1,5 – 2,5 i blog sul Giappone servono ancora?

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E’ passato circa un anno e mezzo dal mio ultimo post… 2 anni e mezzo dal penultimo! Come media sono messo veramente male!
Ma vale ancora la pena avere un blog sul Giappone al giorno d’oggi? Ce ne sono a centinaia! Uno più “formidabile dell’altro”! C’è chi conosce tutto perché ha visto “Mazzinga Z“, l’altro dà consigli “pratici” pur non essendoci mai stato… l’altro va in Giappone e perde il suo tempo a fotografare e fare video piuttosto di gustarsi il “momento” :-) . Uno critica tutto e tutti, l’altro non permette critiche al proprio modo di vedere il Giappone e poi c’è chi vi fa sapere proprio tutto quello che c’è da sapere sul Giappone! … ce n’è di ogni tipo 😀

Per un italiano che vive in Giappone avere un blog conta ormai quanto un due di picche… diventa un semplice e noioso diario (un blog dovrebbe comunque essere tale secondo me, e quindi Facebook diventa a questo punto la scelta migliore) e quindi obsoleto in questi tempi. Ecco che da diversi anni il mio blog rimane intatto, fermo ed inutilizzabile. Poi se aggiungiamo la pigrizia che mi segue dappertutto, il tempo che impiega un post, la voglia che manca…
Oggi, un po tutti usiamo Facebook per rimanere in contatto con coloro che ci vogliono seguire.

Arrivato in Giappone quasi 15 anni fa, Facebook non esisteva ancora come lo vediamo al giorno d’oggi e con un blog amatoriale come il mio riuscivo ad interagire con persone che avevano lo stesso interesse: il Giappone.

Sin dall’inizio ho cercato di essere neutrale sulle varie realtà che circondano questo Paese e ho avuto la fortuna di non avvicinarmi a quest’ultimo grazie alle realtà parallele che vengono inculcate tramite manga, anime e videogiochi. Mezza generazione di italiani (e non solo) si è scemenzita “studiando” il tanto amato Giappone praticamente solo tramite manga e anime… magari qualche videogioco e nei miglior dei casi ANCHE con qualcosa di Banana Yoshimoto… il tutto come unico ponte tra di loro e questo tanto misterioso Sol Levante. Chi poi ha raggiunto il Giappone si è poi ritrovato in una realtà alquanto diversa e, a seconda dei casi, si è trovato bene oppure si è trovato male e deluso.
Negli ultimi anni le informazioni su questo Paese non mancano e chi si avvicina per la prima volta riesce a farsi un’idea abbastanza veritiera su ciò che un giorno incontrerà durante il suo viaggio in Estremo Oriente. Le capacità critiche dei giovani d’oggi sono un vero asso nella manica per poter affrontare diversità culturali che inevitabilmente si incontreranno. Capacità di adattamento, rispetto per il “diverso” giocano punti decisivi per chi decide di vivere in Giappone. Chi ci riesce bene, chi meno e chi proprio non ci riesce più… tra questi ultimi spesso ritroviamo coloro che amavano il Giappone incondizionatamente dopo “il primo manga” che hanno letto.

Il boom “Giappone” si è spento da alcuni anni ormai, per fortuna! Internet e informazioni girano meglio e gente sveglia potrà capire che il Giappone non è mai stato, e non lo è tuttora quello che tanto si è cercato di far credere. Dare un’immagine positiva al Giappone era ed è tuttora una priorità assoluta per un Paese che vive sull’export. Quale miglior export per un Paese senza materie prime se non quello invisibile come software (videogiochi per esempio), anime, manga e aggiungiamo pure tutta la mercanzia prodotta a basso costo come i vari peluche di Pikachu e Candy Candy. Per vendere ciò all’estero l’immagine Giappone doveva per forza essere positiva, amichevole e kawaii…
Grazie anche agli Stati Uniti, nel dopoguerra un’immagine positiva di un Giappone altrimenti conosciuto come aggressivo e brutale era di vitale importanza per una crescita globale. I robot giapponesi che salvano il nostro pianeta dai cattivi alieni (nel periodo bellico il Giappone salvava l’Asia dai cattivi occidentali!), poi il kawaii di Candy Candy e la forza di spirito di Attack No. 1 per dare sempre e comunque un’immagine più che positiva di un Giappone appena uscito dal medioevo. Insomma, un Giappone sempre e comunque vincente :)
Realtà parallela perché si tratta di un Paese… se si trattasse di un individuo si userebbe il termine “problemi di identità psicologica“. Il Giappone è bello anche per questo! Gente ancora genuina e incontaminata se ne trova… si trova pure l’esatto contrario, che nulla ha da invidiare con le truffe ed il marcio che tanto spesso attribuiamo a fenomeni italiani. La politica giapponese e il sistema bancario ne sono esempio lampante.

Il sistema Giappone che tanto ha fatto scalpore negli anni ’70 e ’80 si è rivelato una bolla… che prontamente è esplosa lasciando tanti “feriti” tra le famiglie giapponesi. Tutto ciò che era nipponico era “cool“, nessun spazio a critiche negative che prontamente venivano etichettate come semplice “Japan Bashing” nel miglior dei casi, e/o di razzismo nel peggiore.

In questo lungo periodo di assenza dal mio blog cosa è successo?
Abbiamo avuto e continuiamo ad avere (subire) il problema “Fukushima“. Meriterebbe un libro per esprimere le mie opinioni ma non sono un giornalista che dopo poche settimane ne pubblica uno mentre molte (troppe) cose sono ancora aperte e il più non si conosceva ancora. La mia esperienza personale racconta che quel giorno ero tranquillamente nel mio ufficio di casa a Osaka… sento un tremolio ma non ci faccio caso per nulla. Al rientro di mia figlia da scuola lei mi chiede se ho sentito il terremoto. Poi aggiunge che tra poco arriverà uno tsunami a Osaka e che nella loro scuola tutti sono usciti nel cortile. Resto leggermente sbalordito dalle precauzioni che hanno preso e decido di vedere le ultime notizie su internet…. queste mi affermano che onde alte fino a 7 metri colpiranno la zona di Fukushima mentre altre alte circa 50 centimetri colpiranno Osaka. La prima cosa a cui ho pensato è che si sono sbagliati nello scrivere i 7 metri! Per il resto rimane storia e chi mi legge conosce meglio di me come poi è andata. Da quel primo giorno, il 11 marzo del 2011, ogni giorno sembrava peggiorare, nulla si sapeva di preciso sennonché le informazioni erano sicuramente “sgonfiate” per evitare panico e per far sembrare un po’ meno peggio il tutto alle altre Nazioni.
Il non visibile, quello che non riusciamo a vedere, preoccupa quanto il “nessun pericolo immediato!” riportato costantemente dal governo giapponese. Preoccupava il non sapere l’intensità non tanto del terremoto (che ormai si conosceva bene), non dello tsunami (anzi, preoccupava non poco in quanto nei primi giorni migliaia e migliaia furono i dispersi) ma piuttosto delle radiazioni che potrebbero essere state liberate ai quattro venti… e di quelle che potranno seguire, la contaminazione radioattiva… un’eventuale nube radioattiva, la vegetazione, l’acqua… l’oceano!

Molti sdrammatizzavano il fenomeno; forse per farsi forza o per sembrare forti e coraggiosi quando magari allontanarsi da Tokyo non sarebbe stata una scelta del tutto sbagliata!
Lo stress maggiore lo ho avuto dai miei famigliari e amici che mi volevano via dal Giappone! L’ambasciata, che tramite l’Alitalia, dava a disposizione biglietti liberi fino a Roma… cosa dovevo fare? Stare qui e rischiare non tanto la mia di salute ma quella sacrosanta dei miei figli? Mia moglie non mi seguiva perché doveva stare con i suoi genitori (nella sua ditta mi hanno dato del pazzo solo all’idea di allontanarmi da Osaka!) e così ho scelto di rimanere con mia moglie ad eventuale discapito dei miei figli… non potevo allontanarmi da lei in quel preciso periodo sapendo che forse non l’avrei mai più incontrata! Oggi come oggi mi darete del pazzo ma in quei giorni, subito dopo lo tsunami nulla si sapeva su cosa sarebbe stato il giorno successivo! Mio fratello dall’Europa era pronto per pagarmi i biglietti per il rientro citando la radioattività degli aerei provenienti da Tokyo.
Molto è stato nascosto, taciuto e posticipato dalla TEPCO e governo giapponese… questo era ovvio a chiunque e ciò spaventava; non poco. Le responsabilità cominciano nel nostro piccolo, dal nostro nucleo famigliare… ma prendersi responsabilità non è mai stata una delle doti dei giapponesi e ciò si respira quotidianamente.

Quanto grave sia stato e quanto lo è tuttora lo sapremo solo tra diversi anni… forse…

 

Per quanto riguarda me personalmente? Tutto continua normalmente :-) I miei viaggi per il Giappone continuano e quest’anno ho visitato Sendai, Okinawa, Kumamoto e Yokohama per una settimana ciascuno poi Okayama per 12 giorni, Tokyo per 15 giorni, qualche giorno nella bellissima Kurashiki… 7 giorni a Kobe a novembre e ritorno a Yokohama per una settimana a dicembre. Ho passato due mesi in Italia durante il caldo estivo giapponese :-)
Le mie gite ai templi e luoghi di interesse non sono mancati…

Ieri ho ri-visitato il museo dell’Instant Ramen ad Ikeda (dopo oltre 4 anni), il Momofuku Ando Intant Ramen Museum.

…e poi la Fabbrica della birra Asahi a Suita. E’ la seconda volta che visito una fabbrica di birra Asahi qui in Giappone. Le visite sono guidate e sono gratuite ma bisogna prenotarsi in anticipo. Il tour dura circa 40 minuti e alla fine si può degustare fino a tre bicchieri di ottima birra fresca appena uscita dalla spina.
Se solo ci penso…. quasi 15 anni di residenza in Giappone… e non mi annoio ancora 😀

 

All’arrivo viene consegnato il barattolo vuoto dell’instant Ramen su cui disegnare/dipingere ciò che si vuole aggiungendo poi la data. Poi si consegna e parte “la produzione” del nostro instant ramen personalizzato! Si sceglie tra 4 gusti per il sapore del brodo e poi 4 ingredienti a scelta (se con il vostro cellulare potete confermare di aver sottoscritto alla loro newsletter potete sceglierne 5 di ingredienti da aggiungere!). Io ho disegnato un bicchiere di birra :-) Si può facilmente dedurre dove avevo la mia mente! Dopo il ramen infatti, si visitava la fabbrica di birra Asahi.

Il periodo in cui non scrivevo più è stato lungo, quindi oggi tante cose, tanti pensieri buttati giù alla rinfusa in un post unico quando magari ne servivano di più… ma per il prossimo post quanto dobbiamo aspettare? Solo il tempo conosce la risposta 😀

Ps: se anche solo condividete questo post in parte, condividetelo su Facebook :-)
Ormai mi trovate solo li!

 

 

I miei viaggi – Kanazawa, la piccola Kyoto

viaggi 17 Commenti »

Continuando con “i miei viaggi“…
Una cittadina snobbata dal turismo straniero forse anche a causa del mancato collegamento “shinkansen”, Kanazawa è la “piccola Kyoto” (meno di 500.000 abitanti) e come Kyoto non è stata bombardata durante la seconda guerra mondiale.
Ieri sono tornato da Kanazawa (capitale della prefettura di Ishikawa) dove sono rimasto per 5 giorni, tre giorni di lavoro e due giorni per vedere la città. Andando subito alle impressioni che ho avuto devo dire che nel suo piccolo ha maggior fascino di Kyoto e si avvicina alle ottime impressioni che ho avuto un anno fa visitando la cittadina di Matsue.
Moltissimi giapponesi visitano questa città e arrivano praticamente ogni giorno con file di autobus. Grazie anche alle numerosissime terme situate in ottimi alberghi il turismo è assicurato.
Per chi desiderasse visitare una delle città giapponesi maggiormente preservate del periodo Edo Kanazawa è difficile da battere (assieme alla città di Takayama). La “piccola Kyoto” offre ai propri visitatori i simboli del passato legati ai samurai, le geisha, i mercanti e i feudatari, il tutto in una zona compatta del centro.

Dimentica il tuo o-bento ma non dimenticare l’ombrello” è un proverbio che a Kanazawa tutti conoscono e tengono ben in mente. La città si trova nella parte “nevosa” del Giappone, sulla costa del Mare del Giappone e l’inverno è molto freddo.

Giardino Kenrokuen a Kanazawa
Kasumigaike


alcune parti del giardino

Da Osaka ho usato la linea ferroviaria JR e ci ho messo meno di tre ore per arrivare alla stazione  di Kanazawa, un edificio grande e moderno e con due relativamente grandi stazioni autobus adiacenti (est e ovest, quindi da far attenzione 😀 .
Tra le attrazioni maggiori sicuramente il Giardino Kenrokuen (vedi galleria fotografica), un giardino creato tra gli anni 1620 e 1840 dalla famiglia Maeda, i Daimyo del feudo Kaga. Assieme ai giardini Kairaku-en e Koraku-en, il Kenrokuen è uno dei tre grandi giardini del Giappone. Aperto durante tutto l’anno nelle ore diurne e famoso per le meraviglie stagionali, il biglietto d’entrata è richiesto per visitarlo (300 Yen).
Il giardino si trova appena  fuori del castello di Kanazawa e faceva originariamente parte dei giardini esterni del castello; i metri quadri sono ben 114,436.65. Il giardino ospita circa 8.750 alberi e 183 specie di piante e i principali punti di interesse sono

  • la più vecchia fontana del Giappone (grazie alla pressione dell’acqua presente in due stagni situati in quote diverse)
  • Yugao-tei, una casa da te, l’edificio più vecchio del giardino costruito nel 1774
  • il pino Karasaki piantato dai semi trovati a Karasaki presso il lago Biwa dal 13esimo feudatario Nariyasu
  • La pagoda Kaiseki. Si dice che fu donata da Toyotomi Hideyoshi alla famiglia Maeda

In inverno il giardino è caratterizzato dal yukitsuri, delle corde attaccate ai rami degli alberi in forma conica per supportare i rami nella posizione desiderata evitando di essere danneggiati dal peso della neve.
Adiacente al giardino si può visitare (per 700 Yen) la villa Seison-kaku (vedi galleria fotografica), costruita da Maeda Nariyasu per sua madre in modo che potesse vivere gli ultimi anni della sua vita in modo confortevole. Assieme ad alcune strutture architettoniche samurai costruite negli ultimi anni del periodo Tokugawa, la villa si distingue per raffinatezza ed eleganza.

vista dalla villa Seisonkaku

Come scritto sopra, il giardino si tova subito fuori il castello di Kanazawa (vedi galleria fotografica). Del castello comunque rimane solo il parco ed alcuni edifici e le alte mura sono veramente ammirevole ed imponenti. Fino al 1989, l’Università di Kanazawa era era ospitata all’interno del castello. Alcuni punti del parco sono perfetti per avere una bella panoramica sulla città e sul giardino Kenrokuen.

entrata Ishikawamon del castello
la torretta
panoramica

Per chi ama il Giappone di una volta e andando in Giappone desidera vedere proprio il Giappone di una volta, Kanazawa offre qualcosa di particolare: il distretto samurai e delle geisha. Quasi unico in Giappone il distretto samurai “Nagamachi“, un area con alcune stradine dove molta energia è stata spesa per ricreare lo stile delle case che ospitavano i samurai. La casa Nomura è aperta al pubblico per 500 Yen e ha un piccolo grazioso giardino e poco distante si trovano due case samurai (classe ashigaru, la classe samurai più bassa) che sono aperte al pubblico gratuitamente. camminando verso nord si possono notare altre case samurai ma sono attualmente abitate e quindi non aperte a visite.

Andando nel quartiere Higashi-Chayamachi si trova il distretto geisha principale di Kanazawa. Molti edifici sono ancora oggi luoghi di intrattenimento d’alta classe ma Casa Shima è aperta al pubblico e merita una visita. E’ raro o quasi impossibile poter visitare la casa di una geisha e, sempre che la possibilità si manifesti, la casa di una geisha ha comunque delle camere che l’ospite o cliente non può vedere. Casa Shima offre la possibilità di vedere anche le stanze private.

Prima di ritornare a Osaka non poteva mancare l’acquisto di alcune specialità del posto. Alla stazione di Kanazawa si trova il Omiyage-kan, un centro commerciale specializzato nella vendita di prelibatezze del posto.

Link di interesse: città di Kanazawa (in inglese)

Breve ma intensa vacanza sull’isola di Awaji, l’isola delle cipolle

viaggi 12 Commenti »

Il mese di febbraio è stato un mese praticamente di vacanza e di preparativi per la “stagione lavorativa” che adesso poi mi aspetta. Ma prima di continuare a parlare del mese di febbraio volevo farvi partecipi di una piccola vacanza che ho fatto con la mia famiglia a gennaio. Penso possa essere una bella idea viaggio se qualcuno decide di passare qualche giorno nel Kansai.

Un post fotografico per rendervi maggiormente partecipi alle immagini che ho avuto modo di vedere.

Di fatto si tratta della seconda mini-vacanza che facciamo sull’isola di Awaji che si trova non tanto distante da Osaka. Avevamo deciso di prendere una camera d’albergo per una notte in modo da poter fare tutto con calma. Ci siamo andati in macchina passando per ponte di Akashi-Kaikyo, il ponte sospeso più lungo del mondo. È alto 282,8 m e lungo 3.911 metri. La sua campata principale è lunga ben 1.991 metri.

Ancora 90 chilometri circa

Passare per questo ponte è veramente un’esperienza, sembra che non finisca mai… si vede il mare sotto e l’isola di Awaji davanti avvicinarsi lentamente. In caso di vento forte pare che il ponte venga chiuso al traffico per ovvi motivi.
Arrivati sull’isola ci si può fermare ad un’area di servizio per vedere il panorama sul ponte. L’area di servizio offre quello che offrono le aree di servizio in generale; da bere e da mangiare, dei souvenir e curiosità varie. I soliti dolciumi con l’immagine del ponte non mancano  😛

un modello in scala delle “corde” che sollevano il ponte

gruppo di amici in posa per foto ricordo

nonostante il freddo di gennaio i fiori non devono mancare

Ci fermiamo poco, giusto per ammirare il panorama e fare qualche foto. C’era molto vento e faceva abbastanza freddo quel giorno. Nella tabella di marcia?ci stava il tako senbei no sato, una specie di supermercato in cui vendono dei senbei (tipo di cracker giapponesi) del luogo… diversi gusti, tutti da poter provare. Abbastanza enorme, il supermercato attira molta gente ed è famoso in tutta la regione. I clienti vengono invitati a provare i vari gusti di senbei e viene offerto caffè e te gratuitamente. Le confezioni costano sulle 500 yen e con  una spesa di 1000 yen un piccolo omaggio.

Il supermercato dei senbei come si presentava quel giorno

Abbiamo fatto buone compere 😀 di senbei ne avremo ancora per altri 4 mesi almeno… quelli miei preferiti erano comunque quelli al gusto di wasabi.
Poco distante dal tako senbei no sato si possono acquistare delle cipolle che a dire che sono esteticamente perfette sarebbe un complimento troppo banale. L’isola di Awaji è conosciuta anche come isola delle cipolle per la qualità superiore presente. Sono quelle cose che bisogna comprare assolutamente se ci si trova sull’isola di Awaji e noi, avendo la macchina, non abbiamo certo esitato. Belle grandi, rotonde e lucenti! Tutte perfette! Ne abbiamo prese diversi chili, specialmente di quelle leggermente dolci che vanno benissimo per il tenpura. Una specie di supermercato anche questo che oltre alle cipolle offre altri prodotti agricoli della zona e i soliti souvenir. Dolci al gusto di cipolla, pasticcini al gusto cipolla, zuppe e brodi al gusto di cipolla, caramelle al gusto di cipolla… insomma, a forza di cipolle ci veniva quasi da piangere (scusate la stupida battuta). Comunque, oltre alle cipolle, importanza anche alle patate, specialmente le Satsuma-imo, le patate dolci con la buccia viola, tanto per intenderci. Io ne vado matto, sono troppo buone!

A forza di compere il tempo passava e dovevamo ancora mangiare… mia moglie, da brava giapponese, aveva già pensato a tutto e niente era lasciato al caso. Una decina di minuti in macchina e un ristorante tipico della zona ci doveva aspettare. Di fianco una pasticceria, la Takata no cake) che mia moglie non voleva assolutamente perdersi. Arriviamo al ristorante ma ormai era tardi ed erano in pausa pomeridiana.

vicino al ristorante queste curiose sculture in pietra

Decidiamo per la pasticceria e di mangiare un buon dessert. Il locale è veramente carino ed originale ed è possibile il take-out. Dolci, biscotti e cioccolatini sono nella loro produzione in casa ed è infatti possibile vedere come preparano i cioccolatini.

una parete della pasticceria, originale

guardate che opera d’arte questa

Il viaggio continua, ci aspettava Onokoro (Awaji World Park), il parco che i miei bambini tanto hanno atteso di poter visitare. si trova tutto in vicinanza quindi è molto comodo arrivarci ma serve ovviamente la macchina per spostarsi; non siamo in città ma decisamente in campagna. Il parco ospita una grande ruota, un trenino, monumenti mondiali in miniatura, divertimenti vari e negozi. Eravamo veramente in pochi al parco data la stagione. Siamo saliti sulla grande ruota e in lontananza si poteva intravedere l’aeroporto internazionale del Kansai e la baia di Osaka.

in Tailandia

A Roma

Castello di Neuschwanstein

la mia foto preferita al parco

Cominciava a farsi tardi e dovevamo fare ancora diversi chilometri per arrivare al notro albergo. Il Minami-Awaji Royal Hotel si trova sulla costa sud dell’isola di Awaji e ha in vista il ponte di Naruto che visiteremo il giorno successivo prima di ritornare verso casa a Osaka. tutta la famiglia in una camera unica bella spaziosa e ottima vista dall’alto sull’isola di Shikoku. Per cena avevamo optato per cucina francese e devo dire che raramente ho mangiato cosi buono. Servizio impeccabile con i camerieri prontissimi a portare i vari piatti. Auricolare e microfonino pronto per avvertire la cucina di preparare i prossimi piatti.

il ponte Naruto visto dal nostro albergo

Una cena perfetta all’ultimo piano dell’albergo. Diversamente da come avviene nei ristoranti giapponesi degli alberghi, in questo ristorante non si poteva entrare con il yukata ma non tutti lo sapevano nonostante era ben descritto. Ricordo di come un cliente si è leggermente alterato quando gli è stato detto che non può entrare vestito in quel modo. Personalmente penso sia giusto così… vuoi mangiare “alla francese”? Beh, non entri con gli indumenti che usi per andare a dormire… un po’ come se uno entrasse in pigiama in una pizzeria (vabbè, non sarebbe poi neanche tanto grave dopo tutto  😛 )

La serata si conclude con qualche giochetto nella sala giochi e un bel bagno nell’ofuro grande dell’albergo; quello che ci voleva dopo una giornata sempre in giro.
Per colazione il buffet ricco e appetitoso ma la cosa che maggiormente ci stupiva era la copiosa nevicata! Raramente ho visto nevicare in quel modo in Giappone ma per fortuna è durato poco e dopo un’oretta circa è uscito il sole che ci ha consentito di andare a vedere il ponte di Naruto con la nave. Ci tenevamo alla visita del ponte per il semplice motivo che è possibile vedere le acque muoversi, vedere il famoso vortice di Naruto (Uzu Shio) che è stato di ispirazione per la creazione del famoso manga e anime Naruto. Scendiamo sulla costa e guardiamo gli orari della nave che ci porterà direttamente sotto il ponte. La giornata era serena ma faceva alquanto freddo.
Prendiamo la Uzu-shio crouse, una piccola nave disegnata come erano una volta. Biglietto per adulti costa 2.000 yen.

la nave che ci ha portato sotto il ponte Naruto

Il tutto dura quasi esattamente un’ora tra andata e ritorno; la piccola nave era quasi al completo… una visita al vortice di Naruto è un’attrazione turistica importante e cio’ si può notare anche dalle varie confezioni di dolci e pasticcini che riportano una foto o un disegno del vortice.

si parte, il ponte e il vortice ci aspettano

centinaia di gabbiani ci seguono per diverse centinaia di metri

Circa venti minuti d’attesa per arrivare al posto prestabilito, periodo in cui viene proiettato un filmato sul vortice con consigli di come vederlo meglio. Talvolta è quasi assente, altre volte invece è talmente forte che è impossibile avvicinarsi.
abbiamo avuto fortuna ed era possibile vederlo abbastanza da vicino… ma il freddo e il vento non ci era tanto amico, purtroppo.

ecco il vortice Naruto

oltre al vortice anche il ponte risulta molto maestoso

ancora qualche metro e poi ritorno

Stupenda ed indimenticabile esperienza per tutti noi. Non ci resta che riprendere la nostra macchina e ritornare a casa. Sul ritorno decidiamo di andare a vedere il Nada Kuroiwa Suisen Kyou, uno dei giardini con fiori di Narcissus presenti nella zona. Era il giorno perfetto per vedere i fiori fiorire (le visite sono state chiuse il 22 di febbraio). Arriviamo in prossimità del giardino, una specie di colle, e veniamo fermati perché lo spazio alle macchine era finito. Diversi parcheggi sono disponibili prima di arrivare ai giardini e un bus navetta gratuito arriva regolarmente per portare i visitatori a destinazione. Un bus arriva praticamente subito e ci porta in prossimità di questo colle ricoperto di fiori. Non ricordo il costo del biglietto ma ricordo che non era neanche tanto a buon mercato se si calcola che si sale solamente per un colle.

  ecco la salita che ci aspettava

La gente presente era veramente tantissima, una coda continua sia in salita che in discesa… tutti muniti di macchina fotografica o telefonino cellulare. Il profumo dei fiori era intensissimo. Oltre allo spettacolo dei fiori anche il panorama sul mare.

migliaia e migliaia di questi fiori, un paradiso

Giornata piacevole anche questa che si stava pian piano concludendo e vacanza breve ma intensa. Il ponte, i senbei, le cipolle, il parco Onokoro, il dessert favoloso, la cena francese, il vortice Naruto con la nave, i fiori… tanti ricordi rimangono in mente.
Ripartiamo, passiamo ancora per il ponte Akashi-Kaikyo e ci avviamo per passare Kobe e arrivare a Osaka.


Mappa dell’isola di Awaji

Esibizione maiko, ecco come vederla dal vivo

Cultura, viaggi 7 Commenti »

maiko

Restando in tema “maiko” e Kyoto rimango pure alla stessa serata passata al Kentos descritta nel post precedente. La stessa sera infatti ho pernottato a Kyoto e più precisamente al Kyoto Kokusai Hotel che si trova di fianco al castello di Nijo (Nijo-jo).
Perché proprio il Kokusai Hotel? Ebbene, avevo già trascorso una notte nello stesso albergo qualche anno fa e lo avevo scelto per il semplice motivo che durante i fine-settimana tale albergo offre nella lobby un’esibizione di una maiko (vedi piccola galleria fotografica).

Sempre gentilissima, ad ogni scatto ti ringrazia con un dolce inchino e un sorriso affascinante.
Lo spettacolo è bello da vedersi e si ha la possibilità di avere una maiko vera a pochi metri. Il tutto comincia alle 19 in punto. Per mezz’ora è a disposizione per essere fotografata… è possibile anche sedersi a fianco ed essere fotografati insieme a lei.

Per 15 minuti poi si esibirà in due danze (vedi il filmato in fondo a questo post) e poi ci sarà una veloce spiegazione sulle maiko e la loro preparazione per diventare delle brave geiko.

Avevo deciso di passare due giorni a Kyoto per visitare dei posti di cui scriverò a breve e quindi alloggiare in qualche hotel per evitare di tornare a Osaka era decisamente meglio. L’albergo di per se sembra un po’ vecchiotto ma si sta bene e il servizio è ottimo. Per noi stranieri, ma non solo, avere il piacere di vedere un’esibizione del genere può essere una cosa unica e irrepetibile.
Come detto, si trova proprio di fianco al castello di Nijo che può quindi essere visitato la mattina seguente. abbastanza vicino anche il palazzo imperiale Kyoto Gosho che può quindi essere visitato lo stesso giorno (prenotare in anticipo oppure annotarsi all’ufficio… portare il proprio passaporto). Potrebbe infatti essere un’idea per una visita a Kyoto di due giorni: visitare il palazzo imperiale e il castello di Nijo poi pernottare presso il Kokusai Hotel e la mattina seguente continuare la visita di Kyoto andando magari nella zona di Kiyomizu per vedere non solo il Kiyomizu-dera ma anche le stradine piene di negozi che si trovano nella stessa zona. Se fare una bella camminata non è un problema, dal Kiyomizu-dera si può camminare fino al Yasaka-jinja passando magari per il Ryozen Kannon e il parco di Maruyama. Arrivati al Yasaka-jinja si è praticamente a Gion dove si può prendere la linea Keihan per tornare magari a Osaka oppure andare poco più avanti, fino a Kawaramachi, e prendere la linea Hankyu..

Pare che il suo nome sia Kofuku

Quando le maiko smettono di danzare e incominciano a ballare – video

curiosità 8 Commenti »

Quando le maiko di Gion ballano a ritmo di anni ’60

Le maiko, apprendiste geiko, non solo danzano ma ballano pure… ballano a suon di musica anni ’60. E’ questo quanto ho scoperto con una certa dose di incredulità pochi giorni fa.
Le maiko (nome che potrebbe essere tradotto in fanciulla danzante) sono apprendiste geiko (spesso chiamate geisha) ed intrattengono facoltosi ospiti esibendo le loro arti della danza, musica e conversazione. Sono giovani, spesso dai 15 ai 21 anni e avere l’onore della loro compagna può costare caro. Alcuni uomini d’affari usano “prenotare” delle maiko oppure delle geiko per passare qualche ora in qualche ristorante.
Circa due settimane fa ho pernottato a Kyoto in un albergo di cui scriverò in un prossimo post e la sera ho deciso di andare in un locale che si chiama Kentos. Kentos è un live-house, cioè un locale in cui suonano musica dal vivo. Si tratta di una catena di locali con lo stesso nome presenti nelle maggiori città giapponesi. Qualche anno fa un amico giapponese mi ha portato al Kentos di Naha (ad Okinawa) e mi è da subito piaciuto molto. Ci siamo ritornati per altre due volte… l’atmosfera era veramente splendida. Un gruppo suona musiche degli anni ’60 e ’70 dal vivo e due cantanti si alternano cantando e danzando sul palco.
Quando si presenta l’occasione cerco sempre di andarci e ho avuto modo di andare diverse volte al Kentos di Hiroshima (dove mi hanno dato pure la tessera!) e in quello di Osaka. Il Kentos di Naha è comunque il mio preferito… spazioso, confortevole e i musicisti erano veramente bravi! Bellissima e simpatica una delle due cantanti 😀
Tornando in tema di questo post, mi trovo al Kentos di Kyoto per la prima volta. Ci sono andato in taxi, pioveva a dirotto. Arrivato a destinazione scopro che il Kentos di Kyoto si trova nel quartiere di Gion, a pochi passi dal Gionkobu Kaburenjo, il teatro che ospita il Miyako Odori che ogni anno vado ad ammirare. Posto strano per un locale del genere mi son detto :-)

Il sistema del locale a Kyoto prevede 3.500 Yen a testa più una consumazione da mangiare obbligatoria. Negli altri Kentos il sistema è diverso e quindi non avevo capito bene all’inizio e il menù mi sembrava alquanto strano quando leggevo “Free Drink“. In effetti tutte le bibite erano gratuite! Non appena bevuta la mia birra un cameriere arrivava e chiedeva se poteva portarne un’altra… ma non solo: la birra arrivava quasi sempre entro 10 secondi! Giuro, il cameriere andava e tornava entro pochi secondi con una lattina fresca. Cosa del tutto impensabile in Italia dove sicuramente farebbero il possibile per farti bere il meno possibile.
Unico neo: le birre cominciano a diventare tante :mrgreen:


Kentos a Kyoto

Kentos a Kyoto

i popcorn erano in omaggio – verdurine con alcune salse

Mentre negli altri Kentos sparsi per il Giappone si paga un tot per ogni esibizione, al Kentos di Kyoto si paga l’entrata di 3,500 yen e un piatto a testa e si può rimanere fino alla fine. Man mano che le esibizioni continuano il clima aumenta e le musiche diventano sempre più movimentate. La gente balla e si diverte… e beve (ma non troppo).
Poco dopo il nostro arrivo noto un signore arrivare con due giovani ragazze. Avrà avuto bene o male circa 70 anni mentre le ragazze erano sui 30 circa. Niente di strano in Giappone vedere un signore accompagnato da una ragazza giovane, o come in questo caso da ben due ragazze giovani (e pure carine). Quello che non mi aspettavo di vedere è che oltre alle due ragazze giovani in sua compagna c’erano pure due maiko! Si, questo signore era in compagna di due giovani fanciulle e due maiko. In cinque quindi si siedono ad un tavolo, ordinano da bere e da mangiare e cominciano a chiacchierare. Lui si fumava tranquillamente una sigaretta scambiando ogni tanto qualche parola con una delle due maiko. Devo ammettere che fino alla fine ero insicuro se non si trattava invece di due ragazze vestite da maiko per l’occasione. Ma poi osservando i movimenti, il viso (che non era poi tanto carino secondo me, ma non è questo l’importante per un’apprendista geiko) e i modi di fare sono arrivato alla conclusione che dovevano per forza essere delle maiko in carne ed ossa.
Ho ripreso la scena nel meno peggio delle possibilità (era vietato filmare il gruppo musicale e il locale era alquanto buio) mentre le due maiko intrattenevano il fortunato signore e mentre ballavano a ritmo di “Venus” la canzone che ho chiesto venisse suonata  😀

La serata finisce sul tardi, con delle ottime birre alle spalle (e numerose visite al bagno 😀 ), foto ricordo con la cantante e un bel colloquio con la tastierista del gruppo (amo le tastiere).
Andando via dal locale decido di chiedere al cameriere conferma su quanto ho visto e mi assicura che si trattava di maiko vere… aggiunge che sono stato fortunato perchè è raro vedere un cliente arrivare con ben due maiko e una geiko contemporaneamente! Già, la geiko era arrivata sul tardi e si era aggiunta al gruppo. Ma quanto avrà pagato questo signore questa serata al Kentos? Io proprio non ne ho idea.

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