare in ogni particolare gli oggetti in esposizione.
Interessanti anche diversi poster d’epoca che pubblicizzavano le nuove linee metro. La prima linea metro di Osaka è la linea Midosuji che collegava Shinsaibashi a Umeda nel 1933.
Una delle guardie presenti all’evento
Una carrozza d’epoca della linea Sennichimae
vecchia mappa delle linee metro a Osaka
Abbiamo poi mangiato udon a mezzogiorno (mia figlia ha optato per il Kitsune-udon che si sarebbe dovuto mangiare al Fushimi-Inari Taisha).
Nel pomeriggio abbiamo colto l’occasione per visitare il museo dedicato alla pace che si trova a pochi minuti a piedi. Il “Peace Osaka” (Osaka International Peace Center) si trova a Morinomiya, a sud del castello di Osaka e tratta ovviamente i temi legati alla pace. Entrando nel museo si nota sin da subito il carattere bellico, la guerra in generale da dover evitare per poter vivere tranquillamente in pace. Personalmente mi aspettavo di vedere qualcosa di più “internazionale” o comunque di qualcosa di più generale. Invece la maggior parte delle esposizioni incentravano la distruzione della città di Osaka durante i raid aerei durante la seconda guerra mondiale.
akagami, usato per il richiamo alle armi
tipo di bombe usate per il bombardamento di Osaka
Se da una parte si ammettevano le ingiustizie commesse dai giapponesi nel continente asiatico, dall’altra si nota il vittimismo nipponico. Molto è incentrato sui danni subiti, dalla miseria degli abitanti di Osaka, delle sofferenze dei soldati giapponesi etc… per carità, nulla di male in tutto ciò, anzi… ma direi che il nome del museo dovrebbe cambiare in qualcosa di maggiormente appropriato. Nonostante il giorno festivo, al museo eravamo pochi, anzi pochissimi. Nella sala grande davano un filmato sui bombardamenti dei B-29. Eravamo in 16. Più pace di così…
Tra la visita alla Yakult, tempio Fushimi-Inari Taisha, cerimonia all’asilo, opera, esposizione mezzi di trasporto e infine museo della Pace, il fine settimana è stato abbastanza positivo… tra qualche giorno poi mi aspetta uno degli spettacoli che più apprezzo: il Miyako Odori che inizierà a Gion il primo aprile. Non vedo l’ora… come ogni anno.
Per finire un breve video di promozione per il musical “Phantom of the Opera” a Osaka
Partiamo dall’inizio: venerdì 14 marzo. Venerdì si celebrava il “White Day“, l’evento che avevo preannunciato nel post sulla festa di San Valentino. Ebbene me ne sono perfettamente dimenticato
Pensavo ad un post veloce per ricordarlo e un pensierino per mia moglie… e invece nulla.
Me ne sono accorto quando la sera mia moglie torna a casa dal lavoro con due borse piene di cioccolatini e altri oggetti ricevuti dai compagni di lavoro. E che dovevo fare? Ho fatto finta di niente che era meglio, la figuraccia non me la levava nessuno.
Niente di grave, festeggiamo praticamente ogni anno un San Valentino un po più romantico di quanto lo sia in generale qui in Giappone e il “White Day” non lo abbiamo mai preso sul serio… ma un piccolo pensierino magari ci poteva stare comunque. Sarà per l’anno prossimo.
Una scena del teatro bunraku
Erano quasi due anni che non andavo a vedere uno spettacolo di Bunraku. Ricordo la prima volta circa 13 anni fa: io che cercavo di capire qualcosa (ma non capivo assolutamente nulla) mentre mia moglie (e metà sala) dormiva tranquillamente. Uno spettacolo che durò diverse ore… non ricordo quante ma credo poco oltre 3 ore.
Sabato ho avuto l’opportunità di vedere uno spettacolo bunraku organizzato in un albergo del centro e ci sono andato con tutta la famiglia. Uno spettacolo composto da due recite con una pausa tra le due in cui due maestri hanno spiegato i vari ruoli, modi e storia di questa arte tipica di Osaka. Il primo maestro descriveva la storia del teatro dalle sue origini, il modo in cui sono fatti i burattini e di come si manovrano. Accenni sul tipo di narrazione da usare durante lo spettacolo con alcuni esempi pratici. L’esempio della risata “bunraku” ha fatto giustamente sorridere tutta la sala. Il secondo maestro invece ci illustrava lo shamisen usato in bunraku e sul come si suonano le varie note per accompagnare il narratore. Ci fa vedere lo strumento e ne descrive le parti aggiungendo che lo shamisen viene costruito con legno e ricoperto da entrambi i lati con pelle di gatto o di cane.
Il musicista dello shamisen aiuta inoltre, con alcuni versi vocali, il narratore durante i passaggi più difficili.
La città di Osaka va fiera del loro teatro tradizionale e turisti cercano di vedere uno di questi spettacoli prima di lasciare Osaka.
Per chi non conosce il bunraku o non ne ha mai sentito parlare aggiungo solo che si tratta di un teatro giapponese nato nel 1684 a Osaka in cui si usano delle marionette abbastanza grandi manovrate da tre manipolatori.
Tre sono gli elementi che compongono il teatro bunraku:
- Ningyutsukai, che sono i tre manipolatori. Il maestro (omozukai) usa la sua mano destra per muovere il braccio destro della marionetta. Il maestro viene aiutato da due aiutanti vestiti e incappucciati in nero. Uno è l’aiutante di sinistra chiamato hidarizukai (hidari significa sinistra)e usa la sua mano destra per muovere il braccio sinistro della marionetta. Il secondo aiutante, il ashizukai (ashi significa gamba), serve per muovere le gambe delle marionette. nota: le marionette che raffigurano personaggi femminili non hanno le gambe e il ahizukai simula i movimenti delle gambe con le sue mani inserite all’interno del vestito usato.
- Tayu, il narratore. Il narratore da la voce ai burattini cambiando tono a seconda del personaggio che interpreta.
- Suonatore Shamisen. E’ seduto di fianco al narratore.
Lo spettacolo è stato piacevole e divertente. Sono rimasto sbalordito dall’alto numero di mani che si sono alzate quando uno dei maestri ha chiesto agli spettatori in sala chi vedeva un’esibizione bunraku per la prima volta. Credo di non esagerare se dico che un buon terzo della gente ha alzato la mano. Pensavo che quasi tutti avessero vissuto l’esperienza di vedere uno di questi spettacoli almeno una volta. Aggiungo che la maggior parte dei presenti erano di una certa età.
Il narratore all’opera
la performance è particolarmente faticosa e necessita di lungo allenamento
Essendo fuori casa abbiamo optato per una cena in un ristorante. Mia moglie, da perfetta giapponese, aveva già pronte alcune opzioni con tanto di mappa: ristorante italiano oppure udon. Abbiamo deciso per la seconda opzione anche perchè a mezzogiorno, da buon italiano, avevo preparato la pasta al pesto genovese
Tra i diversi piatti ho scelto un ottimo “katsu-kare-udon”, una cotoletta con sopra la salsa curry e il tutto in mezzo a ottimi udon bollenti. Il piatto mi sembrava abbastanza originale ma quello che maggiormente mi ha colpito erano le dimensioni
La birra sembra minuscola in confronto
Una domenica primaverile tranquilla quella di ieri. Tempo stupendo, l’ideale per una passeggiata al parco con i bambini… ma non prima di essere andati al MacDonald per i “Happy Set”. Una volta al mese li porto al “Makudo” come avevo loro promesso così possono farsi timbrare la member card e ricevere un regalino
mia moglie era impegnata per un omiai… nel ruolo di nakodo (ci tengo a precisarlo ). Omiai è una tradizione giapponese in cui due sconosciuti di sesso opposto vengono fatti conoscere con lo scopo di trovare la seconda metà. Dopo essersi conosciuti, con l’aiuto di altre persone, ed in particolare il nakodo, considereranno l’eventualità di uscire insieme ancora e magari arrivare al matrimonio. E’ un tema su cui tornerò con un post o un articolo specifico comunque.
era da un po’ di giorni che mia moglie cercava di mettere insieme tutti i dettagli dell’incontro. L’uomo era un conoscente di mia moglie di 33 anni… timido e ovviamente scapolo. La ragazza invece era la figlia ventinovenne di un collega di lavoro. Mia moglie ha visto solo la foto e non la conosceva personalmente. Il padre era preoccupato per l’età ormai avanzata e aveva cercato aiuto in ufficio trovandolo in mia moglie.
L’ora fissata per l’incontro era le 13:30 nella zona di Namba (centro di Osaka). Ultimi messaggi al cellulare tra mia moglie ed il trentenne timido. Questo non sapeva dove portarla e che cosa fare… desiderava qualche consiglio. Il piano era che mia moglie li facesse conoscere, come d’usanza in un caffè elegante, per poi lasciarli soli. Alle 11:00 lui era già a Namba, teso e preoccupato per ciò che lo aspettava oltre 2 ore dopo. Non trovandosi pace ha comprato due biglietti per un film al cinema… ci sarebbe andato con la sua eventuale futura ragazza il giorno stesso. Orario del film: 13:30!
Ora io non so se è normale una cosa simile ma incontrare per la prima volta una ragazza che desidera trovare un fidanzato e portarla subito al cinema senza neanche scambiarsi un paio di parole mi sembra molto strano. Dovevano conoscersi alle 13:30! Dovevano sapere chi avevano davanti e scambiarsi alcuni “dettagli” e lui invece la porta al cinema. Neanche il momento per le presentazioni… lo faranno dopo probabilmente. Non nego che mi sarebbe piaciuto vedere gli occhi di lei appena arrivata all’incontro.
Già immagino la scena.
Lei “Hajimemashite, mi chiamo…”
Lui: “Eto… chotto… uhm, scusami ma non c’è tempo per queste cose… il film sta per cominciare!”
Com’è andata a finire non lo so… dopo il film andavano nella zona di Dotonbori per visitare il Dotonbori Gokuraku e mangiare qualcosa di tipico di Osaka. Se son rose fioriranno e almeno una cosa in comune comunque ce l’avevano: trovare l’anima gemella.
Già in passato mia moglie aveva fatto da nakodo e la cosa andò a buon fine. Mia moglie ed io abbiamo fatto da testimoni alla cerimonia shinto e ci siamo seduti al tavolo degli sposi durante il banchetto. Adesso hanno due figli e sembrerebbero felici e contenti (il condizionale è comunque d’obbligo).
Ho girato un mini filmato film sullo spettacolo bunraku che vi invito a vedere.
Notate le due marionette manovrate da tre uomini ciascuna e le espressioni del narratore. Era sudato fradicio dopo la sua impegnativa performance.
E’ giunto il momento per esprimere alcune mie riflessioni. Un post che a qualcuno potrà non piacere ma che non è ne una critica tanto meno un giudizio quello che voglio dare. Semplici riflessioni su situazioni che ho potuto osservare diverse volte.
In un bagno turco entra un giovane signore e trovandosi solo si mette nel posto più comodo. Dopo pochi istanti entra un signore distinto con un fare sicuro e il giovane uomo non perde tempo e si sposta immediatamente per cedere il posto. Non basta: il nuovo entrato lo sgrida chiedendogli come si era permesso di sedersi nel posto migliore. Poco dopo entra uno di quei giovani appena arruolati della yakuza, uno di quei chinpira che vediamo girare in moto. Ovviamente gasato e con aria minacciosa si dirige verso “quel” posto, cioè il posto migliore all’interno del bagno turco. Inutile ribadirlo, il signore di prima con fare umile toglie il disturbo e si mette vicino a colui che si era spostato prima.
Il giovane chinpira vede l’effetto che ha avuto e continua a gasarsi offendendo quello che si era seduto nel “suo” posto.
Non passa molto tempo che la saletta continua a riempirsi. Entra un giovane della yakuza con un bel tatuaggio sul braccio. Il giovane chinpira, quasi in ginocchio, si toglie dal suo posto e si avvicina agli altri due. Il giovane della yakuza con estrema calma, fumando una sigaretta, convince “con le buone” che nessuna debba mai e poi mai prendersi la libertà di sedersi sul “suo posto”. I tre rimangono a testa bassa scusandosi per le loro malefatte.
Si apre la porta ed entra un capo yakuza con tatuaggi su tutto il corpo… sigaro in bocca. Inutile dire, il giovane della yakuza è colto da terrore e con estrema prudenza si sposta verso gli altri tre.
Questa è una scena comica che ho visto qualche giorno fa alla televisione e che mi ha risvegliato alcune considerazioni che avevo fatto in passato.
Il rispetto sempre e comunque verso il più forte, verso colui che nella scala gerarchica si trova più in alto. Un aspetto che noi tutti conosciamo e che vediamo nella realtà e non solo nelle scene comiche.
Nella scena sopra descritta, per quanto banale possa sembrare, vediamo altri aspetti tipici della società giapponese. Ovviamente generalizzando, il giapponese medio, quando può e la situazione lo consente, sa essere estremamente arrogante. Questa è una tendenza che ho notato, osservato e vissuto diverse volte qui in Giappone. E’ una tendenza che il sistema nipponico prevede ed incoraggia.
Una situazione che si conferma in diversi luoghi: negli uffici gli “arubaito” (lavoratori part-time) devono temere gli umori dell’impiegato, quest’ultimo a sua volta deve temere quelli dell’impiegato più anziano… poi a seguire il capoufficio, il butcho, sacho e tencho… Ovviamente nelle aziende e negli uffici si cerca di mantenere l’armonia e scatti di ira verso il proprio inferiore sono rari… ma l’autorità (con una buona dose di arroganza) si fa’ sempre e comunque sentire.
E a seconda della situazione l’atteggiamento cambia completamente… la cosa è comprensibile ma comunque buffa e la scena comica alla TV ha colto la situazione molto bene.
Rispetto e sottomissione al più forte, paura e umiltà estrema dinnanzi alle arroganze altrui. Nel caso in cui l’autorità non è meglio definita, questa viene vinta da chi alza per primo la voce… altro aspetto che alla televisione viene spesso evidenziato.
Paura e rispetto per i “cattivi”
Avrete sentito dei fascisti ed estremisti di destra presenti nelle città e che viaggiano in corriere nere. Con arroganza posteggiano le loro corriere sui marciapiedi pubblici, disturbano la quiete pubblica sputando i loro veleni nei microfoni e intralciano il traffico. Eppure nessuno avrà mai il coraggio di dire o fare nulla. Questo i “terroristi” lo sanno e quindi possono permettersi di fare ciò che fanno. La polizia non si muove, non conviene metterseli contro… dopotutto anche i poliziotti potrebbero avere moglie e figli a casa. Nessuno chiederà ad uno di questi estremisti o ad uno della yakuza di far silenzio.
Se la situazione lo permette, uno tende a far valere la sua posizione con arroganza.
Questo aspetto della cultura giapponese che prevede l’uso di arroganza nelle situazioni che lo permettono non è bene conosciuto all’estero o tra gli stranieri che si fermano in Giappone per studio o vacanza ma si tratta di una di quelle regole non scritte ma in vigore.
Se si ha la certezza che una determinata persona è “inferiore” (scala gerarchica) e non si dovrà mai essere legati ai suoi favori si potrà trattarla da inferiore… nessuno si oppone. Questo potrebbe anche includere umiliazione se ritenuto necessario, trattarlo comunque con una certa freddezza e distanza. Questo vale particolarmente nel mondo del lavoro ma può essere valido anche al di fuori.
Nel caso invece in cui non si è certi se in un futuro la situazione tra due persone potrà cambiare e attualmente si è “pari grado”, questa verrà sempre trattata con un sorriso.
Il sorriso diventa quindi la prima cosa che vedremo sul viso di un giapponese quando lo incontreremo per la prima volta. I sorrisi verso i nostri confronti continueranno ad esserci anche in futuro… finchè la situazione non cambierà dando la possibilità ad uno dei due di fare e dire cose che prima non si poteva.
Sento spesso parlare di stranieri che arrivano in Giappone e poi al rientro raccontano di quanto i giapponesi conosciuti lo abbiano trattato bene e di quanto tutti gli volevano bene. Sicuramente vero, i giapponesi non sono secondi a nessuno per quanto riguarda gentilezza ed ospitalità. Può far piacere essere accettati e trattati bene ma questo spinge l’individuo a non riflettere bene e obiettivamente sulle cose.
Certe domande uno semplicemente non si fa:
- Ma perché tutti mi volevano bene? (senza manco conoscermi!)
- Perché risultavo simpatico a tutti? (eppure non risulto simpatico a tutti a casa mia)
- Perché dicevano tutti che sono intelligente e conosco tante cose? (ho parlato del più e del meno e che mi piace il Giappone)
- Perché tutti mi trovavano carina/o? (nel mio paese sono pochi a pensarlo)
Non è strana la cosa? Sono veramente una persona così adorabile? Sono veramente cosi simpatico a tutti? Sono veramente tanto bello e carino?
La gentilezza e ospitalità dei giapponesi non deve essere fraintesa con la realtà delle cose. Nessuno di noi è simpatico a tutti, più bello e più intelligente degli altri. Eppure è proprio il contrario di ciò che diversi stranieri arrivano genuinamente a pensare di se stessi dopo essere stati in Giappone. L’autostima sale alle stelle.
(Chiusa parentesi)
“Capo! Perché ci tratta sempre con cortesia?”
Questa la domanda che secondo un direttore straniero in un’azienda giapponese ha definito shoccante. “Vogliono che li tratti male, con autorità…vogliono essere trattati con freddezza perché è così che un capo deve essere secondo il sistema giapponese“.
Se da una parte uno la sua posizione la fa valere con arroganza, dall’altra sembrerebbe che si tratta di un atteggiamento che uno si aspetta. Fare il capo significa essere autoritario.
La società giapponese non ha conosciuto altro nella sua storia. La scala gerarchica che ha sempre fatto parte di ogni aspetto della vita. Il periodo Edo, il periodo Meiji, prima e durante la guerra mondiale, il dopoguerra, il periodo di crescita economica, periodo di stagno economico… il più forte, quello con lo status maggiore può calpestare il più debole.
La freddezza e arroganza di cui sono, mio malgrado, stato testimone in diverse occasioni è stata shoccante ma mi ha fatto aprire gli occhi e capire tante cose. Persone con incarichi importanti, ben composti ed eleganti vederli cambiare da un momento all’altro diventando isterici e offensivi verso i propri subalterni.
Mi ritengo decisamente fortunato di non essere impiegato in un’azienda giapponese. Non avrei la pazienza di sottostare ai soprusi per lungo tempo. Non tutti hanno questa fortuna e quindi conviene abbassare la testa e sopportare in silenzio… poi un giorno, con l’anzianità, uno potrà scaricare le frustrazioni sui nuovi arrivati. Chi invece accetta la situazione con naturalezza e riesce magari pure a trovarla “giusta” non avrà mai problemi.
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