Essere arrestati in Giappone - diritti dell'imputato
13 febbraio 2004
Prendendo spunto da un mensile giapponese (Kansai Time Out di febbraio 2004) riporto una sintesi.
Il pensiero di essere arrestati all'estero non e' una preoccupazione per l'espatriato o turista medio. Niente di sorprendente. La stragrande maggioranza di stranieri (occidentali aggiungo io) non saranno mai giudicati colpevoli di qualcosa che vada oltre all'attraversare la stada con il rosso.
Ma nel caso dovesse succedere, essere arrestati puo' essere un'esperienza traumatica e causare spavento. E'utile conoscere alcuni dei vostri diritti secondo le leggi giapponesi.
I diritti base del sospetto/imputato sono simili alla maggiorparte dei paesi occidentali:
- la presunzione di innocenza
- il diritto di rimanere in silenzio durante gli interrogatori
- il diritto di essere rappresentati da un avvocato.
Gli arrestati in Giappone non hanno il permesso di fare chiamate telefoniche. Come sospetto straniero e' comunque probabile che venga chiesto se si vuole contattare la propria ambasciata. Normalmente dall'ambasciata arrivera' un rappresentante portando una lista di avvocati e offrendo di contattare famigliari o parenti da parte dell'accusato.
Parte critica per uno straniero arrestato in Giappone e' il periodo antecedente all'eventualilta' di essere messo sotto accusa. L'essere sotto accusa avviene quando le accuse vengono ufficialmente poste contro il sospettato. In parole povere e' quando il caso comincia ufficialmente, quando lo status del sospettato passa a accusato e dal momento in cui ha diritto di un avvocato. E' anche l'opportunita' da parte della corte di decidere sull'eventuale carcerazione.
In Giappone comunque, le autorita' possono tenere in custodia un sospettato per un periodo anche di tre settimane prima che un'accusa venga formalmente formulata.
Il processo si svolge grosso modo cosi: dopo l'arresto la polizia deve trasmettere il caso al pubblico procuratore entro 48 ore. In caso contrario il sospettato deve essere rilasciato. Il procuratore guardera' il caso e decidera se proseguire o meno. Se dovesse essere necessaria maggiore investigazione, il procuratore puo' chiedere alla corte un pre-atto d'accusa con la carcerazione. Se ci sono motivi validi per credere che il sospettato abbia commesso il crimine, il giudice ordinera' 10 giorni di custodia. In pratica, questa richiesta viene assecondata. In alcuni casi la detenzione puo' essere aumentata di altri 10 giorni. Comunque sia, il limite massimo di detenzione prima dell'atto d'accusa e' di poco piu' di 3 settimane.
Durante questo primo periodo di detenzione le interrogazioni possono susseguirsi ininterrotamente mentre il procuratore determina se procedere formalmente. Nonostante le leggi giapponesi che prevedono il silenzio da parte dell'imputato durante gli interrogatori, non si ha il diritto ad un avvocato durante questo primo periodo. Questa cosa puo' presentare un' atmosfera alquanto intidimidatoria. In molti casi questo periodo di detenzione porta ad una risoluzione. Per offese relativamente minori una richiesta di colpevolezza viene trascritta assieme ad un pagamento d'indennita' (non superiore ai
500.000 yen) in cambio dell'immediato rilascio.
Il caso verra' velocemente archiviato e il sospettato avra' la liberta' accettando che un processo formale, con risultato incerto, non vorra' mai cominciare.
Da ricordare che tutti gli stranieri devono sottostare alle stesse leggi dei cittadini giapponesi. In caso d'arresto, colpevole o innocente, e' importante contattare la propria ambasciata per raggiungere l'obiettivo piu' urgente: parlare con un avvocato competente il piu' presto possibile.

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