Una birra tira l’altra: Asahi a Nishinomiya e drago a Kobe

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E’ incredibile come passa il tempo, siamo già a marzo e tra poche settimane avrò modo di vedere la mia 12-esima stagione dei sakura, i fiori di ciliegio tanto amati.
Febbraio è stato per me un mese ricco di piacevoli avvenimenti. ho avuto modo di andare a visitare diversi luoghi e di vedere tante cose, tante sono le cose che non ci starebbero in un unico post e sono costretto a “spezzettare” il tutto. Vi anticipo solo che ci saranno tante foto e alcuni video interessanti 😀

Per il primo febbraio mia moglie ha preparato un piano che prevedeva un viaggetto a Kobe per vedere come imbottigliano la birra Asahi allo stabilimento di Nishinomiya (vedi mappa). Amante della birra come sono la giornata si prospettava proprio di mio gusto.  Per visitare lo stabilimento bisogna prenotarsi e il nostro turno partiva alle ore 14 in punto. Arriviamo alla stazione di Nishinomiya abbastanza presto e ciò ci permetteva di visitare il Nishinomiya Jinja.


Nishinomiya Jinja

Nishinomiya Jinja

Il Nishinomiya Jinja è a capo della setta Ebisu dello shintoismo e si dice che ci sono circa 3.500 santuari subalterni. Le persone del posto usano chiamarlo semplicemente “Ebessan” ed è famoso per il Toka-Ebisu festival che si tiene ogni anno il 10 gennaio.
Il santuario comprende di tre minori santuari interni e ognuno di essi venera uno o due kami (dei). Il primo dei tre venera Nishinomiya-Okami (chiamato anche Ebisu-no-mikoto, ovvero Ebisu). I kami del secondo santuario è Amaterasu-Omikami (la dea del sole) e Okuninushino-Mikoto. Infine il terzo santuario venera Susanoono-Mikoto.
Non si conosce la data di costruzione ma si sa che era già presente durante il periodo Heian (dal 794 al 1185)con il nome di Ebisu-sha e attirava molti pellegrini. Per diversi secoli era conosciuto con il nome Nangu-sha (il santuario del sud).
Tanta gente e tanti giovani genitori che portavano i loro neonati al santuario. Bancarelle distribuivano gratuitamente zenzai, la zuppa a base di mochi (dango) e azuki a tutti! Poco più in là pestavano il mochi e i passanti erano pregati di condividere la fatica 😀
Rimaniamo per una mezz’oretta dando qualche sguardo anche al mercatino vicino che esponeva bei oggetti di artigianato.

Ma si cominciava ad aver sete… ma l’Asahi doveva aspettare! Nella tabella di marcia c’era ancora il museo Hakushika del sake (Kuromatsu Hakushika). Si tratta del museo della maggiore distilleria di Nishinomiya (e la terza del Giappone) fondata nel 1662. si dice che il sake della Hakushika deriva dalla qualità dell’acqua usata. l’area di Nishinomiya è famosa per l’acqua chiamata Miyamizu (acqua del santuario). La visita al museo è veramente fulminante, mancavano 30 minuti per l’appuntamente allo stabilimento Asahi. Prendiamo due taxi (eravamo in sette) e arriviamo, come da bravi italiani, ultimi… ma ancora in tempo.


Stabilimento Asahi a Nishinomiya

Stabilimento Asahi a Nishinomiya

L’accoglienza non ha bisogno di spiegazioni, due giovani e belle guide ci invitano ad entrare in una sala per vedere un filmato di presentazione. Lo stabilimento è veramente vasto (guarda una mappa satellitare) e la guida ci fa notare che in mezzo ad esso ci passa pure un’autostrada :-)
E’ possibile vedere lo stabilimento prenotando in anticipo. Vengono creati dei gruppi e degli orari ben precisi. Dopo il filmato una guida ci porta nei vari spazi riservati alle visite spiegandoci le varie fasi della produzione della birra e i punti fondamentali che contraddistinguono l’Asahi. Ho dimenticato il numero di lattine da 350ml. che producono al giorno ma ricordo dal filmato che sovrapponendole tutte si arriverebbe a 3.300 chilometri!
Ci fanno toccare il grano che usano, ci fanno vedere praticamente tutto ciò che c’è da vedere. Come vengono preparate le lattine e come gli scarti vengono riciclati, come le lattine vengono ragruppate e messe in piccoli cartoni da sei e poi nei cartoni veri e propri.


Birra, birra... tanta ma proprio tanta!

Birra, birra... tanta ma proprio tanta!

La visita è veramente piacevole e dura circa 60 minuti e si conclude con una gustosa degustazione… si può scegliere una bionda oppure una scura e per i piccoli un succo di frutta sempre dell’Asahi. Un tavolo è preparato per noi e per ognuno anche delle noccioline da gustare assieme alla nostra freschissima birra alla spina. E’ possibile bere più bicchieri ma il tempo a disposizione è giustamente limitato. Decido di provare oltre alla bionda anche una scura. Inutile aggiungere che era veramente ottima! Il trucco sta anche che la birra a disposizione dei visitatori non ha più di tre giorni.
Ci è stato spiegato che le confezioni da sei lattine di birra che non hanno più di tre giorni di anzianità hanno un sigillo particolare… la guida ci ha consigliato di vedere nei negozi se troviamo tale sigillo e di comprare assolutamente tale confezione in quanto è assai raro, se non impossibile, trovarne.
ci fermiamo ancora al negozietto di souvenir per comprare dei piccoli ricordi… io ho preso dei cioccolatini con ripieno al gusto di birra 😀
Eravamo gli ultimi ad andarcene e la guida è uscita per salutarci gentilmente con la mano finchè non eravamo più in vista. una cordialità che continua a stupirmi ogni volta anche perché il saluto sembra decisamente cordiale e gentile sul serio e non solo movimenti automatici e obbligati. La visita all’Asahi mi ha lasciato un’ottima impressione e la giornata non era ancora finita; come non era finita la tendenza di voler assaggiare un’altra birra.

Decidiamo (ma era già deciso in anticipo) di prendere il treno per Sannomiya (linea Hankyu – usando la JR si esce alla stazione di Motomachi) e andare nella Chinatown di Kobe (Nankin-machi). Era il primo febbraio e quindi era l’ultimo giorno delle feste per il capodanno cinese che inizia il 26 gennaio. Ad aspettarci danze, esibizioni, il drago e… tantissima gente.

Arriviamo verso le ore 17 giusto per dare un’occhiata alle esibizioni in piazza. Sono passato spesso nel quartiere cinese di Kobe ma durante le feste del capodanno è tutto un’altra cosa, l’atmosfera è allegra e viva. Per cena scegliamo quasi per caso ed entriamo in un piccolo ristorante dove guarda caso c’era un unico tavolo ancora libero. Ordiniamo subito qualche Asahi e poi dal menu ognuno si prendeva quello che più sembrava mangiabile.
La sorpresa arriva poco dopo quando veniamo informati che nel ristorante entrerà, sentite sentite, il drago! Il personale ci chiede gentilmente si spostare un attimino una sedia per far posto… scopriamo che gli ospiti del tavolo accanto avevano prenotato appositamente per l’occasione. Un colpo di fortuna essere nel posto giusto nel momento giusto. Se mangiavamo da un’altra parte ci saremmo perso tutto senza manco rendercene conto.
Aspettiamo qualche minuto e il drago arriva all’entrata accompagnato da tamburi. Il tutto si ferma… uno del gruppo “del drago” si è sentito male ed è quasi svenuto. Passano una decina di minuti e lo spettacolo inizia: il drago entra nel locale danzando e saltando. Tra gli applausi del pubblico c’è chi introduce nella bocca del drago una lettera… non ho capito se si trattava di una preghiera per il futuro o se era una donazione di qualche genere. Ho filmato la scena e vi invito a guardarla da questo video

Per oggi è tutto e mi riprometto di essere più costante.

un finesettimana tra illusionismo e kanji

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Quando il tempo me lo permette amo vedere degli spettacoli o delle manifestazioni assieme alla mia famiglia.
Tempo addietro avevo avuto modo di vedere uno spettacolo di bunraku al Hotel Viale di Osaka (zona di Honmachi). L’albergo ogni tanto organizza degli spettacoli culturali e i posti sono sempre occupati.
Poche settimane fa, il sei settembre poco dopo essere tornato dalle mie vacanze italiane e prima di partire per due settimane per Tokyo, ho avuto modo di ritornare all’ Hotel Viale di Osaka per due spettacoli distinti ma all’interno della stessa manifestazione.
La prima parte era dedicata a comici che si esibivano dal vivo… comici di Osaka e di conseguenza largo uso del nostro amato dialetto. La seconda parte dell’evento invece era dedicato all’illusionismo. Giochi di prestigio da parte di uno staff tutto al femminile… per la gioia dei maschietti presenti in sala (me compreso  😀 )
Il gruppo si chiama Lumiere du Soleil e partecipare ai loro spettacoli di solito costa abbastanza… quindi un colpo di fortuna poterle ammirare… stando alle parole di mia moglie.
Effetti di luce e di suoni accompagnano un po i soliti giochi di prestigio con ragazze segate in due e sparizioni varie.
Partecipazione anche del pubblico con tre bambini invitati sul palco per un gioco di prestigio tutto loro. Il gioco consisteva nel far salire uno di loro sopra di un tavolo per poi togliere le gambe del tavolo stesso mentre gli altri sorreggono il tavolo. Poi anche questi lasciano il tavolo che però rimane miracolosamente sospeso nell’aria :-)

Il bambino sospeso per aria dopo che le due bambine hanno lasciato la presa
(quella a destra è mia figlia)

Dopo lo spettacolo una cena a base di shabu-shabu e di qualche ottima birra che raramente deve mancare  :-)
Come scritto sopra, da poco eravamo tornati dall’Italia e mio figlio si ricordava ancora tante parole imparate. Eravamo per andare via dal ristorante quando mio figlio (sei anni) chiede di andare al bagno. Per andare al bagno passa davanti alla cameriera alla quale dice qualcosa e questa le risponde con un sorriso ed un cenno di aver capito. Dal bagno torna praticamente subito… dubito che abbia fatto qualcosa. Ma arriva anche subito un’altra birra per me! Sbalordito chiedo a mio figlio (parlo solo in giapponese con lui) cosa ha detto alla cameriera. Mi risponde “ancora una” in italiano. La cameriera sembra aver capito a cosa si riferisse e mi aveva prontamente portato “ancora una” birra. in Italia infatti mandavo spesso mio figlio dalla cameriera per ordinare la solita “ultima” birra prima di tornare a casa e gli avevo detto che per italiano si dice “ancora una”… non sapevo che funzionasse anche in Giappone  😀 il problema è che lo aveva fatto senza che gli venisse chiesto di fare.

Il giorno dopo siamo andati al Osaka Municipal Museum of Art di Tennoji dove avevano allestito un’esibizione dedicata alle scritture in kanji. Oltre ai vari sensei anche diversi allievi delle scuole elementari avevano partecipato e alcuni lavori sono stati selezionati per essere esposti nella galleria. C’erano anche i capolavori dei miei figli che frequentano anche un corso extra-scolastico. Sarà stata la sensei (insegnante, maestra) di questo corso che avrà fatto selezionare il lavoro della sua allieva; anche la sensei esponeva i suoi lavori all’interno della stessa manifestazione.

Centinaia e centinaia di opere in esposizione ma pochi visitatori.

Che sia arrivato il momento in cui anch’io mi metta seriamente a studiare i kanji? Magari mi faccio insegnare da mia figlia mentre fa i compiti  😀

Aspettando Matsue (brava Kazu) eccovi il Giro-san del Lawson

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Aspettando il “famoso” post su Matsue (ma non riesco a trovare il tempo :-( ) desidero postare questo mini post che mi sembra interessante… nulla di culturale e nulla di particolarmente informativo questa volta.

Nel mio ultimo post vi parlavo della mia visita allo stabilimento della Coca-Cola e al tempio raffigurato sulle monete da 10 yen. Tornando a casa noto qualcosa di diverso nei kombini (convenient store – negozi di alimentari e beni di prima necessità aperti 24 ore al giorno) della catena Lawson! Attualmente la Lawson (chi è stato in Giappone sicuramente conosce questa catena di kombini) sta facendo un tipo di “fiera italiana”!!!! E dappertutto troviamo la faccia di… di? Si, di Giro-san, Girolamo Pancetta, opps, Panzetta 😀

Fino al 29 mi trovo a Nagasaki e noto oggi, tornando in albergo dopo una serata passata in un izakaya e in un pub, che anche da queste parti il Lawson sta avendo lo stesso evento… la fiera italiana con la figura di Girolamo che ci fa pubblicità.

Ho dovuto scattare qualche foto per il blog ovviamente…

Giro-san anche sui pani

Senza nulla togliere nulla a Girolamo, ma la qualità dei prodotti “italiani” (made in chissà dove) non sono certo motivo di vanto. L’immagine sulla qualità dei prodotti italiani rischia di andare a farsi friggere completamente con questo tipo di eventi. Il nome ITALIA sicuramente si diffonderà ulteriormente ma non sarà più quello di un paese che esporta prodotti di qualità… il rovescio di una medaglia?

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