una settimana a Yokohama, la dolce Yuka-chan, il grande Buddha e un’albergo da claustrofobia
viaggi 7 Commenti »Arrivo a Yokohama il 2 dicembre e mi appresto a fare il check-in nell’albergo nei pressi della stazione di Sakuragicho. Uno di quei alberghi usati dai sarariman con camere minuscole e buie. Deprimente è forse l’aggettivo che maggiormente definisce l’atmosfera in quella camera. Il collegamento a internet era una frana… wireless ma con un collegamento talmente basso che talvolta era proprio del tutto assente. Ma dopotutto mi serviva solo per dormire, di giorno ero al lavoro e tornavo a “casa” non prima delle 21:00.
Il lavoro lo svolgevo ad una quindicina di minuti da Sakuragicho… non avevo trovato un albergo più vicino ma la zona è stupenda, specialmente di notte quando i colori della grande ruota si muovono tra i grattacieli e la Landmark Tower.
Quello che no sapevo e che ho notato solo per caso è che sul treno per andare al lavoro si poteva ammirare per brevi secondi il monte Fuji… se non sbaglio poco prima di arrivare alla stazione di Ishigawacho prendendo la linea JR. Le giornate erano splendide e il monte Fuji si presentava innevato.
Kamakura era particolarmente vicino e decido quindi di andarci durante la pausa pranzo, una pausa che poi è diventata di due ore e mezza ![]()
Ci ero andato tre anni fa in primavera ma essendo così vicino sarebbe stato un peccato non ritornarci per fare magari qualche foto. Da vedere ci sarebbe molto in questa antica città giapponese ma il tempo a disposizione mi fa scegliere di andare solamente al Kotoko-in per vedere il grande Buddha di bronzo (vedi galleria fotografica).
Amida Nyorai, il grande Buddha di Kamakura
il Daibutsu tra i colori autunnali
Il nome del luogo dove lavoravo si chiama Konandai, niente alberghi come già scritto, ma una zona ricca di negozi e centri commerciali. Un aneddoto che mi ha fatto sorridere è stato quando una signora sui 60 anni si avvicina alla porta per entrare in uno di questi centri e la porta non si apriva automaticamente come la signora si aspettava. La porta aveva un bottone (circa 30 X 5 cm.) sul quele bisognava spingere (o dare un leggero colpetto). Sopra il bottone anche una targhetta con le “istruzioni d’uso” per aprire la porta. La signora continuava a muoversi nella speranza che la porta si aprisse automaticamente ma ovviamente nulla accadeva. Si è poi allontanata per entrare da un’altra parte dove per aprire la porta bisognava spingerla. Aggiungo solo che il tipo di porta “semi-automatico” si trova molto spesso qui in Giappone e vedere una persona non riuscire ad aprirla proprio non me lo aspettavo proprio… viene istintivo spingere il bottone… al limite leggere la targhetta. O la porta è automatica del tutto altrimenti è meglio una tradizionale
Il venerdì sera invece ho avuto modo di incontrare due “persone” veramente speciali! Una delle due è la commentatrice numero uno di questo blog che in questo periodo si trova a Tokyo. L’altra “persona” che doveva arrivare e poi è arrivata è la piccola Yuka-chan (che a quanto pare è stata pure lei a vedere il grande Buddha a Kamakura
) che ci ha tenuto compagna per tutta la sera lasciando che io e Kazu parlavamo, parlavamo e parlavamo. Una serata che non dimenticherò in compagnia anche di due biondine (uhmmm…. erano tre alla fin fine; una per me e due per Kazu
ma poi, dovesse esserci un’altra occasione, mi rifarò sicuramente). Abbiamo deciso di mangiare “italiano” nella Little Italy (una zona dedicata alla cucina italiana con diversi ristoranti) alla stazione di Yokohama. Grazie Kazu per essere arrivata fino a Yokohama!
Il sabato avevo un importante appuntamento di lavoro alla casa madre dei Grandi Magazzini di Mitsukoshi che già in passato avevo citato. Lascio il lavoro alle 14:00 dunque per recarmi a Tokyo Nihonbashi… circa un’ora e mezza di treno. Il Mitsukoshi è una catena internazionale di grandi magazzini e nasce nel 1673 con il nome di Echigoya. La metro di Tokyo ha inoltre una stazione che si chiama “Mitsukoshi-mae” (mae stà per “davanti”) e si trova proprio alla casa madre di Nihonbashi. Uno dei Grandi Magazzini più antichi del Giappone, il Mitsukoshi di Nihonbashi è motivo di prestigio per chi ci può lavorare. “Kyou wa Teigeki, ashita Mitsukoshi” era uno slogan che tutti i giapponesi di una certa età conosce. Negli anni ’10 la gente di campagna intorno a Tokyo usava andare a Tokyo durante un finesettimana. Esistevano i treni e andare in città era una cosa fuori dal comune e riservata a gente di un certo rango. La visita al “Teigeki” (teatro imperiale) era d’obbligo e nessuno, manco il Mitsukoshi, poteva mettersi in mezzo. Il Mitsukoshi ha trovato la brillante idea (nel 1911) di trovare lo slogan perfetto: “oggi al teatro imperiale e domani al Mitsukoshi“. La gente passava per i grandi magazzini prima di tornare in campagna, a casa propria.
oltre alla scultura in bronzo anche un enorme albero di Natale
Finito l’appuntamento al Mitsukoshi ho la serata libera e per l’occasione mi dirigo verso Shinjuku per delle compere… poi rientro a Yokohama… stazione di Sakuragicho, nel mio “adorato” albergo!
Un’altra pausa pranzo l’ho dedicata per una visita veloce all’ Engaku-ji (vedi galleria fotografica). Anche qui tanta gente, quasi tutta munita di macchine fotografiche oppure di cellulare (sempre per fare foto).
I colori autunnali in questo tempio Zen erano ancora tutti li ad aspettarmi. Dell’Engaku-ji desidero parlarvi o in un altro post oppure in un articolo futuro su jappone.com, di sicuro merita una particolare attenzione non solo per l’aspetto prettamente Zen che ricopre ma anche per i suoi maestri che tanto hanno contribuito alla guerra. Maestri riconosciuti e popolari anche in Occidente che però in patria non hanno fatto altro che mandare gioventù al fronte… maestri Zen che nell’uccisione del nemico facevano la loro vita… sempre nel nome del buddhismo e dell’amore paterno. Tema delicato appunto che merita particolare attenzione.
Ovviamente mi sono soffermato alla bellezza esteriore che tale tempio offre.
una giovane ragazza alle prese con addestramento all’arco
Dove il giapponese medio non va: ovviamente ero solo… esce un monaco che mi saluta con un inchino che ricambio volentieri. L’unico presente colgo l’occasione di fare qualche foto senza disturbare l’allenamento. Movimenti lentissimi e perfetti accompagnano le lezioni di tiro all’arco. Non avevo mai avuto modo di vedere tali allenamenti dal vivo e devo ringraziare il mio “spirito esploratore” se ho avuto la fortuna di vedere cose che troppo pochi giapponesi colgono l’occasione di vedere. Colpa loro! Che si vedano quello (e solo quello) che le loro povere guide dicano loro di vedere!
un anziano che si gode l’autunno all’Engaku-ji
Non mancate di vedere alcune delle foto che ho preso per l’occasione: vedi galleria fotografica.
La settimana a Yokohama finisce praticamente qui… si ritorna alla mia Osaka ma ad aspettarmi c’è qualcosa di particolarmente bello che vi farò vedere nel mio prossimo post



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