Un viaggio a Himeji e dintorni

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engyojihimeji1Lunedì scorso 23 marzo ho fatto un viaggetto a Himeji per vedere un tempio che desideravo visitare da diverso tempo ormai. Per la fioritura dei ciliegi ero purtroppo in anticipo ma se non ci andavo questa settimana poi questa primavera non ci andavo più per mancanza di tempo. a Himeji ci sono stato diverse volte, sempre per vedere il castello (galleria fotografica del castello (breve storia sul castello) e poi ritorno a Osaka nella stessa giornata. Questa volta invece ci sono andato da solo e ci sono rimasto per due giorni.

Arrivo a Himeji con la linea Hanshin che parte da Umeda (Osaka) verso le 13:30, tempo per cercare un albergo (ma sapevo già dove cercarlo) e vedere alcuni amici per poi andare a visitare il castello che non si trova molto distante dalla stazione dei treni. Di fatto la linea Hanshin, una volta arrivata a Himeji, cambia nome in linea Sanyo… lavorano insieme per ricoprire alcune tratte. Sanyo è anche il nome dei grandi magazzini situati proprio alla stazione stessa. Il caso voleva che ai grandi magazzini di Sanyo c’era una fiera italiana!

A pochi metri dalla stazione Sanyo c’è anche la stazione JR (sia la linea normale che quella dello Shinkansen) molto comoda per chi usa il JR Pass e la stazione principale delle corriere.

La giornata non era molto bella e il castello me lo vedo solo dall’esterno… dopo tutto ci ero entrato già altre volte e comunque era la giornata successiva che mi interessava in particolar modo.

Himeji, che ha una popolazione di circa 530.000 abitanti, fa parte della prefettura di Hyogo e dopo il grande terremoto del Kanto del 1923 il governo giapponese considerava di spostare la capitale da Tokyo proprio a Himeji. I punti di interesse sono appunto il castello che è uno “dei tre grandi” castelli del Giappone e quello anche maggiormente visitato. Altri punti di interesse turistico possono essere il Himeji Central Park, il Himeji City Tegarayama Botanical Garden e il giardini Koko-en.

La mia visita a Himeji era dovuta ad un’altra attrazione del posto e come detto sopra, erano mesi che cercavo di trovare un paio di giorni liberi.
Un tempio, il Engyoji che si trova su una piccola montagna che si chiama Monte Shosha è molto frequentato da pellegrini della regione. Questi visitano il tempio tutto l’anno e non mancavano neppure durante la mia giornata al Engyo-ji. Il tempio (guarda la galleria fotografica) si trova sul monte Shosha ed è raggiungibile tramite una piccola cabinovia.

vista dalla stazione a valle

La visita al tempio può tranquillamente essere associata alla visita del castello; in una giornata si può fare con una certa tranquillità. Il modo migliore per arrivare alla cabinovia è di prendere il Shinko-bus dalla stazione di Himeji (una corsa costa 260 Yen). Si tratta della linea 8 e si scende al capolinea che si raggiunge in circa 30 minuti. L’andata e ritorno della cabinovia costa 900 Yen per gli adulti. La cabinovia parte ogni 15 minuti e la corsa dura solo 4 minuti. In inglese la cabinovia si chiama Mt. Shosha Ropeway (HP ufficiale) e durante la corsa una persona dello staff dà informazioni sul monte e sulla città di Himeji.

Una volta arrivati in cima c’è la possibilità di visitare il tempio usando una piccola corriera. Il luogo è abbastanza vasto ma credo che andando a piedi (come la stragrande maggioranza) sia meglio. All’entrata (300 Yen) si riceve una comoda cartina del luogo. Si arriva al Niomon (entrata principale) in circa 15 minuti di salita a piedi. La via è capeggiata da decine e decine di Buddha in bronzo ed è possibile vedere uno splendido panorama sulla città di Himeji.

uno dei tanti Buddha che si possono vedere prima di arrivare al Niomon

un buddha su una tartaruga?

panorama su Himeji dal Shoshazan (monte Shosha)

Il Niomon è stato ricostruito nel 1665 ed è l’entrata principale per il tempio Engyo-ji. Il suolo all’interno di quest’entrata è considerato sacro. Il tempio stesso è stato fondato oltre 1000 anni fa (A.D. 966) da Shoku Shonin. Engyoji è considerato un tempio prestigioso della setta Tendai.

una mappa della zona illustra i vari edifici del tempio

Altri 15 minuti circa di camminata per arrivare all’edificio principale del tempio Maniden, un grande edificio in legno costruito su alte travi. Dedicato alla Dea della Misericordia questo edificio è stato ricostruito nel 1932 dopo un incendio avvenuto nel 1921. La figura principale del Maniden, assieme ai quattro guardiani, può essere vista solo una volta all’anno, il 18 gennaio.

Padiglione Maniden

l’interno del padiglione

vista dal Maniden

All’interno del padiglione è possibile acquistare amuleti (o-mamori) e guide del tempio. E’ inoltre possibile avere un timbro che attesti la visita al Maniden 😀
Il monaco presente alla cassa era simpaticissimo e quandop gli ho risposto che ero italiano mi ha risposto “buon giorno ka” 😛

A questo punto si è visto la parte principale del tempio ma altri padiglioni sono presenti nell’area… una foresta abbastanza fitta ma le vie sono facilmente percorribili e quindi decido di continuare il giro e mi dirigo verso il Daikodo.

di fianco al Maniden

Al Daikodo si trovano altri padiglioni: il Jikido (al secondo piano si trovano i tesori del tempio) che serviva come luogo di insegnamento per i giovani monaci e il Jogyodo. Di fianco poi ci sono le tombe della famiglia Honda (daimyo a Himeji). Questo luogo è famoso anche perché nel 2003 sono state girate delle scene di “L’ ultimo samurai” con Tom Cruise e Ken Watanabe.

il Daikodo

“pozzanghera” di fianco al Daikodo

Proprio di fianco al grande auditorium Daikodo si trova questo laghetto, o meglio dire pozzanghera, al quale è annessa una leggenda. Non ricordo bene cosa dicesse ma pare che un monaco appena svegliato vide tutti gli altri che ridevano di lui e lo fissavano. Andò alla pozzanghera per specchiarsi e non so bene cosa vide ma da lì scoppiò una lite e il tempio andò in fiamme.
Passando per un sentiero alquanto stretto si può arrivare al Hakusangongen. Ovviamente qui ero l’unico visitatore; la maggior parte dei visitatori si fermano al Maniden e solo pochi arrivano fino al Daikodo o poco più avanti per vedere altri padiglioni del tempio. il Hakusangongen è accessibile, a quanto mi è parso di provare, solo tramite un piccolo sentierino in mezzo alla foresta.

bisogna passare per questo sentiero

Si dice che il Hakusangongen sia il terzo posto più beneaugurale per Shoku Shonin dopo il maniden e il Daikodo. E’ qui infatti che Shoku Shonin si allenava e dove ha acquisito poteri sovrumani.

Hakusangongen

Altri edifici del tempio si possono ancora vedere continuando la camminata come ad esempio il Kongodo dove abitava Shoku Shonin e dove gli è stato insegnato un modo segreto per comunicare con il Buddha. Il Shoro, ovvero la torre della campana, è una delle più antiche del Giappone e si trova vicino ad uno stupendo posto per ammirare il panorama sulla città sottostante. Anche le tombe dei Matsudaira sono in questa area.

Mi accingo per ritornare alla cabinovia facendo alcune riflessioni su quanto avevo appena visto. Nonostante l’importanza del tempio mi è sembrato di vedere come un certo grado di degrado faccia da padrone nell’intera area. Molto viene lasciato lì com’è… delle mura cadute, dei tetti visibilmente in pessimo stato e i sentieri decisamente poco curati. Certo, il tempio non attira quanto attira invece per esempio il Kinkaku-ji (padiglione d’oro a Kyoto) dove ogni singolo granello di sabbia è al suo posto, e quindi sicuramente mancheranno i fondi per mantenere in modo decoroso l’intera area del tempio. Da una parte però il tutto sembra maggiormente genuino e “vero” e si respira effettivamente un’aria tranquilla… un’aria che al Kinkaku-ji è più difficile trovare… un po’ per la folla, un po’ per gli studenti a caccia di gaijin per fare domande in pessimo inglese e un po’ per la troppa perfezione nei singoli particolari (e aggiungo solo i pali di bamboo in plastica, i pali di legno in plastica… perfettamente diritti ;-P ).

mi ha incuriosito questo tipo di pulizie 😛

Nei pressi della cabinovia

Scendo con la cabinovia, prendo l’autobus ed esco in prossimità del castello di Himeji. La giornata era bella e speravo di fare alcune belle fotografie. A partire dal 4 aprile, se non erro, si potrà cominciare ad ammirare i fiori di ciliegio anche di sera in compagna di esibizioni di taiko (tamburi), il tutto in uno splendido “Light Up” del castello.

Il castello di Himeji

Un piccolo tour virtuale nel corridoio delle mura può essere visto in questo piccolo video:


lungo il corridoio delle mura esterne del castello

Finisce così la mia visita a Himeji… un paio di ore di camminata in montagna e un’ulteriore visita al castello di Himeji. Per tornare a Osaka ci metterò circa un’ora e mezza di treno usando la linea Hanshin e poi un’altra oretta con la metropolitana fino a casa. E’ possibile vedere il ponte Akashi-Kaikyo di cui vi avevo scritto nel mio post precedente dal treno 😀

il ponte Akashi-Kaikyo visto dal treno

Il tempio è decisamente degno di essere considerato se siete in zona. anche facendo base a Osaka e partendo la mattina sul presto il tempio e il castello può essere visto… ricordate che il castello di Himeji chiude alle 16:00.

Un matsuri diverso, il doyadoya preferisco solo vederlo

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La temperatura invernale si fa sentire anche qui a Osaka… odio il freddo in casa ma lo preferisco al gran caldo umido che si deve sopportare in estate.
L’altro ieri, per la precisione il 14 di gennaio, a pochi giorni dal mio 11 anniversario di residenza in Giappone (è cominciato il mio 12-esimo anno in Giappone e non mi sembra vero su come passa in fretta il tempo!) ho deciso di vedere qualcosa che raramente si ha l’opportunità di vedere. Avete in mente quelle feste tradizionali giapponesi in qui giovani uomini in perizoma entrano nell’acqua gelida? Ebbene si, una cosa simile l’ho vissuta l’altro ieri al tempio Shi Tennoji di Osaka. Il doyadoya, ultimo giorno del Shusho-e si festeggia ogni anno il 14 di gennaio. Il tempio Shi Tennoji è uno di quei luoghi da non perdere se passate per Osaka. Situato nel centro di Osaka è il tempio della gente, il tempio dei quattro re celesti (shi tenno ji), quattro dei guardiani (uno per ogni direzione cardinale). La zona circostante è orrenda: edifici grigi, enormi pubblicità, fili su fili, condomini e case su case e poi quei maledetti pali della luce che sono onnipresenti anche sulle foto… una zona residenziale dove vive gente comune e della gente comune appartiene il tempio. Il tempio buddhista ufficialmente amministrato più antico del Giappone, costruito oltre 1400 anni fa.
Quando fu fondato si chiamava Arahakaji e la sua esistenza è da attribuire alla promessa fatta dal principe Shotoku nel 587 mentre andava in battaglia contro un clan che si opponeva il buddhismo.
L’armata rivale era enorme e il giovane principe decise che solo gli dei potevano aiutarlo a vincere. Scolpì da un albero le immagini dei quattro re protettori e fece la promessa di costruire un tempio con una pagoda in loro onore dovesse vincere la guerra. Con nuova motivazione i soldati attaccarono il nemico e vinsero la battaglia. Nel 593 si inizio’ la costruzione del tempio per i quattro re celesti nella provincia di Settsu, l’odierna mia amata Osaka.
Per il doyadoya arrivo in grande anticipo; la giornata era fresca ma a parte poche nuvole il cielo era sereno e il sole rendeva più sopportabile la grande attesa per l’evento che avevo deciso di vedere. Arrivo con la metropolitana (stazione di Shitennoji yuhi gaoka) e il tempio si trova a pochi passi. Un giro tra gli edifici del tempio per poi cercare la posizione giusta per gustarmi lo spettacolo. La posizione giusta l’avevo capita con l’aiuto di chi, prima di me, ci era andato e aveva lasciato le sue foto su internet. Il posto giusto non è di fronte al tempio come si potrebbe immaginare ma a uno dei lati. Davanti al tempio viene innalzato un palco per i media e bandiere varie. Chi sta dietro vedrà i giovani arrivare sotto le grida di doyadoya ma si perderà lo spettacolo davanti al tempio.

Pronto, anzi prontissimo questo fotografo
e in attesa anche il signor poliziotto

Lo spettacolo inizia alle 14:30 ma già alle 13:00 mi trovo in postazione, macchina fotografica alla mano… in terza fila; c’è chi ha avuto più fretta di me e era riuscito a piazzarsi meglio 😀
Pochi minuti e un’altra fila di persone si forma dietro la mia… alle 14:30 la gente presente per vedere (o cercare di vedere) non si contava più. Sapevo che l’attesa avrebbe dato i suoi frutti e pur odiando attese ho pazientato per lunghi minuti… per fare delle foto da postare sul blog la postazione giusta era indispensabile. Uno dei post, questo, che preferisco perché presenta dei fatti culturali e di vita che altrimenti non si trovano facilmente. La particolarità dell’evento merita una citazione particolare… mi son detto. A farmi compagna mia madre che è in Giappone in visita.

Puntualmente alle 14:30 si sentono le grida dei primi che stanno per arrivare. Bambini dell’asilo con pantaloncini corti. I maschietti a torso nudo mentre le femminucce una maglietta. Accompagnati dalle loro maestre arrivano in fila per salire sulla scalinata del padiglione principale del tempio, fare qualche giro, fare qualche grido e poi ordinatamente lasciare il piazzale davanti il tempio.

ma quanto sono carini questi piccoli!
dopo il primo giro i piccoli scendono

Ma la parte “forte” di questo festival doveva ancora arrivare e la gente lo sapeva benissimo… l’attesa si sentiva nell’aria… macchine fotografiche che venivano ricontrollate per l’ennesima volta, telefonini cellulari pronti allo scatto e qualche vecchietta che cercava di farsi spazio tra la folla: quello che vedrà tra qualche istante non lo rivedrà probabilmente per almeno un altro anno 😀

bidoni d’acqua gelida pronti all’uso

Pochi istanti e le urla, decisamente più energetiche, si sentono arrivare.

Eccoli, eccoli! Stanno arrivando…
dopo il primo giro, implotonati per poi ripartire.
Notate l’inquadratura “particolarizzata” del fotografo in fondo a sinistra

Decine di giovani ragazzi in perizoma arrivano con delle bandiere urlando. Ad accompagnarli anche qualche uomo più o meno anziano. Questi ultimi svolgeranno un azione importantissima per questa matsuri: saranno loro a cospargere di acqua gelida i giovani ragazzi.

una delle mie foto favorite: notate le espressioni malefiche di questi due addetti all’innaffiamento 😛
quello a destra, sorridente durante tutto il tempo, godeva sensibilmente nel versare l’acqua sui giovani

Tre bidoni pieni d’acqua per parte erano pronti per essere usati. Al “via” i giovani si lanciano su per le scale e cercano di accaparrarsi gli amuleti (dei fogli di carta) che vengono lasciati cadere dall’alto. Un determinato periodo di tempo a disposizione e poi un fischio! Tutti a posto! Se non sbaglio tre turni in tutto, si riparte salendo sulle scale (aspettandosi la doccia di acqua gelida), si cerca di prendere gli amuleti e si riscende per implotonarsi nuovamente. Ragazzi con perizoma rossi e altri con perizoma bianchi. Vince il gruppo che ha preso il maggior numero di amuleti.

mentre i giovani si accingono a prendere gli amuleti vengono innaffiati con acqua gelida dagli anziani del gruppo
Quest’espressione “beata” 😀
no, non è quello che pensate! Versa semplicemente l’acqua rimanente nell’altro bidone

I ragazzi se ne vanno sicuri di aver dato spettacolo e il massimo. Più di uno è tremante dal freddo e sicuramente non vede l’ora di farsi una doccia gelida… oppps, bella calda a casa sua 😛

I ragazzi si allontanano, una giornata che ricorderanno

Sul piazzale e nei dintorni la gente si prepara per andarsene o per seguire fin dove possono i ragazzi.
Mi accingo anch’io ad andarmene ma decido di avvicinarmi al palco dove fino a qualche minuto prima stavano i giornalisti (c’era anche uno straniero) per vedere di persona la visuale che mi ero perso… non mi ero perso molto, il meglio si poteva vedere stando ai lati della scalinata, non c’è dubbio.

i pilastri e le siepi in legno del tempio sono protetti da un velo bianco

Scatto qualche foto finale e vedo che non tutto era del tutto finito. Viene dapprima accesa una torcia, poi un’altra e un’altra ancora; degli oggetti di legno vengono bruciati (forse degli omikuji?). Ero proprio li davanti quasi a  far parte della cerimonia e non sapevo se era forse il caso di indietreggiare.

forse una cerimonia di purificazione?

E’ in quel istante che un monaco mi fa segno di salire la scalinata… ma intendeva proprio me? Si, mi fa ancora segno di farmi avanti e di salire… non capivo cosa dovevo fare ma noto che qualche altra persona saliva la scalinata… faccio qualche passo avanti pure io, magari ci ricavo qualche bella foto. Senza accorgemene mi trovo in cima alla scalinata in fila con altra gente… ormai non potevo tornare indietro! Il tizio con il martello mi aspettava, tra poco era il mio turno. Seguo i movimenti dei miei precedessori e mi avvicino al martellatore pronto a prendermelo in testa 😀

con il martello in mano mi sta aspettando

Una benedizione in più non può che far bene in questo periodo di recessione… ero sicuramente l’unico gaijin presente a questa cerimonia finale e la cosa che mi ha stupito è la naturalezza della gente a me intorno, la gentilezza del monaco, che vedendomi, mi ha invitato a salire… la gentilissima benedizione finale. Anzi no, di finale c’era una mezza scivolata prima di scendere! Tutto bagnato com’era non avevo comunque fatto abbastanza attenzione prima di scendere e non avevo notato un mezzo scalino… prontissima una gentilissima signora sorridente al mio fianco che si accingeva a tenermi per un braccio… che figuraccia hahaha

ancora una giornata indimenticabile…

E per finire in bellezza questo post che per la sua creazione mi ha impegnato diverse ore (ma volevo assolutamente rendervi partecipi) un filmato con alcune fasi salienti del doyadoya; dapprima i piccoli dell’asilo poi i grandicelli che vengono innaffiati con acqua gelida

Per l’occasione ho preparato una galleria fotografica con 46 foto del doyadoya edizione 2009 che vi invito a vedere.
Con un sonoro DO-YA-DO-YA è tutto e vi rimando alla prossima, da Osaka vi saluta Rob  😀

Vacanze a Matsue – parte seconda

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Dopo il mio ultimo post scritto da Nagasaki sul mio viaggio a Matsue (alcune foto della città) , eccomi nella seconda parte del post; questa volta postato dall’Italia in cui mi trovo per qualche settimana di “meritato” riposo.
I giorni di lavoro sono passati in fretta grazie anche alle molte cose nuove che ho potuto vedere e conoscere. La cittadina è piccolina e il clima è molto famigliare. La gente è particolarmente gentile e “foreigner friendly”. Non è raro incontrare persone che incontrandoti per strada ti sorridono e ti salutano. Ho avuto la netta impressione che a scuola si insegna a salutare lo straniero in quanto in diverse occasioni si è verificato che un gruppo di studenti in bicicletta passava salutando in modo impeccabile.
Davanti alla stazione centrale si trova un comodissimo ufficio informazioni per gli stranieri. Per ogni straniero che chiede informazioni un gentile regalo da parte della città.
Gli ingressi ai luoghi turistici sono spesso scontati del 50% (bisogna avere il passaporto o la “Alien Card” per gli stranieri residenti in Giappone).

Il city bus turistico di Matsue

La simpatia per gli stranieri che si trova a Matsue (e nella prefettura di Shimane in generale) potrebbe essere la conseguenza del buon Koizumi Yakumo, uno straniero che arrivò in Giappone alla fine del 19-esimo secolo. Naturalizzato giapponese, il suo vero nome era Lacfadio Hearn ed è conosciuto per i suoi libri sul Giappone. E’ stimato e riverito dagli abitanti di Matsue per aver fatto conoscere le loro realtà al resto del mondo.
Nonostante questa simpatia per lo straniero ci sono ovviamente le solite contraddizioni che tanto contraddistinguono il nostro sempre amato Giappone. In oltre 10 anni di permanenza in Giappone mi hanno fermato quattro volte per controlli. Due di questi controlli sono avvenuti in pochi giorni proprio a Matsue. I controlli sono stati fatti per il semplice motivo che ero straniero e questo è confermato da uno dei due poliziotti in borghese che ha affermato di aver avuto l’ordine di controllare gli stranieri. Sempre simpatici ed educati ma essere fermati per dei controlli come un potenziale criminale non è mai piacevole. Essere fermato solamente perché gaijin non aiuta a farmi sentire maggiormente integrato e particolarmente ben accettato nella società che da anni mi ospita.

La prima giornata libera, dopo i sei di lavoro, mi porta al tempio più antico del Giappone e secondo in importanza solo al tempio di Ise dedicato alla dea del sole Amaterasu Omikami. Il Izumo-Taisha si trova ad Izumo e ci si arriva prendendo il treno che parte dalla stazione di Shinji-ko onsen. (vedi ulteriori informazionivedi galleria fotografica).
Ci arrivo verso le 11:00, il cielo è nuvoloso ma fortunatamente non pioverà per l’intera giornata. Avevo raccolto informazioni prima di andarci e quindi era più semplice trovare i luoghi più importanti di questo magnifico ed imponente tempio. Dalla stazione ferroviaria una piccola salita mi porta al torii del tempio. Guardando indietro noterò in fondo alla salita un’altro torii, enorme… il più grande del Giappone. Un viale in mezzo ad un grande parco mi porta al tempio vero e proprio, un insieme di padiglioni attorno alla struttura centrale dell’ Izumo Oyashiro (Izumo Taisha).
Molta gente nonostante il giorno feriale e molte persone che cercavano la fortuna gettando una monetina verso l’alto nella speranza che si incastri tra la paglia. Vedendo una giovane signora tentare e ritentare decido di tentare la fortuna con una moneta da 10 yen. Primo tentativo e lancio perfetto! Occhi increduli mi fissano e con falsa modestia affermo che faccio le prove di lancio ogni giorno per essere sicuro di riuscirci. Anche questa volta la mia vittima, da brava giapponese, ci crede ad occhi chiusi. “Jodan desu yo!” (sto scherzando) e ci facciamo qualche risata. Continuo il giro per il tempio e noterò una decina di minuti dopo, ripassando, che la giovane signora era ancora lì impegnata in qualcosa che sembrava impossibile. Dopo pranzo la vedrò passare insieme a sua madre con un sorriso stampato sul suo viso che lasciava intendere una sola cosa: l’ardua impresa è andata a buon fine 😛
Vicino al tempio ci sono delle piccole cascate e un giardino decisamente grazioso ma stranamente non c’erano altre persone. Tutti si soffermavano al tempio stesso. Una cosa che ho notato diverse volte qui in Giappone: i visitatori, spesso anzianotti, si soffermano in pochi luoghi e non degnano la loro visita ad altri luoghi meritevoli. Secondo me si tratta di pigrizia o di ignoranza… un vero peccato tralasciare posti magnifici che si trovano a pochi minuti di distanza.
Torno a Matsue con il piccolo trenino di campagna. Una giornata decisamente rilassante, una di quelle giornate che mi lasceranno tanti piacevoli ricordi.

Il mio secondo giorno a Matsue lo sfrutto proprio al massimo e grazie al bel tempo riesco a fare tutto ciò che avevo messo nella lista delle cose da fare.
Già da giorni avevo preparato l’itinerario che volevo seguire e che non ero certo di riuscire a fare data la lontananza da un posto all’altro. Scarpe da ginnastica e camicia hawaiana, prendo l’autobus e arrivo al Yaegaki-Jinja (vedi galleria fotografica). Da qui si continuerà a piedi per vedere e visitare alcuni altri templi e luoghi culturali. A fine giornata sarò rosso e scottato e l’ofuro sarà particolarmente doloroso :-(

Ma andiamo a piccoli passi (ma saranno tantissimi). Il Yaegaki-jinja si trova a sud della città di Matsue (zona chiamata “Fudoki no Oka”) e ci si arriva facilmente con la corriera (fermata Yaegaki Jinja Mae). Da qui avevo deciso di proseguire a piedi per diversi chilometri passando per diversi templi.
Fatte le prime foto prendo la Haniwa Ro-do (Haniwa Road) che è una passeggiata chiusa al traffico che passa per la foresta e i campi di riso e che mi porterà al tempio di Kamosu (tesoro nazionale costruito nello stile taisha). Camminando tra la natura ad un certo punto sento della musica J-pop ad alto volume arrivare da dietro la collina… pensavo ad una festicciola tra giovani e invece era un contadino che lavorando il suo campo di riso ascoltava della musica dalla radiolina del suo furgoncino. Respiro l’aria della natura, ero solo e il tempo era particolarmente bello. Noto poi, con un certo stupore, proprio in mezzo alla natura un grosso edificio in cemento armato; una di quelle brutte cose che manco a Tokyo si possono trovare. Che cosa era quel mostro su quella collina in mezzo ad una foresta? Si trattava di una scuola, la Rissho University Shonan High School (vedi foto).

Rissho University Shonan High School in mezzo alla natura
Vista dalla Haniwa Road

Ancora qualche campo di riso e un laghetto calmo ed armonioso ed arrivo al Kamosu-jinja (vedi galleria fotografica). Qualche foto per poi ripartire, era difficile prevedere quanto tempo ci vorrà per arrivare a destinazione e prendere la corriera per tornare in centro. Dal Kamosu Jinja volevo arrivare, sempre a piedi, al Tsurugi-jinja e per arrivarci si passa per il museo “Yakumo Tatsu Fudoki no Oka” (che non ho visitato) e per il tumulo Okada-yama, una zona dalla quale (si dice) sia nata la civiltà della regione. Un paio di antiche abitazioni possono essere ammirate in mezzo al prato.

Tumulo di Okada-Yama

Arrivo al Tsurugi-jinja (vedi galleria fotografica), un tempietto che mi ha fatto allungare di qual cosina la mia passeggiata. Noto subito che devo essere uno dei rari visitatori… le scale che portano al tempio non erano curate e piene di erbacce; ragnatele ostacolavano la mia camminata, di fatto sembrava di essere fuori dal mondo. Un tempio in miniatura in cima ad una collinetta raggiungibile scalando faticosamente circa 150 scalini…

delle studentesse nei pressi del tumulo di Okada-Yama

Torno indietro per la stradina da cui sono arrivato per ripiegare e andare al Rokusho-jinja (vedi galleria fotografica). Passo dopo passo noto come il sole cerca di cambiare il colore della mia sensibile pelle bianca ma ormai non potevo certo tornare indietro e quindi via verso il Manai-jinja (vedi galleria fotografica) a pochi chilometri. Ai piedi del monte Chausu il tempio si trova all’ombra e quindi finalmente un po’ di freschezza prima di arrivare al Takeuchi-jinja (vedi galleria fotografica). Una via soleggiata dove trovo finalmente il primo jidohanbaiki (distributore di bevande) della giornata. Mezzo litro di acqua mi da’ l’energia di continuare per il mio cammino. Passo per le rovine del tempio provinciale di Izumo e arrivo al Takeuchi-jinja che è l’ultimo tempio del mio itinerario, una camminata di poco più di quattro ore. Incontro un monaco buddhista che dopo avermi chiesto se ero americano mi indica il posto dove fare una donazione 😀
A fine visita prendo l’autobus e torno in albergo per una doccia veloce.

Rovine del tempio provinciale di Izumo

Chiedendo informazioni alla reception mi dicono che il castello di Matsue è aperto fino a sera. Colgo l’occasione per continuare la giornata nei migliori dei modi. Prendo un taxi (avevo in mente di vedere ancora tante cose questo giorno e non volevo perdere tempo aspettando autobus e fare altre lunghe camminate inutili) e arrivo all’entrata principale del castello (vedi galleria fotografica – vedi informazioni sul castello). Il taxi era nuovissimo, ero il quarto cliente che saliva sul taxi mi dice con fierezza il tassista. “Sono un puro-doraiba- (Pro Driver) da 30 anni e mi hanno affidato un taxi nuovo questa mattina” mi dice il fiero tassista. Il castello di Matsue non era stato distrutto durante la Restaurazione Meiji e la seconda guerra mondiale ha risparmiato questa piccola cittadina dai bombardamenti (leggi informazioni del castello – vedi galleria fotografica). Entro e salgo fino in cima per ammirare il panorama sulla città e sul lago di Shinji dove ci andrò poi di sera per ammirare l’ennesimo tramonto.
Dopo la lunga passeggiata per i templi e natura del sud della città avevo ancora del tempo per andare a nord del castello per vedere la Shiomi Nawate, una stradina di fianco al canale del castello e che mantiene (strada asfaltata e abbastanza trafficata a parte) un aspetto ancora fedele al Giappone del passato. Partendo da nord ho visitato il museo dedicato a Lafcadio Hearn (vedi galleria fotografica), uno straniero arrivato a Matsue per insegnare la lingua inglese. Lafcadio Hearn (Koizumi Yakumo) è conosciuto per le sue opere che fanno conoscere “l’altro Giappone”. Tra i suoi capolavori spicca “Glimpses of Unfamiliar Japan”. Il museo ospita diversi oggetti personali di Lafcadio tra cui la sua personalissima scrivania rialzata per avvicinare al suo unico occhio buono i suoi libri e i suoi scritti. L’ingresso è di 300 yen ma se avete con voi il passaporto (o Alien card) l’ingresso è di soli 150 yen. Di fianco al museo si trova l’ex residenza di Lafcadio anch’essa aperta al pubblico. Scendendo la Shiomi Nawate si passa per una vecchia residenza di un samurai di classe media. Il Buke-Yashiki (vedi galleria fotografica) è stato costruito nel 1730 ed era l’abitazione della famiglia militare di Shiomi. Ho colto l’occasione per vedere le varie stanze e il giardino del samurai. Ero già passato per questa stradina la mia prima sera di Matsue ma di giorno è decisamente più bello. Oltre a questi storici edifici si possono ammirare case da te e il canale dove passano le barche per i turisti e poco oltre la sagoma del castello. Scendo verso sud e raggiungo il ponte O-hashi da cui proprio Lafcadio amava ammirare il tramonto sul lago Shinji. Oggigiorno dallo storico ponte, guardando verso il lago si vede un altro ponte, il Shinjiko Ohashi.

Il ponte O-Hashi a Matsue

Si avvicina la sera e mi dirigo verso il lago e arrivo di fianco all’isoletta Yomegashima, luogo particolarmente amato dai fotografi e dalla gente che si ferma. C’è pure una fermata degli autobus “Shinjiko Yuhi Supotto” e una piccola tribuna (vedi galleria fotografica del lago di Shinji. Il cielo era sereno e il tramonto era particolarmente bello. Verso le 20:00 con una decina di chilometri a piedi alle spalle e con una faccia da pellirosse torno in albergo. Alla reception non mi credono… anzi, ci credono e credono pure che io sia un povero pazzo. Chi farebbe tutta questa strada in una giornata sola? Tutta la strada fatta a sud tra la natura e i templi e poi tutta la strada dal castello al lago per poi tornare in albergo passando per il quartiere dei templi di Teramachi (vedi galleria fotografica).
Di sera, dopo una veloce doccia nel mini bagno dell’albergo, sono poi andato nel ristorante, un izakaya, che ho citato nel post precedente, quello in cui sono stato prima di andare al KyabaKura. Si mangiava troppo bene e il sake con pezzettini di fugu mi stava aspettando.
Il terzo giorno di vacanza a Matsue è decisamente più tranquillo. Esco dall’albergo verso le 10:00, prendo il taxi e vado a Kyomise Karakoro da dove prendo il Horikawa Boat, una piccola imbarcazione per i turisti che desiderano navigare per i canali di Matsue passando sotto i 16 ponti.

vista dalla piccola imbarcazione

A guidare la barca una signora di mezza età simpaticissima che oltre a spiegare i posti che si vedevano cantava le canzoni tradizionali di Matsue e cercava di fare del suo meglio per spiegare in due parole di inglese. Anche oggi la giornata è piena di sole e per fortuna non faceva ancora quel caldo che inevitabilmente soffocherà l’estate. Arrivo dinnanzi all’entrata principale del castello; si può proseguire oppure scendere per poi salire sulla barca anche più tardi. Il biglietto è valido per tutto il giorno e può essere usato diverse volte. Decido di visitare nuovamente il castello, l’adiacente Matsue-jinja e il museo di storia moderna. Nel castello giravano delle scene per un drama che la NHK di Osaka produce. Si poteva comunque entrare ma bisognava stare in silenzio. Arrivo in cima e posso seguire le registrazioni di una scena a pochi metri di distanza. Il titolo è “Danran” che in dialetto di Matsue significa grazie (nei ristoranti ti saluteranno con Danran). Ripasso ancora la Shiome Nawate e ritorno alla barca Horikawa per ritornare al posto d’origine. Il cielo era sereno e si sentiva comunque il caldo… decido di mangiare qualcosa e torno in albergo per una piccola pausa. L’ultima sera di Matsue si avvicina e l’ultimo tramonto al lago non deve mancare. Una serata romantica con l’aria di Matsue che con una leggera brezza mi dava appuntamento per l’anno prossimo. Il sole scende e si nasconde dietro le montagne dietro il lago… si fa sera.

i coniglietti al Shimane Art Museum al lago di Shinji
Un monumento nei pressi di Shinji-ko – Matsue

Vado sul sicuro e ritorno al piccolo ristorante locale in cui ci sono stato la prima sera a Matsue. Il locale a conduzione famigliare con la figlia che parla un po’ di italiano si trova vicino al ponte O-hashi (lato nord) e dovrebbe essere presente nella Lonely Planet. Prendo il solito; il Unagi tadaki (anguilla battuta che dovrebbe fare miracoli la mattina seguente) e altri pesci del lago di Shinji… il tutto accompagnato da alcune ottime birre Yebisu.
La serata finisce ufficialmente così e torno in albergo. Tre giorni densi di stupende immagini, profumi e ricordi e… oltre 800 fotografie.
Il giorno dopo torno a Osaka, questa volta non prendo la corriera ma il trenino che mi porta a Okayama dove prenderò lo shinkansen per Osaka. Qualche giorno a casa per poi ripartire il 18 per Nagasaki. Ritornerò a Osaka il 30 di giugno per starci praticamente un giorno solo: il primo di luglio, di notte, ho preso l’aereo per l’Italia… e ora finalmente un po’ di relax… figli permettendo 😀

E la Pasqua in Giappone dove sta?

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Un fine-settimana particolarmente lungo (come forse un po’ troppo lungo sarà questo post… forse avrei fatto meglio a dividere i vari “giorni”), ma piacevole, quello appena trascorso. E questo non di certo perché è Pasqua. In Giappone la Pasqua non esiste e se non me lo dicevano non ci avrei manco pensato.
il finesettimana “lungo” è iniziato giovedì scorso che era giorno festivo. In Giappone si celebrava il Shunbun-no-hi (equinozio di primavera), una festività di cui le origini sono tuttora incerte. Il giorno è stato reso festivo durante il periodo Meiji (1868-1912). Una giornata per le riunioni di famiglia e per visitare i defunti. Si dice che quando il giorno ha la stessa durata della notte (come avviene durante gli equinozi), il Buddha appare sulla terra per salvare le anime perse. In questa occasione si usa offrire sake e cibo ai propri antenati ma anche i botamochi (dolci di riso ricoperti con marmellata di fagioli) ad amici e vicini di casa. Con il Shunbun-no-hi comincia finalmente la primavera e coincide con lo sboccio dei primi fiori di ciliegio.
Per quanto mi riguarda niente riunioni di famiglia e niente visite ai morti.

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Le due mascotte di Yakult: Yakkun e Biffy
Quella a sinistra più che una mascotte per un yogurt da bere
sembrerebbe la mascotte di un preservativo
😈

Abbiamo colto l’occasione per una gita nei pressi di Kyoto. Per la gioia dei bambini siamo andati a vedere la Yakult. Credo che la maggior parte di voi la conosciate… ho visto della pubblicità tempo fa su molti siti italiani che parlano del Giappone. Si tratta, da quanto ho capito, di una bibita con probiotici che aiuta la digestione e il naturale equilibrio della flora batterica intestinale. In casa la usiamo per i bambini nella speranza che crescano sani e forti 😀
Un tipo di yogurt da bere che deriva da una miscela di latte scremato con un particolare tipo di batteri Lactobacillus casei ceppo Shirota. La Yakult Honsha Co. è stata fondata da Minoru Shirota. Attualmente la vendita di prodotti Yakult avviene in 28 paesi, tra cui anche l’Italia (dal novembre 2006), ma la coltura batterica arriva dal Giappone, indipendentemente dal luogo di produzione.
La visita all’azienda è stata molto interessante e mi ha convinto di provare il prodotto di prima persona. La Yakult non produce solo questo yogurt da bere e da poco ha immesso nel mercato altri tre tipi di bevande contenenti della bifiene, particolarmente importanti per il benessere dell’intestino. Mi sembra di fare pubblicità oscura :smile:
Dopo il mini-seminario finale abbiamo ricevuto dei prodotti di prova e dei piccoli omaggi. Magari farò un post a riguardo con alcune foto e magari un filmatino.

laboratorio Yakult.

Siamo andati in un ristorante per il pranzo per poi prendere il treno e andare alla stazione di Fushimi-Inari che si trova poco distante. La seconda parte della giornata di giovedì era dedicata alla visita ad uno dei templi più suggestivi di tutto il Giappone. Io ci sono andato per la prima volta e devo ammettere di essere stato colpito dalla magnificenza.

chilomentri di sentieri e migliaia di torii un “piccolo” visitatore e un monaco shintoista

Il Fushimi-Inari Taisha (vedi breve descrizione che ho scritto sul sito) è a capo di circa 30.000 templi Inari sparsi in tutto il Giappone ed è venerato dalla gente come divinità della raccolta. Noto soprattutto per il numero di torii che accompagnano i sentieri che portano fino in cima al Inari-san (monte Inari). Migliaia di torii donati dalla gente durante i secoli, uno dopo l’altro per chilometri! Ho provato sensazioni indescrivibili e vi rimando ad una piccola galleria fotografica che ho fatto per l’occasione. Abbiamo scalato tutta la montagna e visto un po’ tutto… eravamo tra gli ultimi a scendere e cominciava a farsi sera.
Purtroppo cavi elettrici e venditori automatici rovinavano un pò lo stupendo panorama e non sempre è possibile scattare le foto che più vorremo. Ma tutto questo sono piccole cose in confronto a quello che si può ammirare.
L’ingresso è libero ed è aperto 24 ore su 24. Facilmente raggiungibile da Kyoto (5 minuti di marcia dalla stazione centrale della JR) o da Osaka prendendo la linea Keihan.
Siamo poi tornati a Osaka dove ci siamo fermati a mangiare monja-yaki, okonomiyaki e ottimo yaki-soba… il tutto accompagnato da un paio di birre.

Fushimi-Inari Taisha Fushimi-Inari Taisha
Alle prese in una preghiera – La volpe con in bocca la chiave
la chiave è il simbolo della chiave del granaio

Il venerdì non era festivo ma ci siamo presi la giornata libera per vedere la cerimonia di chiusura dell’asilo. Da aprile mio figlio frequenterà la prima elementare.
Questo tipo di cerimonie non godono della mia simpatia. Ho l’impressione di essere in caserma. Il modo di parlare autoritario, l’implotonamento dei bambini, gli ordini di “attenti”, “seduti”, “dietro front” e “in piedi”, inno nazionale con bandiera (tutti OBBLIGATI, genitori compresi, ad alzarsi e fissare l’Hinomaru), discorsi preconfezionati freddi ed artificiosi (decisamente assurdo un’insegnante delle elementari maschio che cercava di addolcire le sue frasi con la particella “ne” parlando come un robot, piatto e visibilmente annoiato), clima rigido e freddo… mi ero ripromesso di non andarci più ma talvolta conviene far bel viso. Non credo che in Italia si accetterebbe una cosa del genere!
Il mese prossimo si farà il bis con le cerimonie di apertura anno scolastico. Non mi stupirei più di tanto se introducessero l’obbligo di gridare “Tenno Heika Banzai” 😈
Dopo la parentesi scolastica, io e mia moglie siamo andati all’opera. Mia moglie ci teneva molto… lo spettacolo di scena era quello che aveva visto tanti anni fa a Londra quando ci eravamo conosciuti. “Phantom of the Opera” è di scena all’Herbis Plaza di Osaka (Osaka Shiki Theater), dove avevo già potuto ammirare “Mamma Mia” (con le musiche degli ABBA) qualche anno fa. Siamo riusciti a trovare due bei posti a sedere (10.500 yen a testa 😕 ) e ho anche cercato di fare qualche foto per il blog… ma mi hanno beccato e ho dovuto cancellarle :mrgreen:
Il pieno in sala… e non è sempre facile trovare posti liberi… bisogna prenotare in buon anticipo.

l’unica foto consentita 👿

E’ sempre affascinante ed interessante sentire i musical eseguiti in lingua giapponese (vedi filmato promozionale in fondo a questo post). Non sono di certo un gran conoscitore ma la bravura della troupe era di un livello veramente ottimo. I registi occidentali sembra abbiano fatto il possibile per renderlo il più fedele possibile alla versione occidentale. Ciò che mi ha colpito maggiormente tra il pubblico non è tanto il fatto che quasi il 100% era prevedibilmente di sesso femminile ma che tra queste “femminucce” non poche erano veramente anziane! A tratti il volume della musica era veramente alto (specialmente la parte con l’organo Taaaaa-ta-ta-ta-ta-taaaa :mrgreen: ) e il pericolo che si prendessero un colpo poteva, secondo me, non essere neanche tanto remoto. Venti minuti di pausa davano la possibilità per un caffè veloce e una visitina al bagno. Una fila lunghissima per il bagno delle signore con tanto di staff predisposto con la bandierina per segnalare il punto in cui mettersi. “Prego, da questa parte per fare la fila! Circa un’ora di attesa“, vi giuro! Diceva proprio che c’era un’ora di attesa per andare al bagno!

Un sabato tranquillo
Lezione di pianoforte per i bambini e poi, dopo aver preparato il pranzo, un pomeriggio al parco giocando a pallone. Finalmente non fa più freddo e per fortuna non fa ancora quel caldo che inevitabilmente arriverà tra qualche mese.

Ieri, domenica, siamo andati a vedere un’esposizione dedicata alle metropolitane e vecchi autobus. L’esposizione era aperta solo ieri e si trovava nella zona di Morinomiya, poco distante dal castello di Osaka. E’ un centro per la manutenzione e riparazione delle carrozze delle linee metro di Osaka. Una grande folla e molti “otaku” del settore. Uomini sulla quarantina muniti di macchina fotografica impegnati a fotografare in ogni particolare gli oggetti in esposizione.
Interessanti anche diversi poster d’epoca che pubblicizzavano le nuove linee metro. La prima linea metro di Osaka è la linea Midosuji che collegava Shinsaibashi a Umeda nel 1933.

Una delle guardie presenti all’evento Una carrozza d’epoca della linea Sennichimae vecchia mappa delle linee metro a Osaka

Abbiamo poi mangiato udon a mezzogiorno (mia figlia ha optato per il Kitsune-udon che si sarebbe dovuto mangiare al Fushimi-Inari Taisha).

Nel pomeriggio abbiamo colto l’occasione per visitare il museo dedicato alla pace che si trova a pochi minuti a piedi. Il “Peace Osaka” (Osaka International Peace Center) si trova a Morinomiya, a sud del castello di Osaka e tratta ovviamente i temi legati alla pace. Entrando nel museo si nota sin da subito il carattere bellico, la guerra in generale da dover evitare per poter vivere tranquillamente in pace. Personalmente mi aspettavo di vedere qualcosa di più “internazionale” o comunque di qualcosa di più generale. Invece la maggior parte delle esposizioni incentravano la distruzione della città di Osaka durante i raid aerei durante la seconda guerra mondiale.

akagami, usato per il richiamo alle armi tipo di bombe usate per il bombardamento di Osaka

Se da una parte si ammettevano le ingiustizie commesse dai giapponesi nel continente asiatico, dall’altra si nota il vittimismo nipponico. Molto è incentrato sui danni subiti, dalla miseria degli abitanti di Osaka, delle sofferenze dei soldati giapponesi etc… per carità, nulla di male in tutto ciò, anzi… ma direi che il nome del museo dovrebbe cambiare in qualcosa di maggiormente appropriato. Nonostante il giorno festivo, al museo eravamo pochi, anzi pochissimi. Nella sala grande davano un filmato sui bombardamenti dei B-29. Eravamo in 16. Più pace di così…

Tra la visita alla Yakult, tempio Fushimi-Inari Taisha, cerimonia all’asilo, opera, esposizione mezzi di trasporto e infine museo della Pace, il fine settimana è stato abbastanza positivo… tra qualche giorno poi mi aspetta uno degli spettacoli che più apprezzo: il Miyako Odori che inizierà a Gion il primo aprile. Non vedo l’ora… come ogni anno.

Per finire un breve video di promozione per il musical “Phantom of the Opera” a Osaka

mi hanno purificato e per quest anno sono a posto

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Ogni anno l’asilo che frequenta mio figlio partecipa con la classe dell’ultimo anno, quindi con i bambini fino a sei anni, ad un concerto musicale assieme ad altri asili. Un evento abbastanza particolare dove i bambini devono far vedere cosa hanno imparato nei rispettivi asili in campo musicale. La performance dei piccoli è veramente incredibile. Ho avuto modo di vedere l’edizione dell’anno scorso in cui partecipava anche mia figlia e sono rimasto colpito da quanto bravi possono essere questi piccoli musicisti e di quanta pazienza hanno e di che bravura sono le maestre d’asilo.

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il biondino al centro è mio figlio
(magari posterò il filmato della performance)

Dopo il concerto un pranzo veloce nella vicinanza del teatro e poi al tempio per il Setsubun!
Il Setsubun viene celebrato in Giappone il giorno prima dell’inizio di ogni stagione e significa letteralmente “divisione stagionale” anche se di solito ci si riferisce al Setsubun primaverile celebrato il 3 febbraio (di cui il nome originale sarebbe Risshun). In passato il Setsubun era la vigilia dell’anno nuovo ed era accompagnato da un rito speciale chiamato mamemaki (lancio di fagioli) per allontanare il male dell’anno passato e scacciare gli spiriti maligni per l’anno corrente.

L’ultima visita ad un tempio risaliva ormai a più di un mese fa quando sono andato al Sumiyoshi-Taisha per le preghiere di inizio anno. L’ultimo fine-settimana al tempio Abiko Taisho Kannon-ji, conosciuto a Osaka semplicemente come Abikosan (oppure Abikozan) c’era aria di festa e spiritualità. Il Kannon Abiko (Dea della Grazia) è riconosciuto come il luogo di culto più antico del Giappone per gli adoratori di Kannon. Si crede inoltre che Abiko Kannon allontani i mali ed è per questo ultimo particolare che ci siamo andati… per scacciare i mali del 2007. Oggi come oggi dovrei essere una persona più buona e più sana. :mrgreen:

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Abiko-San

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Al Taisho Kannon-ji molta gente durante l’ultimo fine-settimana

Si dice che Abiko abbia ricevuto un’immagine di Kannon di soli 5 cm. dal re della dinastia Kudara. La gente poi costruì un sacrario per venerarla. Quando poi il principe Shotoku visitò quest’area circa 1400 anni fa, si dice che ricevette un messaggio divino dalla dea il che lo spinse a costruire un tempio.
La festività del Setsubun che si celebra ogni anno richiama una gran folla di gente, gente che prega la dea di respingere i mali, portare fortuna, protezione da malattie e disastri e per esaudire i propri desideri.

Avevamo appuntamento alle 14:00 per ricevere benedizione e scacciare i mali. Mia moglie, i bambini ed io (uhmmm c’era anche l’onnipresente suocera 👿 ) Con una spada di legno (almeno credo fosse di legno) il monaco ci è passato sopra la testa e le spalle. infine ci sono stati dati alcuni oggetti che non ho capito bene cosa siano. Dei fogli di carta con dei messaggi (forse gli auguri o una specie di oroscopo?), un o-hashi (le bacchette per mangiare) e una bottiglietta di sakè (vedi sotto). L’anno prossimo si riporterà i messaggi infilati tra le bacchette di legno al tempio per essere bruciati.

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La cerimonia per scacciare i mali (non manca la birra Kirin come vedete)

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I desideri dell’anno scorso vengono buttati

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rito di purificazione… da notare l’altare dietro

Al tempio vi sono varie celebrazioni come ad esempio buttare pezzi di legno con i propri desideri scritti sull’altare per essere bruciati oppure far passare il fumo dell’incenso sopra i capelli per scacciare i mali dalla mente.
In molti templi si usa celebrare il Setsubun. Monaci e invitati possono lanciare i fagioli di soia arrostiti (talvolta avvolti in fogli d’oro o d’argento), piccole buste con denaro oppure dolciumi.

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le ceneri e il fumo devono passare tra i capelli per scacciare i mali dalla mente

Nella vicinanza del tempio grande mercato! Takoyaki, okonomiyaki, yakisoba, banane al cioccolato, mele caramellate… poi giochi per i più piccoli e anche un signore che con una vipera bianca dovrebbe scacciare i mali e portare fortuna 😯

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una giovane ragazza prepara qualche prelibatezza

Il Setsubun ad Abiko dura due giorni (sabato e domenica) e tanta gente non l’ho vista neanche a capodanno. Se qualcuno di voi dovesse trovarsi a Osaka l’anno prossimo a inizio febbraio, questo è sicuramente un luogo da vedere e ammirare. Per arrivarci si può usare la metropolitana, linea Midosuji e scendere alla stazione “Abiko” , il tempio si trova a circa 200 metri (Abiko 4-Chome) oppure usare la linea JR linea Hanwa e scendere alla stazione Abiko-cho (circa 400 metri dal tempio).

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i doni ricevuti dal monaco durante la purificazione

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la bottiglietta di sakè ricevuta in bella mostra dinnanzi a me… una di queste sere la farò fuori 😈
(per un ingrandimento delle foto cliccateci sopra)

Ieri sera, domenica 3 febbraio, era il momento giusto per il mamemaki. Come scritto sopra si tratta del lancio di fagioli (di solito di soia) per scacciare gli spiriti cattivi. Di solito viene fatto dal toshi-otoko di casa (cioè l’uomo nato sotto il segno animale dello zodiaco cinese corrispondente all’anno) oppure dal capofamiglia. Beh, il rito è stato fatto da mia figlia che a forza di “Oni wa soto! Fuku wa uchi!” (Fuori con i demoni! Dentro la fortuna!”) ha purificato la nostra casa. I fagioli simbolicamente purificano la casa scacciando gli spiriti cattivi e i mali che si portano dietro. Vengono lanciati in prossimità dell’entrata (per la gioa dei gatti) e qualcuno magari anche all’entrata. E’ usanza che ogni membro della famiglia ne mangi uno per ogni anno di vita (in alcuni casi uno per ogni anno di vita più uno per significare l’anno che comincia)… ehm, io ne ho mangiati tanti :mrgreen:

Si usa inoltre mangiare maki-sushi non tagliato chiamato eho-maki (maki della direzione fortunata) durante il setsubun. Questo maki (sushi avvolto nell’alga nori) viene mangiato rivolgendosi nella direzione ritenuta fortunata e determinata dal simbolo zodiacale di ogni anno. Io non l’ho mangiato perché il contenuto non era di mio particolare gradimento. Abbiamo anche mangiato delle sardine… di queste si usano le teste che, dopo essere state infilzate con degli stuzzicadenti vengono appese alle entrate in modo che cattivi spiriti non entrino. Mia moglie me lo ha fatto notare aggiungendo che forse non è il caso di prendere alla parola questa usanza. 😯

 

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