Da Shimbashi a Nihonbashi: il Natale sulla Ginza – parte uno

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Innanzitutto un calorosissimo Buon Natale a tutti voi.
Desideravo vedere come si presenta la Ginza di Tokyo in questi giorni natalizi e così l’altro ieri sono partito dalla stazione di Shimbashi e ho camminato per tutta la Ginza-dori passando prima per Ginza, Kyobashi, Nihonbashi ed infine alla stazione Mitsukoshi-mae. Una bella camminata di circa 100 minuti ma ne è valsa la pena. Nonostante abbia spesso visto Ginza e Nihonbashi, il clima natalizio mai l’ho potuto vedere. Un’occasione quindi che non volevo perdere :mrgreen:

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Praticamente ancora a Shimbashi, da qui si parte

Camminando si nota non solo l’illuminazione, il traffico e la gente ma i primi grandi negozi e grandi firme. Salvatore Ferragamo fa bela figura.

Salvatore Ferragamo

Tra i primi Grandi Magazzini c’è il Matsuzakaya e poi, poco dopo, il Mitsukoshi (ambedue sulla destra). Di fronte al Mitsukoshi c’è il famosissimo Wako.

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Il Matsuzakaya, il Wako e una filiale del Mitsukoshi

Poco prima del Matsuzakaya c’è un affollatissimo ristorante in stile tedesco dal nome “Ginza Lion” che serve l’ottima birra Sapporo. Un altro si trova proprio sotto il Mitsukoshi prima di entrare nella stazione della metropolitana “Ginza”. Essendo un amante della birra, questi ristoranti sono tra i miei favoriti, ma nonostante due di questi nella sola Ginza, questa volta non ci sono andato. Un’altro Ginza Lion si trova anche a Shinjuku. In tutti e tre ci sono andato almeno una volta :grin:

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Proseguendo la mia camminata serale ho fatto diverse foto. Questa quà sopra è una vetrina se non sbaglio del Wako.
Un altro Grande Magazzino nella zona Ginza 3 chome è il Matsuya. Un palazzo di vetro biancastro enorme e affollatissimo in qualsiasi stagione.

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Il palazzo della Bulgari fa ottima presenza e non passa inosservato. Particolarmente visitato da giovane coppie dove lui comprerà alla propria Lei un “dolce” regalino.
Il Giappone è riuscito a fare del Natale una festa romantica dove giovani coppie pernottano negli alberghi per poi alzarsi presto la mattina del 25 e andare al lavoro.

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Ma non solo nomi italiani e non solo moda a Ginza.

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Cartier e una vetrina di un ristorante. Non i soliti piatti con i cibi di plastica ma eleganti quadri illuminati dall’interno

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Un ultimo sguardo alla Ginza prima di arrivare a Kyobashi e poi Nihonbashi

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Non nascondo che cominciavo ad avere fame e vedere queste vetrine non aiutava di certo :mrgreen:

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Ma non tutti sono fortunati e in questi giorni le temperature sono anche abbastanza basse.

Nella zona di Shimbashi ho notato diversi senzatetto. Alcuni all’interno delle stazioni e altri nei vari sottopassaggi.
E a pochi metri gente che spende cifre esagerate per dei beni di lusso… anche questo è Natale, anche questo è Giappone

Lasciando Ginza si arriva a Kyobashi. La zona è molto diversa si nota un certo senso di “buio” e poca illuminazione. Uffici, banche e piccoli negozi, la zona non è fatta per lo shopping. Ma dura poco e si arriva presto a Nihonbashi, zona viva e affollata. Ed è a Nihonbashi che si trova la casa madre di uno dei più prestigiosi Grandi Magazzini: il Takashimaya (honten – casa madre). Ho avuto modo di lavorare diverse volte al Takashimaya di Nihonbashi. Il lusso e l’accoglienza, nonchè la clientela è praticamente unica.
Per la seconda e ultima parte della mia caminata vi rimando a domani e vi ricordo che per vedere un ingrandimento delle foto basta cliccarci sopra :grin:
Ancora un buon Natale a tutti… e non mangiate troppo!

Piccola anteprima: una vetrina del Takashimaya di Nihonbashi. Orsachiotti rossi che girano

Carolina Kostner vince a Sendai

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Oggi sono particolarmente felice e fiero :-)
L’italiana Carolina Kostner (per chi non la conoscesse, è la campionessa europea in carica di pattinaggio artistico su ghiaccio) ritorna in Giappone dopo qualche mese per il trofeo NHK valido per il Grand Prix di pattinaggio artistico su ghiaccio. Durante i mondiali di Tokyo la Kostner ha ottenuto un buon sesto posto. A Sendai invece ha proprio vinto! Si, prima davanti a tutte, tra cui le favorite di casa. Miki Ando (campionessa mondiale in carica), seconda dopo il programma corto, ha purtroppo perso la concentrazione nel programma libero ed è finita sotto il podio al quarto posto.
Carolina Kostner vince per la prima volta a questo trofeo e si qualifica per le finali che si terranno a Torino dal 13 dicembre.
Desidero complimentarmi con Carolina per questo trionfo ottenuto proprio dove abito, in Giappone… un’emozione bellissima! Non nascondo che mi farebbe enorme piacere incontrarla di persona quando torno nel mio paese di origine, a Ortisei, giusto per dirle “GRAZIE”. Siamo praticamente vicini di casa… sulla stessa via, a meno di 10 minuti a piedi. Magari ci eravamo incrociati in passato… ma ormai sono quasi 10 anni che vivo in Giappone.

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Situazione calda negli ultimi colloqui a sei?

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Ultimamente si legge molto sulle questioni nord-coreane e gli attriti tra questa e il Giappone. Il Giappone persevera nel richiedere chiarezza per quanto riguarda la questione rapimenti e la Corea del Nord continua a sostenere che tale questione è ormai risolta e quindi chiusa. Tokyo chiede il pugno di ferro: lo chiede alle Nazioni Unite e alle trattative di Pechino al tavolo dei sei.
Gli ultimi colloqui a sei di Pechino sembrerebbero aver portato alcuni frutti. Al tavolo delle trattative le sei nazioni (Corea del Nord, Corea del Sud, Giappone, Cina, Russia e Stati Uniti d’America) si è deciso di andare incontro, almeno parzialmente, alle richieste nord-coreane in cambio di azioni atte a terminare il programma militare della dittatura coreana.
I colloqui erano entrati in una fase di stallo un anno prima, quando Pyongyang decise di ritirarsi in segno di protesta per le sanzioni finanziarie imposte allora dagli Stati Uniti.
Il governo giapponese sembra cercare di mantenere buon viso a cattivo gioco per quanto riguarda gli accordi raggiunti. Il discorso sul rifiuto di aiuti o concessioni alla Corea del Nord, a meno che Pyongyang accetti le richieste giapponesi riguardanti la questione dei rapimenti di cittadini nipponici, non cancella il fatto che il governo giapponese è in rottura sin dall’inizio con un importante accordo internazionale.
Tokyo ha continuamente insistito che gli Stati Uniti e le altri parti non debbano assolutamente fare concessioni fino quando Pyongyang riassuma la discussione sui rapimenti. E’ tuttora chiaro che la Corea del Sud e gli Stati Uniti ignorano le suppliche nipponiche e che invece abbiano chiesto al Giappone di sbrigarsela da solo iniziando discussioni bilaterali con la Corea del Nord.
Sul “tradimento americano” i media giapponesi parlano poco ma è ovvio che Abe & Co. hanno sbagliato nel fare i conti su quanto facilmente gli americani possano cambiare strategia nei confronti di Pyongyang.
Lo stallo in Iraq e le recenti sconfitte elettorali al Congresso ha contribuito decisivamente e inevitabilmente a far si che gli americani siano maggiormente disposti a fare delle concessioni, concessioni necessarie per estrarre concessioni nord-coreane… indipendentemente dalle richieste di Tokyo. Successo quanto detto, il Giappone si è ritrovato isolato al tavolo delle trattative di Pechino.
Un altro fattore è e rimane la debole posizione di Tokyo nei confronti della questione dei rapimenti stessi. Si riteneva una questione risolta quando nel 2002 l’allora primo ministro Koizumi persuase Pyongyang a rilasciare cinque rapiti in cambio della promessa di normalizzare relazioni diplomatiche. Shinzo Abe, l’allora segretario capo di gabinetto, insisteva che ci sarebbero altre vittime di rapimenti e anche queste devono essere rilasciate prima che ci possa essere qualsiasi normalizzazione delle relazioni tra i due paesi. E’ doveroso aggiungere che evidenza di altre vittime desiderose di essere rilasciate è molto limitata.
Il buon senso direbbe che se ci fossero dei residui del problema rapimenti, il miglior modo per risolvere il tutto sarebbe attenersi alle promesse fatte da Koizumi e di normalizzare le relazioni diplomatiche.
Abe, supportato dall’ala destra, ha invece insistito che tale promessa deve essere rotta e che sanzioni devono essere imposte per forzare i nord-coreani colpevoli di “cattiva fede” a conformarsi alle richieste di Tokyo.
Questa mossa alquanto inusuale può essere vista come giustificata a causa dei forti sentimenti in Giappone del pubblico sulla questione dei rapimenti. Ma data la scarsa evidenza della “cattiva fede” nordcoreana (in particolar modo sul come Tokyo abbia insistito che le analisi DNA dei resti di una vittima deceduta, secondo Pyongyang, nel 1994 non corrispondano alla vittima) il resto del mondo e perfettamente scusabile per non condividere il fervore giapponese in questa particolare questione.
L’uso che Tokyo fa di questa questione dei rapimenti per prevenire concessioni che invece tutti gli altri sono disposti a dare per ridimensionare il pericolo missilistico e nucleare nord-coreano di qui, ironicamente, il Giappone si è pure autodefinito la vittima principale, renderà inevitabile che le richieste giapponesi saranno ignorate. Tokyo ha sicuramente fatto bella figura in patria ma l’opinione internazionale non sembra essere impressionata.
Niente di tutto ciò sembra sia passato per la mente degli strateghi giapponesi. Sembrerebbe che per loro bastava affermare di avere un problema di rapimenti per far scattare sull’attenti il resto del mondo.

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