Il "Progetto Manhattan" (vero nome: Manhattan Engineer District)
fu lanciato sotto supervisione dell'esercito ad agosto e il generale Leslie R. Groves fu assegnato come comandante a settembre.
Nel marzo del 1943, il generale Groves formo' un istituto di ricerca a Los Alamos (Nuovo Messico) e J. Robert Oppenheimer fu designato come direttore. Isolati dal mondo esterno e in completa segretezza, scienziati, tra cui il premio Nobel Enrico Fermi, si univano per iniziare le ricerche.
All'inizio della guerra i tedeschi erano avanti rispetto gli americani per quanto riguarda la ricerca della fissione nucleare ma nel 1942 tali progetti furono abbandonati. Il governo americano, nonostante fosse a conoscenza dell'abbandono tedesco, non diede tali informazioni agli scienziati impegnati nella ricerca e continuo' invece a spingere ulteriormente per lo sviluppo di una bomba atomica.
La produzione di uranio arricchito richiedeva una vasta fabbrica richiedendo, allo stesso tempo, la cooperazione di diverse societa'. Quasi tutte le maggiori societa' vi parteciparono. Alla fine del 1945 pare siano stati investiti circa 2 bilioni di dollari. Il progetto Manhattan sembrerebbe aver impiegato 120.000 persone.
Il progetto produsse una bomba all'uranio e due al plutonio. La struttura della bomba al plutonio era assai complessa e richiedeva un test. il 16 luglio 1945, una bomba al plutonio fu fatta detonare nel deserto vicino a Alamogordo (Nuovo Messico), a
Jornada del Muerto. Fu il primo test di una bomba atomica... fu un successo. La torre d'acciao alta 30 metri nella quale la bomba fu piazzata vaporizzo' senza lasciare traccia alcuna. Le paure e i dubbi per un successo non erano pochi. Lo stesso premio Nobel Enrico Fermi presente al campo base per vedere l'esperimento del secolo, sosteneva la tesi che la fusione atomica dell'esperimento potrebbe portare ad un'innarrestabile reazione a catena che infiammerebbe l'atmosfera terrestre distruggendo quindi ogni forma di vita sul nostro pianeta. Fu comunque un successo e i risultati furono recapitati in codice al presidente Truman, appena arrivato in Europa per la conferenza di Potsdam.(1)
Il 16 luglio, il segretario alla guerra Henry L. Stimson che accompagno' il Segretario di Stato James F. Byrnes e Truman alla conferenza, consegno' a quest'ultimo un telegramma di una linea in codice che diceva "Baby satisfactorily born". Il test per l'implosione al plutonio (nome in codice "Trinity") produsse una forza esplosiva superiore di 10 volte alle aspettative. Un rapporto completo arrivo' a Truman il 21 luglio. (2)
(foto del presidente Truman in viaggio per l'Europa possono essere trovate sul sito del dipartimento navale)
Preparativi per il lancio della bomba e clima nel governo giapponese
Selezionare i target per la bomba atomica.
Nel 1943 Churchill e Roosevelt decisero che tutte le informazioni riguardanti la bomba atomica debbano rimanere nelle proprie mani, decisione confermata nel settembre 1944 aggiungendo che tali informazioni devono essere "Top Secret". Dovesse il progetto avere successo, la bomba verra' usata contro il Giappone... "dopo caute considerazioni".
Il 12 aprile del 1945 Roosevelt mori' lasciando il posto all' allora Vice-presidente Harry Truman. Solo a questo punto Truman venne a conoscenza sul progetto e costruzione della bomba atomica.
La prima riunione del "Target Comitee" (comitato per la decisione dei target) fu tenuta il 27 aprile e si decise che le citta' da prendere in considerazione devono essere citta' militari e fino a quel punto poco bombardate in modo da poter calcolare meglio i danni provocati dalla "a-bomb".
La citta' dovra' essere abbastanza grande da limitare il danno all'interno della stessa.
Trovare target soddisfacenti sembrava essere un compito assai complicato. Questa era l'opinione dopo aver visionato le statistiche del generale Lauris Norstad della 20th Air Force. 286km quadrati delle citta' giapponsi erano rasi al suolo. 22 milioni di giapponesi erano senza casa (quasi un terzo della popolazione). Una stima parlava di 900.000 persone sono morte a causa dei bombardamenti, molti di piu' dei 780.000 combattenti morti nelle battaglie del Pacifico.
Per i signori adunati al tavolo restava un'impresa trovare un luogo libero da bombardare.
Ma tra i documenti sul tavolo il destino di Hiroshima sembrava siglato. Nella sezione 14 (c), paragrafo (i) si leggeva: "Hiroshima is the largest untouched target not on the 21st Bomber Command priority list. Consideration should be given to this city."
Da questi criteri e questi "suggerimenti" si arrivo', il 10 maggio, alla selezione di 5 citta': Kyoto, Hiroshima, Yokohama, Kokura e Niigata.
In cima alla lista c'era Kyoto, la favorita del generale e comandante del progetto Manhattan Groves e subito dopo Hiroshima. La citta' soddisfaceva ogni criterio. Era sufficientemente militare da ridimensionare l'impatto morale nel lanciare una bomba atomica su una popolazione di 300.000 esseri umani. Nella scelta di Hiroshima vi sono comunque altri aspetti presi in seria considerazione. Le dimensioni della citta' erano perfette per una bomba atomica, una superfice tale da "poter essere largamente danneggiata". Le montagne adiacenti vorranno inoltre aiutare nel distruggerla.
Era chiaro ad ognuno presente alla riunione che lo scopo principale di questa nuova arma era il valore dello "shock" provocato. Il paragrafo 7 dei temi da trattare del comitato direttamente vi si faceva riferimento con il titolo "Fattori psicologici nella selezione dei target". L'argomento veniva esposto quanto segue:
"Si e' concordato che i fattori psicologici nella scelta dei target sono di grande importanza. Due aspetti di cio' sono (1) ottenere il maggior effetto psicologico contro il Giappone e (2) rendere l'uso iniziale sufficientemente spettacolare in relazione all'importanza dell'arma tanto da essere internazionalmente riconosciuto quando pubblicita' su essa verra' rilasciata."
Ad un certo punto della riunione si discusse se era il caso di seguire l'esplosione nucleare con un bombardamento incendiario. Tra le ragioni vi era il fatto che il nemico sara' fortemente limitato e impreparato negli aiuti contro gli incendi ed era quindi possibile iniziare una "seria conflagrazione".
Ma il punto fondamentale rimaneva che la bomba atomica doveva essere l'unica arma usata contro Hiroshima quel giorno. Nascondere in parte i suoi effetti sulla citta' con bombe incendiarie significherebbe che nessuno, tantomeno i giapponesi stessi, sarebbe in grado di distinguere da cosa fosse causato il danno. Il nemico doveva sapere che l'arma che ha appena distrutto una loro citta' era diversa da qualunque altra arma finora vista.
La discussione del 10 maggio e' alquanto rilevante in quanto ci offre una luce sulla mentalita' dei signori seduti al tavolo. Prendere anche solo in considerazione un attacco incendiario su una citta' appena bombardata con un'arma atomica non puo' che significare brutalita' e cinismo. Si trattava, dopotutto, di persone competenti, coscienti, professionisti intelligenti che eseguivano il loro dovere. (3)
Persone che facevano uso di cartelli adesivi con la scritta "Jap Hunting License - Open Season - No Limit" confermavano il clima americano del tempo.
Il 31maggio il ristrutturato comitato decise che:
1) la bomba atomica deve essere usata contro il Giappone il piu' presto possibile.
2) deve essere usata contro una fabbrica di munizioni circondata da abitazioni di lavoratori
3) deve essere usata senza avvertimento alcuno.
Piu' tardi quattro citta' rimasero nella lista e su queste il bombardamento convenzionale fu proibito. Le citta' furono: Kyoto, Hiroshima, Kokura e Niigata.
In un secondo momento Kyoto fu tolta dalla lista e Nagasaki fu aggiunta. Kyoto fu tolta perche' e' stata per secoli la citta' imperiale. Si pensava che se la bomba atomica venisse sganciata su una citta' cosi vicina al popolo giapponese, cooperazione da parte dei giapponesi durante l'occupazione sara' piu' difficile. In agosto anche la citta' di Niigata fu tolta in quanto troppo piccola e lontana.
Hiroshima sembrava restare in testa in quanto aveva importanza militare, aveva un ponte particolare a "T" che poteva essere preso come target e sembrava non avere campi per prigionieri di guerra.
Gli Stati Uniti avevano gia' intercettato i messaggi radio dei giapponesi e sapevano dei tentativi da parte del governo giapponese di trovare degli accordi con la USSR e dare inizio a negoziazioni di pace. Con la bomba atomica ormai a disposizione, Truman penso' di poter forzare il Giappone alla resa anche senza la partecipazione sovietica alla guerra. Per contenere e limitare quindi l'influenza sovietica in Asia, Truman si mosse per usare la bomba prima che la USSR entrasse eventualmente in guerra.
Il 25 luglio 1945, nove giorni dopo il test nucleare nel Nuovo Messico, Truman presentava l'ordine di sganciare la bomba. Il giorno dopo, il 26 luglio, la dichiarazione di Potsdam venne annunciata chiedendo al Giappone la resa incondizionale. Dopo l'ordine alla stampa del primo ministro Suzuki di pubblicare la "Domei News Service's edited version" e di minimizzare il significato della dichiarazione nel non commentarla, il 28 luglio il governo giapponese, sempre tramite il primo ministro Suzuki e sotto consiglio del ministro alle armi Anami Korechika, capo del General Staff della marina e altri, annuncio' che vorra' ignorare la dichiarazione (mokusatsu). Suzuki affermera' poi che cio' che intendeva con "mokusatsu" era il "no comment" per il quale non esiste un termine giapponese. Un termine pericolosamente ambiguo. Era volutamente ambiguo per segnalare ai fanatici militari che le richieste alleate erano inaccettabili e allo stesso tempo un messaggio per gli alleati che la dichiarazione potrebbe essere accettabile? In ogni caso come poteva il primo ministro Suzuki dare anche solo una minima garanzia agli alleati per la resa da parte del Giappone se il suo governo non l'avrebbe mai supportata? La buona volonta' di Suzuki serviva di fatto a ben poco e l'ambiguita' a cui sembrerebbe aversi appoggiato non poteva che complicare la gia' disastrosa situazione. L'asserzione del premier fatta davanti al cabinetto doveva poi essere annunciata alla conferenza stampa del 27 luglio. Per questo difficile e sensibile lavoro si occupava il segretario capo del gabinetto Hisatsune Sakomizu. Sakomizu si era mosso in favore di una resa da parte del Giappone e giocherà dei ruoli decisivi nelle ultime ore della guerra del Pacifico. La stesura del comunicato stampa trovando i termini più appropriati si presentava maggiormente problematica con le pressioni del generale Yoshizumi e vice-ammiraglio Hoshina. Ogni correzione richiesta presentava espressione più forte. Da una parte Sakomizu che rappresentava "i pacifisti" e prediligeva la fine della guerra e quindi la resa del Giappone, e dall'altra i militari che desideravano continuare la guerra e respingere senza mezzi termini la dichiarazione di Potsdam. Uno degli ultimi punti di contesa era se usare "al momento" prima di "mokusatsu" (ignorare). Alla fine si decideva l'esclusione di parole importanti. L'aggiunta di "al momento" avrebbe dato l'idea che i termini di Potsdam erano ancora sotto esame e non rigettati.
Alle ore 16:00 aveva inizio la programmata conferenza stampa con il premier Suzuki e tra le varie domande quella piu' attesa:
Domanda: Le potenze nemiche hanno recentemente fatto diversi tipi di propagande riguardante la fine della guerra. Qual'è la sua opinione a riguardo?
Risposta:
Credo che la dichiarazione delle tre potenze non sia altro che la ripetizione di quella di Cairo. Il governo non ci vede gran valore in questa. Tutto quello che dobbiamo fare è di mokusatsu (ignorarla). Quello che dobbiamo fare è di dedicarci al proseguimento della guerra.(4)
Aggiungendo che il Giappone aveva respinto la dichiarazione di Cairo, la risposta di Suzuki non può lasciare alcun dubbio agli alleati sull'intenzione apparente del governo giapponese.
Se invece della frase "Tutto quello che dobbiamo fare è di mokusatsu (ignorarla)." si leggesse "Tutto quello che dobbiamo fare al momento è di mokusatsu (ignorarla)." Se fosse stato reso maggiormente esplicito che con il termine "mokusatsu" Suzuki intendeva "non commentare", il significato della frase cambia ancora. Questo sarebbe bastato per dare del tempo prezioso in più al Giappone per rivedere la propria presa di posizione. Nulla ci garantisce comunque che la respinta della dichiarazione di Potdam si avrebbe comunque avuta.
Fatto rimane che la scelta poco felice di usare "mokusatsu" in questo modo diede agli alleati, e in particolar modo agli Stati Uniti, la scusa sufficiente per sganciare tutta la potenza possibile sul Giappone.
Nei media "mokusatsu" veniva tradotto in "ignorare" e i titoli dei giornali americani parlavano di un Giappone che respinge la dichiarazione di Potsdam.
Il Mainichi Shinbun definiva i termini di Potsdam "laughable matter" (questioni comiche).(5)
Ai media americani la dichiarazione di Suzuki fu definita come un formale affronto. A questo punto l'uso della bomba divenne certezza. All'importanza della dichiarazione di Suzuki si aggiungeva la risoluzione di Hirohito di continuare la guerra con le aspettative poco realistiche di eventuali negoziazioni tramite l'Unione Sovietica. Quest'ultima aveva gia' un milione di truppe ai confini della Manchuria pronte per l'invasione e non stavano certo prendendo in considerazione un'eventuale mediazione di pace.
Mokusatsu dava il via libera all'Enola Gay e sempre mokusatsu dava ai sovietici una scusa tecnica per l'invasione della Manchuria.
Se l'imperatore Hirohito, che leggeva ogni giorno i giornali, era veramente dispiaciuto o addirittura interessato all'intransigenza che Suzuki e il suo gabinetto dava a vedere al mondo intero, il marchese Koichi Kido (stretto consigliere e uomo di fiducia dell'imperatore Hirohito) avrebbe menzionato la cosa nel suo dettagliato diario delle conversazioni con l'imperatore. Non lo fece. (6)
Kido giustifica la decisione del governo aggiungendo che nonostante la dichiarazione di Potsdam era stata annunciata, una richiesta di mediazione era stata fatta all'Unione Sovietica. Il governo stava aspettando una risposta dai sovietici appena Molotov e Stalin sarebbero tornati a Mosca da Potsdam.
I sovietici non avevano firmato la dichiarazione (tecnicamente i russi non erano in guerra con il Giappone e tra loro vigeva ancora un patto di neutralità) e alcune questioni erano inoltre in attesa di risvolta. Il governo giapponese non poteva quindi al momento accettare i termini di Potsdam senza conoscere le intenzioni di Mosca.
Sperare in mediazione russa era quantomeno bizzarro, vista la situazione. Pur ammettendo uno spiraglio di speranza, a maggior ragione il governo nipponico doveva dimostrare cautela nel commentare l'ultimatum degli alleati.
Il 27 luglio i B-26 volavano sopra i cieli di Hiroshima. Non portavano bombe ma volantini, decine di migliaia, ognuno con la traduzione in giapponese della dichiarazione di Potsdam.
Incomprensioni del governo o meno, questo non riusci comunque a dare una risposta chiara alla proclamazione di Potsdam. Il 6 agosto fu sganciata la bomba atomica su Hiroshima, il 8 agosto ci fu la dichiarazione di guerra da parte della Unione Sovietica e il 9 agosto, mentre carri armati entravano in Manchuria, la seconda bomba atomica fu sganciata su Nagasaki.
Per leader militari come i generali Anami e Umezu, la dichiarazione di Potsdam era da rifiutare categoricamente. Questi volevano combattere e non arrendersi. La loro cultura, educazione e il loro credo semplicemente non poteva accettare la resa. La loro visione era semplice e gloriosa: vittoria o martirio. Non c'era alternativa.
Il generale e ministro alla guerra Anami chiedera' al Primo Ministro Suzuki in una sessione d'emergenza del concilio supremo per la direzione della guerra il 9 agosto: "Non sarebbe stupendo per l'intera nazione essere distrutta come un bellissimo fiore?"
Mentre la fine si stava avvicinando, coloro che erano vicini al trono avevano un altro e ben diverso motivo di allarme: era probabile che l'entrata in guerra dell'Unione Sovietica possa far scattare un'insurrezione interna arrivando al rovesciamento del trono. Lo spettro della rivoluzione e' stato creato dal "gruppo contro la guerra" (Yoshida Hansen) , un gruppo di leader politici "moderati" e di giapponesi appartenenti alla classe sociale superiore. Il gruppo fu fondato da Shigeru Yoshida (futuro primo ministro nel dopoguerra) nel 1942. Ambasciatore a Roma dal 1930 al '32 e poi a Londra dal 1936 al '38, era considerato da alcuni circoli come un "liberale" del vecchio stile (della vecchia guardia). Di fatto Yoshida ha difeso l'avventura In Manchuria mentre era in Europa e ha lavorato affinche' Mussolini supportasse la causa imperiale. La battuta di un osservatore sottolineava che Yoshida "non e' un uomo di pace e non aveva nessuna fiducia nella democrazia". Ciononostante lavoro' duramente per portare la guerra alla fine e preservare la monarchia. Il 15 aprile del 1945 fu arrestato assieme a Ueda e Iwabuchi dalla Kempeitai (polizia militare) e liberato (con tanto di scuse) a maggio. Le motivazioni d'arresto non sono quelle che furono fatte credere nel dopoguerra dipingendo Yoshida come un anti-militarista. Yoshida era di fatto il primo diplomate di alto grado a chiedere il pugno di ferro, negli anni '20, nella questione cinese. Yoshida, assieme agli altri due arrestati, facevano parte del gruppo sopramenzionato (Yoshida Hansen) al quale apparteneva anche il principe ed ex-primo ministro Konoe Fumimaro. L'arresto e' venuto in seguito agli allarmismi militari che vedevano nel gruppo di Yoshida una fonte che faceva declinare morale. L'arresto di queste tre persone facenti parte dell'alta societa' giapponese doveva servire da lezione per gli altri del gruppo. Le accuse formulate il 2 maggio nei confronti dei tre ricadevano nell'articolo 99 del codice militare che prevedeva, in caso di guerra, incarcerazione fino a tre anni nel caso di aver dato vita a voci infondate nei confronti dell'esercito. Queste voci erano:
- disseminazione dei contenuti del Konoe Memorial (un memoriale presentato dal principe Konoe all'imperatore Hirohito)
- disseminazione di voci anti-guerra atte a descrivere di come l'esercito abbia perso confidenza
- allegazioni maliziose che l'armata Kwantung era "Rossa" e che l'esercito era manipolato da una fazione "rossa".
La quarta accusa ricadeva nell' Articolo 4, clausola 1 della legge per la Protezione dei Segreti Militari che dice: "Coloro che vengono a conoscenza o collezionano segreti militari e li trasmette ad altri sono condannabili a servizio penale a tempo indeterminato o comunque ad un periodo non inferiore ai due anni". In questo specifico caso Yoshida fu accusato di aver dato informazioni riguardanti la disposizione, armamenti, attivita' etc, dell'armata Kwantung.(7)
Niente, dunque, di anti-militare o pro-pacifista
nei motivi di arresto come invece fu poi fatto credere.
Questo incidente servì comunque da credenziali facilitando la sua riabilitizzazione durante il periodo di occupazione. Il gruppo credeva che gli Stati Uniti vorranno offrire al Giappone la pace, contenere il pericolo comunista e preservare lo Stato Imperiale o kokka-taisei (chiamato anche kokutai). All'inizio del 1945 i membri leader del gruppo di Yoshida cercarono di convincere l'imperatore a concludere la guerra. Il principe Konoe prese l'opportunita' per consegnare all'imperatore il suo Memorial (aiutato da Yoshida) dove elencava le sue paure di una rivoluzione comunista che avrebbe potuto accompagnare la sconfitta.(8)
Nel frattempo il progetto sulla realizzazione della bomba atomica continuava.
Conoscendo la forza di distruzione e le eventuali conseguenze di uno sgancio atomico su una popolazione, diversi scienziati si opposero all'uso. lo stesso Leo Szilard, che a suo tempo chiese a Roosevelt di iniziare le ricerche per la produzione della bomba, fu una figura chiave tra coloro che si opposero. Le motivazioni a questo riguardo possono essere ritrovate in un'intervista rilasciata nel 1960. La sua petizione del 17 luglio 1945 puo' essere visionata qui (69 firmatari).
Da aggiungere sarebbe la teoria che il presidente Truman era convinto che Hiroshima era una base militare e non una citta'. Da molti ritenuta una menzogna, questa eventuale probabilita' puo' essere presa tenendo conto del suo diario (entrata del 25 luglio 1945) e dal discorso radiofonico del 9 agosto 1949 che trascrivo in parte:
The world will note that the first atomic bomb was dropped on Hiroshima, a military base. That was because we wished in this first attack to avoid, insofar as possible, the killing of civilians. But that attack is only a warning of things to come. If Japan does not surrender, bombs will have to be dropped on her war industries and, unfortunately, thousands of civilian lives will be lost. I urge Japanese civilians to leave industrial cities immediately, and save themselves from destruction.
fonte: Homepage di Gene Dannen - testo intero appare nel "New York Times" del 10 agosto 1945
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La prima parte del discorso puo' essere ascoltata qui. |
A questo si aggiunge pero' l'odio che traspare da altri scritti di Truman per i giapponesi. Nel suo "diario di Potsdam", mentre veniva a conoscenza del test positivo dello scoppio della bomba in Nuovo Messico egli descriveva i giapponesi come "savages, ruthless, merciless and fanatic". In una lettera scritta pochi giorni dopo la distruzione di Hiroshima e Nagasaki spiegava che: "when you have to deal with a beast you have to treat him as a beast" (quando hai a che fare con una bestia lo devi trattare da bestia). (9)
Nonostante il rapporto dell' 11 giugno 1945 di 7 scienziati dell'universita' di Chicago (Frank report) che chiedeva che la bomba atomica venisse usata come dimostrazione nel deserto o su un'isola sperduta davanti a tutti i rappresentanti delle Nazioni Unite, il "Scientific Panel of the Interim Committee on Nuclear Power" rispose di sentirsi piu' vicini a coloro che intendono usare la nuova arma in ambito militare e non dimostrativo salvando di conseguenza la vita di molte persone. Tra i firmatari della risposta troviamo anche lo scienziato italiano Enrico Fermi. Una trascrizione puo' essere trovata qui.
I lati negativi sull'ipotesi di dimostrazione militare della nuova arma erano: se un luogo isolato giapponese veniva annunciato, l'aereo che porta la bomba potrebbe essere abattuto. Se il test viene effettuato su zona neutrale, i giapponesi potrebbero pensare ad un trucco. E se la bomba non dovesse esplodere? Troppe cose potevano andare nel modo sbagliato.(10)
Due punti di domanda di rilievo rimangono aperti: l'uso delle bombe atomiche era veramente neccessario e quali erano i motivi che stavano dietro alla decisione degli Stati Uniti di usarle sul Giappone? Fino alla fine degli anni '60 la generale percezione di un Giappone che respinge la resa dopo la proclamazione di Potsdam proiettava gli Stati Uniti verso il successivo passo di pianificazione militare. Truman si trovava nella morsa di due alternative: invasione del suolo nipponico o uso delle bombe atomiche. Alla meta' di giugno la pianificazione di "Operation Olympic" che segnava la strategia per un'invasione americana nel Kyushu a novembre, fu completata. Verso la fine di giugno la battaglia di Okinawa era, dopo circa 3 mesi di combattimenti, finalmente terminata. E' stato un affare orribile, brutale e costoso. Risultava la campagnia militare piu' costosa durante la seconda guerra mondiale. Il Giappone perse oltre 110.000 soldati e gli Stati Uniti oltre 12.000. Peggio ancora, migliaia di civili erano morti. Molti si tolsero la vita per evitare di essere presi prigionieri, il risultato di anni di indottrinamento del governo giapponese, molti di questi furono uccisi dai propri soldati (fucilazione, iniezioni letali). Basandosi su questo tipo di evidenza, Truman e altri strateghi militari ebbero tutte le ragioni di pensare che i giapponesi vorranno resistere un'invasione fino all'ultimo uomo, donna e bambino, e con questo in mente si dirigevano verso l'uso della bomba atomica. Dopo il lancio di due bombe un'altra bomba era stata preparata ma Truman ordino' che non venisse usata. Dal suo diario si legge: "Il pensiero di distruggere un'altra citta' era troppo orribile".
Negli anni '70 storici ripresero le ricerche sui bombardamenti atomici e alcuni argomenti critici nei confronti degli Stati Uniti emersero. Un gruppo sottolineava che il Giappone era gia' virtualmente distrutto portando come evidenza il fatto che persone come il primo ministro Suzuki Kantaro chiedeva la pace cercando la mediazione dell'Unione Sovietica. Alla luce di queste condizioni questo gruppo si chiedeva se era veramente neccessario usare armi atomiche?
Altri storici revisionisti affermavano che l'insistenza americana per una resa incondizionata era troppo dura e vendicativa. L' ex-ambasciatore Joseph Grew insisteva sul fatto di rendere chiaro ai giapponesi che il sistema imperiale non verra' toccato. Della stessa idea altri esperti del Dipartimento di Stato quali Eugene Dooman, Joseph Ballantine e il professor George Blakeslee. Questo non vorra' solamente facilitare la resa ma anche facilitare la ricostruzione nel dopoguerra. Di fatto proprio questo successe ma solo dopo che il Giappone si arrese senza chiare assicurazioni a riguardo e dopo i due bombardamenti atomici.
Altri ancora sostengono che l'uso della bomba era piu' che un terminare della guerra del Pacifico, un inizio della guerra fredda. Il vero target, stando a questa argomentazione, era Stalin e le bombe stavano a ricordare la potenza militare degli Stati Uniti.
Studi piu' recenti hanno rivisto la questione sull'uso della bomba atomica. Richard B. Frank (Downfall:The End of the Imperial Japanese Empire) porta alla luce recente evidenza che il governo giapponese non era seriamente intenzionato alla resa all'inizio di agosto 1945. Ne l'imperatore, ne i leader militari sostenevano una tale mossa. Il Giappone stava preparando l'operazione Ketsu-go, il piano di difesa della patria. Mentre Okinawa cadeva, soldati giapponesi venivano mossi nel Kyushu triplicando quasi il numero da 350.000 di giugno a 900.000 ad agosto e che sarebbero dovuti essere ancora piu' entro il primo novembre. Il 13 agosto, il Vice-ammiraglio Takijiro Onishi, il creatore delle forze chiamate kamikaze, fece una dichiarazione affermando che: "se noi siamo pronti a sacrificare 20 milioni di vite in uno speciale attacco [kamikaze], la vittoria sara' nostra." In questo periodo, gli Stati Uniti potevano contare solamente di 750.000 soldati, una forza troppo inferiore al ratio di 3:1 previsto. Alla luce di queste probabilita' e la determinazione dei giapponesi di combattere, Truman scelse l'uso della bomba atomica. Frank continua nel quotare la reazione del primo ministro Suzuki Kentaro alle bombe atomiche:
"Il consiglio supremo della guerra... stava facendo ogni possibile preparativo per affrontare uno sbarco (americano). Loro procedevano con tale piano fino allo sgancio delle bombe atomiche, dopodiche' credevano che gli Stati Uniti non vorranno piu' tentare uno sbarco se hanno un'arma cosi superiore - che gli Stati Uniti non hanno bisogno di sbarcare se hanno un'arma simile; a questo punto hanno deciso che la miglior cosa era di chiedere la pace".
Nonostante Frank non fece sconti sull'uso indiscriminato delle bombe e delle sue conseguenze concluse comunque che furono queste il fattore decisivo per portare ad una resa giapponese. (11)
Alcune voci affermano con una certa sicurezza che i giapponesi, privati di alimentari e approvvigionamenti, si sarebbero arresi comunque prima o poi senza l'uso ne' delle bombe atomiche, ne di un'invasione. Molte di queste voci emmersero solo dopo la fine della guerra quando divenne evidente lo stato in cui stava il sistema logistico giapponese. Chi sottolineava, e continua a sostenere questa tesi non si rende conto che tale teoria era ugualmente applicabile alle isole Palau, Filippine, Iwo-jima e altre isolette del Pacifico. Se il blocco navale bastava per sconfiggere le forze imperiali e evitare l'invasione allora non erano, usando la stessa logica, anche non neccessarie le morti in queste isole e a Okinawa?
Critici sull'uso della bomba atomica potrebbero far valere le proprie ragioni su principi morali in modo piu' determinante se fossero ugualmente critici sui bombardamenti indiscriminati ma convenzionali sulle altre citta' giapponesi. (12)
Per una migliore valutazione e' importante prendere in seria considerazione i piani nipponici alla vigilia del 6 agosto 1945. L'operazione suicida "Ketsu-Go" comprendeva l'uso di piu' di 10.000 aerei di qui 2 terzi erano destinati alla battaglia di Kyushu e il resto da usare nel caso di uno sbarco degli alleati nella zona di Tokyo. Nonostante le lezioni sanguinose di Tarawa e Saipan, il piano consisteva nel combattere gli americani sulle spiagge con 53 divisioni di fanteria e 25 brigate per un totale di 2.350.000 militari. Questi vengono supportati da da 4.000.000 impiegati civili dell'esercito e della marina, una guarrizione speciale di 250.000 uomini e 28.000.000 di milizia civile. Questi ultimi dovranno essere il frutto della legge del servizio volontario militare per uomini dai 15 ai 60 anni e donne dai 17 ai 45 anni che era passata ad unanimita' alla sessione finale della Dieta. Il portavoce dell'esercito, della qui testimonianza ha assicurato il passaggio della proposta di legge, piu' tardi esibi a Suzuki e al suo gabinetto una collezione di armi che verranno usate dai volontari: fucili a caricamento manuale e aste di bamboo. (13)
A inizio agosto l'esercito americano segnalo' di fatto l'aumento di truppe nell'isola di Kyushu e questa rivelazione mise parola fine alle restanti perplessita'.
E' chiaro che nessun americano a quel tempo si sarebbe lamentato per una devastazione del Giappone. Le forze imperiali erano colpevoli di maltrattamenti di prigionieri, marce della morte (quella di Bataan prima su tutte), operazioni chirurghiche sperimentali, schiavismo che porto' al decesso, massacri e atti barbari come cannibalismo e crucifissioni. Test biologici su adulti e bambini, prostituzione forzata... tutto questo shoccava il pubblico. La guerra del Pacifico dove pregiudizi razziali intensificavano la volonta' di uccidere, rendeva alternative alla bomba atomica estremente difficile.
(14)
Una delle possibili alternative era la programmata invasione delle isole nipponiche in un'operazione chiamata "Downfall" che era suddivisa in due fasi. La prima, chiamata "Olympic", comportava uno sbarco di 14 divisioni su tre o quattro aree nel sud dell'isola di Kyushu. La seconda fase, denominata "Coronet" comprendeva 25 divisioni supportate dalla marina e dall'aereonautica e lo sbarco sarebbe avvenuto sulle spiagge di Tokyo e Yokohama.
Operazione "Olympic" richiedeva 427.400 militari e 626.800 tonnellate di equipaggiamento e provviste. "Coronet" richiedeva altri 462.000 militari e 609.000 tonnellate di equipaggiamento e provviste.
Tralasciamo le difficolta' logistiche quali lo spiegamento delle forze che dovevano essere trasportate da localita' anche molto lontane e il dispiegamento e impiego di innumerevoli navi e soffermiamoci su quello che realisticamente avrebbe comportato il tutto.
Quasi tutti i libri di storia riguardanti la guerra del Pacifico hanno qualcosa da dire sulla proposta d'invasione. Spesso il tutto si limita a poche righe che focalizzano l'uso della bomba atomica e l'inizio dell'occupazione. Di certo nessun invasione ebbe luogo e storici preferiscono aver a che fare con eventi realmente accaduti e si puo' realmente parlare di storia su eventi mai accaduti? Consenso comune su domande inerenti ad un'eventuale invasione afferma che i giapponesi avrebbero combattuto fanaticamente almeno quanto avevano gia' fatto a Saipan, Peleliu, Luzon, Iwo Jima e Okinawa; e che avrebbero preferito la morte alla resa. Inoltre bisogna tener presente che le fortificazioni erano piu' complesse e piu' vaste rispetto a Okinawa. A seconda della fonte, un quarto di milione, mezzo milione o un milione di soldati americani e marines sarebbero stati sacrificati alla difesa suicida delle isole nipponiche. Un numero addirittura maggiore di giapponesi sarebbero morti. Diverse migliaia di kamikaze si sarebbero schiantati su navi da guera e civili giapponesi, armati con canne e sassi, sarebbero rimasti schiacciati dalla potenza dei carri armati americani. Questo olocausto fu evitato solo dalla decisione di usare la bomba atomica. Sfortunatamente questo ha avuto poca ricerca e studio.
Quanti civili sarebbero morti di fame e malattia anche prima dell'invasione prevista per novembre? E quanti civili sarebbero morti le le stesse ragioni aggiungendo suicidi e uccisione da parte dei propri soldati surante il periodo di battaglia che sicuramente sarebbe durato lunghi mesi? Aggiungiamo i non-giapponesi in Asia e i prigionieri di guerra. Solo questi ultimi erano di piu' delle vittime di Hiroshima e Nagasaki insieme.
Dal punto di vista popolare, gli Stati Uniti non avevano altra scelta se non invadere il Giappone in quanto i militari giapponesi irrazionalmente si rifiutavano di vedere in faccia la realta' e accettare la sconfitta; una ciecita' suicida confermata nelle difese saguinarie ma senza speranza di Luzon, Iwo Jima e Okinawa.
Che un gran numero di vite americane doveva essere sacrificat al fanatismo giapponese infuriava l'opinione pubblica che preferiva qualsiasi modo di finire la guerra meno costoso, indipendentemente dal costo di vite giapponesi. Un attacco massiccio delle isole giapponesi con una popolazione, che si supponeva fanatica e suicida, metteva in forse la stessa sopravivenza della nazione stessa. (15)
Ogni marine che era passato per missioni nel Pacifico era a favore nell'uso della bomba atomica, stando al libro di John C. Shively che scrive delle vicende di un giovane ufficiale dei marines, suo zio, nella campagnia per conquistare l'isola di Iwo-Jima. (16)
Note:
(1) da - Shockwave - The Countdown to Hiroshima di Stephen Walker pag.30
(2) da - Inside GHQ - The Allied Occupation of Japan and its Legacy di Takemae Eiji - pag.40
(3) da - Shockwave - The Countdown to Hiroshima di Stephen Walker pag.135-38
(4) da - Behind Japan's Surrender di Lester Brooks pag.162-163
(5) da - Takemae Eiji - pag.42
(6) da - Hirohito and the making of modern Japan di Herbert P. Bix pag. 500-501
(7) da - Empire and Aftermath di J.W. Dower pag. 267-69
(8) da -Takemae Eiji - pag.220-21-22
(9) da - Japan in war & peace di John W. Dower pag. 155
(10) da - The Rising Sun - The decline and fall of the japanese empire di John Toland - pag.762
(11) da - Japan Faces the World 1925-1952 di Mary L. Hanneman - pag.110-11-12
(12) da - The Battle of Okinawa di George Feifer - pag.426-27
(13) da - John Toland - pag.756
(14) da - Unconditional Defeat di Thomas W. Zeiler - pag.183
(15) da - The Invasion of Japan - Alternative to the Bomb di John Ray Skates - pag.4-6
(16) da - The Last Lieutenant di John C. Shively - pag. 158
