Finisce il lungo periodo natalizio

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Chi mi legge da tempo saprà che cerco di rendere partecipi alle “mie avventure” i lettori in modo da far assaggiare ciò che vivo qui in Giappone. Da semplici pensieri alle immagini che più di tutto aiuta a far scorrere la fantasia.
Queste ultime settimane ho avuto modo di ammirare i momiji (gli splendidi aceri giapponesi) a Kyoto e a Kamakura. Sono passato per Yokohama e Tokyo per poi ritornare nella mia Osaka. Un salto a Kobe per ammirare i Luminarie e poi vivere il Natale per le strade di Osaka. In particolar modo è degno di nota la zona di Nakanoshima che offre delle illuminazioni veramente stupende. Un gigantesco albero di Natale (The World Linking Xmas-Tree) di fronte al municipio e la Miotsukushi Promenade con luci ed eventi subito a sud del municipio.

Albero di Natale dalla Norvegia
Albero di Natale dalla Norvegia

Poco distante si trovano i capolavori dell’università delle Arti di Osaka.
Molta gente per ammirare colori e luci nonché per assaggiare qualche spuntino.

scultura nella sabbia realizzata dall'universita delle Arti di Osaka
scultura nella sabbia
pupazzo di neve gigante
pupazzo di neve gigante
ceri profumati
ceri profumati
alberi che cambiano colore
alberi che cambiano colore

Dall’alto Osaka in questi giorni è più bella che mai… specialmente di sera. La settimana scorsa sono stato al 36esimo piano del Swissotel di Osaka a Namba dove il ristorante “Tavola 36” offre un viking (si paga un tot e si mangia a volontà) a base di fondue al cioccolato e dessert. Due ore a disposizione per gustarsi non solo i dolci ma anche il panorama sulla città.

Dal 36-esimo piano a Namba
Dal 36-esimo piano a Namba

Vista serale dal Swissotel di Namba a Osaka. La foto non è venuta un granchè ma si può vedere la Midosuji-dori, la zona di Shinsaibashi e in fondo la zona di Umeda.

Namba Parks a Osaka
Namba Parks a Osaka

Eravamo seduti alla finestra e sotto avevamo il quasi nuovo complesso commerciale di Namba Parks, (nella piazza davanti al Namba Parks si intravede l’albero di Natale che avevo postato in un post precedente) di fianco i binari del treno che parte dalla stazione di Nankai. Si può inoltre notare la torre di Osaka poco sopra il centro della foto.
Il Natale sta per finire… è durato circa due mesi, cioè da quando, verso la metà di ottobre, le vetrine hanno fatto posto alle decorazioni natalizie. Poi gli alberi illuminati in ogni piazza disponibile…. luci, luci e luci.
Con il 24 di dicembre (giorno lavorativo) il lungo periodo natalizio finisce… la sera del 24 diventa per molte coppie un “San Valentino” e coloro che lavorano nei negozi fanno gli straordinari per cambiare le vetrine. Il 25 di dicembre si lavora normalmente e al posto degli alberi di Natale e delle decorazioni natalizie assaporeremo un’atmosfera per l’anno nuovo, lo shogatsu.
A casa mia la cena di Natale la facciamo oggi, 23 dicembre, in quanto è giorno festivo in Giappone grazie al compleanno dell’imperatore che oggi compie 75 anni. Domani si lavora, dopodomani pure. Quindi oggi cena di Natale e domani sera ci scambieremo i regali… ai miei piccoli quest’anno va una Wii con la Wii Fit… da parte della nonna la Mario Kart con due volanti (per giocare anche in coppia). Non sono proprio un amante dei videogiochi ma la Wii gliela fregherò spesso… e spero solo di battere mia moglie 😛

Non mi resta che augurare a tutti delle belle feste natalizie    

nota: l’anno scorso avevo postato due post “natalizi” con immagini delle vetrine e strade di Ginza e Nihonbashi a Tokyo. Se può interessare eccovi i link:
primo postsecondo postgalleria fotografica.

una settimana a Yokohama, la dolce Yuka-chan, il grande Buddha e un’albergo da claustrofobia

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Arrivo a Yokohama il 2 dicembre e mi appresto a fare il check-in nell’albergo nei pressi della stazione di Sakuragicho. Uno di quei alberghi usati dai sarariman con camere minuscole e buie. Deprimente è forse l’aggettivo che maggiormente definisce l’atmosfera in quella camera. Il collegamento a internet era una frana… wireless ma con un collegamento talmente basso che talvolta era proprio del tutto assente. Ma dopotutto mi serviva solo per dormire, di giorno ero al lavoro e tornavo a “casa” non prima delle 21:00.
Il lavoro lo svolgevo ad una quindicina di minuti da Sakuragicho… non avevo trovato un albergo più vicino ma la zona è stupenda, specialmente di notte quando i colori della grande ruota si muovono tra i grattacieli e la Landmark Tower.
Quello che no sapevo e che ho notato solo per caso è che sul treno per andare al lavoro si poteva ammirare per brevi secondi il monte Fuji… se non sbaglio poco prima di arrivare alla stazione di Ishigawacho prendendo la linea JR. Le giornate erano splendide e il monte Fuji si presentava innevato.
Kamakura era particolarmente vicino e decido quindi di andarci durante la pausa pranzo, una pausa che poi è diventata di due ore e mezza 😀
Ci ero andato tre anni fa in primavera ma essendo così vicino sarebbe stato un peccato non ritornarci per fare magari qualche foto. Da vedere ci sarebbe molto in questa antica città giapponese ma il tempo a disposizione mi fa scegliere di andare solamente al Kotoko-in per vedere il grande Buddha di bronzo (vedi galleria fotografica).

Amida Nyorai, il grande Buddha di Kamakura
il Daibutsu tra i colori autunnali

Il nome del luogo dove lavoravo si chiama Konandai, niente alberghi come già scritto, ma una zona ricca di negozi e centri commerciali. Un aneddoto che mi ha fatto sorridere è stato quando una signora sui 60 anni si avvicina alla porta per entrare in uno di questi centri e la porta non si apriva automaticamente come la signora si aspettava. La porta aveva un bottone (circa 30 X 5 cm.) sul quele bisognava spingere (o dare un leggero colpetto). Sopra il bottone anche una targhetta con le “istruzioni d’uso” per aprire la porta. La signora continuava a muoversi nella speranza che la porta si aprisse automaticamente ma ovviamente nulla accadeva. Si è poi allontanata per entrare da un’altra parte dove per aprire la porta bisognava spingerla. Aggiungo solo che il tipo di porta “semi-automatico” si trova molto spesso qui in Giappone e vedere una persona non riuscire ad aprirla proprio non me lo aspettavo proprio… viene istintivo spingere il bottone… al limite leggere la targhetta. O la porta è automatica del tutto altrimenti è meglio una tradizionale  😛

Il venerdì sera invece ho avuto modo di incontrare due “persone” veramente speciali! Una delle due è la commentatrice numero uno di questo blog che in questo periodo si trova a Tokyo. L’altra “persona” che doveva arrivare e poi è arrivata è la piccola Yuka-chan (che a quanto pare è stata pure lei a vedere il grande Buddha a Kamakura 😀 ) che ci ha tenuto compagna per tutta la sera lasciando che io e Kazu parlavamo, parlavamo e parlavamo. Una serata che non dimenticherò in compagnia anche di due biondine (uhmmm…. erano tre alla fin fine; una per me e due per Kazu 😛  ma poi, dovesse esserci un’altra occasione, mi rifarò sicuramente). Abbiamo deciso di mangiare “italiano” nella Little Italy (una zona dedicata alla cucina italiana con diversi ristoranti) alla stazione di Yokohama. Grazie Kazu per essere arrivata fino a Yokohama!

Il sabato avevo un importante appuntamento di lavoro alla casa madre dei Grandi Magazzini di Mitsukoshi che già in passato avevo citato. Lascio il lavoro alle 14:00 dunque per recarmi a Tokyo Nihonbashi… circa un’ora e mezza di treno. Il Mitsukoshi è una catena internazionale di grandi magazzini e nasce nel 1673 con il nome di Echigoya. La metro di Tokyo ha inoltre una stazione che si chiama “Mitsukoshi-mae” (mae stà per “davanti”) e si trova proprio alla casa madre di Nihonbashi. Uno dei Grandi Magazzini più antichi del Giappone, il Mitsukoshi di Nihonbashi è motivo di prestigio per chi ci può lavorare. “Kyou wa Teigeki, ashita Mitsukoshi” era uno slogan che tutti i giapponesi di una certa età conosce. Negli anni ’10 la gente di campagna intorno a Tokyo usava andare a Tokyo durante un finesettimana. Esistevano i treni e andare in città era una cosa fuori dal comune e riservata a gente di un certo rango. La visita al “Teigeki” (teatro imperiale) era d’obbligo e nessuno, manco il Mitsukoshi, poteva mettersi in mezzo. Il Mitsukoshi ha trovato la brillante idea (nel 1911) di trovare lo slogan perfetto: “oggi al teatro imperiale e domani al Mitsukoshi“. La gente passava per i grandi magazzini prima di tornare in campagna, a casa propria.

oltre alla scultura in bronzo anche un enorme albero di Natale

Finito l’appuntamento al Mitsukoshi ho la serata libera e per l’occasione mi dirigo verso Shinjuku per delle compere… poi rientro a Yokohama… stazione di Sakuragicho, nel mio “adorato” albergo! :-(

Un’altra pausa pranzo l’ho dedicata per una visita veloce all’ Engaku-ji (vedi galleria fotografica). Anche qui tanta gente, quasi tutta munita di macchine fotografiche oppure di cellulare (sempre per fare foto).

I colori autunnali in questo tempio Zen erano ancora tutti li ad aspettarmi. Dell’Engaku-ji desidero parlarvi o in un altro post oppure in un articolo futuro su jappone.com, di sicuro merita una particolare attenzione non solo per l’aspetto prettamente Zen che ricopre ma anche per i suoi maestri che tanto hanno contribuito alla guerra. Maestri riconosciuti e popolari anche in Occidente che però in patria non hanno fatto altro che mandare gioventù al fronte… maestri Zen che nell’uccisione del nemico facevano la loro vita… sempre nel nome del buddhismo e dell’amore paterno. Tema delicato appunto che merita particolare attenzione.
Ovviamente mi sono soffermato alla bellezza esteriore che tale tempio offre.

una giovane ragazza alle prese con addestramento all’arco

Dove il giapponese medio non va: ovviamente ero solo… esce un monaco che mi saluta con un inchino che ricambio volentieri. L’unico presente colgo l’occasione di fare qualche foto senza disturbare l’allenamento. Movimenti lentissimi e perfetti accompagnano le lezioni di tiro all’arco. Non avevo mai avuto modo di vedere tali allenamenti dal vivo e devo ringraziare il mio “spirito esploratore” se ho avuto la fortuna di vedere cose che troppo pochi giapponesi colgono l’occasione di vedere. Colpa loro! Che si vedano quello (e solo quello) che le loro povere guide dicano loro di vedere!

un anziano che si gode l’autunno all’Engaku-ji

Non mancate di vedere alcune delle foto che ho preso per l’occasione: vedi galleria fotografica.

La settimana a Yokohama finisce praticamente qui… si ritorna alla mia Osaka ma ad aspettarmi c’è qualcosa di particolarmente bello che vi farò vedere nel mio prossimo post  😀

Tornato a Osaka: il primo finesettimana tra momiji, scuola e maionese

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Manca poco a Natale ormai e il clima “natalizio” qui in Giappone si respira da ottobre ormai. Vetrine allestite per la grande festa, alberi di Natale addobbati e in bella presenza su quasi ogni piazza libera. Eppure il 25 si lavora e le vetrine faranno posto ai prodotti per l’anno nuovo, lo shogatsu.


Albero di Natale al Namba Parks di Osaka

Come già scritto nel mio post precedente, sono tornato dall’Italia a fine novembre. Il terzo viaggio in Italia quest’anno.  Ho usato per la prima volta la Finnair per il volo di andata e ritorno (Nagoya-Helsinki-Milano e poi ritorno con meta finale a Osaka). Un volo andato veramente bene, anzi… uno dei miglior voli che abbia mai fatto. Ho pernottato una notte a Milano in un albergo vicino alla stazione centrale. Un albergo senza grosse pretese ma nel quale non credo alloggerò mai più. Non aggiungo altro!
A inizio dicembre poi una settimana di lavoro nei pressi di Yokohama ma prima ancora qualche giorno con la famiglia che avevo lasciato qui a Osaka.
Insieme a me questa volta dall’Italia è arrivata mia madre che rimarrà a Osaka fino a metà febbraio… avremmo modo di visitare e vedere tante cose insieme.
Appena arrivato a Osaka sono andato con mia madre a Namba per vedere i grandi magazzini di Takashimaya e poi il Namba Parks… un giro tra i negozi.

Il venerdì poi siamo finalmente andati a vedere i momiji, l’acero giapponese. Ero preoccupato che ormai eravamo in ritardo e invece abbiamo ancora avuto fortuna e i colori autunnali erano li ad aspettarci. Da consiglio di mia moglie ci siamo avviati a Arashiyama (vedi galleria fotografica) nei pressi di Kyoto; un luogo particolarmente popolare in questa stagione (ma anche in quella primaverile con la fioritura dei ciliegi).

migliaia di visitatori arrivano ad Arashiyama passando dalle rive del fiume Katsura

Arriviamo con il treno della linea Hankyu alla stazione Arashiyama e seguiamo la folla di gente che si dirige verso il ponte Togetsukyo. Decine di vigili e volontari dirigono la folla che composta e ben educata si avvicina verso il primo punto di interesse dopo le sponde del fiume Katsura dove si trovano diverse bancarelle. Arriviamo al Tenryu-ji (patrimonio culturale mondiale) verso mezzogiorno.



Il Tenryu-ji (vedi galleria fotografica) (tempio del dragone celeste) si trova nel distretto di Sagano ed è a capo del ramo Tenryu-ji del buddhismo Rinzai Zen. Nel 1994 le Nazioni Unite lo nominò Patrimonio culturale mondiale.

Le foglie dei momiji sono particolarmente belle durante questa stagione autunnale.

Andando avanti si nota il giardino Sogen che è uno dei giardini più vecchi del Giappone e mantiene le stesse forme create nel 14-esimo secolo da Muso Soseki (1275-1351), maestro Zen e abate fondatore.
Seguendo poi il sentiero si arriva alla foresta dei bamboo. In effetti non sapevo neanche della sua esistenza quindi è stato una piacevole sorpresa. Di sera poi lo spettacolo si ravviva con le luci che dal basso illuminano tutta la foresta. Purtroppo il tempo era tiranno e ho proseguito la camminata.

un vero spettacolo sia di giorno che di sera

Lentamente ho continuato e lasciato alle spalle la foresta dei bamboo per avvicinarmi ad una villa di un famoso attore giapponese. Okochi Sanso (vedi galleria fotografica) è una villa con diversi edifici e giardini costruita da Okochi Denjiro (1898-1962). Oggigiorno la villa può essere visitata dai turisti.

qui l’attore si ritirava per avere nuove ispirazioni
le foglie di momiji per i sentieri dei giardini
colori stupendi

Alla villa si ha poi il piacere di gustare del maccha con un piccolo manju. Purtroppo il tempo non era ottimo e abbiamo avuto anche qualche goccia di pioggia ma lo spettacolo che la zona offre non è comunque mancato.
Ultima tappa del giorno il Nison-in (vedi galleria fotografica), un tempio costruito tra gli anni 834-847 da Jikaku Daishi sotto il patrocinio dell’imperatore Saga.



Il San Tei Ryo (cimitero dei tre imperatori)

Tantissima gente anche qui alle prese con le macchine fotografiche e ammirazione per le foglie di momiji. Tra le cose che maggiormente mi stupiscono in Giappone è come la gente si ferma dinnanzi al padiglione principale dei templi e non si preoccupa di vedere il resto. Si tratta di un fatto che ho potuto constatare innumerevoli volte. Anche qui al Nison-in tantissima gente, tutta concentrata in pochi posti. La mia curiosità di vedere tutto (o quasi) di un tempio mi ha portato a fare una scalinata. Non sapevo a cosa mi avrebbe portato ma sentivo che non sarei stato deluso neanche questa volta… raramente lo rimanevo quando seguivo il mio istinto esploratore 😀
Arrivo a delle rovine che mi sembravano fare parte di un antico cimitero. Ero arrivato al San Tei Ryo, il cimitero dei tre imperatori completato su volontà dell’imperatore Kameyama. Nel cimitero si trovano le ceneri degli imperatori Tsuchimikado, Gosaga e Kameyama. E come detto ero l’unico visitatore tra le centinaia presenti poco più sotto vicino alla scalinata. La cosa mi fa sempre riflettere! Ho visto tante cose spettacolari a pochi metri dai punti “popolari” dove ero praticamente solo. Mi chiedo sempre a cosa sia dovuta la cosa e spero non si tratti ne di pigrizia tantomeno di ignoranza. Non solo culturalmente ma anche esteticamente questi posti “tralasciati” sono stupendi!

Ultime compere ai negozi di omiyage (souvenir) per poi ritornare a Osaka. Una giornata stupenda in mezzo alla calma dei templi e ai colori autunnali di Kyoto.

Il giorno dopo era sabato e insieme a tutta la famiglia siamo andati a visitare la fabbrica della Kewpie che produce maionese e altri prodotti per il condimento. In passato ho avuto modo di vedere la Yakult, la Coca-Cola, i Chickin Ramen e Cup-Noodle. Non lontano da Osaka e nei pressi di Itami la Kewpie produce maionese.

La mascotte della Kewpie
600 uova vengono rotte ogni minuto!
continui controlli di qualità

Quattro macchine che spaccano 600 uova ciascuna per produrre 240 flaconcini da mezzo chilo di maionese al minuto! Una guida ci spiega tutte le fasi di lavorazione e l’estrema attenzione per l’ambiente e l’igiene. Nulla viene buttato… anche i gusci delle uova vengono utilizzati.

le nostre vicine di tavolo appisolate mentre noi ci mangiavamo un gelato

La domenica, nonostante giorno di riposo, era il giorno delle porte aperte nella scuola elementare che frequentano i miei bambini. Due ore di lezione durante le quali i genitori e parenti possono vedere i propri cari alle prese con la matematica e altre materie. La seconda ora di lezione era riservata alla cucina nella classe di mia figlia e alla creazione di un piccolo albero di Natale nella classe di mio figlio.
L’ora di cucina era dedicata alle patate dolci, quelle con la buccia di color viola provenienti dalla regione di Satsuma (Kagoshima).

sulla lavagna “la ricetta”
i bambini e le mamme al lavoro (mia figlia con la mascherina abbassata)

La cosa carina è come ogni bambino si veste da cuoco 😀
In piccoli gruppi poi tagliano le patate e poi le mettono in un fornelletto elettrico. A turni i vari gruppi cantano una canzoncina dedicata alle patate dolci.
Infine ogni bambino se ne porta alcune fette a casa.. per la gioa mia  😛

Per ulteriori fotografie vi invito a vedere le gallerie che ho creato per l’occasione (68 foto in tutto):

Un finesettimana pieno quello di fine novembre prima di partire per una settimana di lavoro nella zona di Yokohama, ma questa è un’altra storia… opps, un altro post  😛

Ricordare gli anniversari si, ma serve anche costante riflessione da parte di tutti noi

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Il primo post di dicembre sarebbe dovuto essere pubblicato solo tra qualche giorno, dopo il mio rientro da Yokohama. Un post per descrivere il mio viaggio dall’Italia e i primi giorni “autunnali” in Giappone. Uno spettacolo che merita un post intero. Dopo il mio rientro a casa, a Osaka, il lavoro non aspettava e sono partito per Yokohama (da dove scrivo oggi) per una settimana nella quale ho visto diverse cose interessanti (prossimo post) e conosciuto persone veramente tanto simpatiche (un saluto e un bacione tutto particolare a Yuka-chan che già mi manca tanto 😀 ).

Il panorama che vedo ogni giorno... tempo permettendo

Il panorama che vedo ogni giorno per andare a lavorare... tempo permettendo

E allora perché questo post se voglio rimandare al prossimo quello che desideravo raccontarvi? Ebbene si, stamattina per andare al lavoro ho visto qualcosa che mi ha commosso e fatto tanto riflettere. Avevo scelto di salire sulla Landmark Tower prima di recarmi al lavoro (alloggio proprio a Sakuragicho ma il lavoro è a circa 20 minuti di treno) ma il tempo non particolarmente ideale mi ha fatto cambiare idea all’ultimo momento. Arrivo alla stazione JR di Sakuragicho ed entro in un kombini (negozio con generi alimentari e varie aperto 24 ore su 24) e sento come all’esterno uno parla al microfono. Penso subito a qualche estremista di destra; la cosa non sarebbe nuova. Esco e decido di vedere da vicino e a mia grande sorpresa noto che non sono estremisti ma persone appartenenti ad alcuni gruppi per la pace e amicizia che desideravano far riflettere i passanti sui problemi causati dalla guerra. In particolar modo ci si faceva riferimento all’attacco su Pearl Harbor da parte della marina giapponese proprio 67 anni fa. Gli americani persero circa 2400 persone. Questo attacco, e l’invasione iniziata un’ora prima sulla penisola della Malesia, segnò l’espansione del fronte giapponese nel Pacifico e nel sud-est orientale. Il Japan Times di oggi, 8 dicembre 2009, afferma che il giorno passa solitamente come un giorno qualunque ma quest’anno la cosa è leggermente diversa a causa del generale Toshio Tamogami che in uno scritto affermava che il Giappone è stato costretto alla guerra a causa del presidente americano Franklin D. Roosevelt e che il Giappone era una vittima costretta alla guerra sino-giapponese da Chiang Kai-Chek. Teorie di cospirazione emergono di tanto in tanto ma fanno poca strada e vengono messe a tacere quasi subito dagli studiosi e storici ricercatori. Non bisogna dimenticare, aggiunge il Japan Times di oggi, che l’agressione militare giapponese a partire dagli anni ’30 è stata la causa che ha poi portato alla guerra con gli Stati Uniti, Inghilterra e altri paesi. Soffermarsi ai pochi mesi prima dell’attacco su Pearl Harbor, come spesso avviene in Giappone, oscura la verità e gli eventi che hanno portato ai bombardamenti nucleari di Hiroshima e Nagasaki.

Mi hanno comunque colpito le parole dirette ai passanti e ai giovani strappandomi qualche lacrimuccia per la commozione. Tante verità e una denuncia diretta non solo contro coloro che provano nostalgia per il passato imperiale ma soprattutto contro l’ignoranza che regna in materia. Ho ancora tra le mani il dépliant che distribuivano a tutti.
Qualcuno di voi avrà forse seguito la vicenda del generale Toshio Tamogami che aveva rilasciato uno scritto in cui affermava che l’esercito imperiale giapponese non aveva affatto condotto una guerra d’aggressione in Asia e che la Corea aveva prosperato durante il periodo coloniale (vedi notizie in italiano: prima notiziaseconda notizia). La vicenda ha creato indignazione negli altri paesi asiatici che accusano il Giappone di amnesia storica e revisionismo. Il governo giapponese stesso ha preso saggiamente le distanze dal generale licenziandolo evitando noiose complicazioni diplomatiche.
Oggi invece una quindicina di persone davanti alla stazione di Sakuragicho a Yokohama chiedono di non dimenticare e di riflettere sugli errori del passato. “Siete giovani e queste cose a scuola non si insegnano” tuonava con un certo vigore uno dei “relatori” – “Nihon wa nisenman nin koroshita“, Il Giappone ha ucciso venti milioni di persone afferma uno dei manifestanti al microfono. “Oggi come oggi, 67 anni fa il Giappone ha attaccato l’America! Cosa ci abbiamo guadagnato a fare la guerra? Vi dice nulla Hiroshima? Ci abbiamo guadagnato qualcosa?” e poi “In Iraq e in Afghanistan c’è ancora guerra e la gente non può camminare così tranquillamente come fate voi oggi” sono alcune delle frasi che mi sono annotato sulla mia agenda.

I manifestanti davanti alla stazione di Sakuragicho contro la guerra

I manifestanti davanti alla stazione di Sakuragicho contro la guerra

Ricordiamo il passato per non ripetere gli errori è una bella frase ma si tratta solamente di una semplice frase “fatta” tanto facile da usare quanto facile da dimenticare tantopiù se NON si conosce il passato e la storia. Che un paese non insegni ai propri giovani (e non mi riferisco solo al Giappone) le proprie “malefatte” significa che il governo responsabile non intende riconoscere tali fatti. Ci si avvia verso un futuro dove solo i ricordi che fanno comodo rimangono vivi, la generazione che ha conosciuto la guerra e sofferto le conseguenze sta scomparendo e i giovani non possono capire il pericolo che può recare governi ostinati, nazionalistici e l’ignoranza in genrerale. Non ci vuole molto a convincere con una propaganda mirata da quattro soldi una gioventù ignorante che il passato è glorioso, che le proprie tradizioni (vere o create ad HOC) sono sacre e inviolabili… che sono gli altri a non capire.
Dire NO alla guerra e SI alla pace non deve essere per nessuno di noi delle semplici parole! Ognuno di noi che ha ha cuore l’armonia tra la gente e tra i popoli deve fare la sua parte attiva affinché dal nostro piccolo si aggiunga comprensione e rispetto per le idee altrui. La pace comincia da noi, tutti noi facciamo la forza e la differenza… non serve l’amore per il prossimo che è e resta una banalità! Basta il semplice rispetto per le persone, idee e le cose in generale e i nostri figli avranno una vita sicuramente felice.
Un mio applauso personale alle persone che oggi hanno cercato di far risvegliare certi ideali ai passanti, passanti che decisamente facevano finta di non sentire ma che nel loro volto sono riuscito a cogliere una certa attenzione verso i temi trattati.

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