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Hiroshima tra i primi soccorsi e aiuti Soccorsi e aiuti e... censure

La devastazione dell'esplosione mise nel caos la citta'. Tra le fiamme e le macerie, i superstiti cercavano di scappare in qualunque direzione appariva essere senza pericoli.
Vittime affollarono ospedali e centri d'accoglienza. Grida di sofferenza, gente che chiamava i propri famigliari e richieste d'aiuto continuavano per tutta la notte mentre sempre piu' persone continuavano a morire.
Il municipio e le stazioni di polizia erano distrutte assieme alle loro funzionalita'. Comunicazioni e trasporti erano paralizzati portando la citta' in completa paralisi.
Subito dopo il bombardamento, i quartieri generali della marina situati a Ujina cominciarono con attivita' di soccorso. Successivamente altri corpi militari giunsero in aiuto dalla base navale di Kure e dalle regioni adiacenti. Il giorno dopo lo sgancio della bomba atomica, l'esercito, il governo e la gente si uni per iniziare soccorsi su vasta scala.
Siccome la guerra era ancora in corso, il ripristino della citta' e delle sue funzioni militari avevano priorita' assoluta. Immediatamente dopo il bombardamento iniziarono i lavori per la riapertura delle vie pubbliche, ripristino delle linee ferroviarie, elettriche e delle comunicazioni.
Quando venne annunciata la fine della guerra il 15 agosto, l'esercito si dissolse. I lavori rimasero temporaneamente sospesi ma assistenza da altre citta' e villaggi delle prefetture vicine permettevano comunque di continuare la ricostruzione.
I gruppi di evaquazione formati da bambini furono allontanati da settembre a dicembre 1945 ma molti bambini tornarono per trovare i propri familiari morti e la fame, che dopo la guerra e' aumentata. Il numero di orfani e' sconosciuto ma le stime partono da 2000 e arrivano a 6500. Molti di questi orfani furono affidati a parenti o ad associazioni ma le condizioni proibitive fecero si che la maggiorparte si trovava sulle strade. Il loro destino era accettare qualunque tipo di lavoro e pulire le scarpe sui marciapiedi.
Le scuole riaprirono a settembre dove era possibile. L'editto imperiale sull'educazione e altri scritti militaristici furono ripudiati. Paragrafi inaccettabili dei libri di testo furono cancellate. Istruzione su storia giapponese, geografia e arti marziali cesso'. Le scuole finirono in gran disordine. Lezioni all'aperto erano comuni e di 41 scuole solo 11 prestavano servizio nei propri edifici.

Stazioni di conforto
Come nelle altre citta` giapponesi, anche nella prefettura di Hiroshima la polizia fece grandi sforzi per trovare e arruolare quante piu` donne possibili da affiancare alle stazioni del piacere (o di conforto) destinate alle forze alleate di occupazione. Adibire queste stazioni di conforto subito dopo la resa stava nelle direttive del governo nel tentativo di accontentare in modo piu` o meno efficace i bisogni sessuali dei militari alleati.
La prefettura, probabilmente a causa del caos seguito al bombardamento atomico, era in ritardo di circa un mese rispetto alle altre prefetture. Il 20 settembre la polizia organizzo` una riunione con rappresentanti del mondo imprenditoriale per chiedere loro di aprire stazioni di conforto con la promessa di denaro e materiali. Questi venivano inoltre informati che l`arruolamento delle donne verra` affidato alle forze di polizia. I primi fondi furono messi a disposizione dal governo prefettuale. Con questa assistenza finanziaria diverse fabbriche e dormitori di Hiro, Funakoshi, Yoshiura e Itsukushima furono convertiti in stazioni di conforto. Queste cittadine, tutte ad una certa distanza dalla citta` di Hiroshima, furono risparmiate dall`attacco atomico.
Dal 24 settembre molti ufficiali della polizia furono impegnati nel trovare nella prefettura di Hiroshima prostitute con o senza licenza per chiedere loro di co-operare. Siccome la maggiorparte delle donne non era disposta a soddisfare stranieri, la polizia cercava di convincerle promettendo loro sufficenti provvisioni di cibo giornaliero come riso, carne, zucchero e olio per cucina. Questa era un` offerta straordinamente attrattiva in un periodo in cui tutta la popolazione giapponese soffriva di malnutrizione e di fame. Alla fine di settembre circa 500 donne erano arruolate e messe nelle nuove stazioni di conforto. Queste aprirono il 7 ottobre, il giorno in cui il primo contingente di truppe di occupazione arrivo` a Hiroshima.
Stando a rapporti ufficiali, tutte le stazioni di conforto furono subito piene di clienti e ben presto dei tagliandi furono distribuiti tra i soldati per controllare al meglio le loro visite.
Entro la fine di novembre nuove stazioni furono aperte a Fukuchiyama, Otake, Kure e Edajima e il totale delle donne impegnate saliva a 725. (1)

Dopo gli aiuti, censura...
Alcuni superstiti soffrono ancora le ripercussioni delle radiazioni. Aiuti e soccorsi cominciarono subito dopo l'esplosione ma durante l'occupazione le informazioni riguardanti la bomba atomica furono censurate dal quartier generale del comandante supremo delle forze alleate (GHQ). La popolazione non ebbe molte informazioni a riguardo e di conseguenza alle vittime fu data relativamente poca attenzione e assistenza se non quella prevista dalla legge sulla sicurezza della vita quotidiana o altre provvisioni del sistema sanitario. Fu solo nel 1949 che la censura di GHQ si rilasso' lievemente.
Scrivere sulla bomba non era esplicitamente vietato e nell'anno seguente allo sgancio della bomba atomica, specilamente in pubblicazioni locali, un certo numero di scrittori riuscirono a pubblicare poemi a riguardo. Allo stesso tempo comunque, sopravissuti come Nagai Takashi ebbero i loro primi scritti censurati. Diversi scritti legati alla bomba furono cancellati e la piu' commovente pubblicazione in inglese a riguardo "Hiroshima" di John Hersey, un portrait di sei superstiti che fece profonda impressione quando fu pubblicato nell' agosto del 1946, non pote' essere tradotto in giapponese fino al 1949. Quando si diffuse l'opinione che questo tema era tabu, diverse furono le auto-censure e solo nel 1948 i libri di Nagai segnarono una timida nascita di tal genere. Oltre a questo la censura rientrava anche al campo scientifico. Molti rapporti sugli effetti dello scoppio e radiazioni non poterono essere resi pubblici fino alla fine dell'occupazione. Per oltre 6 anni, scienziati e dottori giapponesi (ma anche alcuni scienziati americani) non ebbero accesso ai dati che avrebbero potuto servire per aiutare le vittime.
Filmati sulla distruzione nucleare erano ancora piu' soppressi. Il documentario filmato a Hiroshima e Nagasaki da agosto a dicembre del 1945 da una trentina di cameraman fu sequestrato nel seguente febbraio e portati a Washington con ordine che nessuna copia debba rimanere in Giappone. Tra il materiale sequestrato anche quello della Nippon Film Company (Nichiei). La Nichiei ha iniziato i propri lavori a fine agosto agli ordini del ministero dell'Educazione che era ansioso di raccogliere dati scientifici dell'arma. Piu' tardi si uni al gruppo d'indagine organizzato da Nishina. A dicembre il cameraman della Nichiei fu arrestato, il loro film fu sequestrato e consegnato al "US Strategic Bombing Survey" a Tokyo. La pellicola conteneva drammatica documentazione sugli effetti dell'esplosione e degli immediati effetti. Il 19 dicembre, il Dipartimento alla guerra di Washington ordino' SCAP di far si che Nichiei finisca il proprio lavoro, di farne una copia in inglese e di consegnarla. Nessun altra copia doveva essere prodotta. La pellicola verra' usata per ricerche e analisi mediche (alle spese del governo giapponese). Intitolato "Effects of the Atomic Bomb on Hiroshima and Nagasaki", questo film non fu ricuperato e presentato al pubblico giapponese per intero fino agli inizi degli anni '80.(2)
Agli occhi degli alleati, i giapponesi hanno semplicemente raccolto cio' che hanno seminato. Il bombardamento delle citta' giapponesi che culmino' con Hiroshima e Nagasaki era visto come un ritorno degli orrori commessi dai giapponesi in Asia e nel Pacifico. Questa nozione fu resa esplicita nel 1949 quando, sull'insistenza del generale Willoughby, la prima pubblicazione di "Nagasaki no Kane" (Le campane di Nagasaki) di Nagai Takashi ebbe da includere un appendice preparato dagli americani dal titolo "The Sack of Manila by Japanese forces in 1945". La logica era alquanto ottusa in quanto sembrerebbe che le atrocita' di Nagasaki e Manila erano simili, difficile credere che gli americani intendevano proprio cio'. (3)
Dopo il trattato di pace di San Francisco nel 1951, le campagnie di sensibilizzazione ebbero un buon momento.
Nel 1954 un peschereccio, il Fukuryu-maru numero 5 venne a contatto con la "fuliggine della morte" provocata da un test nucleare di una bomba all'idrogeno fatta esplodere nell'atollo di Bikini. Questo incidente aumento' la comprensione da parte del pubblico per una maggiore e speciale attenzione verso i superstiti della bomba atomica. Una legge speciale sulla cura medica per i superstiti fu approvata nel 1957 e nel 1968 la legge su misure speciali per i superstiti della bomba atomica provvedeva a livelli maggiori di assistenza. Queste due leggi furono migliorate nel 1994 rendendo il governo direttamente responsabile per l'assistenza ai superstiti.

Nel 1955, 25 donne di Hiroshima furono invitate negli Stati Uniti per dei trattamenti medici. In poco piu' di un anno, le donne furono sottoposte a 133 interventi. Questo progetto fu un punto di svolta per la sensibilizzazione del pubblico e per accrescere interesse su questa calamita'.

Meno "fortunati" invece i coreani presenti a Hiroshima e Nagasaki durante lo sgancio delle bombe. Da stime si calcola la presenza di circa 70.000 coreani, la maggior parte costretti a lavorare per l'industria bellica giapponese. Circa 40.000 di questi morirono dall'esplosione atomica o entro un anno dopo. Nonostante l'assenza di una clausola che richiedesse nazionalita' giapponese per godere delle leggi speciali per superstiti e vittime delle bombe, 20 anni dopo, 500 dei circa 7000 coreani sopravissuti che risiedono ancora in Giappone hanno mai avuto alcunche'. Le difficolta' maggiori stanno in questioni legali atte a dimostrare che si trovavano effettivamente a Hiroshima o Nagasaki durante l'esplosione delle bombe atomiche. Oltre alla mancata compensazione i coreani hanno dovuto sopportare a lungo l'esclusione di un monumento alle proprie vittime da collocare all'interno del parco della pace. (4)
Nessun funerale o cerimonie furono tenute per vittime coreane e solo nel 1970 un monumento venne eretto, un monumento che fino al luglio del 1999 non ebbe posto all'interno del parco della pace.

 

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Note:
(1) da - Japan`s Comfort Woman di Yuki Tanaka - pag. 136-7
(2) da - Inside GHQ - The Allied Occupation of Japan and its Legacy di Takemae Eiji - pag.428
(3) tratto in parte da John W. Dower - Embracing Defeat - pag. 414-15
(4) da A modern history - Japan di James L. McClain pag. 626-27

continua su Hiroshima 8

 

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