Ragazze, preparatevi a soddisfare i vostri uomini

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Meglio non lasciare tutto all’ultimo minuto. Preparatevi ragazze mie! Tra due settimane sarà il giorno di San Valentino, il giorno degli innamorati… così almeno vale per l’Occidente. In Giappone il giorno di San Valentino ha un significato un po’ diverso e comunque qui nessuno pensa a qualche santo, tantomeno uno protettore degli innamorati.
Grazie ad un massiccio sforzo di marketing il giorno di San Valentino in Giappone è un giorno in cui si regalano cioccolatini o caramelle. O.K. questo vale un po’ dappertutto ma in Giappone questo vale prevalentemente per le donne che, praticamente obbligate dal sistema, regalano cioccolatini a tutti (o quasi) i colleghi maschi. In Giappone questi cioccolatini sono conosciuti come giri-choko, una parola che deriva da giri, che potrebbe essere tradotto in obbligo, e choko che sta’ per cioccolato. Questi cioccolatini sono diversi da quelli definiti honmei-choko, cioè quelli regalati alla persona amata. Amici, e specialmente tra le ragazze, ci si può scambiare i tomo-choko dove la parola tomo stà per amico/a.
Con ulteriori sforzi di marketing, i giapponesi sono riusciti a creare un giorno tutto particolare in cui i maschietti possono ricambiare il regalo avuto il 14 febbraio. Tale giorno è stato chiamato “White Day” e viene festeggiato esattamente un mese dopo il San Valentino, il 14 di marzo. Nonostante originariamente si regalava cioccolato bianco oppure Mashimaro (in inglese marshmallows), ecco perché “White Day”, al giorno d’oggi i regali usuali sono bigiotteria e/o gioielli e biancheria intima. Non chiedetemi che faccia avevo quando un collega maschio di mia moglie le ha regalato un paio di collant! Per fortuna sua non l’ho mai conosciuto di persona ^__^
Una tradizione non tanto antica, anzi… creata solamente nel 1980 anche se c’è chi sostiene che la festività nacque ben prima a seguito di un commerciante di dolciumi che pubblicizzava chiedendo alla clientela maschile di ritornare il favore. Ben presto altre aziende accolsero l’iniziativa vedendo in essa un’enorme potenzialità economica.
Quindi un San Valentino decisamente diverso dalle nostre tradizioni europee e che in Giappone si vive in modo alquanto intenso. Fiere dedicate al cioccolato da regalare per l’occasione vengono organizzate in tutti i maggiori Grandi Magazzini (Depaato) e nei supermercati. Donne e ragazze sono costrette a fare grandi spese, tanto più grandi quanto sono le loro conoscenze e le cerchie che frequentano. Cioccolatini ai colleghi di lavoro, agli amici maschi, ai colleghi di qualsiasi club o corso che si frequenta. Poi a marzo il regalino di ritorno.
Indubbiamente una tradizione strettamente legata al commercio, creata esclusivamente per creare mercato in un economia dove il denaro deve per forza girare.

scaffali per San Valentino scaffali per San Valentino scaffali per San Valentino
Alcuni scaffali per l’occasione in un supermercato vicino a casa mia
(per ingrandimento clicca sulle immagini)

Inutile dire che con gli anni le aziende produttrici hanno escogitato una serie di strategie per vendere sempre di più. E’ grazie a questa festività se diverse aziende avranno profitti o meno. Quindi confezioni che possono soddisfare un vasto numero di clienti, confezioni che raffigurano e/o fanno ricordare caratteri degli anime e dei manga oppure con la mascotte dell’azienda stessa.

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Lo shinkansen e Hello kitty non mancano

Seppur meno di moda, anche le cartoline di “San Valentino” sono sempre disponibili.
I preparativi per celebrare la giornata in modo degno sono fatti quindi care ragazze forza con lo shopping, la scelta non manca.

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Una proposta Sanrio per la cartolina

Beh, ancora due settimane e potrò abbuffarmi di cioccolatini :mrgreen: e mia moglie potrà continuare a criticare con ancora maggior ragione il mio girovita 👿

Secondo voi il giorno di San Valentino è principalmente

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costumi giapponesi: guardarsi negli occhi mentre si parla

Cultura, generale 10 Commenti »

Chi è in contatto con giapponesi avrà senz’altro notato che di solito non ci si guarda negli occhi mentre si parla. Questo diventa evidente quando si brinda con i bicchieri; molto raramente un giapponese ti guarderà spontaneamente negli occhi.
Una diversità culturale che “salta agli occhi” si potrebbe dire. Sarà capitato anche a voi di vedere due persone sedute nel treno una di fianco all’altra parlare guardando in avanti. La prima impressione è che stanno parlando da soli.

In confronto ad altre società , specialmente quelle occidentali, il guardare negli occhi durante una conversazione i giapponesi tendono ad evitare il contatto visivo.
Kagawa Hiroshi afferma in “The Inscrutable Japanese” che la risposta può risiedere nella storia feudale giapponese. Fino a 130 anni fa il Giappone aveva un sistema di classi sociali molto rigido. Alla gente comune veniva proibito avere contatto con la classe samurai. Non solo il contatto visivo con una persona di classe superiore veniva visto come molto rude ma poteva anche costare la vita. Nonostante questo sistema non esiste più dalla fine del periodo Edo, l’impatto emotivo e psicologico rimane ancora oggi nella psiche dei giapponesi. Nell’inconscio i giapponesi cercano di evitare di guardare negli occhi come forma di rispetto.

Gli occidentali invece “chiedono” di essere guardati negli occhi mentre si parla. I genitori educano i propri figli a guardare negli occhi mentre vengono per esempio sgridati. Cio’ serve per vedere se hanno capito ciò che vien loro detto. I genitori giapponesi che nella stessa situazione hanno i figli che li guardano negli occhi si sentono invece provocati. Ai figli giapponesi viene insegnato a tenere “la testa bassa”.

Abbiamo quindi ottime probabilità di far sentire un giapponese a disagio o imbarazzato se mentre una conversazione lo fissiamo negli occhi. Alcuni giapponesi guardano in distanza mentre parlano con qualcuno facendo sembrare di parlare da soli.
E’ bene quindi cercare di limitare il guardare negli occhi anche se non sempre è facile. In base ai casi è consigliabile guardare (ma non fissare) magari le nuvole muoversi nel cielo oppure la gente camminare per la strada. Uno sguardo veloce al vostro interlocutore o un segno di capire quanto sta dicendo rimane comunque importante.

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