Quando i musi gialli giapponesi sono in realtà bianchi che più bianchi non si può

Attualità, riflessioni 18 Commenti »

Molti blog italiani sul Giappone hanno riportato la vicenda che vede protagonista un noto quotidiano italiano e in particolar modo l’articolo apparso poi anche on-line: “il Giornale.it” che ha come direttore responsabile Mario Giordano.
La notizia riportata riguarda un premio attribuito a stranieri da parte del Giappone: “il Gran cordone dell’Ordine del sol levante“. Il beneficiario in questo premio è un italiano e il titolo della notizia è “Lambertow premiato dai giapponesi“; e fin qui niente di particolare ma basta leggere la prima riga per capire il perché di tanti risentimenti da parte degli amanti del Giappone presenti in Italia.
riporto parte della notizia:

Lambertow fa incetta di consensi tra i musi gialli giapponesi. Va infatti a Lamberto Dini (nella foto) un premio che Tokyo riserva ai cittadini stranieri: il Gran cordone dell’Ordine del sol levante. La cerimonia di consegna si svolgerà il 10 giugno nella residenza dell’ambasciatore giapponese in Italia Hirosyasu Ando. I meriti di Dini? «Il consolidamento delle relazioni bilaterali tra Giappone e Italia impegnandosi, durante il suo mandato al ministero degli esteri, alla realizzazione di eventi culturali tra 2001-2002».

consensi tra i musi gialli giapponesi“, i giapponesi vengono semplicemente definiti dei musi gialli da un noto quotidiano a tiratura nazionale? Personalmente non credo all’intento razziale da parte dell’ignoto giornalista, tanto meno credo a voluta discriminazione… è semplicemente impensabile che un giornalista de “il Giornale” possa essere razzista o uno che discrimina cittadini di altri paesi. Sicuramente non è una persona stupida… anzi suppongo si tratti di una persona intelligente con un certo bagaglio culturale alle spalle! E come farebbe a diventare giornalista di un quotidiano a tiratura nazionale? Ma allora mi chiedo: come fa una persona intelligente, acculturata e in una posizione responsabile quale dare informazione ad una vasta massa di lettori a definire “musi gialli” il popolo giapponese? Ripeto, secondo me non era volutamente razziale o discriminatorio e quindi sotto questo punto di vista gliela do pure buona ma… e i ma sono due:

  1. il giornalista, che si suppone abbia un certo livello di studio alle sue spalle nonché un certo bagaglio culturale che gli permetta di fare la professione che fa, come può non essere a conoscenza delle connotazioni negative, razziali e discriminatorie di ciò che ha scritto? Questo non è assolutamente perdonabile, una leggerezza che un giornalista di tale statura non può assolutamente permettersi.
  2. “musi gialli” anche nel miglior dei casi risulta comunque in un certo modo ridicolizzare i giapponesi (o la razza asiatica)… cosa che “volendo” si può anche fare in certi casi particolari… MA (il “ma” tutto in maiuscolo) che bisogno c’era di ridicolizzare un popolo che ha premiato un proprio concittadino? Il Giappone premia uno di noi italiani e noi li ringraziamo con un’offesa del tutto gratuita?

L’ambasciata giapponese non ha resistito e ha prontamente chiesto delle spiegazioni al “il Giornale” in una lettera poi apparsa anche online sul sito dell’ambasciata.
Ne riporto una parte:

Egregio Direttore,

ci riferiamo all’articolo apparso sul Vostro giornale il 30 aprile a p. 16, intitolato “Lambertow premiato dai giapponesi”. Nel medesimo si legge “Lambertow fa incetta di consensi tra i musi gialli giapponesi”.

E’ ben accetta l’attenzione prestata alla notizia del conferimento dell’onorificenza al Senatore Dini da parte del Giappone. Tuttavia, riteniamo che l’espressione utilizzata per identificarci, ossia “musi gialli”, abbia una connotazione dispregiativa e molto negativa. Segnaliamo che l’espressione non sarebbe neppure necessaria nel contesto, quindi il suo utilizzo è totalmente gratuito. Inoltre, tale espressione così grossolana non ci sembra consona né all’altezza di un giornale come il Vostro, a tiratura nazionale e con una sua tradizione nel giornalismo italiano.

Pertanto, richiediamo quanto prima una spiegazione a scopo di rettifica sull’espressione “musi gialli giapponesi” come apparsa sul Vostro giornale.

Vediamo come e se ci sarà una risposta da parte del quotidiano… ad oggi non ho ancora avuto notizia.
Resta comunque triste il fatto che un premio inteso anche per il miglioramento dei rapporti diplomatici tra il Giappone e altri Paesi venga riportato in questo modo e che debba quindi arrivare all’attenzione dell’ambasciata giapponese.
I rapporti diplomatici con il Giappone non sono mai stati migliori, non siamo in guerra da oltre 60 anni (e quando lo eravamo i giapponesi erano nostri alleati!)ma ci pensano persone che hanno anche certe responsabilità a peggiorare ciò che di buono si è costruito. Dini lo fa e il giornalista intelligente lo distrugge, il tutto senza alcun motivo apparente.
Ironia della sorte il motivo del premio era “Il consolidamento delle relazioni bilaterali tra Giappone e Italia…“, che il giornalista si aspetti un premio simile per “Il PEGGIORAMENTO delle relazioni bilaterali tra Giappone e Italia“? I premi si danno per meriti e un buon posto di lavoro si potrebbe anche perdere…
Oggi torno da un soggiorno a Sapporo e un altro a Hiroshima e decido di controllare di persona la veridicità sul fatto, o presunto tale, che i giapponesi siano dei “musi gialli”. Da oltre 11 anni di permanenza in Giappone mi sono sempre chiesto sul perché di tale aggettivo. Non mi pare abbiano la pelle gialla e con il tempo non ho più dato importanza alla cosa ma oggi ho voluto approfondire la cosa di persona. Sono arrivato alla conclusione (supportata da inequivocabile prova fotografica!) che i giapponesi hanno il “muso” bianco… ma non bianco come uno nostro, italiano! Sono ancora più bianchi!

musi gialli giapponesi

più bianchi di così… 😈

Arrivato a Osaka noto come oltre la metà dei passeggeri nei treni portano la mascherina BIANCA  😀   (ad occhio e croce un buon 70%) per difendersi dal virus H1N1 (238 casi mentre scrivo). In effetti tutte le scuole delle prefetture di Osaka e Hyogo sono chiuse fino lunedì (causando non pochi problemi per le mamme che lavorano) a causa dei contagi specialmente tra gli studenti. Nonostante le vacanze forzate i parchi sono praticamente vuoti e non si trovano bambini che vi giocano. “la maestra si è arrabbiata con dei bambini che giocavano al parco e li ha mandati a casa” afferma mia figlia che adesso frequenta la terza elementare. Grande allarme e calma solo apparente nonostante notizie che affermano il contrario. Lo noto nei bar e per le strade… gente che non parla d’altro che non dell’influenza H1N1. Le mascherine non si trovano più… impossibile trovarle. Le ho cercate in numerosi negozi e farmacia… niente da fare e i commercianti sono visibilmente stufi di sentirsi chiedere se ce ne sono ancora. Mia moglie ha prenotato alcune decine di mascherine di scorta; non appena arrivano saremo maggiormente al sicuro  😀
Nei negozi il personale è costretto ad usare la mascherina, il personale dei ristoranti e dei bar pure. Mi pare comunque strano che le mascherine siano andate a ruba e che non ci siano scorte sufficienti per la richiesta della gente. Un Giappone così sicuro ed attento alla salute non riesce a fornire le mascherine? O forse le scorte che uno cerca di fare è talmente esagerata da svuotare le scorte che comunque dovrebbero essere più che sufficienti per ogni evenienza?

Se volete scrivere al quotidiano una protesta scrivete a E-MAIL: redazione.web@ilgiornale.it (Direttore responsabile Mario Giordano direttoreweb@ilgiornale.it)

Ricordare gli anniversari si, ma serve anche costante riflessione da parte di tutti noi

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Il primo post di dicembre sarebbe dovuto essere pubblicato solo tra qualche giorno, dopo il mio rientro da Yokohama. Un post per descrivere il mio viaggio dall’Italia e i primi giorni “autunnali” in Giappone. Uno spettacolo che merita un post intero. Dopo il mio rientro a casa, a Osaka, il lavoro non aspettava e sono partito per Yokohama (da dove scrivo oggi) per una settimana nella quale ho visto diverse cose interessanti (prossimo post) e conosciuto persone veramente tanto simpatiche (un saluto e un bacione tutto particolare a Yuka-chan che già mi manca tanto 😀 ).

Il panorama che vedo ogni giorno... tempo permettendo

Il panorama che vedo ogni giorno per andare a lavorare... tempo permettendo

E allora perché questo post se voglio rimandare al prossimo quello che desideravo raccontarvi? Ebbene si, stamattina per andare al lavoro ho visto qualcosa che mi ha commosso e fatto tanto riflettere. Avevo scelto di salire sulla Landmark Tower prima di recarmi al lavoro (alloggio proprio a Sakuragicho ma il lavoro è a circa 20 minuti di treno) ma il tempo non particolarmente ideale mi ha fatto cambiare idea all’ultimo momento. Arrivo alla stazione JR di Sakuragicho ed entro in un kombini (negozio con generi alimentari e varie aperto 24 ore su 24) e sento come all’esterno uno parla al microfono. Penso subito a qualche estremista di destra; la cosa non sarebbe nuova. Esco e decido di vedere da vicino e a mia grande sorpresa noto che non sono estremisti ma persone appartenenti ad alcuni gruppi per la pace e amicizia che desideravano far riflettere i passanti sui problemi causati dalla guerra. In particolar modo ci si faceva riferimento all’attacco su Pearl Harbor da parte della marina giapponese proprio 67 anni fa. Gli americani persero circa 2400 persone. Questo attacco, e l’invasione iniziata un’ora prima sulla penisola della Malesia, segnò l’espansione del fronte giapponese nel Pacifico e nel sud-est orientale. Il Japan Times di oggi, 8 dicembre 2009, afferma che il giorno passa solitamente come un giorno qualunque ma quest’anno la cosa è leggermente diversa a causa del generale Toshio Tamogami che in uno scritto affermava che il Giappone è stato costretto alla guerra a causa del presidente americano Franklin D. Roosevelt e che il Giappone era una vittima costretta alla guerra sino-giapponese da Chiang Kai-Chek. Teorie di cospirazione emergono di tanto in tanto ma fanno poca strada e vengono messe a tacere quasi subito dagli studiosi e storici ricercatori. Non bisogna dimenticare, aggiunge il Japan Times di oggi, che l’agressione militare giapponese a partire dagli anni ’30 è stata la causa che ha poi portato alla guerra con gli Stati Uniti, Inghilterra e altri paesi. Soffermarsi ai pochi mesi prima dell’attacco su Pearl Harbor, come spesso avviene in Giappone, oscura la verità e gli eventi che hanno portato ai bombardamenti nucleari di Hiroshima e Nagasaki.

Mi hanno comunque colpito le parole dirette ai passanti e ai giovani strappandomi qualche lacrimuccia per la commozione. Tante verità e una denuncia diretta non solo contro coloro che provano nostalgia per il passato imperiale ma soprattutto contro l’ignoranza che regna in materia. Ho ancora tra le mani il dépliant che distribuivano a tutti.
Qualcuno di voi avrà forse seguito la vicenda del generale Toshio Tamogami che aveva rilasciato uno scritto in cui affermava che l’esercito imperiale giapponese non aveva affatto condotto una guerra d’aggressione in Asia e che la Corea aveva prosperato durante il periodo coloniale (vedi notizie in italiano: prima notiziaseconda notizia). La vicenda ha creato indignazione negli altri paesi asiatici che accusano il Giappone di amnesia storica e revisionismo. Il governo giapponese stesso ha preso saggiamente le distanze dal generale licenziandolo evitando noiose complicazioni diplomatiche.
Oggi invece una quindicina di persone davanti alla stazione di Sakuragicho a Yokohama chiedono di non dimenticare e di riflettere sugli errori del passato. “Siete giovani e queste cose a scuola non si insegnano” tuonava con un certo vigore uno dei “relatori” – “Nihon wa nisenman nin koroshita“, Il Giappone ha ucciso venti milioni di persone afferma uno dei manifestanti al microfono. “Oggi come oggi, 67 anni fa il Giappone ha attaccato l’America! Cosa ci abbiamo guadagnato a fare la guerra? Vi dice nulla Hiroshima? Ci abbiamo guadagnato qualcosa?” e poi “In Iraq e in Afghanistan c’è ancora guerra e la gente non può camminare così tranquillamente come fate voi oggi” sono alcune delle frasi che mi sono annotato sulla mia agenda.

I manifestanti davanti alla stazione di Sakuragicho contro la guerra

I manifestanti davanti alla stazione di Sakuragicho contro la guerra

Ricordiamo il passato per non ripetere gli errori è una bella frase ma si tratta solamente di una semplice frase “fatta” tanto facile da usare quanto facile da dimenticare tantopiù se NON si conosce il passato e la storia. Che un paese non insegni ai propri giovani (e non mi riferisco solo al Giappone) le proprie “malefatte” significa che il governo responsabile non intende riconoscere tali fatti. Ci si avvia verso un futuro dove solo i ricordi che fanno comodo rimangono vivi, la generazione che ha conosciuto la guerra e sofferto le conseguenze sta scomparendo e i giovani non possono capire il pericolo che può recare governi ostinati, nazionalistici e l’ignoranza in genrerale. Non ci vuole molto a convincere con una propaganda mirata da quattro soldi una gioventù ignorante che il passato è glorioso, che le proprie tradizioni (vere o create ad HOC) sono sacre e inviolabili… che sono gli altri a non capire.
Dire NO alla guerra e SI alla pace non deve essere per nessuno di noi delle semplici parole! Ognuno di noi che ha ha cuore l’armonia tra la gente e tra i popoli deve fare la sua parte attiva affinché dal nostro piccolo si aggiunga comprensione e rispetto per le idee altrui. La pace comincia da noi, tutti noi facciamo la forza e la differenza… non serve l’amore per il prossimo che è e resta una banalità! Basta il semplice rispetto per le persone, idee e le cose in generale e i nostri figli avranno una vita sicuramente felice.
Un mio applauso personale alle persone che oggi hanno cercato di far risvegliare certi ideali ai passanti, passanti che decisamente facevano finta di non sentire ma che nel loro volto sono riuscito a cogliere una certa attenzione verso i temi trattati.

Nagasaki – qualche giorno nella città dimenticata

viaggi 8 Commenti »

Nel mio ultimo post vi ho scritto dei giorni passati a Matsue e dintorni.
Pochi giorno dopo il mio ritorno a Osaka sono poi ripartito per Nagasaki il 18 di giugno per ritornare nuovamente a Osaka il 30.
Arrivato all’aeroporto prendo la corriera che in quasi un’ora mi porta in centro… faccio il check-in in albergo e con alcuni colleghi di lavoro incontrati alla reception decidiamo di andare a pranzare in uno dei ristoranti cinesi presenti in zona. In realtà si trattava del quartiere cinese e il nostro albergo era in zona.
Si sentiva la tipica aria del Kyushu e la stagione delle piogge contribuiva a renderla particolarmente umida. In quasi due settimane solo pochi giorni erano soleggiati… le colline e piccole montagne che circondano la città non sempre si vedevano a causa della nebbia.
Come al solito ho approfittato per assaggiare nuove prelibatezze e anche questa volta non sono rimasto deluso; ricordo ancora la seppia che si muoveva nel piatto :-/
Niente locali strani questa volta, solo buona cucina che mi ha aiutato a non perdere peso (purtroppo).
E’ la seconda visita a Nagasaki, la prima 5 o 6 anni fa, e non ricordavo molto dall’ultima volta.
In una delle poche sere con il cielo non nuvoloso ho preso un taxi e sono andato al parco della Pace; in effetti non ci ero ancora andato e ci tenevo a vederlo almeno una volta. A differenza di Hiroshima, del dramma nucleare di Nagasaki non si parla molto. Sarà perché Hiroshima è stata la prima città ad essere bombardata con una bomba atomica o forse anche perché l’esplosione su Nagasaki avvenne vicino ad una fabbrica di munizioni, luogo scomodo da citare e che in parte potrebbe giustificare il “target”atomico. Hiroshima è simbolo del vittimismo giapponese, una città che ha trasformato il Giappone imperiale aggressivo in un paese vittima della crudele guerra. Nagasaki al tempo stesso passa nel dimenticatoio e riemerge solamente con episodi legati all’intolleranza verso i loro sindaci che riescono a trovare il coraggio di puntare il dito verso Tokyo.

Chi si reca in Giappone desidera visitare Tokyo, Kyoto e Hiroshima… questo valeva anche per me quando 13 anni fa misi piede in Giappone per la prima volta. In quell’occasione ricordo di essere stato a Hiroshima una settimana dopo il 50-esimo anniversario del bombardamento atomico del 6 agosto 1945. Il 6 agosto è un giorno da ricordare e il primo ministro si reca a Hiroshima per la cerimonia. Mi chiedo perché proprio il 6 agosto e non il giorno 8 (La Russia dichiara guerra al Giappone e invade la Manchuria) oppure il giorno 9 che ricorda il bombardamento atomico su Nagasaki. Il 6 agosto sembra più importante (e per molto sicuramente lo è) del 15 di agosto, giorno del discorso dell’imperatore Hirohito che chiedeva ai suoi sudditi di arrendersi all’inevitabile.
Nagasaki passa in secondo piano e talvolta ho l’impressione che venga deliberatamente evitato di parlarne strumentalizzando a sua volta Hiroshima.

Dopo tutti i minuti di silenzio per ricordare le vittime di Hiroshima, ricordiamo anche quelle di Nagasaki che con la seconda giornata delle olimpiadi di Pechino “festeggeranno” il triste anniversario.

dal Giappone auguri romantici… ma non troppo

umorismo 7 Commenti »

Giorno di San Valentino oggi!

Auguri a tutti gli innamorati e buon guadagno a tutti i commercianti! :mrgreen:
Noto spesso come tanti italiani in Italia parlano della loro fidanzata giapponese in Giappone. Mi rivolgo a loro in questo specifico post. Beh, ho trovato la “fidanzata” di molti e questa mi ha pregato di mandare i saluti di buon San Valentino tramite questo blog.
Lo faccio volentieri aggiungendo una cartolina virtuale con la sua foto…

sanvalentinogiapponese.jpg

Ps: anche se non è la foto della tua fidanzata in Giappone… è da lei (o la sua maglietta) che sono gli auguri, fidati! (e non servono commenti ^__^ )

Ohayou degozaru! Il fascino samurai nella lingua giapponese

Attualità, curiosità, lingua 3 Commenti »

Una delle cose che mi hanno particolarmente stupito qui in Giappone è l’alto numero di film trasmessi alla televisione ogni giorno che narrano le prodezze, la vita e i miti legati alla classe guerriera del Giappone feudale. Il samurai non solo sempre nel giusto, buono e decisamente forte ma soprattutto calmo e apparentemente colui che sa sopportare qualsiasi situazione con una compostezza esemplare.
Sappiamo però di quanto difficile è stata la vita in Giappone, della povertà, dei soprusi subiti dai contadini e della vita decisamente difficile anche per la classe dei bushi (guerrieri), specialmente tra i samurai di classe inferiore, spesso costretti a lavorare per sopravvivere. Samurai indebitati con i mercanti, la classe sociale più bassa. L’idea che il cinema e la televisione (ma anche manga e anime) cerca invece di dare è diversa, decisamente positiva, ammirevole e da “imitare”. Questo rispecchia perfettamente l’incapacità del Giappone di vedere la propria storia in modo obiettivo e basato sui fatti. Certo, è risaputo che il “vero” samurai seguiva il codice del guerriero, il codice bushido e quindi era per forze di cose _sempre_ e comunque nel giusto. Questo lo collocava in una posizione predominante, di potere assoluto… e per molti fonte di terrore.
Con la Restaurazione Meiji la classe dei bushi venne abolita e si ebbe la formazione dell’esercito con i coscritti. Contadini che fino ieri dovevano temere gli umori del samurai di turno, oggi hanno in mano un’arma e si possono immedesimare nei samurai… fanno parte della classe guerriera ormai. E’ stato facile per il governo Meiji inculcare in tutti i valori bushido (creati ad arte) che più facevano comodo creando una grande famiglia nazionale con a capo l’imperatore e i potenti che guidavano le danze.
In pochi anni di educazione scolastica (sufficiente per conoscere a memoria i propri doveri e per essere meglio controllati ma insufficiente per il resto) , tutti i giapponesi chiamati alle armi avevano misteriosamente nelle proprie vene sangue samurai che scorreva. Chi poteva non vantarsi del fatto di essere diventato finalmente veramente qualcuno? Hugh Byas affermava nel suo libro che negli anni ’20 il pubblico aveva dimenticato l’insolenza dei samurai e che “un nome, Bushido, la via del guerriero, fu inventato come codice di cavalleria e riscoperto dopo che lo stesso era stato dimenticato”. La storpiatura forzatamente data all’essenza bushido e i suoi valori ha portato il Giappone in una via che non poteva che portare alla completa distruzione della nazione.
Oggi invece si riscopre nuovamente la figura del samurai tra i giovani. Grazie (o a causa) ai media giapponesi di cui sopra parlavo e ai film hollywoodiani quali “The Last Samurai” oppure “Letters from Iwo-Jima“, il primo una fiction che molti, suppongo, hanno preso come un documentario sulla vera vita da samurai, e il secondo, un film di propaganda giapponese creato da Clint Eastwood.
Samurai” è diventato un termine “figo” e di uso comune in Giappone. Oltre ai film alla televisione e ai teatri, i vari videogiochi e manga a tema vengono venduti come il pane e pare che una nuova rivista dedicata interamente alla “via del guerriero” sia uscita a inizio anno.
La rivista maschile Playboy afferma in quest’ultima edizione di come sempre più persone non solo parlano di samurai e bushido ma si comportano pure come tali (o cercano di comportarsi) con tanto di linguaggio.
Una cameriera che lavora ad Akihabara afferma nell’articolo che il 10% dei clienti parlano come dei samurai ma non si limitano solo in questo linguaggio spartano ma cercano anche di immedesimarsi nel loro comportamento marziale. Si suppone che un samurai sia un tipo forte e quiete e ci sono clienti che si siedono incrociando le braccia dicendo nulla. Dopo circa un’ora vanno alla cassa per pagare con i soldi già pronti senza mostrare il portafogli in quanto quest’ultimo non si conforma con la sua immagine. Nonoko, il nome della cameriera, aggiunge che le “ragazze otaku” ad Akihabara vanno matte per questi giovani.

playboy.jpg

Playboy 2/18

Questo linguaggio “samurai” sembra entrare di gran moda in quanto può essere divertente usarlo e alcune parole rischiano di non uscire più dalle orecchie. Essendo un linguaggio da usare solo tra amici, questo può aiutare a creare unità di gruppo, di appartenenza.
I giovani giapponesi scoprono inoltre che è assolutamente immaturo scoraggiarsi davanti ai problemi e difficoltà. Perdere la pazienza e perdere la propria compostezza è l’opposto dei principi samurai. Sono le buone maniere, pazienza, calma e compostezza gli ingredienti giusti.
Dare l’impressione di sorridere e di accettare le cose come sono.
Seguendo il “trend” ho scoperto un sito internet molto giovane (la registrazione del dominio risale a novembre scorso) che da’ la possibilità di inserire un testo in giapponese “standard” per poi vederselo tradotto in “giapponese samurai“. Il sito si chiama monjiro.net e vi consiglio una visita per provare le funzionalità. Oltre al “giapponese samurai” a disposizione per la traduzione anche dialetti di varie città e l’ormai popolarissimo e divertentissimo “Yoshio-go”, si, linguaggio Yoshio Kojima (Hai Opappi – Sonna no kanke nee!).

Ovviamente vi chiederete come suona questo giapponese samurai. Cercando in rete ho trovato qualche informazione dalla quale cerco di farne una piccola guida:

  • desu -> degozaru
    Conoscere il significato di “desu”. Indipendentemente dalla circostanza basta cambiare “desu” (o degozaimasu) con “degozaru”.
  • ohayou -> ohayou degozaru
    il buongiorno, la prima parte rimane intatta e si aggiunge il “degozaru”, facile 😀
  • konnichiwa – konbanwa -> gokigen ikaga degozaruka?
    il saluto pomeridiano e serale. In generale, salutando qualcuno usa “gokigen ikaga degozaruka” che sarebbe un po’ come chiedere “di che umore sei” in modo molto formale.
  • genki desuka -> tasshya degozaruka?
    chiedendo ad una persona come sta. Praticamente la stessa domanda ma con altre parole. Tasshya significa “in buona salute”
  • daijoubu? -> shinpai gomuyou?
    tutto bene? (da chiedere dopo che gli avete squarciato un braccio con la vostra katana) “shinpai” significa problema, “go” è la particella su “muyou” per renderlo formale e “muyou” significherebbe inutilità. quindi un po’ come chiedere se tutto è a posto e non ci sono problemi.
  • watashi – boku -> sesshya
    una delle parole più importanti, “io”. Per una pronuncia corretta mettere una piccola pausa tra “se” e “shya”.
  • anata -> sochi
    il “tu” da usare anche per dare ordini… tu fai questo, tu fai quello
    A questo punto tradurre “sessha wa sochi ga suki de gozarusesshya.gifdovrebbe risultare molto facile… per i samurai romantici.
  • arigatou gozaimasu -> katajikenai
    grazie – che tradotto potrebbe essere un “sono riconoscente”
  • baka -> utsuke
    idiota, stupido – sono certo che questa già la conoscevate :mrgreen:
  • gomen nasai -> kirisute gomen
    mi dispiace, mi scuso – non è propriamente una scusa… il samurai non si scusa! E’ una specie di scusa alludendo al proprio diritto e/o privilegio. Un samurai usa pronunciare tali parole dopo aver fatto a fettine il malcapitato di turno di fronte alle persone nei paraggi.

Nota: ricordate di fare la voce bassa :mrgreen:

E adesso non resta che fare un po’ di pratica per poi far colpo su qualche bella giapponese (o per farla morire… morire dalle risate!)
Se avete altri esempi di “giapponese samurai” sarò ben lieto di aggiungere alla guida :smile:

Ma prima di finire un simpatico video da YouTube.com dal titolo “Kotoba Zamurai”. Questo è il primo di una serie e per vedere gli altri basta cliccare sulla voce menu (oppure andare su YouTube e immettere nella casella per la ricerca “kotoba samurai” in hiragana). Si tratta ovviamente di parodie divertenti.

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