E il tempo passa…

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Ormai quasi 2 anni che non mi faccio vivo su questo blog. Di cose da scrivere e da raccontare ce ne sarebbero tante ma purtroppo non sempre si riesce a trovare il tempo e la voglia di seguire il proprio blog.

Ormai sono passati 13 anni da quando mi sono definitivamente trasferito in Giappone, erano gli inizi di gennaio 1998.
Chi seguiva questo blog saprà che sono spesso in viaggio per il Giappone (non da turista purtroppo) e questo non è variato. Ad aprile sarò una settimana a Sendai, poi un’altra settimana a Tokyo e poi una decina di giorni a Naha (Okinawa). Per maggio è previsto un soggiorno di 10 giorni a Okayama e 6 giorni a Hiroshima e infine a giugno una decina di giorni a Nagasaki. Altre mete possono aggiungersi e cercherò di illustrare i miei viaggi con questo blog un po’ come facevo tempo addietro.

Arriva la primavera e con questa anche la ricerca quasi morbosa per tutto quello che possa ricordare i fiori e/o petali di ciliegio. Negli scaffali del supermercato il colore diventa rosa

Stimando in particolar modo le “bionde” giapponesi non ho potuto non notare come le lattine di birra si sono adeguate alle celebrazioni “sakuranensi”
Le varie case produttrici hanno infatti aggiunto alla grafica delle lattine petali e fiori di ciliegio; un’ idea simpatica per rallegrare l’atmosfera primaverile.

 

Birre giapponesi per la primavera

Asahi, Sapporo, Kirin e Suntory... le bionde cambiano look

La birra Asahi per celebrare lo shinkansen nel Kyushu

La birra proiettile per celebrare il nuovo tratto di shinkansen in Kyushu

Viaggio a Nagahama presso il lago Biwa

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Quest’ultimo febbraio è stato il mese dei piccoli viaggi… uno di questi vale la pena menzionare perché è stato molto piacevole e rilassante. Nonostante il mese invernale le due giornate di viaggio erano a temperatura ideale e il cielo era sereno.
La meta del mio viaggio una piccola cittadina della prefettura di Shiga situata presso il lago di Biwa.
La cittadina è bella e richiama il Giappone di una volta. Gente cordiale e stradine piene di piccoli negozi con antichità e curiosità. Arrivo a Nagahama con la linea JR verso mezzogiorno… l’edificio della stazione pare essere la stazione più vecchia del Giappone (costruita nel 1882). Prima dell’arrivo mi ero preparato la lista delle cose da vedere in modo da non andare alla cieca.
In cima alla lista una mostra dei bonsai: la Nagahama Bonbaiten 2009 (dal 10 gennaio al 30 marzo). La mostra si trova vicinissima alla stazione e quindi ci si arriva a piedi. Essendo abituato alla città di Osaka noto subito lo spazio “libero” che mi circonda. Le strade e gli edifici attorno mi sembrano nuovissimi e… pochissima gente in giro.

il poster della Nagahama Bonbaiten
uno degli splendidi esemplari

La mostra richiama tantissima gente ogni anno ed è veramente uno spettacolo ammirare gli esemplari esposti al pubblico. Vedi piccola galleria fotografica
anche per il pranzo ci avevo pensato in precedenza… da buon amante della birra la sorpresa è arrivata quando ho scoperto che a Nagahama si trova un famoso ristorante: il Roman Beer. E’ un po’ costosetto ma vale comunque la pena passarci… si trova a pochi passi dall’esibizione bonsai.

Il Nagahama Roman Beer

Diversi tipi di birra e piatti tipici germanici. Il locale è tipico e sembra ben frequentato, specialmente durante il fine-settimana.
il centro storico di Nagahama è vicino e viene chiamato “Nagahama Kurokabe square“, una serie di negozietti piccoli, alla buona… rende l’idea di come era il Giappone tempo addietro.

il Kurokabe

Questo negozio vende vetri ed entrandoci sembra di essere a venezia o a Murano  :-) Dietro questo edificio c’è un laboratorio dove è possibile vedere artigiani all’operano mentre soffiano il vetro per creare dei vasi.

Kaiyodo Figure Museum a Nagahama

Passando per i portici (shoutengai) non si può non notare il Kaiyodo Figure Museum sulla sinistra. Noto comuque che diversi negozi sono chiusi e vengo a sapere che gli orari d’apertura sono veramente molto brevi. C’è chi chiude alle 17!
Il tempo per dare un’occhiata in giro prima di andare in albergo e fare il Check-in. Avevo prenotato al Nagahama Royal Hotel (stessa catena dell’alberghi che avevo usato nel mio viaggio all’isola di Awaji poche settimane prima).

cena Nagahama Royal hotel
Cena “giapponese” elegantissima al Royal Hotel di Nagahama

La vista dalla camera d’albergo era sul lago di Biwa e si vedeva anche il castello di Nagahama. Data la stagione gli ospiti dell’albergo non erano molti, inoltre era un giorno feriale… l’onsen dell’albergo era quindi quasi deserto e la cosa non mi dispiaceva 😀

il castello di Nagahama

La mattina seguente faccio il check-out dopo il buffet di colazione e passo per il castello di Nagahama che si trova a pochi passi dall’albergo.
Essendo alleato di Oda Nobunaga, Hashiba (Toyotomi) Hideyoshi ricevette il castello Odani-jo. Trovandosi in una zona difficile da governare decise di trasferirsi nel villaggio di Kunitomo e costruì il suo nuovo castello nel 1575. Prendendo in prestito l’ideogramma che sta per “naga” (da Nobunaga) rinominò il villaggio in Nagahama.
Il castello fu infine demolito nel 1615 in quanto le nuove leggi di Tokugawa permettevano solo un castello per provincia. Il castello è stato poi ricostruito nel 1983.
Ritorno nel centro storico per delle piccole spese e seguire i consigli di mia moglie… in particolar modo del pane buonissimo preparato al forno a legna. Arrivo al negozio ma apprendo dal panettiere che non apre prima delle 11 e decido di passare al consiglio “b” di mia moglie: assaggiare il macha con un manju al “Cafe Kano Shoju An“.

il maccha con un Yuukimanju

il maccha con un Yuukimanju

Il locale è abbastanza buio a dir la verità ma è elegante e accogliente. ritorno poi dal panettiere e prendo un paio di pani @ 630 Yen cadauno.
Noto come viaggiando per il Giappone i colori italiani non mancano praticamente mai. Al Kurokabe si teneva una sorta di fiera italiana dei vetri e poco più dietro un vecchio edificio ospita un ristorante italiano.

Ristorante italiano “Verita”

Camminando per le stradine di Nagahama trovo un negozietto di oggettistica antica. Il locale di per sè era già antico di suo  😀 e gli oggetti in vendita erano interessanti assai. tra gli oggetti maggiormente da notare dei vecchi fucili e degli elmi da samurai! Un po’ costosi per le mie tasche mi accontento di una vecchia ciotola per il maccha contenuta in una scatoletta di legno e avvolta in una vecchia stoffa di seta. Essendo difettosa il prezzo era di 7000 Yen ma nessuno (manco il proprietario) è riuscito a trovare il difetto. Buon per me, ovvero per mia moglie a cui ho regalato la ciotola.

una stradina di Nagahama

Una cittadina molto carina ma molto piccola che mi ricorda la cittadina di Matsue che avevo visitato circa un anno fa.
Tornando da Nagahama mi fermo alla stazione JR di Kyoto e faccio un ennesimo salto al padiglione d’oro (dovrebbe essere la mia settima visita al Kinkakuji negli ultimi 14 anni), neanche una nuvola e temperature decisamente primaverili. Finisce così questo breve viaggetto a Nagahama.


cartina di Nagahama

Un viaggio a Himeji e dintorni

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engyojihimeji1Lunedì scorso 23 marzo ho fatto un viaggetto a Himeji per vedere un tempio che desideravo visitare da diverso tempo ormai. Per la fioritura dei ciliegi ero purtroppo in anticipo ma se non ci andavo questa settimana poi questa primavera non ci andavo più per mancanza di tempo. a Himeji ci sono stato diverse volte, sempre per vedere il castello (galleria fotografica del castello (breve storia sul castello) e poi ritorno a Osaka nella stessa giornata. Questa volta invece ci sono andato da solo e ci sono rimasto per due giorni.

Arrivo a Himeji con la linea Hanshin che parte da Umeda (Osaka) verso le 13:30, tempo per cercare un albergo (ma sapevo già dove cercarlo) e vedere alcuni amici per poi andare a visitare il castello che non si trova molto distante dalla stazione dei treni. Di fatto la linea Hanshin, una volta arrivata a Himeji, cambia nome in linea Sanyo… lavorano insieme per ricoprire alcune tratte. Sanyo è anche il nome dei grandi magazzini situati proprio alla stazione stessa. Il caso voleva che ai grandi magazzini di Sanyo c’era una fiera italiana!

A pochi metri dalla stazione Sanyo c’è anche la stazione JR (sia la linea normale che quella dello Shinkansen) molto comoda per chi usa il JR Pass e la stazione principale delle corriere.

La giornata non era molto bella e il castello me lo vedo solo dall’esterno… dopo tutto ci ero entrato già altre volte e comunque era la giornata successiva che mi interessava in particolar modo.

Himeji, che ha una popolazione di circa 530.000 abitanti, fa parte della prefettura di Hyogo e dopo il grande terremoto del Kanto del 1923 il governo giapponese considerava di spostare la capitale da Tokyo proprio a Himeji. I punti di interesse sono appunto il castello che è uno “dei tre grandi” castelli del Giappone e quello anche maggiormente visitato. Altri punti di interesse turistico possono essere il Himeji Central Park, il Himeji City Tegarayama Botanical Garden e il giardini Koko-en.

La mia visita a Himeji era dovuta ad un’altra attrazione del posto e come detto sopra, erano mesi che cercavo di trovare un paio di giorni liberi.
Un tempio, il Engyoji che si trova su una piccola montagna che si chiama Monte Shosha è molto frequentato da pellegrini della regione. Questi visitano il tempio tutto l’anno e non mancavano neppure durante la mia giornata al Engyo-ji. Il tempio (guarda la galleria fotografica) si trova sul monte Shosha ed è raggiungibile tramite una piccola cabinovia.

vista dalla stazione a valle

La visita al tempio può tranquillamente essere associata alla visita del castello; in una giornata si può fare con una certa tranquillità. Il modo migliore per arrivare alla cabinovia è di prendere il Shinko-bus dalla stazione di Himeji (una corsa costa 260 Yen). Si tratta della linea 8 e si scende al capolinea che si raggiunge in circa 30 minuti. L’andata e ritorno della cabinovia costa 900 Yen per gli adulti. La cabinovia parte ogni 15 minuti e la corsa dura solo 4 minuti. In inglese la cabinovia si chiama Mt. Shosha Ropeway (HP ufficiale) e durante la corsa una persona dello staff dà informazioni sul monte e sulla città di Himeji.

Una volta arrivati in cima c’è la possibilità di visitare il tempio usando una piccola corriera. Il luogo è abbastanza vasto ma credo che andando a piedi (come la stragrande maggioranza) sia meglio. All’entrata (300 Yen) si riceve una comoda cartina del luogo. Si arriva al Niomon (entrata principale) in circa 15 minuti di salita a piedi. La via è capeggiata da decine e decine di Buddha in bronzo ed è possibile vedere uno splendido panorama sulla città di Himeji.

uno dei tanti Buddha che si possono vedere prima di arrivare al Niomon

un buddha su una tartaruga?

panorama su Himeji dal Shoshazan (monte Shosha)

Il Niomon è stato ricostruito nel 1665 ed è l’entrata principale per il tempio Engyo-ji. Il suolo all’interno di quest’entrata è considerato sacro. Il tempio stesso è stato fondato oltre 1000 anni fa (A.D. 966) da Shoku Shonin. Engyoji è considerato un tempio prestigioso della setta Tendai.

una mappa della zona illustra i vari edifici del tempio

Altri 15 minuti circa di camminata per arrivare all’edificio principale del tempio Maniden, un grande edificio in legno costruito su alte travi. Dedicato alla Dea della Misericordia questo edificio è stato ricostruito nel 1932 dopo un incendio avvenuto nel 1921. La figura principale del Maniden, assieme ai quattro guardiani, può essere vista solo una volta all’anno, il 18 gennaio.

Padiglione Maniden

l’interno del padiglione

vista dal Maniden

All’interno del padiglione è possibile acquistare amuleti (o-mamori) e guide del tempio. E’ inoltre possibile avere un timbro che attesti la visita al Maniden 😀
Il monaco presente alla cassa era simpaticissimo e quandop gli ho risposto che ero italiano mi ha risposto “buon giorno ka” 😛

A questo punto si è visto la parte principale del tempio ma altri padiglioni sono presenti nell’area… una foresta abbastanza fitta ma le vie sono facilmente percorribili e quindi decido di continuare il giro e mi dirigo verso il Daikodo.

di fianco al Maniden

Al Daikodo si trovano altri padiglioni: il Jikido (al secondo piano si trovano i tesori del tempio) che serviva come luogo di insegnamento per i giovani monaci e il Jogyodo. Di fianco poi ci sono le tombe della famiglia Honda (daimyo a Himeji). Questo luogo è famoso anche perché nel 2003 sono state girate delle scene di “L’ ultimo samurai” con Tom Cruise e Ken Watanabe.

il Daikodo

“pozzanghera” di fianco al Daikodo

Proprio di fianco al grande auditorium Daikodo si trova questo laghetto, o meglio dire pozzanghera, al quale è annessa una leggenda. Non ricordo bene cosa dicesse ma pare che un monaco appena svegliato vide tutti gli altri che ridevano di lui e lo fissavano. Andò alla pozzanghera per specchiarsi e non so bene cosa vide ma da lì scoppiò una lite e il tempio andò in fiamme.
Passando per un sentiero alquanto stretto si può arrivare al Hakusangongen. Ovviamente qui ero l’unico visitatore; la maggior parte dei visitatori si fermano al Maniden e solo pochi arrivano fino al Daikodo o poco più avanti per vedere altri padiglioni del tempio. il Hakusangongen è accessibile, a quanto mi è parso di provare, solo tramite un piccolo sentierino in mezzo alla foresta.

bisogna passare per questo sentiero

Si dice che il Hakusangongen sia il terzo posto più beneaugurale per Shoku Shonin dopo il maniden e il Daikodo. E’ qui infatti che Shoku Shonin si allenava e dove ha acquisito poteri sovrumani.

Hakusangongen

Altri edifici del tempio si possono ancora vedere continuando la camminata come ad esempio il Kongodo dove abitava Shoku Shonin e dove gli è stato insegnato un modo segreto per comunicare con il Buddha. Il Shoro, ovvero la torre della campana, è una delle più antiche del Giappone e si trova vicino ad uno stupendo posto per ammirare il panorama sulla città sottostante. Anche le tombe dei Matsudaira sono in questa area.

Mi accingo per ritornare alla cabinovia facendo alcune riflessioni su quanto avevo appena visto. Nonostante l’importanza del tempio mi è sembrato di vedere come un certo grado di degrado faccia da padrone nell’intera area. Molto viene lasciato lì com’è… delle mura cadute, dei tetti visibilmente in pessimo stato e i sentieri decisamente poco curati. Certo, il tempio non attira quanto attira invece per esempio il Kinkaku-ji (padiglione d’oro a Kyoto) dove ogni singolo granello di sabbia è al suo posto, e quindi sicuramente mancheranno i fondi per mantenere in modo decoroso l’intera area del tempio. Da una parte però il tutto sembra maggiormente genuino e “vero” e si respira effettivamente un’aria tranquilla… un’aria che al Kinkaku-ji è più difficile trovare… un po’ per la folla, un po’ per gli studenti a caccia di gaijin per fare domande in pessimo inglese e un po’ per la troppa perfezione nei singoli particolari (e aggiungo solo i pali di bamboo in plastica, i pali di legno in plastica… perfettamente diritti ;-P ).

mi ha incuriosito questo tipo di pulizie 😛

Nei pressi della cabinovia

Scendo con la cabinovia, prendo l’autobus ed esco in prossimità del castello di Himeji. La giornata era bella e speravo di fare alcune belle fotografie. A partire dal 4 aprile, se non erro, si potrà cominciare ad ammirare i fiori di ciliegio anche di sera in compagna di esibizioni di taiko (tamburi), il tutto in uno splendido “Light Up” del castello.

Il castello di Himeji

Un piccolo tour virtuale nel corridoio delle mura può essere visto in questo piccolo video:


lungo il corridoio delle mura esterne del castello

Finisce così la mia visita a Himeji… un paio di ore di camminata in montagna e un’ulteriore visita al castello di Himeji. Per tornare a Osaka ci metterò circa un’ora e mezza di treno usando la linea Hanshin e poi un’altra oretta con la metropolitana fino a casa. E’ possibile vedere il ponte Akashi-Kaikyo di cui vi avevo scritto nel mio post precedente dal treno 😀

il ponte Akashi-Kaikyo visto dal treno

Il tempio è decisamente degno di essere considerato se siete in zona. anche facendo base a Osaka e partendo la mattina sul presto il tempio e il castello può essere visto… ricordate che il castello di Himeji chiude alle 16:00.

Ricordare gli anniversari si, ma serve anche costante riflessione da parte di tutti noi

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Il primo post di dicembre sarebbe dovuto essere pubblicato solo tra qualche giorno, dopo il mio rientro da Yokohama. Un post per descrivere il mio viaggio dall’Italia e i primi giorni “autunnali” in Giappone. Uno spettacolo che merita un post intero. Dopo il mio rientro a casa, a Osaka, il lavoro non aspettava e sono partito per Yokohama (da dove scrivo oggi) per una settimana nella quale ho visto diverse cose interessanti (prossimo post) e conosciuto persone veramente tanto simpatiche (un saluto e un bacione tutto particolare a Yuka-chan che già mi manca tanto 😀 ).

Il panorama che vedo ogni giorno... tempo permettendo

Il panorama che vedo ogni giorno per andare a lavorare... tempo permettendo

E allora perché questo post se voglio rimandare al prossimo quello che desideravo raccontarvi? Ebbene si, stamattina per andare al lavoro ho visto qualcosa che mi ha commosso e fatto tanto riflettere. Avevo scelto di salire sulla Landmark Tower prima di recarmi al lavoro (alloggio proprio a Sakuragicho ma il lavoro è a circa 20 minuti di treno) ma il tempo non particolarmente ideale mi ha fatto cambiare idea all’ultimo momento. Arrivo alla stazione JR di Sakuragicho ed entro in un kombini (negozio con generi alimentari e varie aperto 24 ore su 24) e sento come all’esterno uno parla al microfono. Penso subito a qualche estremista di destra; la cosa non sarebbe nuova. Esco e decido di vedere da vicino e a mia grande sorpresa noto che non sono estremisti ma persone appartenenti ad alcuni gruppi per la pace e amicizia che desideravano far riflettere i passanti sui problemi causati dalla guerra. In particolar modo ci si faceva riferimento all’attacco su Pearl Harbor da parte della marina giapponese proprio 67 anni fa. Gli americani persero circa 2400 persone. Questo attacco, e l’invasione iniziata un’ora prima sulla penisola della Malesia, segnò l’espansione del fronte giapponese nel Pacifico e nel sud-est orientale. Il Japan Times di oggi, 8 dicembre 2009, afferma che il giorno passa solitamente come un giorno qualunque ma quest’anno la cosa è leggermente diversa a causa del generale Toshio Tamogami che in uno scritto affermava che il Giappone è stato costretto alla guerra a causa del presidente americano Franklin D. Roosevelt e che il Giappone era una vittima costretta alla guerra sino-giapponese da Chiang Kai-Chek. Teorie di cospirazione emergono di tanto in tanto ma fanno poca strada e vengono messe a tacere quasi subito dagli studiosi e storici ricercatori. Non bisogna dimenticare, aggiunge il Japan Times di oggi, che l’agressione militare giapponese a partire dagli anni ’30 è stata la causa che ha poi portato alla guerra con gli Stati Uniti, Inghilterra e altri paesi. Soffermarsi ai pochi mesi prima dell’attacco su Pearl Harbor, come spesso avviene in Giappone, oscura la verità e gli eventi che hanno portato ai bombardamenti nucleari di Hiroshima e Nagasaki.

Mi hanno comunque colpito le parole dirette ai passanti e ai giovani strappandomi qualche lacrimuccia per la commozione. Tante verità e una denuncia diretta non solo contro coloro che provano nostalgia per il passato imperiale ma soprattutto contro l’ignoranza che regna in materia. Ho ancora tra le mani il dépliant che distribuivano a tutti.
Qualcuno di voi avrà forse seguito la vicenda del generale Toshio Tamogami che aveva rilasciato uno scritto in cui affermava che l’esercito imperiale giapponese non aveva affatto condotto una guerra d’aggressione in Asia e che la Corea aveva prosperato durante il periodo coloniale (vedi notizie in italiano: prima notiziaseconda notizia). La vicenda ha creato indignazione negli altri paesi asiatici che accusano il Giappone di amnesia storica e revisionismo. Il governo giapponese stesso ha preso saggiamente le distanze dal generale licenziandolo evitando noiose complicazioni diplomatiche.
Oggi invece una quindicina di persone davanti alla stazione di Sakuragicho a Yokohama chiedono di non dimenticare e di riflettere sugli errori del passato. “Siete giovani e queste cose a scuola non si insegnano” tuonava con un certo vigore uno dei “relatori” – “Nihon wa nisenman nin koroshita“, Il Giappone ha ucciso venti milioni di persone afferma uno dei manifestanti al microfono. “Oggi come oggi, 67 anni fa il Giappone ha attaccato l’America! Cosa ci abbiamo guadagnato a fare la guerra? Vi dice nulla Hiroshima? Ci abbiamo guadagnato qualcosa?” e poi “In Iraq e in Afghanistan c’è ancora guerra e la gente non può camminare così tranquillamente come fate voi oggi” sono alcune delle frasi che mi sono annotato sulla mia agenda.

I manifestanti davanti alla stazione di Sakuragicho contro la guerra

I manifestanti davanti alla stazione di Sakuragicho contro la guerra

Ricordiamo il passato per non ripetere gli errori è una bella frase ma si tratta solamente di una semplice frase “fatta” tanto facile da usare quanto facile da dimenticare tantopiù se NON si conosce il passato e la storia. Che un paese non insegni ai propri giovani (e non mi riferisco solo al Giappone) le proprie “malefatte” significa che il governo responsabile non intende riconoscere tali fatti. Ci si avvia verso un futuro dove solo i ricordi che fanno comodo rimangono vivi, la generazione che ha conosciuto la guerra e sofferto le conseguenze sta scomparendo e i giovani non possono capire il pericolo che può recare governi ostinati, nazionalistici e l’ignoranza in genrerale. Non ci vuole molto a convincere con una propaganda mirata da quattro soldi una gioventù ignorante che il passato è glorioso, che le proprie tradizioni (vere o create ad HOC) sono sacre e inviolabili… che sono gli altri a non capire.
Dire NO alla guerra e SI alla pace non deve essere per nessuno di noi delle semplici parole! Ognuno di noi che ha ha cuore l’armonia tra la gente e tra i popoli deve fare la sua parte attiva affinché dal nostro piccolo si aggiunga comprensione e rispetto per le idee altrui. La pace comincia da noi, tutti noi facciamo la forza e la differenza… non serve l’amore per il prossimo che è e resta una banalità! Basta il semplice rispetto per le persone, idee e le cose in generale e i nostri figli avranno una vita sicuramente felice.
Un mio applauso personale alle persone che oggi hanno cercato di far risvegliare certi ideali ai passanti, passanti che decisamente facevano finta di non sentire ma che nel loro volto sono riuscito a cogliere una certa attenzione verso i temi trattati.

Nagasaki – qualche giorno nella città dimenticata

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Nel mio ultimo post vi ho scritto dei giorni passati a Matsue e dintorni.
Pochi giorno dopo il mio ritorno a Osaka sono poi ripartito per Nagasaki il 18 di giugno per ritornare nuovamente a Osaka il 30.
Arrivato all’aeroporto prendo la corriera che in quasi un’ora mi porta in centro… faccio il check-in in albergo e con alcuni colleghi di lavoro incontrati alla reception decidiamo di andare a pranzare in uno dei ristoranti cinesi presenti in zona. In realtà si trattava del quartiere cinese e il nostro albergo era in zona.
Si sentiva la tipica aria del Kyushu e la stagione delle piogge contribuiva a renderla particolarmente umida. In quasi due settimane solo pochi giorni erano soleggiati… le colline e piccole montagne che circondano la città non sempre si vedevano a causa della nebbia.
Come al solito ho approfittato per assaggiare nuove prelibatezze e anche questa volta non sono rimasto deluso; ricordo ancora la seppia che si muoveva nel piatto :-/
Niente locali strani questa volta, solo buona cucina che mi ha aiutato a non perdere peso (purtroppo).
E’ la seconda visita a Nagasaki, la prima 5 o 6 anni fa, e non ricordavo molto dall’ultima volta.
In una delle poche sere con il cielo non nuvoloso ho preso un taxi e sono andato al parco della Pace; in effetti non ci ero ancora andato e ci tenevo a vederlo almeno una volta. A differenza di Hiroshima, del dramma nucleare di Nagasaki non si parla molto. Sarà perché Hiroshima è stata la prima città ad essere bombardata con una bomba atomica o forse anche perché l’esplosione su Nagasaki avvenne vicino ad una fabbrica di munizioni, luogo scomodo da citare e che in parte potrebbe giustificare il “target”atomico. Hiroshima è simbolo del vittimismo giapponese, una città che ha trasformato il Giappone imperiale aggressivo in un paese vittima della crudele guerra. Nagasaki al tempo stesso passa nel dimenticatoio e riemerge solamente con episodi legati all’intolleranza verso i loro sindaci che riescono a trovare il coraggio di puntare il dito verso Tokyo.

Chi si reca in Giappone desidera visitare Tokyo, Kyoto e Hiroshima… questo valeva anche per me quando 13 anni fa misi piede in Giappone per la prima volta. In quell’occasione ricordo di essere stato a Hiroshima una settimana dopo il 50-esimo anniversario del bombardamento atomico del 6 agosto 1945. Il 6 agosto è un giorno da ricordare e il primo ministro si reca a Hiroshima per la cerimonia. Mi chiedo perché proprio il 6 agosto e non il giorno 8 (La Russia dichiara guerra al Giappone e invade la Manchuria) oppure il giorno 9 che ricorda il bombardamento atomico su Nagasaki. Il 6 agosto sembra più importante (e per molto sicuramente lo è) del 15 di agosto, giorno del discorso dell’imperatore Hirohito che chiedeva ai suoi sudditi di arrendersi all’inevitabile.
Nagasaki passa in secondo piano e talvolta ho l’impressione che venga deliberatamente evitato di parlarne strumentalizzando a sua volta Hiroshima.

Dopo tutti i minuti di silenzio per ricordare le vittime di Hiroshima, ricordiamo anche quelle di Nagasaki che con la seconda giornata delle olimpiadi di Pechino “festeggeranno” il triste anniversario.

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