Un matsuri diverso, il doyadoya preferisco solo vederlo

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La temperatura invernale si fa sentire anche qui a Osaka… odio il freddo in casa ma lo preferisco al gran caldo umido che si deve sopportare in estate.
L’altro ieri, per la precisione il 14 di gennaio, a pochi giorni dal mio 11 anniversario di residenza in Giappone (è cominciato il mio 12-esimo anno in Giappone e non mi sembra vero su come passa in fretta il tempo!) ho deciso di vedere qualcosa che raramente si ha l’opportunità di vedere. Avete in mente quelle feste tradizionali giapponesi in qui giovani uomini in perizoma entrano nell’acqua gelida? Ebbene si, una cosa simile l’ho vissuta l’altro ieri al tempio Shi Tennoji di Osaka. Il doyadoya, ultimo giorno del Shusho-e si festeggia ogni anno il 14 di gennaio. Il tempio Shi Tennoji è uno di quei luoghi da non perdere se passate per Osaka. Situato nel centro di Osaka è il tempio della gente, il tempio dei quattro re celesti (shi tenno ji), quattro dei guardiani (uno per ogni direzione cardinale). La zona circostante è orrenda: edifici grigi, enormi pubblicità, fili su fili, condomini e case su case e poi quei maledetti pali della luce che sono onnipresenti anche sulle foto… una zona residenziale dove vive gente comune e della gente comune appartiene il tempio. Il tempio buddhista ufficialmente amministrato più antico del Giappone, costruito oltre 1400 anni fa.
Quando fu fondato si chiamava Arahakaji e la sua esistenza è da attribuire alla promessa fatta dal principe Shotoku nel 587 mentre andava in battaglia contro un clan che si opponeva il buddhismo.
L’armata rivale era enorme e il giovane principe decise che solo gli dei potevano aiutarlo a vincere. Scolpì da un albero le immagini dei quattro re protettori e fece la promessa di costruire un tempio con una pagoda in loro onore dovesse vincere la guerra. Con nuova motivazione i soldati attaccarono il nemico e vinsero la battaglia. Nel 593 si inizio’ la costruzione del tempio per i quattro re celesti nella provincia di Settsu, l’odierna mia amata Osaka.
Per il doyadoya arrivo in grande anticipo; la giornata era fresca ma a parte poche nuvole il cielo era sereno e il sole rendeva più sopportabile la grande attesa per l’evento che avevo deciso di vedere. Arrivo con la metropolitana (stazione di Shitennoji yuhi gaoka) e il tempio si trova a pochi passi. Un giro tra gli edifici del tempio per poi cercare la posizione giusta per gustarmi lo spettacolo. La posizione giusta l’avevo capita con l’aiuto di chi, prima di me, ci era andato e aveva lasciato le sue foto su internet. Il posto giusto non è di fronte al tempio come si potrebbe immaginare ma a uno dei lati. Davanti al tempio viene innalzato un palco per i media e bandiere varie. Chi sta dietro vedrà i giovani arrivare sotto le grida di doyadoya ma si perderà lo spettacolo davanti al tempio.

Pronto, anzi prontissimo questo fotografo
e in attesa anche il signor poliziotto

Lo spettacolo inizia alle 14:30 ma già alle 13:00 mi trovo in postazione, macchina fotografica alla mano… in terza fila; c’è chi ha avuto più fretta di me e era riuscito a piazzarsi meglio 😀
Pochi minuti e un’altra fila di persone si forma dietro la mia… alle 14:30 la gente presente per vedere (o cercare di vedere) non si contava più. Sapevo che l’attesa avrebbe dato i suoi frutti e pur odiando attese ho pazientato per lunghi minuti… per fare delle foto da postare sul blog la postazione giusta era indispensabile. Uno dei post, questo, che preferisco perché presenta dei fatti culturali e di vita che altrimenti non si trovano facilmente. La particolarità dell’evento merita una citazione particolare… mi son detto. A farmi compagna mia madre che è in Giappone in visita.

Puntualmente alle 14:30 si sentono le grida dei primi che stanno per arrivare. Bambini dell’asilo con pantaloncini corti. I maschietti a torso nudo mentre le femminucce una maglietta. Accompagnati dalle loro maestre arrivano in fila per salire sulla scalinata del padiglione principale del tempio, fare qualche giro, fare qualche grido e poi ordinatamente lasciare il piazzale davanti il tempio.

ma quanto sono carini questi piccoli!
dopo il primo giro i piccoli scendono

Ma la parte “forte” di questo festival doveva ancora arrivare e la gente lo sapeva benissimo… l’attesa si sentiva nell’aria… macchine fotografiche che venivano ricontrollate per l’ennesima volta, telefonini cellulari pronti allo scatto e qualche vecchietta che cercava di farsi spazio tra la folla: quello che vedrà tra qualche istante non lo rivedrà probabilmente per almeno un altro anno 😀

bidoni d’acqua gelida pronti all’uso

Pochi istanti e le urla, decisamente più energetiche, si sentono arrivare.

Eccoli, eccoli! Stanno arrivando…
dopo il primo giro, implotonati per poi ripartire.
Notate l’inquadratura “particolarizzata” del fotografo in fondo a sinistra

Decine di giovani ragazzi in perizoma arrivano con delle bandiere urlando. Ad accompagnarli anche qualche uomo più o meno anziano. Questi ultimi svolgeranno un azione importantissima per questa matsuri: saranno loro a cospargere di acqua gelida i giovani ragazzi.

una delle mie foto favorite: notate le espressioni malefiche di questi due addetti all’innaffiamento 😛
quello a destra, sorridente durante tutto il tempo, godeva sensibilmente nel versare l’acqua sui giovani

Tre bidoni pieni d’acqua per parte erano pronti per essere usati. Al “via” i giovani si lanciano su per le scale e cercano di accaparrarsi gli amuleti (dei fogli di carta) che vengono lasciati cadere dall’alto. Un determinato periodo di tempo a disposizione e poi un fischio! Tutti a posto! Se non sbaglio tre turni in tutto, si riparte salendo sulle scale (aspettandosi la doccia di acqua gelida), si cerca di prendere gli amuleti e si riscende per implotonarsi nuovamente. Ragazzi con perizoma rossi e altri con perizoma bianchi. Vince il gruppo che ha preso il maggior numero di amuleti.

mentre i giovani si accingono a prendere gli amuleti vengono innaffiati con acqua gelida dagli anziani del gruppo
Quest’espressione “beata” 😀
no, non è quello che pensate! Versa semplicemente l’acqua rimanente nell’altro bidone

I ragazzi se ne vanno sicuri di aver dato spettacolo e il massimo. Più di uno è tremante dal freddo e sicuramente non vede l’ora di farsi una doccia gelida… oppps, bella calda a casa sua 😛

I ragazzi si allontanano, una giornata che ricorderanno

Sul piazzale e nei dintorni la gente si prepara per andarsene o per seguire fin dove possono i ragazzi.
Mi accingo anch’io ad andarmene ma decido di avvicinarmi al palco dove fino a qualche minuto prima stavano i giornalisti (c’era anche uno straniero) per vedere di persona la visuale che mi ero perso… non mi ero perso molto, il meglio si poteva vedere stando ai lati della scalinata, non c’è dubbio.

i pilastri e le siepi in legno del tempio sono protetti da un velo bianco

Scatto qualche foto finale e vedo che non tutto era del tutto finito. Viene dapprima accesa una torcia, poi un’altra e un’altra ancora; degli oggetti di legno vengono bruciati (forse degli omikuji?). Ero proprio li davanti quasi a  far parte della cerimonia e non sapevo se era forse il caso di indietreggiare.

forse una cerimonia di purificazione?

E’ in quel istante che un monaco mi fa segno di salire la scalinata… ma intendeva proprio me? Si, mi fa ancora segno di farmi avanti e di salire… non capivo cosa dovevo fare ma noto che qualche altra persona saliva la scalinata… faccio qualche passo avanti pure io, magari ci ricavo qualche bella foto. Senza accorgemene mi trovo in cima alla scalinata in fila con altra gente… ormai non potevo tornare indietro! Il tizio con il martello mi aspettava, tra poco era il mio turno. Seguo i movimenti dei miei precedessori e mi avvicino al martellatore pronto a prendermelo in testa 😀

con il martello in mano mi sta aspettando

Una benedizione in più non può che far bene in questo periodo di recessione… ero sicuramente l’unico gaijin presente a questa cerimonia finale e la cosa che mi ha stupito è la naturalezza della gente a me intorno, la gentilezza del monaco, che vedendomi, mi ha invitato a salire… la gentilissima benedizione finale. Anzi no, di finale c’era una mezza scivolata prima di scendere! Tutto bagnato com’era non avevo comunque fatto abbastanza attenzione prima di scendere e non avevo notato un mezzo scalino… prontissima una gentilissima signora sorridente al mio fianco che si accingeva a tenermi per un braccio… che figuraccia hahaha

ancora una giornata indimenticabile…

E per finire in bellezza questo post che per la sua creazione mi ha impegnato diverse ore (ma volevo assolutamente rendervi partecipi) un filmato con alcune fasi salienti del doyadoya; dapprima i piccoli dell’asilo poi i grandicelli che vengono innaffiati con acqua gelida

Per l’occasione ho preparato una galleria fotografica con 46 foto del doyadoya edizione 2009 che vi invito a vedere.
Con un sonoro DO-YA-DO-YA è tutto e vi rimando alla prossima, da Osaka vi saluta Rob  😀

La danza dei ciliegi nella Gion di Kyoto

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miyakoodorientrata.jpg

Le giornate dei ciliegi in fiore in tutto il loro splendore… a dire la verità ancora un paio di giorni per vedere la fioritura ideale. Parlo del Kansai dove questi giorni gente di ogni età dedica del tempo per il hanami, picnic sotto gli alberi di ciliegio (alcuni desiderano tradurre hanami con “contemplazione dei fiori”).
Oggi invece non desidero parlare dei “fiori dei ciliegi” ma della “danza dei ciliegi“.
Come avevo anticipato nel post precedente, ieri, il 2 di aprile, sono andato a Kyoto per ammirare nuovamente la “danza dei ciliegi in fiori”, il Miyako Odori nella sua 136-esima edizione. E’ una mia tradizione personale andarci ogni anno (per non ripetermi e allungare troppo il post consiglio di leggere il post che ho fatto un anno fa per conoscere la storia del Miyako Odori oppure l’articolo su jappone.com). Credo che quella di quest’anno sia la sesta edizione di fila che ho potuto vedere e ammirare.
Ho la fortuna di avere sempre il biglietto assicurato per il giorno e l’orario che scelgo grazie ad una signora, conoscente di mia moglie, che abita a pochi metri dal teatro Gionkobu Kaburenjo dove avviene lo spettacolo. Prima dello spettacolo passo per la piccola via tipica di Gion dove abita la gentilissima signora, suono il campanello, saluto con un inchino e poi mi viene consegnato quasi con un rito il mio biglietto d’ingresso tanto atteso. Comincia bene quindi… cosa c’è di meglio di arrivare a Gion, passare per un’abitazione tipica del luogo, essere salutato da una signora in kimono inginocchiata sul tatami che ti saluta con diversi inchini per portano la fronte a toccare il tatami stesso. L’ambiente sembra quasi surreale e pare di vivere in altri tempi (non ci fossero tutti quei fili elettrici 👿 qualche difetto lo dovevo pure trovare dopo tutta questa sviolinata).
Ma facciamo un passo indietro. Parto da casa verso le 10:30, arrivo a Umeda dove prendo la linea Hankyu che mi porterà a Kawaramachi, ultima stazione. Sono circa 45 minuti ed è una tratta che ho fatto veramente tante volte. Il treno sta quasi per partire ma ho il tempo per andare avanti e cercare di avere un posto libero in una delle carrozze di testa. Entro nella seconda carrozza e noto che tutti i posti al finestrino sono occupati… niente di strano se non che SOLO QUELLI erano occupati! Ci si siede due a due ma tutti erano soli. Nessuno si era seduto vicino ad un altro… e nessuno pareva essere in compagnia quindi. Passo il corridoio per vedere se per caso ci sia qualche bella ragazza dove posso sedermici accanto ma arrivo alla prima carrozza… entro mi siedo pure io al finestrino.
Colgo l’occasione per leggere; leggere sul treno fa volare il tempo e spesso mi dispiace di arrivare a destinazione. Ogni tanto do un’occhiata fuori dal finestrino, osservo i palazzi, le case e… i fiori di ciliegio che sembrano essere li a salutarti. Dopo un po’ una signora si siede di fianco a me… era l’unico posto rimasto libero in tutta la carrozza… essendo seduto quasi all’ultimo posto avevo potuto notare la cosa, una cosa non nuova comunque quella del posto vicino ad un gaijin ancora libero 😐
Concentrato nella lettura il tempo passa veloce. Ad un tratto la signora con modo gentile mi fa notare che dal finestrino si possono ammirare i sakura 😛 , le faccio un sorriso e ringrazio per l’informazione… continuo la mia lettura.
Arrivato a Kawaramachi tutti escono e si avviano verso l’uscita della stazione. Noto una giovane famiglia sulla mia sinistra: madre, padre e una giovane bambina. “Se fai la cattiva chiamiamo un gaijin-san che ti porta via” dice la madre alla piccola. Quasi volevo rassicurare la piccola ma un po’ per timidezza, un po’ perché non sono affari miei (un pochino magari si…) e anche perché avvicinandomi troppo a lei avrei potuto farle paura 😯

Sulla tabella di marcia ero in anticipo, potevo fare con calma ma volevo arrivare al teatro ed evitare che magari qualche imprevisto potesse farmi perdere anche un solo minuto dello spettacolo. Dopo tutto era un anno che aspettavo questo momento. Lo spettacolo cominciava alle 14:00 ma il mio biglietto mi dava la possibilità di vedere la cerimonia del te eseguita da una maiko e da una geiko. Vi sono tre tipi di biglietto da cui poter scegliere. Quello di prima classe con cerimonia del te, quello di prima classe senza cerimonia e quello di seconda classe. Costano rispettivamente 4.300, 3.800 e 1.900 Yen.

Sulla via per arrivare al teatro
notate la lanterna… uguale a quella che avevo fotografato l’anno scorso e che ho messo come sfondo a questo blog (in alto a sinistra)

Non ci sono Geisha a Kyoto
Ormai il termine Geisha è di uso comune. Specialmente durante il periodo di occupazione americana (1945 – 1951) questo termine veniva usato dalla gente anche per quelle di Kyoto. Gli americani conoscevano quelle di Tokyo, che effettivamente vengono chiamate Geisha, e il termine venne poi usato anche per le colleghe di Kyoto. Di fatto le cose sono diverse: a Kyoto non esistono le Geisha ma ci sono le Geiko. La differenza, a detta degli abitanti di Kyoto, sta nel fatto che le Geiko di Kyoto sono delle pure artiste e intrattenitrici di alto rango mentre le Geisha di Tokyo sono anche prostitute. Pare infatti che le Geisha a Tokyo tendevano a prostituirsi con una certa facilità… quelle con meno educazione alle spalle finivano per fare praticamente solo quello.
All’inizio non ero certo che a Kyoto non esistesse la figura della Geisha, dopotutto libri, guide e film continuano a associare Kyoto con la Geisha. Parlando con clienti di Kyoto, gente di Kyoto e con qualche tassista ho notato che chiamare Geisha una di Kyoto è quasi un’offesa… “di quelle ce ne sono solo a Tokyo” continuano a dirmi, e noto una certa rivalità… l’onta subita per aver perso Kyoto come capitale a favore di Tokyo.

La biglietteria del Gionkobu Kaburenjo

Passando per i corridoi che portano alla sala della cerimonia del te si possono ammirare in continuazione gli alberi di ciliegio presenti nel giardino Il giardino che si può ammirare una volta entrati nel teatro Un particolare del Gionkobu Kaburenjo visto da fuori

Alle 13:30 entro nel teatro e mi dirigo verso la sala della cerimonia del te… c’è la fila e colgo l’occasione per comprare la guida di quest’anno per conoscere il tema trattato.
Alla cerimonia del te bisogna fare di fretta e ci si siede stretti stretti uno vicino all’altro su minuscoli sedili. Un piattino, che poi si porterà a casa come souvenir, con ottimo manju e poi il te verde bello caldo. “Preghiamo coloro che hanno finito di lasciare il posto e di dirigersi al teatro“, “chiediamo ai clienti di fare in fretta perché i prossimi clienti entrano tra poco“, capisco la fretta ma non è piacevole avere pochi minuti (circa 10) per il tutto.

Il dolce che accompagna il te verde. Il piattino è un omaggio che tutti possono avvolgere nella carta (messa a disposizione!) e portarsi a casa.

Una delle rare opportunità di poter fotografare liberamente l’artista all’opera.

Genji Monogatari compie 1000 anni
La 136-esima edizione del Miyako Odori di quest’anno dedica tutte le scene al millesimo anniversario della grande opera letteraria di Genji Monogatari.
La prima scena è uguale ogni anno e introduce i punti salienti delle successive 7 scene. “Miyako Odori wa YO-IYAa-SA-” è il benvenuto e grido di apertura. Per me sempre un senso di commozione.
La seconda scena descrive la visita al Rozanji a capodanno, luogo in cui abitava Murasaki Shikibu, l’autrice del Genji Monogatari. La terza scena è incentrata sul capitolo Wakamurasaki (giovane lavanda) della novella. Genji conosce una giovane ragazza che gli ricorda la sua matrigna (con cui aveva una storia da quattro anni). Genji decide di farla crescere nella sua casa per farla diventare la sua donna ideale. Murasaki diventerà sua moglie e passerà il maggior tempo con Genji rispetto alle altri amanti.
La quarta scena è incentrata sul quarto capitolo: Yugao. La quinta scena è basata sul nono capitolo: Aoi. Aoi è la moglie principale di Genji, questa si ammala e muore in agonia. Aoi era tormentata dallo spirito maligno di Lady Rokujo, un’amante di Genji con un alto stato sociale. Con musica Joruri il confronto tra le due donne viene intensivamente descritta.
La sesta scena è invece basata sui capitoli 37 e 38: Yokobue (flauto) e Suzumushi (in inglese “bell cricket”, quei insetti (?) che si sentono in estate). Genji e altri personaggi si divertono nel suonare strumenti musicali e guardare la luna durante le lunghe notti autunnali.
Curiosità: Una scena del capitolo Suzumushi è raffigurata sul retro della banconota da 2000 Yen.
La settima scena ci mostra una stanza di una casa sulle rive del fiume Uji. E’ ispirata al capitolo 51, Ukifune. Una splendida danza con musica Nagauta (letteralmente tradotto in “lunga canzone”), un tipo di musica che di solito accompagna il teatro kabuki accompagnata da shamisen e tamburi… strumenti sempre presenti durante le rappresentazioni di Miyako Odori.
La scena finale dell’edizione 2008 è basata sull’ultimo capitolo del Genji Monogatari: Yume no Ukihashi (il ponte fluttuante dei sogni). Il panorama di Kyoto immerso nello splendore dei ciliegi in fiore.

Il Miyako Odori può essere ammirato quattro volte al giorno: 12:30, 14:00, 15:30 e 16:50 e dura 60 minuti. Quattro spettacoli per tutti i giorni di aprile. Chi dovesse trovarsi a Kyoto durante questo mese non dovrebbe farsi scappare l’occasione. E’ possibile acquistare il biglietto di fronte al teatro ma non sempre è possibile averlo per il successivo spettacolo.
Il teatro era pieno… non ho visto posti liberi, come non ne avevo mai visti nelle edizioni precedenti. Quando sono uscito dal teatro, poco dopo le 15:00, le corriere parcheggiate di fronte che prima erano due si sono moltiplicate e la folla per lo spettacolo delle 15:30 aspettava di poter entrare mentre noi uscivamo… un bel caos :roll:

Per finire in bellezza ho colto l’occasione per andare a vedere il parco di Maruyama e il tempio Yasaka ma questa è un’altra storia 😀

Vi lascio ad un piccolo filmato che ho girato al teatro… si vede poco (non volevo che mi beccassero anche qui :mrgreen: ) ma rende l’idea di ciò che uno può aspettarsi di vedere.

Hina-Matsuri, la festa delle bambole

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Il 3 di marzo (terzo giorno del terzo mese) è il giorno della festività Hina (Hinamatsuri), la festa delle ragazze/bambine. E’ un giorno per pregare una buona crescita e felicità delle giovani ragazze. Il giorno viene chiamato anche “Momo no sekku” (festa dei peschi) riferendosi alla stagione della fioritura dei peschi seguendo il vecchio calendario lunare. Il 5 di maggio (quinto giorno del quinto mese) viene poi festeggiato il “Kodomo no hi“, la festa dei bambini. Nonostante quest’ultima festa viene festeggiata con un giorno festivo, Il Hinamatsuri invece no. :sad:

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il display a sette piani delle bambole Hina
misure: 135 X 174 e 188 cm. di altezza
prezzo: 1,575,000 Yen

Una gran parte delle famiglie con bambine in casa usano mettere in mostra delle speciali bambole chiamate “hina” (Hinaningyou). Solitamente disposte su cinque o sette piani (hinadan) coperti da un tappetino rosso chiamato Mousen, queste vedono in cima l’imperatore “Dairi” e l’imperatrice “Hina“. Ai loro lati si trovano due lampade chiamate bonbori.
Il piano sottostante è riservato a tre donne della corte (sannin-kanjyo) seguite da cinque musicisti (gonin-bayashi) che suonano strumenti antichi.
Due ministri di corte (Udaijin e Sadaijin) sono situati nel piano di sotto. Quello alla destra, Sadaijin (sinistra vedendo dalla parte dell’imperatore) è più anziano in quanto la sinistra veniva considerata superiore dalla corte imperiale. Sadaijin viene raffigurato con una lunga barba. A questi vengono offerti dei “Hishimochi” (vedi sotto).
Infine vediamo i tre servi “Shi-Cho” situati sul piano più basso (nel caso di cinque piani). Sulla sinistra viene messa una pianta ornamentale chiamata “Ukon-no-Tachibana” (un alberello di mandaranci). Ukon significa la parte destra perché guardando da Dairi e Hina si trova sulla destra. Sulla destra invece una pianta ornamentale chiamata “Sakon-no-Sakura” (albero di ciliegio che però può essere sostituito con un albero di pesche). Sakon significa sinistra per la stessa ragione descritta prima.
Vengono infine anche posizionati piccoli oggetti di uso giornaliero usati dall’aristocrazia del periodo Heian come ad esempio uno specchio, cesto del cucito, oggetti per la cerimonia del tè (Sadou), un carretto chiamato Gissha. Le bambole sono ovviamente tutte vestite in abiti di corte del periodo Heian (794-1192).

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Dairi e Hina
Queste bambole possono essere acquistate per la modica cifra di 1,575,000 Yen ai grandi magazzini. 😯
misure: 145 X 90 e 54 cm. di altezza

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solo 945,000 Yen per questa coppia imperiale
misure: 105 X 100 e 39 cm. di altezza

L’usanza di disporre le bambole cominciò durante il periodo Heian e originariamente si pensava che possedessero la forza di fermare i cattivi spiriti. Il Himamatsuri prende le sue origini da un’antica usanza giapponese chiamata hina-nagashi (bambola galleggiante) in cui bambole di paglia venivano messe su una barca e lasciate nelle acque del fiume. Si pensava che le bambole, scendendo il fiume e arrivando al mare, portassero via con se problemi e cattivi spiriti. Questa usanza sembra aver avuto origine a sua volta da un’usanza cinese in cui i propri peccati e la sfortuna venivano trasferiti alle bambole che venivano poi abbandonate nel fiume.
Il Shimogano jinja (che fa parte del tempio Kamo assieme al Kamigamo-jinja) a Kyoto celebra il “Nagashi-bina” (oppure “hina-okuri“) facendo galleggiare queste bambole nei fiumi Kamo e Takano e pregando per la sicurezza dei bambini. Al giorno d’oggi le barche vengono riportate indietro non appena gli spettatori se ne sono andati per evitare che le bambole finiscano nelle reti dei pescatori. Le bambole vengono poi bruciate al tempio.
Al giorno d’oggi le bambole sono vestite con gli antichi vestiti di corte. Il costume dell’imperatrice è chiamato “Juuni-hitoe” (abito a 12 strati). Il juuni-hitoe viene tuttora usato durante le cerimonie di matrimonio della famiglia imperiale. L’attuale principessa Masako usò il juuni-hitoe al matrimonio con il principe ereditario nel 1993. Vestendo il juuni-hitoe i capelli vengono pettinati all’indietro nello stile suberakashi e un ventaglio fatto con cipresso giapponese viene tenuto tra le mani.

Come visto dagli esempi sopra, un set di bambole può essere veramente caro. Ho visto le bambole delle foto ai grandi magazzini di Takashimaya. Al giorno d’oggi i nonni o i genitori comprano un set alla propria bambina per il suo primo Hinamatsuri (hatsu-zekku) ma siccome molti giapponesi abitano in appartamenti veramente piccoli, una versione con la sola coppia imperiale è maggiormente popolare tra la gente. La superstizione dice che se le bambole non vengono messe da parte subito dopo il tre marzo, la bambina si sposerà tardi.

La bevanda tradizionale è il amazake, un tipo di sake dolce e non alcolico derivato dal riso fermentato. Usato viene anche l’arare, dei cracker saporiti con salsa di soia.
I Hishimochi (quelli offerti alle bambole raffiguranti i due ministri di corte) sono dei dolci speciali per il Hinamatsuri costituiti da tre strati colorati di mochi (verde in fondo, bianco al centro e rosa in cima). Alcuni affermano che il rosa (o rosso) significa l’allontanamento dei cattivi spiriti, il bianco sta per purezza e il verde per la buona salute. Altri invece affermano che i colori raffigurano uno scenario primaverile quando l’erba verde comincia a crescere sotto la neve mentre i fiori rosa dei peschi cominciano a fiorire.

Non poteva mancare una canzone per la festa delle bambole. Questa si chiama “Ureshii Himamatsuri” (felice Himamatsuri) di cui però non conosco la melodia:

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Facciamo luce con le lampade
Facciamo fiorire i fiori di pesco
I cinque musicisti di corte suonano il flauto e il tamburo
Oggi è una bella Hinamatsuri.

Auguro a tutti una buona festa… che possiate avere la possibilità di gustare i dolci della tradizione.
Una raccomandazione alle ragazze: mettete via le bambole dopo il 3 marzo! :mrgreen:

Da Youtube.com la canzone Ureshi Hinamatsuri, veramente molto orecchiabile

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